Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Archivio per dicembre, 2011

UN FILO D’ ARGENTO

Accendo una candela, la timida fiamma illumina a stento la buia cantina fredda. Corrente elettrica neanche a parlarne, muffa e altri odori stantii nutrono il mio olfatto. Rovisto nell’instabile scaffale, tra le bottiglie polverose, nulla. Sull’altro ripiano dimenticati, vecchi attrezzi da lavoro, tenaglie, martelli, chiodi arrugginiti. Tappi di sughero disseminati dappertutto coprono ingialliti fogli di carta illeggibili, la polvere respirata mi crea micro allergie procurandomi fastidiosi starnuti, smucino vorticosamente nel ciarpame, tutto inutile nessuna traccia dell’oggetto cercato. Eccolo finalmente! Sotto un volume logoro dei Promessi sposi un’usurata etichetta della levi’s, cazzo! Doveva essere qui la memoria non mi ha tradito. La scrollo violentemente per renderla leggibile, nella parte posteriore inciso in un fiammante inchiostro rosso un numero; 2012. Ricordo ancora bene quel giorno di primavera del 1981 son passati trent’anni, appena maggiorenne passeggiavo nel parco con Tiziana la mia fidanzata, cercavamo un angolo tranquillo al riparo da occhi indiscreti quando sulla nostra via incontrammo una figura bizzara, una zingara allegra dai capelli ramati, decorata con variopinte collane e un infinità di strani bracciali ai polsi. Immediata attaccò bottone ignorò Tiziana volgendo l’attenzione su di me, voleva predirmi il futuro, lo fece malgrado le mie ardue reticenze. Prese la mia mano, la scrutò attentamente, il suo viso goliardo si oscurò all’improvviso, funesto presaggio, in breve si distese nuovamente rassenerandosi, con aria solenne sentenziò:
-Vedi ragazzo, la tua vita sarà come un lungo filo d’argento, metallo prezioso ma stai ben attento dovrai averne sempre cura, dovrai essere solerte, tenace guardiano altrimenti brunirà, diverrà opaco, triste, non brillerà più di luce propria.
Quindi occhio ragazzo, solo tu sarai il padrone responsabile del tuo argento non permettere mai a nessuno di curarlo al tuo posto, fartelo custodire o peggio rubare. Se seguirai i miei consigli arriverà l’anno buono, per te il 2012 sarà il momento della svolta, il destino ti sarà amico, tutto andrà per il verso giusto abbi fiducia, credi ad una vecchia zingara che nulla pretende.
Allibito sorrisi come un bambino fà quando vede Babbo Natale. Inebetito la fissai. Poi di colpo fulminea fece volteggiare il suo braccio dietro la mia schiena io mi irrigidii non capendo cosa volesse fare, rapida strappò dai miei jeans questa strucida etichetta, dal mezzo del suo prosperoso seno estrasse una biro rossa scrisse sul lacero cuoio un ben marcato 2012. Aprì bocca e sottilmente disse ancora:
-Tienila ragazzo riponila, questa data è importante, ricordalo.-
Incredulo sorrisi di nuovo, dalla tasca tirai fuori l’unica banconota giacente cinquecento lire, gliela stesi, lei la prese carezzandomi lievemente il viso. poi facendosi seria, complice un raggio di sole il suo volto si colorò d’oro apperendomi così fiabesco.
– Grazie, Dio ti benedica, tu sei argento tu sei vita, abbine cura, non aver mai timore.-
In un mulinare di vento scomparve tra gli arbusti del parco, non la vidi più.
La fiamma della candela si arrende facendosi inghiottire dal buio del tetro scantinato, la mia vita passata scintilla nel fragore del silenzio davanti ai miei occhi. In un angolo un luccichio, un bracciale d’argento si materializza dal nulla, lo afferro stringendolo forte nella mano. Dalla lampada fin ora appesa inutilmente al soffitto, luce.

BUON ANNO. BUON 2012. GRAZIE DI CUORE CON AFFETTO UN ABBRACCIO SINCERO A VOI TUTTI
E COME SI DICE DALLE MIE PARTI………POZZA I Bè…….
Zè…….

UNA DONNA.

