Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

UN POMERIGGIO AL FIUME


Tonino e Carlo amici fin dall’infanzia, dopo aver pranzato velocemente nelle loro rispettive case si dovevano incontrare in piazzetta. Erano d’accordo per andare al fiume. La scuola era finita da qualche giorno, le agognate vacanze estive iniziate, forse erano riusciti ad essere promossi in seconda media. Purtroppo gli esiti degli scrutini resi noti qualche giorno dopo decretarano l’amara sentenza: Carlo due materie da recuperare, matematica ed inglese,Toni una, italiano. Successivamente all’esame riparatore di settembre entrambi promossi. Il sole illuminava il cielo terso, scaldando quella giornata di metà giugno, Tonino appena vide Carlo sbucare da una viuzza adiacente allo spiazzo gli urlò:”hai preso le buste di plastica”? “Si” rispose l’amico. Dopo essere scesi dal ripido viottolo giunsero sulla pietrosa sponda del corso d’acqua che mansueto scorreva. Decisero di percorrere il sentiero più lungo, che snodava sulla sinistra. La folta vegetazione rendeva difficoltosa la marcia, arrivarono al “bagno uno”, gli slarghi e le rientranze balneabili del fiume, i ragazzi che lo frequentavano le chiamavamo così, anche conche o pozze, comunque tutti venivano numerati.Il bagno tre già a quell’ora era affollato. C’era la comitiva di Porta Romana quella di Gianni detto il “Roscio”soprannominato così per via del colore dei suoi capelli. Tonino e Carlo non nutrivano molta simpatia per quella banda soprattutto per il “Roscio”, l’incontro fu condito di sfottò e qualche battuta sarcastica, dopo essersi scambiati anche un paio di vaffanculo proseguerirono nella loro direzione allontanandosi dalla comitiva e dal bagno. Il numero quattro detto anche “bagno lungo” era sempre deserto,perchè l’acqua in quel tratto era poco profonda non agevolava il nuoto. Al “cinque” soprannominato la “conca” tre ragazzini, avranno avuto al massimo dieci anni, mai visti prima d’ora sguazzavano felici, ridendo scherzando tra loro, contenti salutarono i due che snobbandoli non risposero tirando avanti. Tonino e Carlo quel luogo lo consideravano un pò il loro regno. Essere al fiume per i ragazzi era pura magia, lì imparavano a nuotare, si divertivano in compagnia allestendo capanne, facendole divenire delle vere e proprie abitazioni tanto erano accorti nel costruirle, ci trascorrevano molto tempo, giocando a carte, parlando, ridendo raccontandosi barzellette. In quei capanni le prime sigarette fumate di nascosto,le prime masturbazioni. Il fiume teatro affascinante, custode discreto dei loro segreti. Chi non era assiduo nel fiume era definito sgradito intruso. Dopo aver scarpinato sul fondo scosceso dell’ argine arrivarano a destinazione, il bagno sette, il più piccolo, per questo detto “la pozza”. Quel punto era costellato da enormi massi, alcuni di loro superavano i due metri d’altezza, ideali per tuffarsi. In un lampo si spogliarono tolsero anche le mutande per non bagnarle, cosi facendo le loro madri non si sarebbero accorte della loro disubbidienza, essendo contrarie che i propri figli frequntassero il fiume, ritenendolo un luogo pericoloso per la loro incolumità. Per gli habitué stare al fiume nudi era cosa normale. Tonino agile dal fisico asciutto immediatamente s’arrampicò su un grosso masso il più alto, tuffandosi nel piccolo specchio riflesso di color verde muschio, l’acqua in quel punto era molto profonda, perfetta per quel tipo d’esercizio. Carlo scelse uno scoglio più basso seguendolo nel movimento, il suo impatto con l’acqua fu goffo, Toni era molto più bravo del suo amico. In poco tempo avevano eseguito decine di tuffi, decisero di fare una pausa per non stancarsi troppo, riposandosi nella spiaggetta antistante, fumarono una sigaretta in comune, Carlo l’aveva “rubata” a casa dal pacchetto del padre, una M.S. Nel frattempo, non troppo lontano, udirono un vociare, urla assordanti, presto divennerò sempre più forti fino a meterializzarsi, era la banda di “via Verdi”, ragazzi quasi adulti un pò scapestrati. Franco detto tarzanitte per via del possente fisico, aveva modi selvaggi, bucolicamente spavaldi, inveii subito contro i due urlandogli:”Cosa ci fate qui mocciosi? lo sapete non ci potete stare! QUESTO BAGNO E’ NOSTRO”. Tonino lo conosceva bene, garbatamente gli disse: “dai Franco noi abbiamo finito, non vi diamo fastidio, stiamo qui tranquilli guardiamo solo”. Guido un altro componente della banda rivolgendosi sempre a Franco disse: “lasciali stare che fastidio ti danno”? Tarzanitte bestemmiò, si spogliò nudo e come una scimmia volteggiò rapido sopra al masso più alto, in un baleno schizzò in acqua tentando mal riuscendoci una piroetta nell’aria tonfando in acqua sortì un gran rumore, riemerse ridendo come un matto, era proprio uno sciroccato totale. Gli altri ragazzi lo seguirono tuffandosi a loro volta, poi per ultimo Adriano, dallo scoglio staccò puntando alto al cielo, piegandosi a squadra a 90 gradi, a pochi centimetri dal pelo dell’acqua si distese con eleganza, entrò diritto come un fuso, neanche uno schizzo, perfetto. Vederlo era uno spettacolo, veramente bravo. Dopo un pò i due amici salutarano la strampalata compagnia, inoltrandosi fino ad arrivare in un minuscolo bagno, il fiume irrequieto saltava sulle roccie formando delle cascatelle, entrarano in acqua, Carlo ad alta voce chiese a Tonino “quello va bene”? indicando un grosso masso che affiorava imponente, l’amico annuendo disse: “tu mettiti all’estremità di fronte a quella buca, io entro da quest’altra parte, cerca di fare più baccano possibile”. ‘Immergendosi tutto nell’acqua gelata, testa compresa, scomparse sotto il macigno. Carlo fece lo stesso, la cavità della grossa pietra brulicava di pesci: trote, triotti, carpe, barbi. Carlo dimenticandosi di essere immerso, rise per la gioia, nel vedere tutto quel ben di Dio, inghiottendo parecchio liquido, l’acqua fiumana in quei tempi non era inquinata, certo berla non era il massimo della vita, oggi sarebbe letale. Carlo iniziò a battere le mani, spostava sassi, producendo nel torrente un gran fracasso, i pesci terrorizzati dal rumore scapparano tutti nella direzione di Toni, che rapidissimo con le mani iniziò ad agguantarli prendendoli per la testa o per la coda, una volta presi lì scaraventava sulla spiaggia adiacente, in pochi istanti nè catturò molti. Soddisfatti della pesca esausti smisero. Una volta sulla sponda contarono il prezioso bottino, dodici pesci, bel risultato, otto erano trote, tutte belle grosse, il pesce più buono da mangiare, una addirittura era della specie iridea, definita cosi per via delle striscie color argento, rosa, azzurro che gli ornano i fianchi, l’esemplare superava sicuramente il chilo. Si asciugarono, si vestirono, a ritroso fecero lo stesso percorso dell’andata. Doveva essere molto tardi, il sole stanco si andava a nascondere dietro le colline. Il fiume s’era svuotato, s’udiva solo il gracchiare fastidioso delle rane, non c’era anima viva, ad eccezione di Nicola, un uomo di circa trent’anni, detto lo “spostato” per i suoi modi burberi e strani. Stava tirando sassi piatti, facendoli rimbalzare a pelo d’acqua, era bravissimo in questo. Con la coda degli occhi i ragazzi guardarano un sasso tirato dall’uomo, non smetteva mai di rimbalzare contarono tredici saltelli un vero record. Percorsa con fatica la salita, giunsero in strada erano ancora a torso nudo, sudati per lo sforzo fatto, si rinfilarono le magliette. Chiesero l’ora ad un passante, “perdinci”! erano quasi le sette, – stasera a casa – commentarano tra loro -sarà dura, sai i ceffoni-. Inpavidi non curanti della tarda ora si fermarono all’osteria di Milio, rovistarano nelle loro tasche, Carlo aveva cinquanta lire, setttanta Tonino, non sufficienti per acquistare due bicchieri di spuma che costavano cento lire l’uno. Rivolegendosi all’ oste dissero: “Milio per favore ci dai centoventi lire di spuma”? Lui sorridendo sornione rispose:”che avete in quella busta? trote”? “si” disse Tonino “va bè, datemene una e stiamo pari, regolare no”? “come no” risposero all’unisono i ragazzi, dandogli la trota più piccola. Bevvero con gusto la spuma fresca,spartirono il pescato, salutandosi si dettero appuntamento per l’indomani, avviandosi verso casa soddisfatti per il bel pomeriggio trascorso al fiume.

