Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

 Mi trovo su una spiaggia avvolto nel calore inusuale del sole facedomi coccolare teneramente in questo giorno di un bizzarro febbraio. Seduto su di un tronco d’albero, trascinato qui alla deriva, dalla potenza fresca e vigorosa di un mare giovane, osservo attento  la sua forza … il suo frizzante spumeggiare,  insistente monotono lambisce il mio essere. Sono qui solo, in questo scorcio di Toscana nell’aspra maremma.  Il mio cuore la mia testa mi hanno condotto fin qui, è da qui che voglio ricominciare-  vivere,  e poi sognare,  perchè non amare sinceramente, una volta almeno  una nella mia vita. I gabbiani si tuffano sordamente nel verde smeraldo di queste acque  che  infondono serenità, vorrei che questa sensazione che  sta implodendo in me non scivolasse via sfuggendo rapida, non voglio che sia solo l’attimo di una esile illusione. I miei pensieri, rapidimante fluiscono rincorendosi nel vento. Io con la mia nikon rubo immagini alla memoria. Lacrime sul mio viso si mescolano agli schizzi impazziti dell’acqua  salmastra, sono rilassato nella mia fragilità. Il ricordo di Federica ad onde torna a salire prepotente come ancora fresca, dolorosa ferita. Vago indietro nel tempo e ripenso a come tutto iniziò .. quasi  per gioco. I nostri  viaggi insieme l’amore passionale travolgente, allegro pieno di spensieratezza, di voglia di vivere e di viverci al di fuori di tutto e da tutti oltrepassando anche i banali  schemi convenzionali,  irresistibilmente ,avidamente dritti al midollo delle nostre primordiali essenze. I mie ventanni di vita in più di lei  sembravano non esistere mi sentivo un suo coetaneo  ero  rapito dalla sua fragrante giovinezza. Insieme eravamo un corpo .. un’anima ..un unico essere. Felici e spensierati trascorrevamo momenti estasianti,  tempi belli- come ruggiada nel prato al mattino. Federica poco dopo che ci frequentavamo venne a vivere con me a casa mia.  Tutto sembrava andare per il meglio poi lo stress, la sua ambizione, il mio egoismo, i nostri vizi, presero inesorabilmente il sopravvento. Il nostro essere coppia la nostra intimità venne risucchiata da un vortice di fattori negativi tedianti:  feste, amici fasulli, eravamo intrappolati in un meccanismo senza via d’uscita , … un mondo composto dal nulla, contornati da persone false, ipocrite. Federica era una giovane fotografa specializata nel design e archittetura,  nonostante la sua giovane età vantava già collaborazioni  prestigiose, notevole quella  con Renzo Piano- guru dell’architettura contemporanea italiana. Federica amava il suo lavoro era infaticabile nello svolgerlo, ambiziosa com’ era cercava in tutto i modi di affermarsi rapidamente. Questo suo modo di fare e di porsi  risultò poi un difetto. Nella nostra vita a un certo punto si intrufolò viscidamente, silensiosamente … ma  neanche  troppo, un’estranea, infernale elemento, … chiamato cocaina. Da quando mi ero lasciato con Giulia ne facevo un uso sporadico, sniffafo qualche volta … mi serviva per non dormire, così da poter scrivere in maniera lucida e attenta anche nelle ore più tarde della notte.  Anche Federica non disdegnava “la maledetta polverina”, lei ci si inebriava e così fu che questa sostanza divenne una triste abitudine nelle nostre vite. All’ inizio tutto era un gioco un simpatico diversivo, ricevimenti, party, presentazioni dei miei libri, conferenze,  noi  belli, in tiro  o  per meglio dire, tirati gonfi di sostanza stupefacente, tanto da farci apparire sicuri, arroganti, strafottenti così  da essere alla pari con quegli stessi stronzi che frequetavano i sudetti ambienti,  personaggi pieni di boria,  famosi, conosciuti ai più, i cosidetti vip. Sniffa oggi, fallo anche domani è così che entrammo a pieno titolo  nel tunnel … e luce non ci fu più. Io e Fede arrivammo a sniffare  dai 10 ai 15 grammi di coca per sera, una quantità che potrebbe  far stramazzare al suolo un elefante uccidendolo. Acquisito che la malefica sostanza viene sottoposta a tagli con anfetamine droghe sintetiche altamente nocive,  che aggrediscono e spappolano irreversibilmente le cellule celebrali,  inoltre incidono sulla stabilità dell’ umore e tra le altre cause, danneggiano il sistema cardiaco in maniera irreversibile. Il nostro vivere era divenuto un incubo, entrambi avevamo problemi con il lavoro, i soldi iniziavano a scarseggiare … praticamente finiti … dissipati in coca e vizi vari.  