I volti avvolti nella fosca sera riminese si susseguivano distratti, rapidi, sorridenti, altri accigliati ombrosi. Essenze umane si incontravano, teneri abbracci, saluti. Questo fù il proscenio che si presentò davanti ai miei occhi una volta scesa alla stazione. Era trascorso molto tempo dall’ ultimo viaggio fatto in treno, infinito. Incerta sui tacchi trascinavo il trolly, attraversai il sottopasso, ingorda di vizio mi accesi una sigaretta, era calma apparente la mia? Non lo sapevo, non lo sò neanche adesso. Mi indirizzai verso il bar avevo voglia di un buon caffè, l’aria umida, a tratti pungente spruzzava frizzante sul mio viso, avevo bisogno di ritoccare il trucco.
Strano il suo cellulare era spento, l’avevo sentito fino ad un ora prima, era anche vero, aveva problemi con la batteria, comunque avrebbe provveduto, daltronde il telefonino era l’unico mezzo per comunicare. Costeggiando i binari incrociavo faccie anonime, sconosciute, mentre cercavo il bar, ad un tratto un volto spaccò il mio ansioso incedere s’infranse netto nell’intimo dei miei stupiti occhi. Noo! Non poteva essere! Cosa ci faceva lui qui? Era proprio lui? Si nessun dubbio era lui; l’avevo amato troppo e per tanto tempo, non mi era bastato io avrei voluto per sempre. Non l’ho mai dimenticato, come si può dimenticare l’AMORE?
Quello sconvolgente che ti fà sognare, fremere,che irradia emozioni cambiandoti la vita, quello definito vita stessa. No impossibile.
Come una statua di sale immobile iniziai ad osservarlo,erano trascorsi dieci anni, dall’ultima volta non l’avevo più visto. Non era cambiato, i capelli si erano romanticamente colorati d’argento intervallati da ciocche brune, il suo volto si era lievemente segnato, rughe nuove lo solcavano,eternamente bello, elegante in quel suo cappotto grigio fumo di londra, le scarpe nere lucide. Madonna mi tremavano le gambe, Madonna cosa ci faceva in quella stazione il diaciasette dicembre a trecento chilometri di distanza da casa sua? Sapevo si era sposato con quella vegetariana del cavolo, lui amante del buon cibo del buon vino, lei era affascinante, giovane, colta anche ricca giocava a fare l’artista. Lui opportunista,immediato si era tuffato come un tonno fà nel mare. Riuscii a stento a sedermi su una panchina, presi una rivista finsi di leggere, non volevo mi vedesse. Chiamarlo? Per dirgli semplicemente ciao, come stai? Non ne fui capace, l’emozione paralizzava il mio ventre, il mio cervello atrofizzato.
Massimo l’uomo della mia vita, dieci anni insieme bellissimi, pieni, densi come cioccalata calda sempre profumati, poi in tre mesi tutto tracollò sgretolandosi, finche una mattina, disse:
-mi dispiace tra noi non funziona più, vedi io son fatto male ma son così,cerca di star bene,tu meriti altro,ciao.-
Se ne andò.
Esterefatta non riuscii a pronunciare mezza sillaba, piansi tre giorni e tre notti,fui attanagliata da malessere per un interminabile periodo, mangiavo pochissimo, dormivo niente. Per lui avevo lasciato mio marito, avevo litigato con mia figlia, per ricostruire un buon rapporto con lei avevo impiegato quasi due anni. Ora a cinquantanove anni sono felicemente madre e nonna, ma solo nonna e madre, per il resto è tutto sbiadito, sola, affettivamente senza amore. Ecco perchè mi trovo in questa banale stazione, in chat ho conusciuto Claudio è simpatico sembra un brav’uomo. Magari sarà una storia per farci un pò di compagnia, a sessantanni la vita non è al copolinea, tutt’altro,sento che posso dare ancora molto, forse non ci sarà amore, un pò di sano affetto quello almeno si.
