Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Archivio per febbraio, 2011

piovono fragole

avvolgo i miei sogni con carta oleata 

li conservo nella memoria

della buia cantina

ascolto il suono dell’ unica stella

  non brilla

il mago dell’ assurdo

intrattiene

con strani giochi di prestigio

annuisco nel soffocato bianco

 dell’ immenso astratto essere.

 non capisco

non vedo, non ci sono.

salgo le scale della soffitta

ascolto il tuono

intuisco il lampo

piovono fragole,

        brucia

folle il ricordo di te

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seduti ……………….

Seduto al tavolo all’ esterno di un bar. Sono qui che mi distraggo nel niente senza avere pretese di concludere un cazzo, scrivo. Di fronte ho,  non proprio di fronte forse è più corretto  dire di lato, due donne, anche loro sedute, che parlano tra loro- chiaccherano  poi chiaccherano…. logorroiche. Una delle due in specialmodo,non stà mai zitta; da quel pò che si evince il loro argomento è imperniato sull’amore. La bionda forse rossastra, non capisco bene,  il colore dei suoi capelli, sono certo, non è naturale, indossa occhiali dalla montatura trasparente, banalmente comune,  non è bella, magra, piccolina, insignificante direi. L’altra donna  l’ho di spalle, ha una figura slanciata è mora,  naturale credo.  Parla meno dell’altra, ascolta e annuisce . Non vedo il suo viso.  Di loro in fondo non m’interessa nulla. Trovandomi in una cittadina balnaere  semi deserta, in questo giorno non troppo freddo d’inverno-  contemplo il mare,  questo  l’ho davanti.  D’altra parte dopo il mare cosa cè? logico la iugoslavia, bè  io la chiamo ancora così, oggi Croazia. Invece davanti ad un altro mare,il mediterraneo, cè l’ Africa, oggi polveriera alquanto  in fermento 

 In primo piano Gheddafi, dittatore libico, in sella al suo governo da troppi anni etichettato come amico, del nostro Eccellentissimo primo ministro, Dott. ing. Silvio Cavalier Berlusconi. Questo “signore” parlo di Gheddafi, visto insiediato e messo in pericolo il suo regno  pensa che non cè niente di meglio che far alzare in volo gli aeroplani dell’esercito, per bombardare il suo popolo che manifestava nelle piazze di Tripoli, capitale Libica, causando così diverse vittime, fonti ufficiose parlano di circa mille morti, solo nell’occasione- ma il totale complessivo delle vittime ad ora è di circa diecimila e circa cinquantamila feriti – sconvolgente. A me sembra che questa sciempiaggine tra l’altro di una gravità inaudita è stata sottovaluta dai governi occidentali che si sono limitati ad inoltrare le solite proteste formali nulla più. Le reazioni non mi sono parse certo adeguate. Il nostro governo poi  è proprio assente anche se  dovrebbe essere per logica quello più interessato. Il ministro degli esteri Fratttini è praticamente inesistente. Berlusconi in uno scarno comunicato ha detto sottovoce che il gesto compiuto dal colonello Gheddafi è intollerabile. Troppo poco. L’Italia geograficamente è situata davanti alla Libia e presto ci troveremo ad arginare faticosamente il flusso umano che fuggirà via da quel paese e  si riverserà numeroso sulle nostre coste. La comunità Europea latita non ci aiuta in questo, l’ha detto molto chiaramente a parte aiuti di carattere economico – sicuramente non sufficienti e l’invio di tre funzionari, dico tre, non farà altro.  Anche questa presa di posizione mi pare molto  discutibile. Da non dimenticare che la Libia è il nostro primo fornitore di petrolio circa il 25%, il quarto di gas. Considerando che molte nostre imprese hanno sede in loco,dando  lavoro a migliaia di nostri concittadini  sono a rischio, ci sono in corso delle sospensioni delle attività produttive.  Di conseguenza il danno  potrebbe avere effetti catastrofici per la nostra Nazione. Questo è lo scenario che  si prospetta per il futuro, non è sicuramente dei migliori. Io non voglio fare approfondimenti per meglio  sviscerare tale situazione, non mi appartiene; penso solo che  ad essere ottimisti, ci vuole molta fantasia. Considerato anche che la libia non è l’unico paese in ebollizione in questo momento. Abbiamo già assistito a turbolenze in egitto, dove lo “zio ” di Rubi,  ilPresidente mubarak è stato deposto.In tunisia è successa la stessa cosa: l’iran e l’algeria sono pronti ad esplodere. Dietro questi animi di rivoluzione sono celate le potenze internazionali. Di mezzo ci sono interessi commerciali ed economici mastodontici, in questo specchio d’ africa, così che tali fonti di potere sono costrette malgrado a garantire che le cose non degenerino a loro sfavore. In tutto questo si combatte s’insorge nel nome di Dio infuocando gli animi già di per se agitati degli integralisti Islamici, (ora io giù  ci manderei Calderoli che qualche tempo fa sfoggiò una maglietta anti islam in maniera del tutto inoppurtuna essendo lui anche un ministro della Republica Italiana) questa è la situazione ed è tristemente ingarbugliata,  foscamente  grigia. Le due donne che vi ho descritto sopra , sono ancora qui sedute, che cianciano imperterrite continuando nei loro discorsi, – focalizando il sentimento, l’amore in primo piano. Io seduto che scrivo e distrattamente ascolto. Bè direte voi che c’è di strano,  cosa c’entrano queste due donne, con la situazione internazionale, forse niente semplicemente, rifletto che qui in questo momento  è apparentemente  tutto tranquillo,  si vive, si sente l’ondeggiare sinuoso del mare, si parla d’ amore  stando comodamente seduti.  Non sappiamo che forse siamo seduti sul cratere di un vulcano che può esplodere da un momento all’ altro …….Speriamo di NO……………. auguriamocelo.