Tutto uera un caos, un inferno, la casa dove si viveva era divenuta un postribolo, un porto di mare dove transitavano i personaggi più variegati e con loro le droghe più astratte. Il nostro vivere  era un arrabbattarsi faticoso … illusi che il sentimento che ci aveva unito poteva essere ancora presente in  noi … invece no … si era trasformato solo in disperazione  e coca, del nostro amore nessuna traccia. Erano rimasti solo i  litigi. Noi sconvolti in preda a raptus isterici e di astinenza ridotti a ombre di noi stessi,  andavamo in crisi … eravamo capaci di tutto: ci picchiavamo e ci coprivamo d’ insulti. Una sera ricordo che lei iniziò a dare di matto scaravendandomi  adosso l’inverosimile:  piatti, vasi di ceramica, soprammobili vari, qualunque cosa le capitasse sotto le mani … io preso dall’ ira totale, tenebrosa, afferai la tv un 40 pollici schermo piatto e la schiantai a terra frantumantola in mile pezzi.  Due pazzi!! ormai la follia era residente con noi a quell’ indirizzo, noi allo stremo,  avvolti in uno scenario dal risvolto tetro … a dir poco drammatico, eravamo posseduti completamente da  alchimie malefiche.  Ricordo le nostre uscite disperate, quando restavamo senza coca, nel cuore della notte,   ci riducevamo a frequentare i bar nei quartieri più infimi di Milano. Andavamo in viale Zara tra  viados e prostitute, perchè  sapevamo che a quell’ora della notte potevamo acquistare droga solo da loro. Non avevamo più dignità …. niente, completamente annullati … senza nessuna briciola di volontà. Il letame in cui stavamo sguazzando ci stava lentamente soffocando … uccidendoci. Nonostante tutta questa merda, noi credavamo ancora d’amarci …  assurdo ma era così … Io  amavo Federica!  si, pensavo di si,  l’amo ancora?… si, forse si … devo capire … capirmi …  capirlo. L’incubo in cui eravamo coinvolti,  Fede ed io, ebbe termine una sera, … rientrando a casa trovai Federica  nel nostro letto, faceva sesso con due uomini- uno era kaled l’ egiziano, uno dei nostri abituali pusher, l’altro non so chi fosse …  non aveva importanza, lei accortasi del mio arrivo, imbottita fin sopra ai capelli di droga e alcol, mi disse ridendo: “ciao sei arrivato, dai vieni anche tu che ci divertiamo … dai” aggiunse sniffando coca sul petto nudo e liscio dello sconusciuto .. poi  mi guardò inebetita  e non curandosi più di me si rituffò nel suo fare peccaminoso ingoiando il sesso teso di Kaled . Uscii, lasciai la stanza, la casa, nessuno se nè accorse. Rincasai solo dopo alcuni giorni, ma …nel frattempo avevo iniziato il  cammino verso la luce, … verso  una vita diversa, avevo contattato una clinica per disintossicarmi ed erano  giorni che non usavo sostanze stupefacenti e neanche bevevo alcool.  Stranamente capivo, convinto che potevo fare a meno di tutte queste immonde schifezze, che l’incatesimo s’ era spezzato. Pareva strano  innaturale ma così era!!!. Di Federica nessuna traccia, sparita, dissolta come neve al sole non riuscivo a trovarla, il suo telefono era spento, muto. Solo tempo dopo, venni a sapere che era stata coinvolta in una rissa in un locale malfamato nel hinterland lombardo e nella baruffa fù colpita da  un certo Carlos, un losco narcotrafficante brasiliano,  che con un coltello  affondò un  fendente nell’addome di Fede ferendola, non gravemente per sua fortuna. Federica ora è in una casa famiglia vicino al suo paese d’origine, i suoi familiari le stanno vicino aiutandola, è qui in toscana. Con fatica stà  cercando di risollevarsi, …di uscire fuori dal buco nero, il pozzo senza fondo dove era precipitata con me.  Da quel’ultima sera, … maledetta sera che la vidi in quello stato, non l’ ho più vista!!, sono riuscito a sentirla una sola volta al telefono…  Stà meglio … nel nostro breve colloquio,  mi disse che  era  disposta a ricominciare, che la sua vita ripartiva dove era finita, cioè da me. Ascoltai stupefatto il suo dire, rimanendo basito- mi limitai a rispoderle rincuorandola solo un banale: “vedrai, ce la farai, vedrai”. Chiusi la telefonata commosso… L’amo ancora ? … Il sole è ancora più caldo … il mare farfuglia parole che non comprendo, s’ intrecciano ai miei pensieri che corrono veloci, come antilopi in fuga, volgendo impazziti in più direzioni, penso a mia figlia, la mia Francesca che non vedo da quattro anni,  ora è una donna chissà cosa sta facendo, ora .