Sono stata sempre una guerriera non mi sono mai arrresa di fronte alle avversità, come l’Araba fenice sono sempre risorta. Massimo, ora cosa c’entra? Si cosa c’entra. Cosa stà a fare quì dopo dieci anni? Adesso che faccio?
Lui era a pochi metri da me andava avanti indietro, quando veniva in mia direzione il cuore ammutoliva, timido tremava come foglia in autunno. Fumava, guardava nervosamente ora il cellulare ora l’orologio, non appariva tranquillo. Spezzai gli indugi, chiamai Claudio, volevo scappare andar via, perchè non arrivava? Niente quel suo cellulare sempre spento.
Nella mia mente i ricordi volteggiavano come scimmie impazzite, sfumature di azzuro, le nostre vacanza al mare, i baci al chiaro di luna sulla spiaggia, le passeggiate in montagna. L’ ardente passione, il nostro far l’amore per ore intere, eravamo felici come due ragazzini, puff………Tutto svanito in un attimo, dieci anni cancellati da una vegeteriana del cazzo. Chissà se sono ancora insieme? Massimo aveva quindici anni in più. Potevo alzarmi e chiedergli, “scusa brutto stronzo stai ancora insieme con la tipa delle verdure? Ti prepara ancora le zuppe di farro?” Non lo feci rimasi rannicchiata dietro la mia rivista.Pensavo, perchè non se ne va? Chi starà aspettando? Claudio questo demente, perchè non arriva? Almeno accendesse quel cavolo di cellulare, ammesso sia scarico, può essere che non trova un telefono per chiamarmi? Non è che morto? Sfigata come sono. Cosa sono venuta a fare in questo posto? Mi posi mille interrogativi quel venerdi sera del 17 dicembre.
Ad un tratto passi ansimanti verso di me, una voce coincitata disse:
– Scusa Angela, sono Claudio piacere, mi è successo un casino, ti spiego con calma, Come stai? Il viaggio è andato bene? Lo guardai, aveva indosso una giacca a quadri, era sudaticcio, pochi capelli un viso estraneo non sincero, un mazzo di brutti fiori in mano, tutto mi sembrò irreale che cosa stava accadendo? In quale film ero? Claudio non era attraente, dov’era l’uomo dal volto simpatico visto in foto? Chi era costui? Soprattutto cosa voleva? Atterita e con finta noncuranza mi limitai a dire:
-Non sono Angela, signore lei stà sbagliando persona.-
Il suo viso rosso sbiancò all’improvviso, sbigottito emise solo uno sciocco:
-Davvero te non sei Angela? Ma la foto? La voce? No non scherzare sei tu.-
-No signore mi dispiace non sono Angela.-
Ribadii decisa, me ne andai lasciandolo lì come uno stoccafisso. Intrufolandomi nella nebbia scomparsi, giunsi nel piazzale della stazione salii su un taxi, al conducente chiesi di portarmi in un albergo qualsiasi sull lungomare.
Una volta in camera, feci un bagno, immersa coccolata dal tepore dell’acqua rimuginavo sulla mia vita, un sms scombinò l’instabile tranquilità.
Ciao Angela, sono Massimo, scusami oggi non ho avuto il coraggio di rivolgerti parola, cosa ci facevi in stazione? Sei sempre bella, il tuo viso non conosce stagioni. Scusami sono ancora mortificato per come ti ho mollato quel giorno. Se ti va chiamami anzi ti prego fallo, il mio affetto per te è inalterato, rivedendoti ho capito quello che ho perso lasciandoti. Ciao unico vero AMORE.
Sorrisi.
Non feci in tempo a realizzare cosa veramente fosse scritto su quel display, immediato un altro sms, non era di Massimo come pensavo fosse.
Perchè ti sei negata? perchè? Tante ore in chat, tante ore al telefono, tante risate, tante belle parole, poi? Non ti sono piaciuto? Ti aspettavi qualcosa di più? oggi è stata veramente una brutta giornata per me. Scusami ancora. TI PREGO CHIAMAMI. Ciao Claudio.
Rilessi entrambi i messaggi diverse volte.

