Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Archivio per dicembre, 2010

in cammino

Siamo giunti al termine di un altro anno.  Uno nuovo si accinge ad arrivare bussando prepotente alle nostre porte. Normale congiunzione temporale,niente di anomalo, sappiamo che alla fine di ogni anno usualmente molti di noi sono soliti giungere a conclusioni, fare il punto della situazione. Analizando, scannerizando cosi’ il vissuto trascorso .Ci vestiamo di buoni propositi ci carichiamo di aspettative credendo e sperando che l’ anno che arrivi sarà migliore e con lui noi, è giusto, va bene cosi .Io sono qui in questo blog a coltivare la mia passione per la scrittura, scrivo per vedere crescere per capire, erudirmi, attraverso di lei continuando  la mia ricerca collaborando con voi, leggendo le vostre storie, i vostri pensieri, entrando appunto un po’ nelle vostre vite. Sono in cammino in direzione di me stesso- del  mio io, ammesso che ne esistà realmente uno, non lo so’.  Certo il cammino non è dei più semplici, cadute e ricadute  costellano il percorso arranco,  il lavoro,  i miei affetti alti, bassi ; comunque fiducioso,  ci sto provando.A me piace stare qui, è un rifugio confortevole, anche sicuro che mi aiuta a distrarmi rilassandomi dalla faticosa routine. Questo  mondo del web mi attrae, magnetizzante,  affascinante, a volte un pò melansamente stucchevole, comunque bello. Molti lo definiscono virtuale , io no! perchè so’ con certezza che dietro a questi motori di ricerca dall’ alta tecnologia, dietro ai blog, pulsano dei cuori  che vibrando eruttano fuori il loro  vissuto, fatto di  esperienze,  dolori ,gioie, drammi, speranze, illusioni, tutto all’ unisono finisce poi col frantumarsi divenendo un unico  pensiero chiamato  vita; pura semplice vita. Senza dilungarmi oltre – AUGURO A TUTTI VOI, MIEI NUOVI AMICI DI PENNA.Oggi sarebbe meglio dire di tastiera- a me  non piace preferisco penna. Dicevo AUGURI, molteplici, belli, per un 2011 consono alle vostre aspettative e che i vostri, i nostri desideri possano divenire: REALTA’

BUON ANNO

CON AFFETTO E STIMA

grazie, Nazzareno



le foto sono state scattate da me.

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E poi sai

capisco ,ma cosa c’ è da capire?

nulla.

ho bestemmiato la mia ira nel vento

allora!

cosa vuoi, cosa cerchi.

sei entrata nelle mia vita,

è vero! ti ho lasciato fare.

allora cosa vuoi ?

anelli, rose, violini .

non ne apprezzi i gesti.

sei arrogante, presuntuosa,

hai le verità in tasca ,le tue

solo le tue .

io sfuggo lentamente al tuo incedere.

vado via,

mi tiro indietro, passo la mano.

però piove sai,

fa freddo e sono stanco

e poi sai è notte

e poi sai

ti penso ,

e poi sai,mi piaci,

mi manchi,

ti amo.


Caro Bambino Gesu’

Mi sono svegliato con le mie poche certezze  e i tanti dubbi che la vita mi offre.Inizio a perigranare faticosamente tra il bagno, camera, cucina, sono svogliato lento anche un tantino confuso. Oggi non lavoro, ho tempo per perdere tempo. Provo a leggere qualcosa, non mi va, allora accendo la tv il telegiornale,  sempre con le solite notizie; emergenza maltempo in primo piano, ma quanto clamore per quattro gocce di pioggia e due fiocchi di neve, siamo a dicembre inoltrato mica a luglio. Cambio canale, film, telefilm, non cè nulla che mi interessa. Cosi’ prendo a  rovistare nei miei pensieri, confusi, non trovo nulla che mi allegerisca l’ animo. Niente che mi renda piacevole questo mattino, umido, nebbioso, fuori e dentro di me. Mi siedo al mio scrittoio “il mio mondo” apro il p.c. inizio cosi a scrivere senza idee, tanto per svegliarmi per impiegare quache minuto del tempo che ho e che non riesco ad utilizzare in maniera utile. Cosi’ ricordo un giorno di un Natale remoto, quando ancora bambino scrissi una poesia per bambin gesù, forse lo feci semplicemente per aggraziarmi le sue simpatie o non avevo già allora niente di meglio da fare, non so’.  Avevo 10 anni al massimo11. L’ ho trovata qualche giorno fa per caso in mezzo a dei vecchi libri ingialliti dal tempo, che riponevo nel fondaco. Poi ho ricordato quella giornata di innumerevoli  anni indietro , la poesia recitava cosi:

