Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Archivio per novembre, 2011

All’ ombra dell’ ultimo sole. ultimo episodio “LOLA”

Avvolti nella fosca sera genovese i due come squali affamati ripresero il loro girovagare spostandosi nel centro del porto. La luce dello scooter perforava il buio illuminando le poche forme di vita presenti.
Ad un tratto Andrea arrestò il mezzo, si sfilò il casco, parlò con il suo “socio” :
– Ascolta la vedi? Eccola li è lei la nostra vittima; Lola!-
No! Lola no! non ci stò.-
Rispose Antonio con tono deciso.
-Dai non rompere scemo, è sicuramente carica di soldi, cosa ti frega di lei, è solo un trans del cazzo.-
– Ci conosce, poi la Lola no!-
ribadì confuso Antonio.
-Senti bello qui comando io! si fa così punto.-
Lola una transessuale, brasiliana, un istituzione lì al porto, famosissima per le sue prestazioni sessuali, non solo per quelle. Da sempre attiva nel sociale, aiutava i ragazzi a non cadere nel tunnel della droga,collaborando con associazioni di volontariato impegnate nel recupuro di prostitute.
Molti clienti andavano da lei solo per parlare, per sfogarsi, raccontare i propri guai,Lola sapeva ascoltare aveva sempre una buona parola.
Tutti le volevano bene, anche Antonio, la riteneva un essere speciale soprattutto un’amica.
Andrea era inamovibile, il suo obiettivo era Lola.
Ancora una volta il debole compare si arrese alla prepotenza del riottoso amico.
Si rimisero i caschi, Andrea accellerò rabbiosamente, in un attimo piombarono addosso al malcapitato trans. Antonio strappò la borsa, il trans non mollò opponendosi con disperato vigore, il ladro tirò forte strattonando con forza isterica, lo scooter faticava ad avere una marcia regolare, Antonio estraette la pistola e con il calcio sferrò un poderoso colpo al viso centrando la bocca, schizzi di sangue e denti spezzati volarono via come frammenti di mosaico, Lola barcollò stramazzando pesantemente al suolo schiantando il bel viso sul asfalto ruvido. Lo scooter riprese potenza e sibillò rapido sparendo nelle brume novembrine del porto.
Una volta al riparo da occhi indiscreti,Andrea si fece dare dal complice la borsa maltolta, frugò dentro avido, immediatamente scoppiò in una grassa risata di soddisfazione:
– Ah ah ah che ti dicevo guarda qua belin.-
con la mano tirò fuori una fronda di banconote, il colore verde spiccava vistoso.
– Belin sono più di cinquecento euro, bel colpo! siamo stati grandi, proprio bravi. Problemi risolti, ok! Questa è la tua parte, bravo scemo.-
Così dicendo allungò una banconota da cento euro ad Antonio che rimase col palmo della mano aperto aspettando il rimanente denaro. Andrea lo guardò schifato, non s’intenerì di fronte al volto impaurito e scioccamente attonito del suo complice, infilandosi il resto del denaro in tasca e con la solita volgare spavalda risata disse:
-Belin che cazzo vuoi ancora, siamo a posto così.-
Antonio provando ad indurire il tono della voce replicò:
-Cosa dici? Questa non è mica la metà del bottino! Mi devi almeno altri trecento euro.-
La risposta dello spregievole individuo fù una risata disgustosa infine deglutendo saliva schiumò rabbiosamente:
– Ubriacone vai a bere! Adesso togliti dai coglioni.-
Mentre accendeva lo scooter, sentì un gelido brivido in fronte, Antonio gli aveva puntato la pistola.
Il gradasso non ebbe tempo né di pensare né di dire.
Antonio premette il grilletto….. nulla….. il solo rumore, la solita risata sguaiata di Andrea che aggiunse:
– Scemo pensavi davvero che ti affidavo una pistola carica, proprio a te!? Squilibrato come sei.-
Rise ancora avviò lo scooter e se ne andò.
Antonio rimase immobile frastornato con la misera banconota in una mano e nell’altra la pistola che face cadere sordamente a terra.
Rivide il volto fracassato della Lola inzuppato in una maschera di sangue. Riecheggiarono le urla della prima giovane prostituta rapinata, non si dava pace per quello che aveva commesso e come si era fatto incastrare da quel farabutto di Andrea. Depresso s’incamminò. Giunto sotto il portone di casa incontrò Lisetta una vecchina con una vistosa zoppia ad una gamba. Lisetta lo salutò con la solta affabilità,
– Ciao Antonio come stai? hai lavorato oggi? tutto a posto?-
Antonio rispose con un abbraccio e di soppiatto fece scivolare nella tasca della sciatta vestaglia da camera le cento euro, la baciò sulla fronte. Lisetta sorrise.
Salito in casa Antonio fù assalito dallo squallore triste che quell’ appartamento emanava così come la sua insulsa vita, era svuotato, defraudato nell’anima, nessun pensiero logico lo attraversava.Lo perseguitava vivida l’immagine della sua povera amica Lola avvolta nella maschera di sangue. Abbandonata sopra un sudicio mobile della cucina trovò un audio cassetta l’inserì nel malridotto mangianastri, l’indimenticato De Andrè prese vita, la musica ebbe il sopravvento, si sentì sollevato, aprì la finestra, fece entrare vaporosa aria fresca. Si chinò sotto la sdrucita poltrona, nascosta dietro al cuscino una vecchia pistola e in una piccola scatola dei proiettili, caricò la pistola, tornò di nuovo alla finestra, guardò la sua Genova, il suo vicolo,Cesare stava abbassando con il solito fracasso l’arrugginita sarracinesca del bar.
Inspirò quell’aria umida, buona, si puntò la pistola alla tempia
l’insegna del bar emise il suo ultimo rantolo spegnendosi
note tristi disegnarono il vuoto.

