Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Archivio per aprile, 2011

io cammino sempre con gli ultimi

 

Uee… drogati di merda come butta oggi.Questo è il saluto quotidiano di Don Andrea Gallo agli ospiti della sua comunità  di San Benedetto al porto in Genova, di cui è il fondatore . Andrea è nato a Genova il 18 luglio del 1928. Ha scoperto la vocazione ecclesiastica  non prestissimo, –  aveva già 20 anni,quando ha deciso di prendere i voti. Prima di ciò  era imbarcato sulle navi come marinaio. Poi come lui stesso afferma  attratto  dalla vocazione ha sentito il bisogno  di cambiare flotta e salire  sulla nave di Gesù, la chiesa, appunto… Personaggio schietto, controverso, distante dagli usuali canoni imposti dal Vaticano, dove lui sostiene di non averci mai messo piede.  Anche se  in cuor suo spera di avere un’ udienza e un confronto col pontefice, ancora l’ incontro con sua Santità non è stato reso possibile per via del suo carattere,il suo modo di vedere la vita, che ha prospettive  sfacciatamente progressiste,  almeno così sono giudicate dai suoi diretti superiori clericali. Ad esempio Don gallo, è un sostenitore  dell’ uso del profilattico, considera l’ omosessualita un espressione di Dio, è un fedele assertore che il sacedozio dovrebbe essere anche femminile.  Convinto pienamente della novella di Gesù a proposito della fratellanza il Quale  sosteneva che siamo tutti fratelli e sorelle senza nessuna distinzione di sesso, colore della pelle,  preferenze sessuali. Gallo è sempre dalla parte degli umili, dei più deboli, i cosidetti ultimi . Don Andrea prima di essere prete è un uomo,  uno che non ha remore ad esporre le sue idee, il suo pensiero, fino a farlo arrivare diretto alla radice del problema. Il suo profondo credo è l’ ugualianza.   Politicamente esposto, anti berlusconiano convinto, le sue teorie  vanno oltre quelle stucchevoli della  sinistra attuale ma puntano decisamente sui valori veri che conducono poi alla giustizia, alla non sopraffazione dei basilari diritti umani  . Don Gallo non si limita a retoriche prolisse, – teologie da quattro soldi .  Un uomo un prete in prima linea che non ha maschere, pronto a recarsi nei luoghi dove sente  il suo prossimo urlare bisogno.  Visita i carcerati curandoli e ascoltandoli nell’ animo,và  nelle strade a raccogliere e sostenere ragazzi in difficoltà con problemi di droga, alcol, prostituzione. Offrendo loro un aiuto tangibile, dando loro la possibilità di avere  un posto dove stare e un occassione per recuperarsi.  E’ tra l’ altro  sostenitore attivo del movimento “NO Dal MOLIN” di Vicenza che s ‘ oppone alla costruzione di una base N.a.T.O. in veneto. Non ha nessun impedimento a sfilare con i no global, pur non condivendo la violenza che a volte insorge in alcune loro manifestazioni . Ha officiato le onoranze funubri di Fernanda Pivano, nota scrittrice genovese, che ha contribuito con le sue opere a far conoscere in America uno spaccato importante della nostra nazione. La Pivano erà una convinta assertrice  della non violenza e del rispetto dei diritti umani.Don Gallo scrittore, – il primo suo libro “Io cammino con gli ultimi” gli ha donato notorietà facendo apprezzare le sue doti narratorie, ad una vasta fetta di pubblico. Poi da quello né sono seguiti  altri, fino ad arrivare all’ ultima sua opera –   ” Sono venuto per servire non per essere servito”.Fece molto discutere Il suo gran rifiuto a non essere più scrittore della casa editrice mondadori di proprieta della fam. Berlusconi.  In una sua recente intervista Gallo ha dichiarato così, – io ho dei messaggi che bruciano chiusi nelle mani   né riconosco la parola di Dio e sento la necessità di scagliarli, poi stà a chi li raccoglie,  non bruciarsi e farne buon uso . Un giusto, un coerente,già come detto, sempre dalla parte degli ultimi . Questo è don Andrea Gallo uomo prima che Sacerdote. Una figura da prendere d’ esempio in qualche modo. 

Con la rivisitazione di questo personaggio voglio fare  a tutti voi i miei auguri di una serena e riflessiva Pasqua, che la resurrezione morale quella autentica avvolga il vostro animo.