Caro gesù bambino.

io bambino come te ti chiedo di non far piovere più

di aiutare la mamma e il babbo perchè son stanchi dal tanto lavoro

fa che questo natale sia bello e che non serva piu l’ ombrello

voglio andar fuori voglio giocare correre gridare

se piace anche a te  vieni anche  tu con me

aiuta tutti i bambini fai che la felicita non esca più di qua

e se quest’ anno regali non avrò io lo stesso giocherò

ma tu gesù fa che non piova più.

Finito di leggerla sono scoppiato a ridere, pensando che bambino scemo ero  oggi sono lievemente migliorato,  mica tanto.Mi sono commosso leggendo quelle quattro righe e pensando che in fondo ho amato sempre la semplicità le cose genuine non complicate senza nessun tipo di artefizio.  Oggi le cose son mutate il mondo è complicato, la vita è dura, è severa, non siamo mai felici, non vogliamo esserlo c’è sempre un qualcosa una virgola, un punto, che non ci fa terminare un percorso con serenità. Un Natale non basta più per essere felici, per correre e gridare, per illudersi che poi vada tutto bene e che domani saremo più buoni, più sereni ,cosi il nostro prossimo.  Adesso fuori piove a me sta bene anche cosi. Oggi non scomodo gesù bambino non gli chiedo nulla per me,  tutto sommato va bene cosi. salute fisica a parte solo io posso avere il controllo della mia vita e delle vicende nelle quali sono coinvolto che dipendono per buona parte solo dal mio modo di affrontarle e risolverle, le responsabiltà se qualcosa non va sono  esclusivamente mie. Perciò e inutile stare qui a lagnarmi con piagnistei e vittimismi inutili.  Cosi’ non vado da nessuna parte. Comunque  due o tre richieste che non riguardano me  al caro gesù  glie le voglio fare: La prima molto  importante che può sembrare scontata è quella di prersevarare il mondo, bambini in testa da malattie e carestie e che sopra ogni altra cosa le ditte farmaceutiche non usassero per  fini ignobili le vite altrui, facendo il gioco delle tre carte con i medicinali, soprattutto con i vaccini quelli che possono   debellare se  messi in commercio infezioni gravi, che generano patologie mortali,  devastanti,  che disseminano lutti. La seconda più difficile che ci  potrebbe togliere dalle scatole Berlusconi,  visto che ci stai gesù, anche la russa, gasparri e calderoli e tò! anche bossi e il trota. il perchè? Non li sopporto proprio.  Questo so’ essere  quasi impossibile ma se ci vuoi provare caro bambin gesù vedi un po’ tu. La terza richiesta è quella che i potenti di questo mondo la smettesero di giocare a “risiko e monopoli”, creando strategie mirate a tavolino a discapito dei molti, i più, solo per apportare significativi benefici  a  pochi eletti. Voglio citare un  esempio, una sciocchezza, qualcuno mi sa dire altresi perchè il costo della benzina aumenta a dismura, proprio in questi giorni quando milioni di automobilisti  si mettono in viaggio?Cito questa notizia, tanto per dirne una, lo so’ è una goccia nel mare ma ragioniamoci un po’ sopra.Caro bambin gesù queste sono le mie umili richieste, magari sono troppo pretenziose, però se ti impegni un pelo qualcosa lo puoi fare, ora che ti ho caricato di tali incombenze ti lascio tranquillo al tuo da fare perchè secondo me da fare ne hai.Io devo andare   sento il borbottio della caffettiera,  stà uscendo il caffè, che mi sono preperato lo vado a spegnere prima che fuoriesca.Ecco fatto spento, ora lo verso in una tazzina, niente zucchero grazie e inizio a sorserggiarlo lentamente. Ne volete un goccio anche voi? noo!!! Avete ragione il caffè rende nervosi.

Se Gesù nascesse ancora, lo farebbe  in un’ officina metalmeccanica.

Se gesù nascesse ancora, non voterebbe berlusconi

Se gesù nascesse ancora, non andrebbe a messa solo a Natale e sicuramente una volta uscito dalla chiesa se incotrerebbe un extra communitario che chiede l’ elemosina o vende qualcosa non lo tratterebbe certo con distacco disturbato dalla presenza.

Se gesù nascesse ancora, non farebbe di certo il faccendiere, l’ intrallazatore e neanche il politico e meno che mai il narcotrafficante.

Ma sicuramente se nascesse ancora, sarebbe in Africa o magari in India a fare il missionario.Farebbe l’ artigiano e pagherebbe onestemente le tasse. Non avrebbe televisioni e contemporaneamente almeno avrebbe il buon gusto di non  fare il presidente del consiglio.

Chi voterebbe? Bè questo è difficile non lo so. Io non sono mica lui.

ventiquattro agosto

lento torno  da un viaggio senza fine, immagini opache illuminano il mio cammino.Musica a palla, sigarette accese senza tregua, freneticamente.Ossesive le luci abbaglianti, troppe. Ineterotte ore alla guida nella mente flash di schegge impazzite di memoria, rimbombano pesantemente nel mio cervello. Fragore di cristalli infranti: urla, grida, sangue. Mio Dio cosa è successo, rimuovo tutto e continuo il mio viaggio senza fine, nella mia anima governa incontrastato il caos, come daltronde nella mia auto: cartaccie, documenti stroppiciati,un ombrello rotto, bottiglie vuote, ciarpame, di tutto.  Rancore, rabbia, intolleranza, verso tutto, soprattutto per me stesso. Lunghe infinite le linee bianche che tracciano l’ asfalto, nero come la pece, infinito come questa notte. Vago senza nè metà né logica,  non sò dove sono diretto,  non capisco, non sono lucido. La musica mi penetra nel cervello,  ridotto miseramente allo stremo, sono rincoglionito, fuso, stanco. Parcheggio in una piazzola dell’ autostrada, esco dall’ auto, respiro a pieni polmoni. Tossisco, rientro in macchina,  frugo nervosamente nella tasca del giubotto  tiro fuori un piccolo involucro ricoperto di carta stagnola, lo apro svolgendolo agitato, cerco di fare attenzione nei movimenti, polvere bianca appare,  ne verso in abbondanza su di uno specchietto, la scaldo appena con l’ accendino, nella confusione che soggiorna nel porta oggetti, cerco e trovo un piccolo coltello dalla lama affilata, prendo a sminuzzare la polvere,  cocaina di pessima qualità, tutta anfetamina, robaccia. Non trovo  le cinquanta euro arrotolate a mò di cannuccia, che servono per aspirare la cocaina.  Eccole finalmente,  sono finite tra il pedale del freno e quello della  frizione, non me nè curo se sono sudicie, non mi interessa,  le porto al naso e inalo profondamente l’ ennesima striscia di questa maledetta polvere bianca. Mi rovino,  cado sempre più in basso;  la ceres  aperta infilata nella tasca della portiera, la prendo, bevo qualche sorso, sconvolto preso da un improvviso finto vigore riparto- ancora luci, maledette luci non le sopporto, sono vivo,  ancora per quanto ? ancora, ancora, ora dove mi diriggo cosa faccio,colto da irrefrenabile schizzofrenia con una mano reggo il volante con l’ altra afferro la pistola che porto sempre con me per via del mio lavoro,è riposta sotto il sedile a fianco al mio, avvolta in un fazzoletto me  la punto alla tempia, premo il grilletto e scoppio a ridere. La pistola non emana nessun rumore, nessun trauma, nessun colpo niente; solo un banale stupido clik, è scarica adesso ricordo ho scaraventato fuori dal finestrino i proiettili poco prima-  vigliacco , sono alla fruttta, distrutto dalle mie menzongne,fragile, rido, piango disperatamente. La notte sta svanendo bevo ancora birra, tiro ancora coca. Decido torno a casa apro la porta piano, faccio tutto lentamente, silenziosamente, nessun rumore; tenue una voce dipana  il mio imbarazzo  papà sei tu; si amore sono io; sei stato al lavoro? ricomponendomi per quello che posso, rispondo: si piccola sono stato al lavoro. Le do  un bacio sulla guancia attento a non contaminarla con il mio marciume;tenendola per mano la riporto a letto, cerco di fare in fretta.  non reggo l’ immenso amore che espandono i suoi teneri occhi  elisa mia figlia 7 anni innocente, pura come acqua di sorgente incosapevole .  