il gasdotto di greenstream in libia, di cui l Eni ha annuciato la chiusura. Qui è il caso di accendere un cero al clima che  torni benevolo presto, altrimenti per l’ italia al contrario di ciò che dicono i nostri illustri governanti saranno dolori.

la donna della mia vita “balliamo” ultimo episodio

La strada è polverosa, brecciata,  è domenica mattina, il sole si è tuffato da poco nell’ azzurro terso del cielo, anche oggi è una buona giornata. I miei soliti pensieri, sono ancora stranamente in  letargo, lo stereo irradia   maledetta, senza ritegno né vergogna verso di me  “Ancora” di De crescenzo, ma vaffanculo tu e la notte alta- penso, mi fa sentire triste ed oggi non ne ho voglia lo sono da troppo tempo… ma è talmente una bella canzone da non indurmi a cambiare stazione radio. Ho trascorso la notte  in un agriturismo,  spartano ma grazioso e confortevole… ci sono arrivato dopo aver vagabondato  tutto il pomeriggio immerso nella agreste  maremma. Al desio ho cenato in compagnia di alcuni abituali avventori  della locanda, chiaccherando con loro amabilmente, gustando ribollita e coniglio spezzato con olive e odori, mi sono concesso anche due bicchieri di buon Chianti; cena ottima preparata con maestria dalla Signora Franca proprietaria della simpatica struttura. Dopo formali battute  con i miei occasionali compagni mi sono ritirato nella mia stanza. Una  volta dentro anzichè riposare mi è venuta voglia di scrivere e così ho fatto. Di buona lena  mi sono messo al  lavoro dando vita al mio nuovo romanzo. A prima vista mi pare buono, dotato di ottimi spunti, forse è ancora presto per giudicare ma, se il buongiorno si vede dal mattino, speriamo bene! Devo dare il meglio di me, uno scrittore quando scrive deve sospingere le sua emotività al massimo e trasferirla in quello che compone così da creare l’ emozione che poi catturerà il lettore coinvolgendolo nella narrativa. Per scrivere buoni libri non si deve ricorrere in alcun modo a trucchi, come d’ altronde nella stessa vita, bisognerebbe essere semplici e sempre diretti.Termino il tratto di strada brecciata,svolto a destra sulla provinciale, senza capire bene dove mi conduca, fa nulla …  avanzo in quella direzione senza tentennamenti. All’improvviso giungo ad  un bivio, leggo i cartelli segnaletici attentamente, dopo averlo fatto decido,  mi diriggo. Penso di sapere dove arrivare; in realtà l’ ho sempre saputo, fin da quando sono partito immerso nella  brumosa coltre brianzola di ieri matttino. Il mio semi fuori strada s’ inerpica agile sul lieve pendio della carreggiata di queste ondeggianti colline toscane, il paesaggio che si pone è ruvido, rupestremente compatto , allo stesso tempo variegato nelle movenze, generate da tutti gli animali che lo affollano nel verde della vegetazione, dai risvolti folgoranti.  Cavalli bradi, giovani giocano  rincorrendosi schizzando veloci nell’ aria frizzante del giorno. Mandrie di tori  plagiati dall’ ozio totale, voraci ruminano, butteri al lavoro.  Io col finestrino aperto, viaggio inalando gustosamente tutto ciò …  ingordo, non sono felice ma ..  sereno, mi sento a posto, forse stò iniziando a far pace con me stesso… forse …  Sopraggiunto nell’ agglomerato situato sulla collina, rade le persone nelle strade semi deserte, il vociare di bimbi che giocano a calcio nella piazzetta antistante cattura  la mia attenzione per qualche istante, mi viene voglia di giocare con loro, lo faccio  me lo concedono, dopo 10 minuti di inaspettata fatica esausto saluto i piccoli, rigraziandoli per avermi portato indietro nel tempo. Donne anziane e meno, trafelete entrano nella chiesa sulla piazza. Entro nell’unico bar  chiedo un caffè lo gusto ne assaporo l’aroma. Anziani giocano a carte bestemmiando pacati, è piacevole essere immerso nelle contraddizioni genuine di questa terra. La Toscana mi piace, così come le sue donne, che ho amato … male, ma le ho amate… e continuerò a farlo in questa mia vetusta solitudine. La vita mi ancora  qui, il mio destino, lo avverto dal  profondo dell’essere, è nascosto  in questo angolo di mondo. Torno alla guida del mio semi fuoristrada  sono catapultato fuori dall’abitato,  in breve, dopo solo alcuni minuti approdo nel luogo che stavo cercando. E’ qui che dovevo venire … io lo sapevo, il mio cuore è qui ad aspettarmi. Parcheggio l’auto di fronte a una casa appena ristrutturata in stile, “antico casale contadino”,  circondata da un orto ben curato e un minuscolo giardinetto. L’emozione mi assale … attanagliandomi, le mie gambe vacillano. Cammino ovattato sulla ghiaia, cerco di essere il più discreto possibile. Un’alta siepe  mi divide dall’agognata meta, …  sbircio nel giardino. Eccola c’è …  adesso la vedo: seduta su di uno scalino … è sola, … bella da far paura la  chioma di seta  selvaggia   le arreda magnificamente  il  viso.  