 Mi viene voglia di scrivere lo faccio, scrivo sul mio notes, delle frasi dirette semplici senza fronzoli. ripongo la penna,  strappo la pagina con lo scritto,  con cura la ripiego a piccoli quadretti e la infilo nella tasca dei miei jeans. Stufo di rimestare, stufo di essere statico, decido di muovermi, salgo nel mio semi fuoristrada e  riparto di nuovo sono ancora in strada nel mezzo della briosa selvaggia maremma, sono stanco ma vado.

Annunci

Commenti su: "la donna della mia vita 3° episodio dal paradiso all’inferno." (16)

  1. Ciao Nazza,sono circa le dieci del mattino e venendo un attimo al pc.ho visto che avevi pubblicato un nuovo racconto per cui eccomi qui.
    I complimenti devo e voglio farteli perchè se sei riuscito “ad angosciarmi” significa che hai la maestria di “raccontare” facendo calare il lettore nella situazione…in quella triste realtà da te così sapientemente descritta!!
    Forse a causa dell’ora mattutina o del mio stato d’animo mi sono dunque rattristata con questa lettura…forse avrei avuto bisogno di sognare…
    A presto e buona domenica.

  2. Ovvia.
    L’ho letto.
    Ma te sai che io
    m’ esprimo sul finale.
    Una cosa però
    la posso dire.
    A differenza dell’amica Franky Libe,
    la tua maestria non è riuscita per nulla
    a calarmi nella situazione.
    Ma bada bene,
    son io che non son predisposta.
    Tutto qua’.
    Buon proseguimento.

    DISTRATTA

  3. Un po triste questa volta…. ma molto bello caro Nazza!
    Se continui a scrivere sul tuo block notes ci diventi uno scrittore famoso mi caro!
    Dolce domenica amico mio.

  4. Mette angoscia leggere questa parte del tuo racconto, anche perché mi viene da pensare a chi veramente vive situazioni autodistruttive come queste e non riesce ad uscirne al contrario di quanto succede all’interprete.
    Ciao, Pat

  5. Fa riflettere questa nuova puntata del tuo racconto su come stupidamente ci si possa far fregare dalla droga, pensando di poterla controllare…in realtà poi è la droga a prendere possesso della vita, distruggendo quando di buono si è riuscito a costruire.Bello e anche d’insegnamento, bravo Naz.
    Ti auguro un buon San Valentino e una serena settimana.