ALL’ OMBRA DELL’ ULTIMO SOLE
s’era assopito un pescatore
aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso

venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un avventura

all’ ombra dell’ ultimo sole
s’era assopito un pescatore
TRA LA LA LA LALLA TRA LA LA LA LALLA ……………..

fine

sull’ uscio


Sull’uscio ti guardavo andar via.

un aspro raggio di sole
luceva sul tuo viso
che voltar non si volle.

foglie umide, di rosso bagnate
sospiravano immerse nel vento
svanivano
tristi come la mia anima
tristi come me, come i miei occhi
ma lacrime non versai
da quell’azzurro mare
in quell’inutile addio.

solo parole

parole spaventate.
mai dette, che tacciono.
pugni allo stomaco.

parole dolci soavi che accarezzano;
taglienti,come lame impietose;
 affabili.
stridenti come oscure pale meccaniche.
senza senso,
con troppo senso;
arroganti spavalde insicure.
senza motivo, che accolgono che scacciano;
parole come trame di seta.
offensive, tenere;
lucide, offuscate, inutili;
al vento.

false pure coraggiose pavide.

parole di tenebra bestemmiate nelle tempeste della vita.

 parole d’amore;

che muoiono che vivono

solo parole soltanto parole.

rien ne van plus

chiudo il passato in una gabbia di ossa
sussulto al vagare di un treno
gli occhi tuoi nei miei
fluttuano in un incrocio di destini
la tua pelle bianca, colorata di luna
la mia speranza perduta
riacquisto il debito
questa è l’ultima fiches
impavido la gioco
rien ne van plus

All’ ombra dell’ ultimo sole. 1°episodio “Lo scemo”

Sul molo, Antonio se ne stava seduto su una panchina, annichilito dal coro dei cigolii delle barche ormeggiate, mentre il mare strideva burrasca,.
 A voce alta invocava il suo personalissimo Dio:
– Perchè non mi aiuti? Cazzo fai lassù? Può essere non hai pietà di me? Ho trentacinque anni, non ho famiglia, nè un lavoro, non sono nè arte nè parte, non mi riesce nulla. –
 Cosi dicendo stappò con l’accendino l’ennesima birra, la bevve a grandi sorsi.
Nel frattempo non si era accorto, dietro di lui c’era Andrea seduto sul suo scooter che gli rivolse la parola sfottendolo:
– Scemo cosa hai da lamentarti, belin smettila, soprattutto finiscila con quelle birre, cosa risolvi ad ubriacarti tutti i giorni? Poi te la prendi con Dio, cosa c’entra lui? 
Sei tu un deficiente. Sarà anche vero che non sai fare un cazzo, belin ma a qualcosa servirai, vieni con me forza. –
Antonio si alzò in piedi, svogliato chiese:
– Dove andiamo? Cosa dobbiamo fare?
– Sali non ti preoccupare –
Antonio obbedì. Lo scooter schizzò via veloce inoltrandosi nei carruggi per poi arrivare a Boccadasse, il mezzo meccanico sobbalzava furente sugli acciotolati sconnessi degli stretti vicoli. Vecchi pescatori respiravano stanchi in attesa della luna seduti su delle malridotte careghe. Andrea fermò lo scooter, dal bauletto estrasse due caschi ne porse uno ad Antonio in tono imperativo esclamò:
– dai mettilo! –
Antonio controbattè apaticamente:
– Da quando ci si mette i caschi? perchè?-
– Mettilo e basta! non fare storie.-
Antonio eseguì.
Andrea dal giubotto sfilò un pistola e la passò al confuso individuo che la prese, stupito esclamò:
– Cosa ci devo fare con questa? Cosa hai in mente? –
Andrea rise spocchiosamente, rispondendo:
– Non l’hai capito ancora sei proprio uno scemo belin, andiamo a fare qualche scippo alle puttane, basta con i furti da appartamento troppo rischiosi. –
Antonio attonito:
– ma io non ne son capace non ho mai usato una pistola. –
– ‘Cazzo ci vuole premi il grilletto BUM!…….. ah ah ah . Di colpò aggrottando le scure sopracciglia il  volto di Andrea ebbe un mutamento improvviso,smise di ridere e solennemente espose:
– Vedrai non servirà usarla sarà tutto semplice, ascolta agiremo cosi, io guido lo scooter tu strappi la borsa; se non la mollano subito, tiri fuori la pistola gliela punti, loro si spaventano e lasciano la borsa e noi via più veloci della luce ah ah ah……capito scemo. –
Antonio sempre più confuso rispose :
– si ho capito, va bene –
arrendendosi alla volontà di quello che credeva fosse suo amico.
I due indossarono i caschi, Antonio mise la pistola nella tasca del giaccone. Andrea avviò il due ruote. Arrivati nei vicoli frequentati da prostitute, ne scorsero una giovane,dalla figura esile, molto probabilmente proveniva dell’est europeo .Andrea fece un cenno all’amico dicendogli:
– quella va bene, sei pronto? –
– si –
urlò tra il disperato e il preoccupato, Antonio.
Una accellerata improvvisa potente rabbiosa e l’obbietivo fu lì,lo scooter sfrecciò, Antonio allungò un braccio, afferrò la borsa che la ragazza aveva a traccola e la strappò con irruenza:

– PRESA!  gridò, VIA,VIA.-

La prostituta lanciò nell’aria umida urla disperate, non aveva avuto tempo di rendersi conto di nulla che l’incasso della giornata era sfumato, frantumato in un istante così come la sua vita. Nessuno accorse.
In un vicolo, Andrea si fece passare dal compare,la borsa rubata rovistando non prestò attenzione ai vari oggetti, cianfrusaglie: smalti, rossetti, presevativi, una bombletta spray anestetizzante, una spazzola per capelli, finalmente in una tasca interna, ecco il contante,circa duecento euro, buttò la borsa e s’infilò il denaro nella tasca dei jeans. Rivolgendosi ad Antonio rise soddisfatto:
– Bravo hai visto quanto è facile. meglio che farsi gli appartamenti noo? –
Antonio non conferì, si limitò ad annuire poco convinto. Andrea gratificato dall’ evento criminoso andato a buon fine disse:
– ora ne facciamo un altro poi decidiamo se smettere o continuare, dipende da quanto denaro ha quest’altra troia. Va bene? –
Senza aspettare la risposta del complice riavviò lo scooter. Girovagarono nei carruggi cercando di individuare una preda:
– eccola,  quella va bene:-
affermò soddisfatto il ladruncolo.
Una prostituta non giovanissima, formosa con due grossi seni, una bella faccia.
Andrea si voltò,ruvido guardò Antonio:
– facciamo quella.-
Il compagno non rispose, in un attimo piombarono addosso alla sciagurata come falchi in picchiata. La scena si ripetè identica alla precedente. Si fermarono sotto la luce traballante di un lampione; guardarano nella borsa, il bottino  magro, solo settanta euro. Andrea ebbe un gesto di stizza:
– Belin che miseria,dobbiamo farne un altro, per forza, a me servono i soldi,duecentosettanta euro sono pochi, diviso due centotrentacinque ciascuno, non mi bastano. Un’altra puttana ancora, sperando sia carica di soldi,io devo pagare i buffi a quei bastardi entro stasera altrimenti mi conciano per le feste, scherzano mica quelli.-
Antonio si tolse il casco, spazientito esclamò:
– No. Basta non voglio rischiare più, alla fine ci beccano, non voglio finire un altra volta in galera.-
Ma non scassare la minchia,non ci beccano, poi se finisci in galera almeno fai pasti regolari e smetti di bere, ubriacone.-
Antonio provò a replicare senza riscontrare alcun successo.
Andrea scuro in volto ordinò:
– Smettila scemo rimettiti il casco e stà zitto!
Io faccio la tua fortuna non lo capisci. –
Antonio succube obbedì ancora.

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