Aggettivi, parole non esistono che  rendano giustizia  alla sua mistica inebriante bellezza. Indossa una felpa blu, jeans sdruciti, è a piedi nudi, scalzi sul bianco lastricato..  legge assorta. Inchiodo il mio sguardo su di lei. Non respiro per non fare rumore, devo rubare questo attimo… così decido di fotografarla, lo faccio, il clik della mia nikon è stato indiscreto tanto  da farsi sentire … da farla voltare nella mia direzione, intrappolandomi e  fulminandomi con la sua espressione austera. Stizzita mi dice: “cosa ci fai tu qui?, cosa sei venuto a fare?, non sei gradito vattene!!”. Facendomi coraggio gli rispondo flebilmente, solo un: “si hai ragione, vado via..” . Poi tremante insisto: “…  volevo solo vederti, due minuti sono sufficienti,  ora me ne vado- non ti preouccupare”.  Lei mi scruta con i suoi occhi grandi ferocemente espressivi…attenta … dura … senza più proferire parola, tace.  Ascolta continuo nel novellare: “.. non ti devo dire  nulla che non sai, ti prego solo di accettare questo, è per te ..”,  avvicinandomi con cautela, le porgo il biglietto, ripiegato con cura che avevo scritto il giorno prima, mentre ero al mare seduto su quel tronco. Lei tende la mano  lo afferra,  con fastidio, lo svolge, distrattamente, rapida lo legge, attimi infiniti,  immemori come la mia vita non scorrono. Nessun rumore nessun nervo, muscolo si muove; tutto è immobile solo silenzio. Il cuore strattona colpi acuti indifeso. Poi la vita fluisce ancora, … lei piega il foglio lo ripone nel libro che stava leggendo, adagia il libro sul gradino dove era seduta,   di scatto … muta senza pronunciare alcun suono, scompare nell’antro della casa. Piango … mi volgo e mi avvio mesto da dove sono venuto. All’improviso la sua voce schianta  il pesante silenzio. – Roberto! -mi urla sostenuta – dove vai?. Mi giro lentamente nella sua direzione, la vedo saltellare su di un  piede mentre nell’altro cerca di infilarsi una scarpa da tennis, così facendo si avvicina a me, con un tenue sorriso; dice – ho fame, ho voglia di mangiare del pesce portamici! – Confuso riesco  a pronunciare solo un si e un dove. Lei sicura risponde da Peppe al porto .. giù alla marina. “Va bene!” – rispondo io incapace di manifestare una qualsiasi forma degna di espressività.Ci avviamo verso la mia auto, alla sua vista lei esclama: cos’ è questo un caravan?  dico solo uno sciocco: “è nuova!”- termino così la frase. Una volta accomodati nell’ abitacolo  avvio il motore, direzione mare.  Ora nessuno dei due  parla ogni tanto i nostri occhi consentono agli sguardi di incrociarsi. Superato  il piccolo centro abitato ci rituffiamo nell aspro vegetativo, in discesa dalla collina sui morbidi tornanti, scorci di mare si intravedono non distante.  Accendo lo stereo infilo un  cd a casaccio ..  musica da camera, le note di un valzer danno il meglio di sè  ammorbidendo l’atmosfera … mi fermo all’ istante, parcheggiando su di una piazzola dove si può ammirare un paesaggio estasiante. Sono fuori mi nutro di  aria fresca,   lei gurdandomi mi dice: “che fai? cos’è successo?” . Nel  rispondere “niente!”- l’esorto a scendere. lei lo fa, lasciando la portiera aperta dell’ auto … le note del valzer si espandono soavi nell’aria come magica poesia. Io mi avvicino a lei, le prendo la mano,  le cingo un braccio intorno alle spalle. … Sbigottita .. inerme, … mi scruta curiosa dicendo: “ma cosa stai facendo? ” Le sussuro un aggrazziato: “dai … balliamo!”. Così inzio a volteggiare, lei travolta dalla danza,  con i capelli increspati nel vento, un sorriso che si schiude delicatamente, amorevolmente dalla sua piccola, dolce bocca- mi segue nei passi .  Sotto questo sole di un paesaggio toscano, con all’orizzonte  uno scorcio di mare ….Francesca ed io stiamo ballando.   Una lacrima scivola dai suoi occhi ora teneri, leggera bagna il suo viso , ora forse è felice … si … è felice,…. per sempre. Mia figlia ed io…  adesso, stiamo ballando!

la donna della mia vita

 

tu  sei

il sole che non ho

l’ abbraccio che non ho

il sorriso che vorrei

l’ alba che per me non sorge

tu sei

il vento che scompiglia

i tuoi capelli

sei il respiro

che non ho

lo sguardo giovane di mia madre

tu sei

il mondo che non ho

tu sei il sogno

nel chiuso del cassetto

io

l’ aprirò

tuo padre……………

fine

ho tolto  luce

 ai miei occhi

ho tolto il sangue al mio cuore

le parole alla bocca

non percepisco odori

 non odo più il vento

un esile filo

lega ancora il tormentato passato

 un pianto di spine scivola sul mio volto

 bacio la solitudine

 accarezzo la tristezza

 sono polvere di un amore terso

 frantumato nel muro del nulla

sconfitto lento

svanisco

la donna della mia vita 3° episodio dal paradiso all’inferno.

 Mi trovo su una spiaggia avvolto nel calore inusuale del sole facedomi coccolare teneramente in questo giorno di un bizzarro febbraio. Seduto su di un tronco d’albero, trascinato qui alla deriva, dalla potenza fresca e vigorosa di un mare giovane, osservo attento  la sua forza … il suo frizzante spumeggiare,  insistente monotono lambisce il mio essere. Sono qui solo, in questo scorcio di Toscana nell’aspra maremma.  Il mio cuore la mia testa mi hanno condotto fin qui, è da qui che voglio ricominciare-  vivere,  e poi sognare,  perchè non amare sinceramente, una volta almeno  una nella mia vita. I gabbiani si tuffano sordamente nel verde smeraldo di queste acque  che  infondono serenità, vorrei che questa sensazione che  sta implodendo in me non scivolasse via sfuggendo rapida, non voglio che sia solo l’attimo di una esile illusione. I miei pensieri, rapidimante fluiscono rincorendosi nel vento. Io con la mia nikon rubo immagini alla memoria. Lacrime sul mio viso si mescolano agli schizzi impazziti dell’acqua  salmastra, sono rilassato nella mia fragilità. Il ricordo di Federica ad onde torna a salire prepotente come ancora fresca, dolorosa ferita. Vago indietro nel tempo e ripenso a come tutto iniziò .. quasi  per gioco. I nostri  viaggi insieme l’amore passionale travolgente, allegro pieno di spensieratezza, di voglia di vivere e di viverci al di fuori di tutto e da tutti oltrepassando anche i banali  schemi convenzionali,  irresistibilmente ,avidamente dritti al midollo delle nostre primordiali essenze. I mie ventanni di vita in più di lei  sembravano non esistere mi sentivo un suo coetaneo  ero  rapito dalla sua fragrante giovinezza. Insieme eravamo un corpo .. un’anima ..un unico essere. Felici e spensierati trascorrevamo momenti estasianti,  tempi belli- come ruggiada nel prato al mattino. Federica poco dopo che ci frequentavamo venne a vivere con me a casa mia.  Tutto sembrava andare per il meglio poi lo stress, la sua ambizione, il mio egoismo, i nostri vizi, presero inesorabilmente il sopravvento. Il nostro essere coppia la nostra intimità venne risucchiata da un vortice di fattori negativi tedianti:  feste, amici fasulli, eravamo intrappolati in un meccanismo senza via d’uscita , … un mondo composto dal nulla, contornati da persone false, ipocrite. Federica era una giovane fotografa specializata nel design e archittetura,  nonostante la