Mi vergogno ridotto cosi’ in questo stato. Malridotto riesco a farla addormentare,  la ricopro di  baci, le rimbocco bene la coperta, sembra tutto in ordine. Nel mentre  che sto per uscire dalla sua stanza: lancinante, diretta sibila nelle mie orecchie   la solita spietata domanda : la mamma non torna proprio più! no amore, la mamma purtroppo non torna … aggiungo con voce flebile -un sottile per adesso. Dormi tesoro- si papà.Papà ma sei sicuro che la mamma è partita- evado la sua richiesta cercando di traquinlizzarla con un buonanotte dormi, amore, la carezzo ancora.Vado in cucina, Tina la domestica brasiliana, baby sitter non fa nulla per celare il suo  dissenso mi ossserva tristemente sconsolata, ogni volta che mi vede ridotto in questo stato disdicevole.Ha preparato il caffè me  nè porge una tazzina, la ringrazio e lo bevo.Poi entro in bagno mi tolgo gli abiti che odorano di vizio di  droga, alcol,  faccio  una doccia. Maledetta vita, maledetto anche questo giorno, maledetto quel giorno, l’ acqua cade copiosa sul mio corpo, rinvigorendolo appena. All’ improvviso mi rendo conto che la vita va presa per quella che è, di la cè Elisa la mia piccola Eli, il mio dolce angelo, cavolo devo comprargli ancora il regalo, stasera nasce Gesù e chissà se rinascero anch io? chissà ? Nessuno mi renderà la mia Paola nessuno mi sveglierà più col sorriso, il suo dolce tenero sguardo   nessuno,no nessuno; mi tormento mi distruggo apro il frigo cè del vino bianco lo prendo lo stò per bere, penso allora sono proprio un coglione: ma che cazzo faccio, sono le sette del mattino, oggi è la vigilia,all’ improvviso prendo la coca rimasta  ancora riposta nel mio giaccone  fanculo! la butto nella pattumiera basta!!!  Sono disperato basta non né posso più, non tiro più! basta! fino a quando ? mi chiedo. Prendo la mia chitarra cerco di fare uscire qualche nota , suono, non ci riesco, piango ancora :ascolto le lacrime sgorgare silenziose.All improvviso  uno squillo, mi scompone dal mio torpore, è il mio cellulare; dall’ altra parte una voce, neutra che  non fà trasparire nessuna emozione, chiede  : lei è il signor M. si sono io rispondo incerto-la voce espleta il suo compito dichiarando sempre senza nessuna forma di colore -sua moglie si è svegliata dal coma ………………cosa???….piango è Natale. Elisa dalla sua stanza gridando chiede; papà chi era? la mamma? Si era la mamma amore. La sento correre nel corridio arriva da me come una freccia con gli occhi spalancati sorpresi  piangendo felice  chiede ancora allora torna? Si stellina tra qualche giorno, non subito. L’ abbraccio forte lei ricambia dandomi con tutto il suo amore, tanti baci sulle guance, dapperttutto. Chiamo Tina che già stava sopraggiungendo- gli chiedo di stare con Elisa. Io devo andare devo uscire, Tina mi sorride non dice nulla si limita ad appoggiare la sua mano affettuosamente sulla mia testa. Mi vesto in fretta esco fuori capperi è caldo, cè un sole che nonostante sono solo le otto del mattino, già scalda il giorno che rigogliosamente cresce.Penso sono pazzo, completamente fuori di testa,rifletto rinsavisco e traggo una sconcertante verità, oggi è il 24 agosto.Ma quale vigilia di natale . Invece quel maledetto giorno quando un furgone impazzito guidato da un ubriaco  sfondò la vetrina di un negozio schiantandosi dentro come una bomba.  Colpendo  Paola, centrandola  in pieno,   mentre era intenta a scegliermi una cravatta che voleva  regalarmi quella sera stessa. Alla cena della vigilia di natale, ma non ci fù ne cravatta, ne cena, ne vigilia, solo dolore e disperazione Paola era in coma irreversibile. Pregai tanto io che non sapevo pregare io che non ricordavo neanche come si recitasse una semplice Ave Maria.Io non avezzo a chiedere aiuto, pregai. 8 mesi sono passati da quel giorno io sono sprofondato all’ inferno  più volte nè sono sempre uscito, grazie al mio piccolo angelo; la mia adorata Elisa, che mi ha dato la forza l’ energia per sopravvivere per andare avanti. Forse c’ e l’ ho fatta! forse. Si  ora Paola miracolosamente è uscita dal coma quel maledetto stato di irreversibilta, inispiegabilmente, come possa essere accaduto  non lo so’. interessa relativamente, nulla. Ora mi dirigo da da lei, corro.    Prima devo comprare il regalo alla mia Eli quello che non ha mai ricevuto,  poi anche delle rose per Paola che le piacciono tanto,rosse- si per lei, che è tornata che mi svegliera di nuovo sorridendomi dolcemente. Io la potrò riabbracciare sussurandogli tutto il mio amore. Oggi nasce Gesù, oggi è vigilia, oggi rinasco io, oggi è rinata Paola .Ma siamo in agosto! è uguale .  buon natale!

dedicato a coloro che apprezzano la vita.a quelli che ne riconoscono i significati veri, a quelli che credono, che lottano, sperano, QUELLI che si mettono in discussione SEMPRE.

A TUTTI VOI UN BUON NATALE soprattutto UNA BUONA VITA SEMPRE.

UN ABBRACCIO

NAZZARENO

P.S QUESTO è UN RACCONTO DI PURA FANTASIA,IDEATO E SCRITTO DA ME . OGNI RIFERIMENTO A PERSONE E FATTI REALMENTE ACCADUTI SONO PURAMENTE CASUALI

l’ uomo dai calzini rossi

era il 16 giugno del 1973 quando in quel di Como una squadra e una città intera impazzivano di gioia festeggiando la loro prima eccezionale promozione in serie A. Un uomo in camicia con le maniche rimboccate correva come un forsennato  verso il  centro del rettangolo verde,una volta li alzo le braccia al cielo e pianse, quell’ uomo era Costantino Rozzi presidentissimo dell’ ascoli calcio 1898. Una piccola città della provincia marchigiana conquistava la sua prima storica promozione nella massima serie del campionato italiano di calcio- il gioco più bello del mondo. Ascoli piceno neanche 55 mila abitanti si guadagnava con prepotenza la ribalta nazionale, la tranquilla cittadina fino allora sconosciuta ai più conquistò la scena nazionale , i  giornali e i media  iniziarono a parlarne di frequente.L’ ascoli calcio fino allora relegata nelle categorie inferiori ora brillava come una stella grazie a i suoi protagonisti: tutti i  calciatori nè vado a citare alcuni: il mitico faina ,faccia da gol Renato Campanini consumato e scaltro bomber, il regista di centrocampo Steno Gola, Viviani Mario, detto bruschetta, poi Colombini, Minugutti, bertarelli, il portiere Grassi, e via via gli altri.Su tutti primeggiarono i veri artefici di quella trionfale impresa Carlo Mazzone, giovane e sorprendende tecnico Romano e il presidente Costantino Rozzi.  Per una città non abituata al clamore della notorietà fu un  evento storico una manna dal cielo una vera e propria novità. In Ascoli si respirava calcio da tutti i pori e  in tutti i luoghi. Non si parlava di altro, ricordo le resse dentro i bar per vedere 90° minuto trasmissione sportiva, in onda sulla rai uno la domenica pomeriggio. Molti ascolani fino allora profani di questo sport iniziarono a conoscerlo appassionandosi in maniera viscerale,  credendo che bastasse andare allo stadio una sola volta per divenire provetti tecnici  . Miracoli della celebrità. Gli autori di quelle gesta furono mitizzati e trattati da eroi. Si era come già detto nei primi anni 70;  l’ italia si  rimetteva in moto dopo un periodo di fermo dovuto alla crisi industriale che attanaglio la fine degli anni 60,  avviandosi proiettata  in un futuro che appariva prospero e luminoso.  Il calcio entro nell quotidiano degli italiani divenendo un fenomeno sociale  di rilievo. Era un calcio  artigianale, casareccio,  senza tanti fronzoli-  pane e salame, lontano mille miglia dallo  show busines e dalle pay tv di oggi. Tutto  era naif, rurale, genuino, come lo era Costantino Rozzi,personaggio di grande spessore morale e umano, maestro nell’ accattivarsi simpatie e attenzioni. Ironico, perspicace, rapido, intelligente, guascone al momento giusto  nel modo di porsi anche nelle situazioni più diffficili. Si esprimeva senza peli sulla lingua affermando delle sacrosante verità a volte  scomode da ascoltare. Costantino divenne famoso per via delle sue tante apparizioni televisive, celebri quelle al processo del lunedi una delle prime trasmissioni t.v. di calcio parlato, condotta dall’ istrionico Aldo Biscardi, divenuto poi suo grande amico ed estimatore.Rozzi si presentava in trasmissione con la sua immancabile confezione di lupini che divorava regolarmente in diretta televisiva senza nessuna vergogna o remore gettando per terra le bucce del legume. Apprezzato per la sua schiettezza e l’ acume che esprimeva dialogando spesso in dialetto senza  nessun timore reverenziale del suo interlocutore chiunque lui fosse.  Rozzi imprenditore, propietario di una importante impresa edile stradale, che all’ epoca contava più di mille dipendenti. Padre amorevole attaccato alla sua famiglia; buon marito,  adorava sua moglie.Quando arrivava la domenica pomeriggio nulla contava più, c’ era soltanto il calcio e soprattutto il suo ascoli, la sua creatura che definiva orgogliosamente un altra figlia . Puntuale si  presentava in panchina arrivando quasi sempre di corsa facendo ampi gesti con le mani,  sbracciandosi salutava i tifosi che lo veneravano  come un Dio. Puntali spiccavano sotto i suoi pantaloni i poi divenuti famosi  calzini rossi,  i suoi porta fortuna.I pedalini quando giocava l’ ascoli  non potevano mancare essendo lui molto superstizioso. Famose anche le sue gestualità e suoi contorsionismi isterici che esibiva quando assisteva alle partite della  squadra del cuore, cosi come lo erano i  litigi con  arbitri e guardalinee. Personaggio vulcanico straripante   da un risvolto umano  non comune .Generosamente sempre in prima linea nel calcio e nel lavoro i suoi collaboratori lo stimavano l’ apprezzavano proprio per queste sue qualità volendogli un gran bene . Costantino “uno di noi” cantavano i ragazzi della curva sud, tempio della tifoseria ascolana- cosi dicevano i suoi operai  quando lo vedevano arrivare in visita presso i cantieri,volentieri  mangiava con loro in mensa dialogando,  ascoltando i loro problemi e le  esigenze lavorative; Un uomo semplice buono aveva sempre il sorriso sulle labbra e una  parola confortante per tutti.Proprio grazie a questo suo modo di essere aveva creato occasione per farsi conoscere e apprezzare a livello nazionale  e con lui la sua città, facendola crescere economicamente in maniera esponenziale. Purtroppo  il 18 dicembre del 1994 mentre il suo ascoli era impegnato in una partita casilinga del campionato nazionale di serie b contro il pescara,che l’ Ascoli  vinse per 2-1 dopo essere stato in svantaggio.  Appena la partita ebbe termine Costantino  spirò dopo lunga e sofferta malattia nell’ ospedale civile cittadino, dove era  ricoverato. Aveva visto vincere per l’ ultima volta il suo ascoli cosi potè andarsene  sereno a miglior vita.Un grande uomo che  ha lasciato in città e nell’ ambiente calcistico un enorme vuoto. Dopo 16 anni dalla sua morte sono ancora in molti a ricordarlo, cosi’ scanzonato irriverente sempre allegro perennemente con i suoi affezionati calzini rossi in mostra. 

   ciao presidente 

Rozzi è quello a destra a sinistra Sommese capitano dell’ ascoli  depone dei fiori nel  suo ricordo sotto la curva ora a lui intitolata

oggi l’ ascoli ha disputato una partita di campionato di serie B. contro la reggina anche oggi in svantaggio, poi in rimonta ha vinto  per 2-1 come 16 anni fa. i giocatori per onorare la memoria del presidente Rozzi sotto l’ abituale divisa bianconera  hanno indossato degli inusuali calzettoni rossi.

UNA BRUTTA PARENTESI

(>LA FIDUCIA E’ UNA COSA SERIA E SI DA ALLE COSE SERIE AH AH AH AH AH AH AH> MA PER FAVORE.OPPURE  COME APOSTROFAVA IL GRANDE TOTO’ MA MI FACCIA  IL PIACERE . TANTO A NOI POPOLO NON CAMBIA NULLA ERAVAMO MESSI MALE IERI LO SIAMO OGGI E LO SAREMO ANCHE DOMANI!

NON SOPPORTO CHI DICE: MA FATELO GOVERNARE ! è 15 ANNI CHE LO Fà 

I RISULTATI ?

  LASCIAMO PERDERE  UN APPLAUSO SENTITO LO VOGLIO FARE A QUEI SIGNORI CHE HANNO CAMBIATO BANDIERA IN UN NANO SECONDO FORSE FOLGORATI SULLA VIA DI DAMASCO O MEGLIO DI ARCORE. MI VIENE IN MENTE UN FILM IL PROFUMO DEI SOLDI FORSE L’ AVRANNO VISTO ANCHE LORO ? BRAVI BRAVI!!!! E NON VENITEMI A DIRE CAZZATE CHE LO FANNO PER IL BENE DEL PAESE ,QUALE PAESE ! CAMBIAMO PAGINA PRESTO, NON SONO DEGNI DI TANTE PAROLE )

alcuni parlamentari in gita  premio                                         

evviva

 

 

 

 

 

                                                  ALTRI INTERPRETI: GLI ITALIANI

UN’ ULTIMA COSA SCOMMETTIAMO LA DURATA DI QUESTO GOVERNO?

 IO DICO GENNAIO 2011

pagine di diario

                                     forse un mondo onesto non esisterà mai 

                                         ma chi ci impedisce di sognare

                                  forse se ognuno di noi prova a cambiare

                                                     forse ce la faremo 

                                                                                                    rita atria

 

                                                                 RITA Atria

Ieri sera facendo come al solito zapping con il telecomando,  mi sono imbattuto in bel film, “la siciliana ribelle” né sono rimasto colpito; molto bello e denso di significato. Il regista Marco Amenta palermitano doc, autore emergente dà l’ impressione di essere profondo conoscitore della sua terra e delle sue storie. La pellicola è tratta da una storia vera accaduta in sicilia negli 80 e terminata tragicamente nell 92. La protagonista è una bambina, Rita Atria, appena dodicenne  figlia di Don Vito Atria, piccolo boss  di paese (Partanna)legato alle famiglie mafiose .Don vito venne ucciso a colpi di lupara il giorno della prima comunione di sua figlia Rita che atterita fù testimone dell’ assassinio del padre, vedendolo morire davanti ai suoi occhi innocenti, crivellato da colpi d’ arma da fuoco. Da quel giorno la piccola Rita iniziò a rimestare vendetta, cosi  si mise ad annotare tutto ciò che vedeva e sentiva nel suo paese in special modo da quelli che credesse fossero gli assassini del padre. Rita vedeva e scriveva  annotando tutto in un diario. Negli anni che seguirono strinse un rapporto molto confidenziale con Nicola suo fratello,  anche lui mafioso, un pesce piccolo che  faceva soldi con lo smercio della droga, uno dei motivi per cui il padre fù ucciso, perchè si opponeva a questo nuovo business,lei andava anche molto d’ accordo con sua cognata la moglie di Nicola ,Piera D’ aiello già collaboratrice di giustizia.  Nel 91  venne assassinato anche Nicola, a Rita crollò il mondo rimanendo cosi’ sola. Convinta  prese una decisione forte, coraggiosa, l’ unica   per vendicare le morti dei suoi cari.  Contro il volere della madre si recò a palermo si  diresse  in tribunale e andò nell’ ufficio di un giudice, di cui aveva sentito parlare come una persona onesta.Il giudice era Paolo Borsellino; Rita si presento a lui con un’ atteggiamento diffidente e  arrogante,    dicendo che aveva molte cose da raccontare, sulla mafia e i suoi boss. Borsellino superato il primo momento di stupore che una ragazzina diciasettenne potesse sapere tutte quelle cose sulla potente organizzazione criminale, denominata ” cosa nostra”,decise di dare credito ai racconti di Rita fidandosi.  Iniziò cosi’a leggere i diari di Rita con attenzione, verificò con dei controlli incrociati costatatanto che   quello che  la ragazza aveva annotato in quelle pagine  corrispendeva a verità. Approfondi’ l’ indagini e maturando prove su prove, reali, circostanziate, che di seguito in seguito portarono all’ arresto di molti affiliati di “cosa nostra” e  alcuni suoi importanti boss. Rita in attesa dello  svolgimento del processo dove lei era uno dei testimoni più importanti e attendibili , fù trasferita a Roma in totale segretezza, tutelata dal programma per i collaboratori di giustizia; gli fù data una casa, un nome nuovo, una vita nuova, addirutura un passato nuovo. Ma quale futuro l’attendeva ? Lei dovette rinunciare a tutto dal fidanzato Calogero e  gli altri  suoi affetti compreso quello della madre che non né volle sapere più nulla  di quella figlia testarda. che si impicciava di cose più grandi di lei, una figlia disonorata. Rita si legò molto al giudice Borsellino maturò un rapporto speciale, tanto da cosiderarlo quasi un padre, una persona comunque su cui contare sempre. Durante il processo Rita fù messa a dura prova, gli avvocati difensori dei mafiosi provarono a screditarla facedola passare per pazza, visionaria, mitomane,  le sue verità vaccilarono.  Durante un udienza, quanto tutto stava volgendo al peggio;Rita si rivolse alla corte  con dignità e fierezza : sono venuta qui la prima volta perchè volevo vendicarmi ,oggi voglio solo giustizia ora né riconosco la differenza. Grazie alla sua testimonianza molti imputati furono condannati a pene dure e severe.  Purtroppo nel luglio del 92 borsellino rimase ucciso insieme agli uomini della sua scorta in un attentato, quello di via d’ amelio.Rita rimasta veramente sola, non c’ è la fece più ad andare avanti e dopo una settimana la morte del giudice si tolse la vita  a Roma, dove viveva sotto falsa identità. Al suo funerale la gente del suo paese non partecipò, nessuno accompagnò Rita nel suo ultimo viaggio neanche sua madre, che solo qualche mese dopo si recò al cimitero con un martello    profanando la tomba della figlia. spaccando con brutalità la lapide e la fotografia.Povera rita> fimmina lingua longa e amica degli sbirri< cosi molti suoi compaesani apostrofarono , il giorno della sua morte.Povera Rita  che per prima ha dovuto farsi male , per estrapolare dal profondo della sua anima quelle dolorose verità, violentandosi cosi giovane, bambina,costatare e accettare che le persone che amava e  aveva mitizzato, in realta erano solo dei mafiosi, uomini di male affare. GRAZIE RITA , grazie di cuore per essere stata coraggiosa per esserti ribellata a un sistema di baciamani ,di codici d’ onore inquinati. Cosi facendo hai contribuito a fare in modo di pulire parte dell marciume che infesta una regione, un isola, bella come la sicilia dove operano e vivono tantissime persone oneste, serie,  sicuramente  la maggioranza.  Questo film la siciliana ribelle ha posto il dito su un enorme piaga, la mafia, dimostrando come una ragazzina l’ha combattuta e per alcuni aspetti vinta. A me ha dato la possibilita di conoscere un personaggio  di cui non  avevo sentito parlare, una giovane donna, una grande persona,  che voleva vivere tranquilla la sua adolescenza invece si dovuta raffrontare con  una dura realtà, lottare e cercare di cambiare ciò che la circondava, quello che fin li’ era stato il suo mondo ma che non voleva più E’ vero forse ci è riuscita  solo in parte,  comunque con  perseveranza e  coraggio ha dimostrato che qualcosa di concreto si può ottenere credendoci . Brava Rita, brava davvero  alla faccia di tutti i miseri collusi deliquenti, corrotti,assassini  che credono  la ragione sia solo dalla loro parte.  Miseri anche loro che non osteggiano non combattono finendo per essere complici di questo sistema criminale fatto di morte e omertà

 Veronica D’agostino nel ruolo di rita nel film “la siciliana ribelle”

 

 

 

 

ISTRUITEVI, PERCHè AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA. AGITATEVI, PERCHè AVREMO BISOGNO DI TUTTO IL VOSTRO ENTUSIASMO. ORGANIZZATEVI,PERCHè AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA FORZA.

                                                                ( A. Gramsci)

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