Oggi è la viglia di Natale stò raccontando ad Angelica la mia nipotina, la storia di una anziana signora che senza rimpianti tra un passato incastonato di ricordi meravigliosi come diamanti e un futuro insignificante,aveva scelto se stessa, essere nonna, madre, donna, comunque una degna persona. Aveva scelto il presente.
-Ora piccola mia andiamo a dormire è tardi-
-Ma nonna non aspettiamo Babbo Natale? Non viene?-
-Si amore viene stanotte e ti porterà tanti bei regali.-
-lo vedo?-
-Non credo, ma se dovessi vederlo, ricorda sempre è comunque un uomo, pur buono voglia essere, non credere mai a tutto ciò che dice.
BUON NATALE.

tre poesie

MANDARINO

attende primavera solitario il mandarino
i suoi fiori rideranno per me.
semi rubati, abiti appesi,
illussioni.
Collane colorate, abbandono
altri occhi nei tuoi occhi
smarrita ho tremato
barcollando ho sperato
di sentire l’ odore del tuo inutile ritorno.
Il mio viaggio è appena iniziato
il tuo spirito finalmente svelato;
disprezzo
attingo dal mio cuore la forza che non ho
mi volgo indietro
arido, solo deserto
pietre…
timido,tenero nasce un sottile filo d’ erba.
voglia di ricominciare.

ALTRO GIRO ALTRA GIOSTRA

Stelline colorate
carte profumate
parole nuove sempre uguali
giochi perduti realtà svelate
amori traditi amori trovati
sorrisi diversi
capelli più lunghi
carezze
dolcezze
dovevo sapere invece non sò
questa è la mia vita
di più non ho
miseria e tradimento non sono cosa mia
prenditi tutto e portati via;
via da me
va bene un’ altra lei
sorridi e menti
così sei
altro giro altra giostra
tu un’ altra;
che botta
ferita piango non importa
non sono morta
lontano da te ritroverò la via
abbraccio il mio cuore mi sorrido e rido
sono poesia
un fiore, un treno, un canto, un suono
struggente malinconia
ripulisco le ali, guardo il cielo
e volo
ciao allegria  fammi compagnia.

 

NON TORNERO’

rimaranno di me ricordi felici

gaie risate

abbracci nudi piedi intrecciati

profumi bracciali anelli dimenticati

una fontana a me cara fiori colorati

la tua gente
il mio canto
profumo di fresco
gli occhi tuoi blù
la tua voce che dice non tornare più

ROSI

ROSI HA VOLUTO CHE LE PUBBLICASSI……UN ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA. COMUNQUE è BRAVA….. ORA GIUDICATE VOI. CIAO Zè

