Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

l’ amico

turchetto

07032008 ecco ora sarai contento, mi hai chiesto di pubblicarti sul mio spaces l’ ho fatto, sono stato di parola. Vi chiederete chi è costui se lo chiedete a lui  non saprà rispondervi ma non perchè non lo sa ma perchè se l’ dimenticato. Angelo sopranominato turchetto è capace di dimenticarsi tutto dopo 3 secondi.  Gli si dice  una cosa, lui gia niente scordata, per fortuna, a fianco a lui da tanti anni nella vita e nel lavoro (sono titolari di autocarrozzeria) cè Cleofe la sua adorabile mogliettina che con la sua proverbiale pazienza e sopportazione gli sta vicino e colma le sue storiche lacune. Angelo è uno che fa parte di una specie in via di estinzione chiamata “l’amico vero” lui anche se non lo vedi da tanto tempo e  noi ci vediamo pochissimo pur abitando, a pochi chilometri di distanza,   presi nei nostri impegni quotidiani non riusciamo neanche ad organizzare una cena, che dobbiamo fare da almeno tre anni con altri amici, figuratevi come siamo messi. Dicevo angelo è uno che se hai bisogno di lui risponde presente,   pronto ad aiutarti  a darti consigli a dedicarti tempo che non ha, sorridente tranquillo disponibile. è  uno degli ultimi puri rimasti un semplice, ma nel senso piu nobile della parola. Pensate che quando era ragazzo abitando in campagna in una calda giornata di agosto essendo in un campo, sotto un sole cocente avendo sete desiderava bere della gassosa, ma non avendola li con lui e il negozio al paese era lontano; penso da grande mi comprero non una, ma cento casse  e me le berro tutte da solo. Cosa che non avrebbe fatto mai conoscendolo le avrebbe divise con la sua proverbiale bonta con tutti gli assetati del mondo.  Pensate che razza di aspirazioni aveva, da ragazzi cè chi sogna che da grande farà il calciatore, il pilota, l’ astronauta, al limite il dottore no lui cento casse di gassosa ma!!!!!!  Anche se oggi non sogna piu di comprare le cento casse di gassosa, le sue aspirazioni sono rimaste semplici vere,  magari vorrebbe solo un po piu tempo per i suoi amici e per la famiglia e magari per i suoi hobby, come quello di andare  a pescare con la sua barca al mare. Si questo è Angelo turchetto il mio amico!  Ora che ti ho incensato passero da te a riscuotere la parcella, per averti messo sul mio blog cosi almeno ci vediamo. Ciao amico p.s. lo sai che la mia parcella è cara io non sono bravo come te.

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Commenti su: "l’ amico" (6)

  1. Luca ha detto:

    Ciao Nazzareno, sempre contro quella gente, mi raccomando!
    Ciao ciao.

  2. CLAUDIO ha detto:

    bello questo post — mi ha commosso… bè però nazzareno una gassosa potresti anche berla con questo amico— magari una cena richiede tanto tempo ma una gassosa non moltissimo… un saluto festoso…. bello sto post

  3. Maila ha detto:

    Hai delineato l\’immagine del tuo amico Turchetto, in modo magistrale, come sempre!Sei Grande!!!!!Mentre son qui, ti porgo gli AUGURI piu\’ sentiti, di una Pasqua serena e…con fiori e tanto sole…Un bacioneeeee!!!!!!!!!!!!!Maila

  4. patrizia ha detto:

    son passata x salutare e ringraziare della visita….e a fare gli auguri……credo che tu sia un grande papa\’…..auguri ancora..un abbraccio
    p.s. tuo padre sara\’ insieme al mio adesso……ci guardano e sorridono……un bacio anche a loro