 Auguri di cuore

                                       Zé

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un soffio per ALDA

i poeti lavorano di notte

graffiandosi l’ anima .

i poeti giocano con il loro tempo

 sboccian dal cuore le parole 

c’ impastan frasi.

i poeti lavorano di notte

 nascosti dentro una stella

bagnati dalla luna.

 i poeti amano l’ istante

arraffano alla vita

sottraggono memorie,

 non hanno

 né presente né futuro.

vivono di ricordi

di un passato, mai passato

i poeti,

scrivono di notte

 angeli rubati all’ infinito

                                            nazzareno (zè)

Ho voluto dedicare questi versi ad una grande artista…  perchè amo la sua poesia, amo la notte, amo il silenzio,  ben lungi da me,  neanche lontanamente paragonarmi a lei. Con lei condivido solo il giorno di nascita 21 marzo. Nessuna presunzione, nessuna ambizione artistica che s’ avvicini alla definizione,  di essere considerato poeta. Assolutamente niente di ciò.Qualcuno disse: quando si scrivono versi e poesie in età non propriamente adolescenziale o si è poeti o folli  o scemi . Io poeta non sono.  Purtroppo neanche adolescente!

nelle viscere dell’ eternità

Mi trovo nel vuoto di una stanza buia. Solo una sottile luce filtra dalla porta chiusa, io sono solo. Non ho pensieri, la lampadina appesa inutilmente al soffitto ciondola fulminata. Sono qui  non so cosa sto facendo, chi aspetto, se aspetto qualcuno, qualcosa, non lo so…So solo che mi trovo qui, abbandonato in questa stanza vuota, desolatamente tetra. L’ unica finestra oscurata non s’ apre, nonostante provi a farlo con forsennato impegno i miei tentativi risultano comunque vani. Non avverto preouccupazione,  né agitazione, solo confusione, sì, questo sì. Non posso andar via, sono prigioniero di non so chi o cosa, mi sento intrappolato nel fitto del buio avvolgente che non rende giustizia  ai miei occhi. L’ unico pensiero che vegeta nel mio cervello è: perché mi trovo qui? che cosa ci faccio? Perché? Provo ad uscire dalla porta – be’  forse è la soluzione logica, sono entrato sicuramente da lì. Provo ad aprirla ma niente,  la chiave gira a vuoto nel cilindro, cazzo! Ma che incantesimo è? Che storia è? Che film è? E’ un sogno? Forse un incubo…dove sono? Domande su domande che mi pongo inutilmente… perché non ho risposte.  Nessuno me le può dare. No, nessuno!  Ad un tratto un boato assurdo, imponente si trasforma in un fragore di vetri che brillano nell’oscurità frantumandosi. Ne scorgo appena i lineamenti. Le oscillazioni nei dettagli . Una figura esile appare: in contrapposizione infrangendo il pesto dell antelucano. Una donna bionda, pallida. Tristemente bianca, candida, come  la lunga veste che indossa. Il cuore sobbalza all’ improvviso, il mio cervello  inizia a battere come un martello pneumatico. Cosa sta succedendo? Chi è questa figura? Cosa vuole da me? Glielo urlo! Lei per tutta risposta rimane impassibile sorridendo. Per un attimo la stanza s’ illumina, prende vita, forma, s’ anima, per poi ritonfare nel buio assoluto. Io paralizzato osservo il  profilo della donna piovuta dal nulla, da chissà quale dove. Lei  mi si evidenzia ancora distintamente esile, troppo esile,  troppo pallida. Il mio animo riverente s’ inchina oscurato dalla sconvolgente bellezza che sgorga dal suo viso. Emozionato, incantato ora tremo percosso dalla paura. Lei di rimando mi scruta rimanendo espressivamente muta, non proferisce parola, la sua bocca non emette alcun suono. All’ improvviso la mia mente sconfina rapida oltre il muro del nulla, la mia anima s’ angoscia ancor di più, i miei occhi vedono quello che  credono di non vedere, il cuore spinge più forte, alto, puntando diretto alla gola. Improvvisamente esausto, statico mormoro un debole – chi sei? Non odo arrivare nessuna risposta, l’ unica è  nuovamente il suo sorriso. Per poco tornano a  fiorire i colori che si dissolvono immediatamente, in sintonia col chiudersi della sue labbra.  Nessun fremito, nessun rumore spezza l’assurdo silenzio. Ora barcollo. Le movenze sono decisamente impacciate, istintivamente stringo i pugni delle mani in una vana difesa contro un nemico ipotetico. Niente si muove. Dal vuoto d’ incanto una leggera nenia spezza  l’assurdo del tempo allentando il mio terrore. Una musica piatta, monotona, senza suono, senza accordi,  alcuna melodia stritola il mio malessere. Era più appagante, sostengo in me, quel maledetto oblio.  Di schianto irrompe una voce tenebrosa, possente, autoritaria che si configura istantaneamente in un essere enorme e nero come la pece. I suoi occhi, solo i suoi occhi brillano di una luce strana, violenta alla quale è impossibile sottrarsi. Ne traggo nitidamente la sagoma di un uomo, alto, corpulento, vestito di inchiostro lucido. Nel suo dire la sua voce recita solenne – IO SONO IL TUO PADRONE !  TU MI OBBEDIRAI ! TU SARAI IL MIO SCHIAVO ! IL MIO SERVO ! IO SONO IL TUO DESTINO ! E tu non puoi nulla contro di me.  Poi più nessun accordo, nessuna gestualità…Lo sconosciuto dopo interminabili attimi riprende il suo monologo apostrofando – Non potrai mai e poi mai fermare il mio incedere, il mio imperversare. Io sono il custode, la guida della tua misera vita. CHE TI SIA CHIARO ! ORA E  PER SEMPRE ! – Di colpo si rivolge alla fragile figura di donna  cosiì dicendole – Leila  svolgi il tuo compito ora, adesso – e termina la frase con una risata sguaiata, orrida. La donna si denuda della sua leggera veste, si avvicina a me sorridendo, questa volta luce non è. Sento le sue mani che mi toccano e che sprigionano calore, i miei occhi inziano a viaggiare rapidi in immagini mai viste, che scorrono ora veloci ora lente. Mi fanno percorrere luoghi, città, oceani, cime innevate, apocalissi, tempeste, guerre, miserie, carestie, naufragi, uomini vivi, defunti, donne che ho amato, che ho finto d’amare, che ho disprezzato, che non ho compreso, donne; io bambino, io vecchio, i miei genitori, le vergogne dell’ umanità, i naufragi di poveri umani in balia delle ingiustizie, i potenti con  i loro giochi ingordi; il Male, il Bene, l’ Amore, il Disprezzo.  Sento avvampare il fuoco che  brucia dentro e fuori dal mio corpo. La  mente è ghiacciata, invasa da fitte metalliche, lancinanti. Intuisco ora il corpo nudo di Leila che si aggroviglia al mio, le sue mani che trafficano nel mio torace manipolando il mio cuore, spostandolo a suo piacimento, estraendolo dall’ involucro, fino quasi a mangiarlo. Scopro di essere nudo, colui che si è definito il Destino, il mio padrone, ora anche lui è a contatto con me, ignudo, vestito di sola carne. Il suo sesso enorme, duro sbatte contro il mio, non capisco…sono folle. Sono devastato. Che cosa  sta accadendo?

….acqua ora, solo acqua….

All’ improvviso mi vedo pregare davanti alla mia tomba, che piango o forse rido. Non so, non riconosco il mio stato d’animo…..SONO MORTO…….

Ancora acqua, acqua infinita. 

Un pianto, un urlo, un vagito. Sangue,  luce

…e sia così…Vita sia.

lentamente va

vorrei riamaner solo si.

lasciatemi da solo..

vorrei udir cantar le stelle

vorrei un bacio dalla luna

in un arco di melodie

il cigno  da voce al suo ultimo canto

e lentamente stanco va

affossandosi nella palude della vita

ed ora lasciatemi da… solo .

composta in un altro periodo. mi piaceva pubblicarla .

come acqua fresca.

come il mare ascolta il suo dire

io ascolto il battito lento del mio essere

torno da un viaggio estremo faticoso

disunito,ferito,

indurito nella pelle .

il sorriso spento bruciato,

  nelle nere viscere dell’ animo.

rumor all’ improvviso odo teso

 acqua fresca, limpida,sgorga

 sorgente, tu vita.

 brilli nei riflessi del cielo terso

  respiro, torno a vivere

mi disseto di te avidamente

senza limite,

 ora  luce finalmente

 filtra sparsa

 nel mio agitato vivere.

derubato non mi rassegno

fuggo alla solitudine,trafiggo io il dolore

  gioisco all’alba

 che raggiante

s’ affacccia agli occhi miei

ora fervidi di nuovo vestiti.

spudoratamente non mi arrendo

                       no

      vivo e ancora vivo

ancor di più

 mai sazio di te.

col  cuore nel cuore

         ancora

acqua fresca berrò

nel giorno che verrà.

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