sua giovane età vantava già collaborazioni  prestigiose, notevole quella  con Renzo Piano- guru dell’architettura contemporanea italiana. Federica amava il suo lavoro era infaticabile nello svolgerlo, ambiziosa com’ era cercava in tutto i modi di affermarsi rapidamente. Questo suo modo di fare e di porsi  risultò poi un difetto. Nella nostra vita a un certo punto si intrufolò viscidamente, silensiosamente … ma  neanche  troppo, un’estranea, infernale elemento, … chiamato cocaina. Da quando mi ero lasciato con Giulia ne facevo un uso sporadico, sniffafo qualche volta … mi serviva per non dormire, così da poter scrivere in maniera lucida e attenta anche nelle ore più tarde della notte.  Anche Federica non disdegnava “la maledetta polverina”, lei ci si inebriava e così fu che questa sostanza divenne una triste abitudine nelle nostre vite. All’ inizio tutto era un gioco un simpatico diversivo, ricevimenti, party, presentazioni dei miei libri, conferenze,  noi  belli, in tiro  o  per meglio dire, tirati gonfi di sostanza stupefacente, tanto da farci apparire sicuri, arroganti, strafottenti così  da essere alla pari con quegli stessi stronzi che frequetavano i sudetti ambienti,  personaggi pieni di boria,  famosi, conosciuti ai più, i cosidetti vip. Sniffa oggi, fallo anche domani è così che entrammo a pieno titolo  nel tunnel … e luce non ci fu più. Io e Fede arrivammo a sniffare  dai 10 ai 15 grammi di coca per sera, una quantità che potrebbe  far stramazzare al suolo un elefante uccidendolo. Acquisito che la malefica sostanza viene sottoposta a tagli con anfetamine droghe sintetiche altamente nocive,  che aggrediscono e spappolano irreversibilmente le cellule celebrali,  inoltre incidono sulla stabilità dell’ umore e tra le altre cause, danneggiano il sistema cardiaco in maniera irreversibile. Il nostro vivere era divenuto un incubo, entrambi avevamo problemi con il lavoro, i soldi iniziavano a scarseggiare … praticamente finiti … dissipati in coca e vizi vari.  Tutto uera un caos, un inferno, la casa dove si viveva era divenuta un postribolo, un porto di mare dove transitavano i personaggi più variegati e con loro le droghe più astratte. Il nostro vivere  era un arrabbattarsi faticoso … illusi che il sentimento che ci aveva unito poteva essere ancora presente in  noi … invece no … si era trasformato solo in disperazione  e coca, del nostro amore nessuna traccia. Erano rimasti solo i  litigi. Noi sconvolti in preda a raptus isterici e di astinenza ridotti a ombre di noi stessi,  andavamo in crisi … eravamo capaci di tutto: ci picchiavamo e ci coprivamo d’ insulti. Una sera ricordo che lei iniziò a dare di matto scaravendandomi  adosso l’inverosimile:  piatti, vasi di ceramica, soprammobili vari, qualunque cosa le capitasse sotto le mani … io preso dall’ ira totale, tenebrosa, afferai la tv un 40 pollici schermo piatto e la schiantai a terra frantumantola in mile pezzi.  Due pazzi!! ormai la follia era residente con noi a quell’ indirizzo, noi allo stremo,  avvolti in uno scenario dal risvolto tetro … a dir poco drammatico, eravamo posseduti completamente da  alchimie malefiche.  