  5. Icarus ha detto:

    Ciao,
    mi permetto di lasciarti l’inizio del mio romanzo, “La memoria al di là del mare” (di Devis Bellucci, Giraldi Editore). E tu magari dirai: “E chi se ne frega?”…
    E’ un modo come un altro per lasciarti qualcosa che per me è prezioso. In più non ci guadagno nulla, almeno in termini economici. Tutti i miei diritti d’autore saranno finalizzati a progetti di sostegno e sviluppo sociale, proprio perché questa storia è nata a San Paolo, in Brasile, ai bordi delle favelas, sotto gli aquiloni. Una nota: trattandosi di un piccolo editore, è ben difficile trovare il libro in libreria senza ordinarlo. Chi lo desidera lo può ordinare in ogni libreria o su http://www.ibs.it e arriva.
    Buona giornata!
    Devis
     
    A chiunque renda d’oro il proprio tempo riempiendo la terra d’immagini.
     
    «Perché la memoria?», mi chiedesti che eravamo affacciati sul Guadalquivir. Sembrava sfinito, una vena aperta trascorsa la vita. Avevamo ancora addosso il fiato di Cordoba, che sapeva di fontanelle come trecce di perle, e l’incenso fresco della Mesquita era fra le tue labbra coperte dal tramonto.
    Indugiammo a lungo, con gli spiragli di persiana che ci facevano astratti, nella stanza a mezzogiorno che dava sul patio. Saremmo andati presto, e la padrona della pensione ci salutò come fossimo suoi figli, con un bacio che mi lasciò la macchia.
    La fila delle orme, lungo la spiaggia di Guincho, era lo strascico d’una qualche vecchiaia. Il vento, quella mattina, rapiva le dune e scolpiva l’acqua a scacchiera. Mancava solo un pugno di legionari, accampati tra i promontori, ad assopirsi lungo i tuoi capelli nella notte, quand’erano una seconda pelle. Ecco, che svista fu costruire case di cenere e specchi, tralasciando i tempi del cuore…
     
    Forse non ricordi le città disciolte, come quanto rimane della povera Sagunto, trascorsi uomini, amori e guerre. Brillava di sole e calce, ferita nella polvere. Il caldo tropicale portava i versi degli animali da un mare non troppo distante, da una sottana vivida pirite come le onde di Favignana. Pensai che quel mare non si potesse attraversare, e scivolai accanto ad un fico d’India, che ridemmo come matti sotto quel cielo striato.
    Era lontano il Sud America, ma identica l’asprezza delle strade mangiate di ruggine, travolte da formicai giganti quanto vulcani. I campi dei “Sem terra” mi sembrarono epici nel dramma, come fuggiaschi d’un esercito o indiani delle praterie. I bambini nuotavano nel fiume, selvaggi ed impassibili quanto la natura sotto i piedi dei soldati. Io, guardandomi le mani, sentivo pace e colpa, e non capivo.
    Infine, ecco il sapore caldo della leggerezza, mentre disteso al sole, sopra il tetto, leggevo Montale o Garcia Marquez, e ci fissavo assonnati oltre il confine, come da un satellite. San Paolo era un grande fiore rosa, e noi… Due chicchi periferici fra un mondo d’aquiloni. Il nostro lo regalai, e rimandammo di farlo volare.
     
    Mi spostai di poco e vidi l’alta ombra della torre di Modena, con la sua piazza. Alle mie spalle m’aspettavi, e partimmo sotto i portici in un’afa più che nota. Pensai allora che era bello quando ci intristivano le stesse cose, come le librerie fuori mano, quelle in cui non entra mai nessuno[…]
     
    © Giraldi Editore 2007
    http://www.devisbellucci.it             contatto messenger e mail: icarus_sebi@hotmail.com
     
     
     

  6. angela ha detto:

    E\’ con grande piacere che ho letto "Turchetto". Sono quei personaggi che oggi non esistonopiù, ma danno un senso di cosa era la vita anni or sono quando, soprattutto nei borghi, c\’erasempre qualcuno particolare che "nobilitava" la comunità. Mi piace molto il modo in cui scrivi, complimenti.Con afffetto            Do

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