Sono tornato nella mia città natale dopo molto tempo, per portare un fiore sulla tomba dei miei genitori. Per caso mi trovo a percorrere i luoghi della mia infanzia, passo davanti all’osteria di Milio, ora cè una sala giochi, vengo assalito dai ricordi: La spuma bevuta, le avventure, le pescate al fiume, Tonino e gli altri amici. Pensando tutto ciò arrivo all’imbocco del sentiero che porta al fiume, scendo dalla macchina, vedo che è quasi scomparso, ricoperto da erbacce, noto quel luogo divenuto una discarica, rottami e calcinacci, uno schifo. Che tristezza. Quanta nostalgia di quei tempi… bastava così poco per essere felici. Anche oggi è una giornata di metà giugno, fà caldo come allora, allento il nodo della cravatta risalgo in auto, l’aria condizionata è in funzione. Sorrido pensando a quei bei pomeriggi. Riparto alla volta di Roma.

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Commenti su: "UN POMERIGGIO AL FIUME" (20)

  1. bello…..
    buona giornata e
    buon fine settimana
    un sorriso per te kisss

  2. Belli i ricordi d’infanzia… sono i migliori.
    Hai ragione…. bastava veramente poco per essere felici…
    Buon fine settimana.

  3. bel racconto! e comunque è vero, quando si era giovani bastava poco a farci felici…….
    buon fine settimana 🙂

  4. mi piacciono i ricordi di infanzia e spesso ho nostalgia di luoghi, persone e situazioni. Sì, sapevamo divertirci con poco.
    Gradevole racconto. Buona domenica, ciao

  5. ricordi di tempi trascorsi, la felicità dell’infanzia, la commozione nel ricordare il tempo passato e gli amici di un tempo…
    Buona domenica, Nazz, con un abbraccio

    Loredana

  6. e’ stato splendido leggere questo lungo ricordo, vivere il luogo che hai descritto così sapientemente. Certo che il tempo e anche le persone sanno rovinare la bellezza della natura, ora il fiume non c’è più, come non c’è più l’osteria di Milio…. ma per fortuna almeno c’è vivido il ricordo di quelle giornate, di quanto sono state belle, di quanto hanno saputo donare.
    Ciao, buona domenica Nazzareno e grazie per questo bel viaggio nei tuoi ricordi
    Patrizia

  7. marcello ha detto:

    mi sono quasi commosso a leggere questa storia…..il finale è enozionante per qunte volte l’abbiamo vissuto più o meno tutti…

  8. ho avuto anche io la fortuna di vivere ‘avventure ‘ di questo tipo da bambina. Mi torna in mente un film che mi è piaciuto un sacco ‘Stand by me ‘ ciao … Maestrino 🙂

  9. E’ belllo a volte rimestare nei ricordi, portarsi indietro con il tempo, ritornare a vivere giornate da un sapore oramai sfumato. Anche se è quasi finita buona domenica e buon inzio settimana a tutti, un abbraccio. ( maestrino ioooooooooooooooooo !!!!!!!!!!!!!)

  10. Non ci rendiamo conto di come quel poco fosse moltissimo non perchè i ricordi di bambini ci appaiono più cari e spensierati ma perchè bastava anche un pezzo di pane ed era buonissimo come tutto il cibo semplice ma genuino. Adesso non sappiamo più cosa mangiamo e ci dobbiamo fidare di quello che si trova frettolosamente al supermercato. Mi colpiscono nella tua descrizione i particolari di una natura incontaminata, l’acqua che si poteva bere al fiume senza alcun timore e la spuma pagata con i pesci appena pescati. Non c’era niente ma il mondo era in salute. Abbiamo il progresso e le discariche ma stiamo tutti comodi comodi nei nostri appartamenti con tv al plasma e aria condizionata. Io sono quella della domenica ma oggi arrivo di lunedì e ti auguro un buon inizio settimana, la tua bellissima storia l’ho sbirciata il sabato comunque ;-), ciao Nazz !!!!!!!!! 😛

  11. Bello riandare con la mente alle estati vissute da ragazzini, hanno un sapore che non si dimentica. Buona settimana carissimo Naz e complimenti per questo bel racconto!

  12. Simona ha detto:

    Con un po’ di nostalgia ma un racconto bello e emozionante..
    Serena giornata Nazzareno.. al prox ciaooo

  13. Sempre bello leggerti … ma non smetti mai di fumare?

  14. ANIMA LIBERA ha detto:

    grazie per le belle emozioni che trasmette questo racconto….bravo…un abbraccio e notte!

  15. Non sapevo scrivessi dei racconti ed anche belli a quel che vedo. Complimenti.

    Ciao! 😉

  16. Veramente bello… complimenti Nazzareno…
    ti auguro una buona e serena serata..
    un abbraccio!!!!!

  17. Ciao Amico Nazzareno, mi ripeto, ma non posso a farne a
    meno, il Tuo novellare è magnifico.
    Sai, non ti so spiegare il perché, la Tua storia mi ha ricordato un racconto di F. Molnar
    I Ragazzi della Via Paal che lessi da ragazzina.

    Grazie per l’emozione
    Gina

  18. emozionato e compiaciuto per vostri graditissimi complimenti. Adoro scrivere ma sono solo un dilettante, cerco sempre di metterci cuore questo si, quello che sicuramente mi fà molto piacere è la vostra presenza qui. Mi scuso per essere poco presente nei vostri blog, il tempo corre sempre più veloce. grazie buona serata

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