  6. sai nazz..oltre che seguire te , permettimi di dirlo, seguo anche la mia donna Dis…insieme siete esilaranti!!!!
    leggo questo racconto e penso che non ti sei fatto mancare niente…dalle stelle alle stalle…
    però si vocifera che per rialzarsi spesso bisogna toccare il fondo….
    ti consiglio però di dimenticare la Fede…i rapporti rattoppati …non mi piacciono.
    Chiaramente è una mia opinione…del tutto opinabile!
    bacissimo….e se non lo sai , la Dis prende il volo..io invece son tornata proprio oggi.
    vento

  7. Il dolore di un Uomo che racconta a sé stesso la sua
    “sconfitta” nell’ Amore.
    Sconfinato il contrasto tra una natura bella ed espressiva,
    ed un Cuore confuso e desolato.

    Sempre meraviglioso il Tuo novellare
    Gina

    Ps
    leggi la mia replica che
    ti ho lasciato sul mio blog

  8. arrivo in ritardo, perchè ultimamente il tempo è tiranno e per leggerti bene bisogna soffermarsi un pò qui da te….bellissimo anche questo episodio..tieni sempre stretto il tuo notes……buon pomeriggio, un abbraccio

  9. questo- ed ha ragione Gina è la sconfitta di un uomo, ma non solo di fronte all’ amore, ma alla vita in genere la sua, almeno una parte di essa, ora si vuol rimettere in gioco puntando sui valori veri, si questo racconto forse mette un pò d’ angoscia ma il vivere non è fatto solo di belle storie purtroppo. il finale chissa’ magari sarà un pò meno triste e vi piacerà chissa’? un abbraccio nazz:::::::::::::

  10. …bello…un finale a sorpresa…speriamo!
    intanto aspetto!
    (ti ho risposto da me)
    Ciao nazz::::::::::::::
    bacio
    vento

  11. Ciao Nazz, una storia di tutti i giorni che hai voluto farci vivere con questo incalzante racconto, una storia che nell’ombra chissà quante persone vivono davvero. Fa pensare ……quanti riescono a rinascere come il tuo protagonista?Un abbraccio, Maria

  12. Questo uomo non è sconfitto, al contrario è un vincitore! è riuscito a lottare contro una dipendenza distruttiva e un amore distruttivo e si è tirato fuori da solo da tutto questo inferno! Ha preso in mano la sua vita e adesso è pronto per un nuovo viaggio, stavolta più consapevole dei propri sbagli e forse più attento nelle sue scelte future. Questo uomo che afferra il suo volante e si mette in strada è un uomo che alla fine ha trovato il coraggio di non subire più e di aprirsi alla vita, dopo tanto dolore. Anche se stanco continua ad andare, si rimette in moto e va. Chissà che su questa nuova strada non trovi qualcuno da far sedere in quel sedile vuoto accanto a sè. Io glielo auguro di tutto cuore perchè quest’uomo se lo merita.
    good luck

  13. Nella vita non vi sono mai nè vincitori per sempre, ne’ vinti per sempre…
    Mettiti in marcia, verso un nuovo avvenire.
    ..
    Ti sono vicina e ti voglio bene.

    BACIO.

  14. Felicissima di capire che si tratta prevalentemente di narrativa..
    .
    Io sto discretamente e spero arrivi il bel tempo, col sole, la Primavera e l’ Estate!!!

    Anche Angela ha ricevuto da te… e ti risponderà certamente, felicissima di averti ritrovato.

    In seguito verro’ a leggerti ed a commentarti.
    E, se mi sento, scrivero’ qualcosa pure io.
    Ti sento sempre tanto volentieri, vieni anche tu da me quando hai tempo..
    Buon we!!!!

  15. Padnout na dno může každý, ne každý dokáže vstát a málokdo dokáže vstát a jít dál. Anna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: