Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Parcheggiata la piccola vettura nel piazzale davanti la chiesa, Fernanda assicuratasi che sia frenata, scende chiudendola a chiave. Avvilita a piccoli passi s’incammina sul selciato breccioso introducendosi nel cuore del parco che dalla collina domina la città. Tramortita cammina nell’isolato sconforto, nel mezzo del viottolo s’imbatte in un ramo spezzato, l’ osserva e pensa che da tempo si vede così, un inutile cosa morta, si china e lo raccoglie. Schiumando rabbia prosegue nell’andare strusciandolo rumorosamente contro il muro della fortezza d’epoca romana guardiana austera del misurato spazio verde. Si siede su una panchina, la più isolata di tutte, il sole è  splendente e alto nel cielo,  il mattino si scalda dolcemente. Il parco a quell’ora è poco frequentato, infatti non c’è quasi nessuno.  Il suo sguardo si sofferma in un angolo seminascosto dalla vegetazione, due ragazzini si regalano effusioni d’amore molto probabilmente hanno bigiato la scuola, preferendo le tenerezze ai noiosi libri di testo. I due innamorati in erba catturano l’attenzione della donna. Lei: minuta, carina,un visino d’angelo. Lui: alto, magro, un volto molto particolare, tratti decisi e marcati, da farlo sembrare più grande di quello che in realtà dovrebbe essere. Decisamente un bel ragazzo.
Fernanda li osserva con affetto, pensando a quando nello stesso posto molti anni fa veniva col suo Mario. I ricordi iniziano a vagare bradi disperdendosi nelle praterie della memoria e lasciano spazio a nostalgiche malinconie che interrompono per qualche attimo il flusso negativo e asfissiante che le sta stritolando il cervello.
Si rivede innamorata, giovane e bella. Ricorda il matrimonio, la nascita di Cinzia, quella di Mauro, il secondogenito. Riaffiorano le gite al mare con i bimbi ancora piccoli, le interminabili partite a scopone con i suoceri, lei sempre in coppia con suo marito, tempi sereni dove la vita scorreva onesta, si andava avanti con fatica e qualche  sacrificio utile a non far mancare nulla a loro, ma soprattutto ai propri figli. Un giorno qualcosa mutò, un fulmine a ciel sereno, un dramma si abbatté sulla famiglia, la malattia di Mario. I frequenti ricoveri ospedalieri, le notti insonni al suo fianco, dove si adoperava cercando di alleviare il dolore del povero marito, la paura di perderlo, poi finalmente la tanto aspettata cura e la speranza di ritrovare la serenità. Invece no, non fu così. Lei perse il lavoro, la fabbrica chiuse, Mario nonostante le tante terapie sperimentate non riesce a guarire completamente. L’entrate economiche diminuiscono, Fernanda ingaggia una stregua lotta contro il destino avverso, non si arrende, si batte coraggiosa e cerca di mantenere inalterati gli equilibri,  ciò la spinge a provarle tutte. Si adopera in svariati lavori: domestica, badante, facchina presso il mercato ortofrutticolo, tutto è inutile i soldi non bastano e il bilancio familiare fatica a quadrare. Lentamente a furia di vederle un po’ sparse dappertutto si lascia coinvolgere, soprattutto perché attratta da qualche piccola vincita iniziale, s’illude fino a rimanere intrappolata nella rete dell’effimero  gioco d’azzardo, le maledette slot machines. Droga legale confezionata a misura per poveri cristi.

Senza rendersene conto è precipitata in fondo al baratro.

A cinquantacinque anni è sola a combattere una battaglia già persa in partenza, non ha la forza di reagire e il piatto piange drammaticamente. La situazione economica è divenuta ingestibile, ha contratto debiti con chiunque, circa ventimila euro, davvero troppi, inoltre è rimasta indietro  di quattro rate del mutuo della casa, rischia che la banca inoltri una vertenza legale fino ad arrivare al pignoramento del bene immobiliare. Non per ultima la responsabilità di mantenere il segreto della sua insana debolezza e dei tanti debiti contratti. In famiglia nessuno sa e deve sapere.

Ogni mattina un pensiero sovrasta le altre incombenze “oggi lo sento sarà il mio giorno fortunato sicuramente andrà bene” e come una drogata s’infila nella prima sala slot le capiti a tiro, inizia a giocare fino allo sfinimento, ostinatamente alla ricerca del colpo buono. Inutile, non le va mai bene. Oggi ha perso di nuovo e non ha neanche i soldi per fare la spesa, la sua dispensa è squallidamente vuota. Nel vento tiepido di maggio le lacrime iniziano a sgorgare nuovamente dal verde acuto dei suoi occhi, i pensieri tornano ad essere cupi, lancinanti come lame affilate infieriscono. Fitte di dolore flagellano il cuore, Fernanda è una donna nel pieno di una crisi di nervi, gravemente disperata.
Una voce suadente e ben impostata spezza quella tempesta di disgraziati accordi negativi.
” Buongiorno  signora, scusi se la disturbo, ma lei sta piangendo? Si sente male? Posso esserle utile in qualche modo? ”  Fernanda scostandosi i capelli rossastri dagli occhi, alza lo sguardo dal vuoto. Di fronte a se vede un uomo, un viso mai visto prima. Immediata nota i lineamenti gentili del volto conditi da un elegante sorriso. L’azzurro lucido della camicia riflette nell’argento dei capelli. Tutto ciò influisce positivamente e il suo interesse per lo sconosciuto sorge istantaneo. Imbarazzata, con un filo di voce asciugandosi col dorso di una mano le lacrime, risponde al buongiorno. L’uomo si presenta in modi distinti ” piacere mi chiamo Alfonso, se gradisce un po’ di compagnia, tanto per passare del tempo e scambiare quattro parole ne sarei molto lieto. Fernanda tacendo acconsente spostandosi su di un lato della panchina e lo invita a sedersi. L’uomo inizia a chiacchierare in maniera cortese e racconta di lui; Ha settantatre anni, ha lavorato in banca per trentasette, ora è in pensione, vedovo da due anni, due figli grandi, ma purtroppo lontani, vivono in altre città, anche lui è nonno di tre bei nipotini, vive solo. La conversazione è placida, scorrevole, Fernanda capisce di essere a suo agio e si lascia andare a confidenze, atteggiamento a lei inusuale, essendo una donna dal carattere assai introverso, piano piano inizia a fidarsi dell’uomo sconosciuto fino a pochi attimi prima. Parla della sua miserevole vita della malattia che ha colpito il marito, della sua adorata nipotina, fino a liberarsi dello snervante nodo, confessa il suo segreto, la maledizione che l’affligge. Alfonso l’ascolta, la rincuora le rivolge parole garbate, elargisce consigli e offre spunti per possibili soluzioni. Fernanda tracima ancora in lacrime, stavolta è un pianto liberatorio. L’uomo prende un fazzoletto pulito dalla sua tasca e delicatamente le asciuga le lacrime dal viso. Lei è sopraffatta da una positiva sensazione, sente di poter contare su quest’ uomo appena conosciuto, si sente protetta, compresa, non è più sola,  sollevata come non le succedeva da tempo.
Alfonso le propone una passeggiata nelle vicinanze del parco, ora frequentato, altre persone lo stanno popolando per lo più anziani. La donna acconsente alla richiesta del suo nuovo amico, s’incamminano continuando a colloquiare amabilmente. Giunti davanti a un boschetto, Alfonso all’improvviso arresta l’ incedere e la prende per mano, confusa lo lascia fare, immediato un guizzo di disagio l’assale.

Lui con noncuranza le dice ” ascolta Fernanda, un piccolo aiuto per risolvere parte dei tuoi problemi te lo posso dare.” Lei è allibita e rimane sospesa nel dubbio, annusa che qualcosa stona, poi facendosi coraggio gli chiede a cosa si riferisce, di quale aiuto sta parlando. Lui sorridendo malignamente le risponde  ” sai… sono vedovo… sono avanti con l’età, ma sono pur sempre un uomo e ho le mie esigenze… non so se capisci….. forse potresti essere cosi gentile da aiutarmi in questa necessità, ovviamente ti do dei soldi così magari ci puoi fare la spesa.” Queste parole risuonano nell’aria come un tuono in una notte di tempesta squarciandosi nel fragile animo di Fernanda come lupi feroci azzannano la preda. Uno shock, il mondo per l’ennesima volta le crolla addosso, un pensiero la inchioda  “sono la solita cretina, come ho fatto a fidarmi di uno che non ho visto mai?” In fretta metabolizza la richiesta e senza proferire sillaba volge le spalle all’adescatore invertendo la direzione, allunga il passo rapidamente prendendo le distanze. L’uomo rimasto fermo, le urla con rabbia ” vai, vai, voglio proprio vedere cosa gli cucini oggi a tuo marito”. Fernanda viene folgorata da quella frase urlata spavaldamente e arresta il suo fuggire, senza ripensamenti torna indietro s’avvicina a quello che pensava fosse un amico, lo guarda diretto negli occhi e nota i lineamenti fin allora dolci svanire nel vuoto, si è trasformato, imbruttito, in lui emerge un’ altra persona, un mostro bavoso. Prendendo coraggio si rivolge all’uomo, ” dimmi che ti devo fare ”
Alfonso trionfante abbozza un sorriso maligno e gesticolando con le mani le fa capire in maniera esaustiva cosa vuole.
Fernanda arresa acconsente chiedendo quanto soldi avrebbe ricevuto in cambio del favore sessuale. Il finto amico le risponde con tono fermo, “trenta euro”  senza aspettare risposta s’ inoltra nei meandri della folta vegetazione. Fernanda lo segue.
In un punto appartato lontano da occhi indiscreti Alfonso si slaccia la cintura, si sbottona i pantaloni facendoli scivolare fino alle caviglie, abbassa gli slip tirando fuori il pene anche se non eretto appare di grosse dimensioni.

Fernanda sapendo bene qual’ è il suo compito si china, chiude gli occhi e fa quello cui un solo uomo ne è stato beneficiato e per giunta sporadiche volte, suo marito.

Il pene di Alfonso fatica ad erigersi e quando succede lo è solo per pochi secondi, un fiotto caldo e appiccicoso inonda la gola della donna che schifata rigetta subito a terra il biancastro liquido, si pulisce la bocca alla meglio e a testa bassa  senza più  guardare l’ uomo in volto prende il compenso promesso e si dilegua con passo svelto. Trattiene il pianto schifandosi di se stessa, pensa di essere caduta veramente in basso, il fondo ora  è davvero perforato.

Mentre sta uscendo dalla macchia boschiva s’ imbatte in un altro uomo dal fisico tozzo e la testa calva. Quest’ultimo le sorride ironico e quasi sbarrandogli la via senza mezzi termini sentenzia, ” ti ho visto sai? Lo succhiavi con gusto, ti è piaciuto, eccome ti è piaciuto. Sei una gran bella puttana, ho visto anche quando hai preso i soldi, lo fai per lavoro vero? Fallo anche a me lo stesso servizio, dai! Ti pago bene.”

Fernanda non ragiona più è sconfitta e d’impulso risponde “va bene, però facciamo presto, non perdiamo tempo, dammi subito i soldi e tiralo fuori, qui, subito! L’uomo non si fa pregare e esegue. Fernanda si china ancora e lo prende in bocca, un gusto orrido le invade la gola, è disgustata, un odore nauseabondo la soffoca. Il tipo puzza da far schifo, oramai senza più alcun amor proprio ne forma di pudore espleta il ripugnante atto. L’individuo oltre ad essere sporco è anche molto volgare, inveisce contro Fernanda offendendola senza alcun ritegno, con la mano le spinge la testa con violenza fino a farglielo ingoiare tutto. Finalmente dopo breve, il rozzo essere appaga il suo istinto animale spruzzando in gola un enorme quantità di sperma. Fernanda si sente morire e svelta sputa il liquido. Si aggiusta alla buona gli abiti e si mette a correre scappando il più lontano possibile da quel posto maledetto e soprattutto da quegli uomini depravati e schifosi.

E’ in macchina, non ha più lacrime, l’ultimo briciolo di considerazione per se stessa evaporato, liquefatto nel bosco. Giunge al bar di Giorgio, si è ricordata che non aveva pagato la ricarica telefonica, non si può permettere altre brutte figure con il barista. Prima di scendere dalla macchina fa un giuramento a se stessa, quello di  non spendere più un solo euro per le slot, né oggi né in futuro. Mai più.
Entra nel bar, paga il debito, quando se ne sta per andare rimane stregata, le sirene cantano ancora, dalla sala slot giungono le solite musiche ammaliatrici. L’attenzione di Fernanda e catturata, non resiste al flusso magnetico. L’insolente richiamo la stordisce, consapevole senza più nessun controllo oramai dominata e priva di volontà per l’ennesima volta si lascia condurre davanti alla solita macchina cambia soldi, inserisce una banconota, il maledetto rumore metallico ghignando riecheggia beffardo. Fernanda raccoglie le monete dal fondo, solito sgabello, solito video poker, galline, campane, uova…una lacrima si frigge sul piano di lamiera e sancisce il tramonto della dignità, se vogliamo della vita stessa. Altro giro, altra corsa. Buio.

GAME – OVER.

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Commenti su: "“GAME OVER” ultimo episodio" (22)

  1. silvia in fondo al cuore ha detto:

    Mamma mia……il pensare di arrivare a questo punto per il gioco……sembra impossibile eppure purtroppo è una realtà. Buona serata Naz, un abbraccio!

  2. Speravo nel lieto fine non lo nego, ma sarebbe stato troppo bello e troppo facile, mentre invece questo finale fa ben capire in quale baratro finiscono le persone che imboccano questo tunnel maledetto…
    Non riesco ad aggiungere altro, non serve aggiungere altro…
    Pat

  3. purtropppo queste storie esistono davvero magari qui ho marcato un pò esasperando il concetto. in giro cè anche di peggio credetemi io conosco persone che ci hanno perso lavoro famiglia. altri che sono dovuti ricorrere a visite mediche curandosi. il gioco d’ azzardo sotto ogni sua forma è veramente una gran brutta bestia. ciao silvia ciao Pat.

  4. triste davvero molto triste …..giro vizioso, è una droga anche il gioco….e anche qui tutto diventa lecito per pagarsi la dose 😦

  5. dico la verità… ho rinunciato a leggere il primo, perchè mi ha messo paura per la lunghezza… ma mi sa che una sera dovrò mettermi giù e leggerli entrambi… anche perchè l’argomento ha a che fare col mio lavoro…
    promesso Nazzareno! 😛

  6. Simona ha detto:

    Un racconto triste.. come chi vive certe realtà..
    Una serena giornata Nazzareno, ti lascio un sorriso:)

  7. si ….il gioco è come la droga stessi effetti cadi in un baratro che non riesci piu uscirne…..cmq bel racconto .

    e si mi chiamo cosi ..diciamo se non propio paradiso qualcosa che ci assomigli …..anche perchè …. comè il paradiso ?
    cmq grazie dei tuoi passaggi e buona giornata

  8. Buongiorno Nazzareno, un racconto che lascia
    l’amarezza di un destino meschino e triste dentro
    il lettore.
    La poverina oltre ad essere schiava del gioco è stata
    messa in ginocchio dalla vita anche nel modo più
    spregevole e disumano.

    Sei davvero bravo Amico
    Una bella giornata per Te
    Gina

  9. molto significativo questo racconto, un baratro sempre più profondo per la debolezza di questa donna che si annulla totalmente nel suo vizio. Fa riflettere……Un abbraccio , Maria.

  10. Buongiorno Nazzareno, grazie per il passaggio e buona giornata a te…
    Ho letto questo racconto tutto d’un fiato, sei davvero bravo…
    purtroppo queste storie esistono davvero, il gioco d’azzardo è una brutta bestia… una droga…un baratro senza fine…una fortuna pper chi riesce ad uscirne…
    Devo dire la verità anch’io speravo in in lieto fine…
    un sorriso per te!!!!

  11. …già speravo anch’io in un lieto fine..o quantomeno in un raggio di speranza…
    Abbandonarsi così….in una perfetta strada senza via d’uscita…

    Bravo NazZ, hai espresso benissimo anche quello che più sembrare volgare…
    ..quasi quasi mi stai simpatico!!!
    Ciao ciospo….ma la prossima volta scrivi qualcosa di più allegro…è già dura così….

  12. Speravo in un lieto fine…..invece….
    La storia che hai raccontato fa riflettere molto…come ci si può annullare in un vizio così non lo capirò mai….
    Buon pomeriggio Nazz

  13. Anch’io speravo in un lieto fine..purtroppo il gioco è una malattia..e le malattie non si curano con le speranze.
    Mi hai messo una tristezza addosso Nazz…perchè il tuo racconto non è una favola.
    Un abbraccio
    Vera

  14. non volevevo mettervi tristezza, solamente porre in evidenza un problema che coinvolge molte persone, dove lo stato specula senza alcun ritegno. certo stà a noi saperci controllare, non siamo tutti come fernanda ,comunque questo del gioco d’ azzardo, visto in tutte le sue forme, è un cancro serio dei nostri temp.i no cara Vera questa storia non è una favola. vi prometto che nel prossimo racconto ci sarà un lieto fine grazie dei vostri commenti e delle vostre gradite visite a presto nazzareno un abbraccio grande a voi

  15. triste constatare come il vizio può rovinarti, ma ancora più triste verificare come alcuni siano pronti ad approfittare delle debolezze e delle disgrazie altrui, come schifosi avvoltoi.
    Una buona giornata’ Nazz.. Un abbraccio
    Loredana

  16. Speravo in un lieto fine ma purtroppo la realtà spesso non lo è…molto bello questo racconto caro Nazz, hai evidenziato una piaga del nostro tempo con crudo e sincero realismo. Buona giornata e un abbraccio!

  17. Spero non sia una storia vera, però è molto verosimile, e triste.
    Un abbraccio, caro Nazz, si, sto bene, e tu, caro?

  18. bene. ciao harielle. non è vera ma quasi. un altro dei tanti risvolti tristi che costella la vita. ciao Dona ciao Loredana un bacio a voi

  19. ….gao bellino!!!
    ma dove sei?
    a giocà anche te , dillo!
    Buon 2 giugno …rasserenati….godi la settimana breve di festa..e poi riparti alla grande…
    si fa così…testa alta e cervello fino!
    comprì?

    vento
    🙂

  20. Non e’ berlusconi notte….Naz sei forte!!!! Ovviamente da te non puo’ venire una cosa del genere…perche’ capisci!!!! Ciao amico mio….sei faorte, Naz (anche per le cose che leggo da te…..).

    Marghian

  21. Così va anche la vita, ci sono tristissime realtà. Il vizio e poi il bisogno di mantenerlo porta le persone a fare gesti che non si sarebbero mai aspettate di compiere. Purtroppo ci sono cose in cui non possiamo fare moltissimo anche se si interviene con consigli e aiuti si può fare ben poco se non cè la volontà della persona in questione di smettere definitivamente. Questo vale per la droga, l’alcolismo e naturalmente il gioco che è peggio di una droga. Noi siamo protagonisti delle nostre scelte e la nostra buona volontà ci può salvare. Spesso i genitori i parenti e gli amici che se ne accorgono fanno di tutto per aiutare ma sono più le volte che si resta con l’amaro in bocca che le volte che si raggiungono gli obbiettivi prefissati. Bello e crudo questo racconto caro Nazz ragion per cui non ci sono solo belle favole da scrivere e da leggere. Un bacione amico mio.

  22. .Un tuo dono poetico ai lettori di LucaniArt..Da Nel lusso e nell incuria- .Prima parte- La madia di Maya- inedito.Sono nata dentro il vol t o di mia madre.sono cresciuta dentro un v u oto di esistenza.me ne stavo distesa tra gli oscuri.movimenti delle labbra.dove la notte inven t a la parola.nel latte me ne stavo rinchiusa.in uno dei suoi insostenibili silenzi.ero un alito del suo respiro.acce s so di ali e zampe di uccelli.tempo che lei ha soffiato in me.dal suo al mio sangue..Ora sto per strada.dentro la pietra di ogni cosa.pietraparola focaia.senza posizione.composta e traguardata.da organi e sensi.dentro questo mio oscuro universo.di circuiti affetti.da paura e fantasmi che mi navigano in corpo.senza essere che sangue.una sequenza inesausta di battute voci.di un sole che si accende e si spegne.i n f e s t a di passioni..Ombre solo figure.un movimento in cui mi perdo..fernanda ferraresso. intervista a cura di Maria Pina Ciancio esclusivamente per il sito internernet LucaniArt Magazine ..

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