Ricordo le nostre uscite disperate, quando restavamo senza coca, nel cuore della notte,   ci riducevamo a frequentare i bar nei quartieri più infimi di Milano. Andavamo in viale Zara tra  viados e prostitute, perchè  sapevamo che a quell’ora della notte potevamo acquistare droga solo da loro. Non avevamo più dignità …. niente, completamente annullati … senza nessuna briciola di volontà. Il letame in cui stavamo sguazzando ci stava lentamente soffocando … uccidendoci. Nonostante tutta questa merda, noi credavamo ancora d’amarci …  assurdo ma era così … Io  amavo Federica!  si, pensavo di si,  l’amo ancora?… si, forse si … devo capire … capirmi …  capirlo. L’incubo in cui eravamo coinvolti,  Fede ed io, ebbe termine una sera, … rientrando a casa trovai Federica  nel nostro letto, faceva sesso con due uomini- uno era kaled l’ egiziano, uno dei nostri abituali pusher, l’altro non so chi fosse …  non aveva importanza, lei accortasi del mio arrivo, imbottita fin sopra ai capelli di droga e alcol, mi disse ridendo: “ciao sei arrivato, dai vieni anche tu che ci divertiamo … dai” aggiunse sniffando coca sul petto nudo e liscio dello sconusciuto .. poi  mi guardò inebetita  e non curandosi più di me si rituffò nel suo fare peccaminoso ingoiando il sesso teso di Kaled . Uscii, lasciai la stanza, la casa, nessuno se nè accorse. Rincasai solo dopo alcuni giorni, ma …nel frattempo avevo iniziato il  cammino verso la luce, … verso  una vita diversa, avevo contattato una clinica per disintossicarmi ed erano  giorni che non usavo sostanze stupefacenti e neanche bevevo alcool.  Stranamente capivo, convinto che potevo fare a meno di tutte queste immonde schifezze, che l’incatesimo s’ era spezzato. Pareva strano  innaturale ma così era!!!. Di Federica nessuna traccia, sparita, dissolta come neve al sole non riuscivo a trovarla, il suo telefono era spento, muto. Solo tempo dopo, venni a sapere che era stata coinvolta in una rissa in un locale malfamato nel hinterland lombardo e nella baruffa fù colpita da  un certo Carlos, un losco narcotrafficante brasiliano,  che con un coltello  affondò un  fendente nell’addome di Fede ferendola, non gravemente per sua fortuna. Federica ora è in una casa famiglia vicino al suo paese d’origine, i suoi familiari le stanno vicino aiutandola, è qui in toscana. Con fatica stà  cercando di risollevarsi, …di uscire fuori dal buco nero, il pozzo senza fondo dove era precipitata con me.  Da quel’ultima sera, … maledetta sera che la vidi in quello stato, non l’ ho più vista!!, sono riuscito a sentirla una sola volta al telefono…  Stà meglio … nel nostro breve colloquio,  mi disse che  era  disposta a ricominciare, che la sua vita ripartiva dove era finita, cioè da me. Ascoltai stupefatto il suo dire, rimanendo basito- mi limitai a rispoderle rincuorandola solo un banale: “vedrai, ce la farai, vedrai”. Chiusi la telefonata commosso… L’amo ancora ? … Il sole è ancora più caldo … il mare farfuglia parole che non comprendo, s’ intrecciano ai miei pensieri che corrono veloci, come antilopi in fuga, volgendo impazziti in più direzioni, penso a mia figlia, la mia Francesca che non vedo da quattro anni,  ora è una donna chissà cosa sta facendo, ora .

 Mi viene voglia di scrivere lo faccio, scrivo sul mio notes, delle frasi dirette semplici senza fronzoli. ripongo la penna,  strappo la pagina con lo scritto,  con cura la ripiego a piccoli quadretti e la infilo nella tasca dei miei jeans. Stufo di rimestare, stufo di essere statico, decido di muovermi, salgo nel mio semi fuoristrada e  riparto di nuovo sono ancora in strada nel mezzo della briosa selvaggia maremma, sono stanco ma vado.

del nulla fu

               la spada e la corona

                        deposi.

                   in un mantello

                     di stracci

                    avvolsi le

                stanche membra,

                 d’ uomo illuso

             che niente governò,

                    dell nulla fu

                           RE.

nel vento

                                           Come una farfalla

                                    ti sei adagiata, sulla mia spalla,

                                    in volo al mio cuore sei arrivata;

                                                     scia dorata di

                                      sussurri,  amore, risa, passione

                                                 nel vento sei volata

                                         nel fulgido di un soffio svanita.

                                                   io capir non voglio

                                                    morir non posso.

                                               le farfalle son chimere

                                                   han vita breve.

                                                   nel dolore rimango

                                                 col peso dei miei anni 

                                                      di un vecchio

                                                 che amar non vuole

                                                      amar non sa’.

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