Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

tra storia e leggenda

l’ albero del piccione,tradotto in dialetto ascolano l’ albere de pecciò. è un platano millenario posizionato sulla salaria (strada del sale ) strada che da ascoli piceno conduce a roma
il platano millennario ( l’ albero de pecciò)
questo imponente platano è stato idendificato dal corpo forestale dello stato, tra gli alberi monumentali d’ italia. il suo fusto misura di diametro metri 8,7 ed è l’ albero più grande della regione marche.viene citato per la prima volta nel 1718 nelle carte che descrivevano i lavori di selciatura della strada salaria, si scrive che era di proprietà della famiglia del signor piccione parissiani, famiglia nobile dell’ epoca.
 
 
come si può vedere dalla foto sopra il platano ha una particolarità, cioè alla base del fusto ha un enorme cavità che lo rende unico infatti la leggenda narra che nella seconda metà dell 800 giovanni piccioni capo delle truppe ausiliari pontificie antiunitarie, denominato brigante dai suoi nemici si nascondesse nella cavita dell’ albero e da li prese il nome di albero de pecciò. la credenza popolare dice che piccioni si nascondesse nel platano per tendere imboscate ai viandanti e sopratutto alle truppe pontificie per combatterle e derubarle .in realtà giovanni piccioni non era un comune ladro da strada era stato anche priore della rocca di montecalvo sotto lo stato pontificio .fu imputato per attentati gravi allo stato italiano che nasceva proprio in quegli anni, fù arrrestato in seguito a san benedetto del tronto mentre prendeva un treno per roma,.  condannato ai lavori forzati a vita mori nel carcere forte malatesta in ascoli piceno qualche anno dopo
  
 
foto dell’ epoca giovanni piccioni è quello seduto
 
 
 
casa abitata da giovanni stampa dell’ epoca con raffigurato piccioni ed altri ausiliari "briganti"
negli anni 70 noi ragazzini avevamo mitizzato il secolare platano l’ usavamo da capanna ci si nascondva, si fumavamo le prime sigarette di nascosto e seduti in circolo raccontavamo storie fantasiose di briganti e leggende inerenti fantasmi  e strani fatti cosi detti di "paura"tant’è che un contadino del posto che ci vedeva spesso nell’ albero ci battezzò come i brigantelli de pecciò. mamma mia quanti ricordi quanti anni sono passati che bei tempi che belle leggende. 
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