“ORDINARIE INQIETUDINI” EPISODIO UNICO

Linda tritava la cipolla, annoiata ascoltava jazz alla radio, non aveva particolari aspettative nè programmi in quel sabato di dicembre dal sapore primaverile. Natale s’avvicinava minaccioso, lei non amava particolarmente qualla festività, era sola, separata da oramai troppo tempo, l’unico figlio lontano da lei chilometri, al nord per lavoro, stabile nel cuore.
Antonella spalancò la finestra, fece entrare aria pulita, il sole filtrava sminuzzando a piccole fette la scarna stanza. Aveva appena finito di correggere i compiti in classe dei suoi ragazzi, era molto arrabbiata con loro, avevano combinato dei veri e propri pasticci, insegnare storia dell’arte in un istituto professionale è un’impresa ardua. Non sopportava più quei suoi studenti cosi idiosincratici allo studio, avezzi solo a far nulla, impregnati di menefreghismo totale. Decise di dedicarsi alla lettura, prese un libro,”Edipo re” Di Pasolini, iniziò a leggerlo, era sola,sconsolatamente depressa.
Paola piangeva,l’ hiphone in mano, era su facebook, cercava traccie del suo amore, un segno un messaggio un destino nulla. Dissolto nel vento.Inviava sms a raffica, nessun fremito,nessuna risposta.
Silvia aspettava Lucio,suo marito. Era già mezzogiorno, doveva essere tornato da un pezzo, ancora non si vedeva, il cellulare spento, strano. Rapidamente tracollava in ansia.
Antonella prese in mano il telefonino, non aveva voglia di star sola in quella giornata di sabato, compose un numero.
Un trillo interruppe il rumoroso sfriggere, Linda si pulì le mani alla meglio sul primo strofinaccio trovato. Rispose.
“Ciao che fai?”
“Oh sei tu! Ciao, non faccio nulla,oggi pensavo di stare a casa”
“Perchè non usciamo? Approffitamo della bella giornata andiamo a fare una passeggiata, magari al parco,che ne dici?”
“Non sò bo! Non ho molta voglia.”
“E dai cosa stai a fare a casa?”
“Va bene mi hai convinta, però prometti di non parlare di quel bastardo del mio ex marito.”
“Stà tranquilla di quello stronzo non ne voglio più sentir parlare nemmeno io.Ti passo a prendere alle tre va bene?”
Si Antonella va bene, ci vediamo dopo ciao”
“Ok ciao”
Paola si spogliava, faceva scorrere acqua calda nella vasca, convinta che un buon bagno le poteva far bene, quantomeno l’ avrebbe distolta da insani pensieri.
Sivia era entrata ufficialmente in ansia. Lucio era sempre spento.
Il rumore dell’acqua coprì per qualche istante il suono nervoso del citofono Paola rispose:
-Ciao apri, sono io.-
-Cosa vuoi? Sei venuto a riprendere la tua lercia tuta? Cazzo vuoi non ho nulla da dirti, soprattutto nulla da ascoltare; Va via bastardo!-
– DAI! Non fare la stronza, apri stò fottuto portone, altrimenti lo butto giù.-
-VA VIA! Torna da tua moglie bastardoooo.-
Silvia ora era in pieno panico tra poco sarebbe tornato da scuola Federico. Doveva preparare da mangiare, nulla era pronto; Di Lucio nessuna traccia; Perchè il telefono era spento? perchè non tornava? perchè?
Di solito era puntuale, se tardava premuroso avvertiva.
Vattene urlava Paola in preda ad una crisi isterica, da sotto al citofono l’uomo grossolanamente ribadiva feroce.
-Apri, apri, non è finito nulla tra noi, ti prometto, oggi al massimo domani lascio mia moglie, le dico tutto.
-NON TI AMO PIU’! BASTA MI HAI TROPPO FERITO SEI UN CAZZARO.-
-Ragiona Paola, per favore fammi salire, ti prometto che sistemo tutto, io ti amo.-
Disse Lucio abbassando il tono della voce.
-Lascia stare sei troppo vigliacco, va via non ti voglio più vedere! SPARISCI DALLA MIA VITA!-
Riagganciò il citofono, piangendo tornò in bagno.
Lucio guardò l’orologio, l’una e trenta! Cazzo era tardissimo. Prese il cellulare chiamò.
-Ciao Silvia, scusami ho avuto dei contrattempi, poi ti spiego.-
-Dove sei? Quando torni? –
-Tra dieci minuti al massimo sono lì, stai tranquilla è tutto a posto.-
-Ero preouccupata, dai tesoro torna presto ti aspetto.-
-Non è successo nulla,tu prepara pranzo. Ciao. –
-Ciao Amore –
Rincuorata tornò in cucina.
Linda aveva finito di mangiare i suoi spaghetti, guardava il tg.
Era insofferente, qualcosa di impercettibile rodeva dentro di lei.
Paola cercava di rilassarsi immersa nella fragrante schiuma, cullata dal tepore dell’acqua. Era ancora scossa dall’episodio avvenuto poco prima con Lucio.
Inviava sms, nessuna risposta il display rimaneva desolatamente inespressivo. Non poteva essere tutto finito, perchè una bella storia d’ amore si polverizza solo per un capriccio, un banale atto sessuale, perchè? Aveva sbagliato, si è vero ma cazzo, si può, si deve perdonare, perchè lei non veniva mai perdonata? Quando si è giovani si possono commettere degli errori che diamine.
Silvia si stava tranquillizzando,suo figlio Federico era appena tornato, stava pranzando. Lucio ancora no.
Linda accusava improvvise vampate di calore, maledetta menopausa.
Che palle, viene Antonella, perchè ho acconsentito ad uscire con lei?
Non ne ho per niente genio, poi depressa com’è la menerà ancora su Lucio quasi non bastasse averlo già sposato… Stò bastardo. Poverina però le voglio molto bene è tanto dolce,va bè, uscire mi distrarrà un pò, non mi farà certo male respirare aria fresca e godermi questo sole, magari andiamo anche in quel negozio di via Malta, così finalmente acquisto quegli stivali che mi piacciono tanto.
Antonella colta da isterica claustrofobia, tovato a caso il primo giubbotto lo infila, cosi come era senza nemmeno truccarsi esce di casa, salì in macchina andò.
Lucio non arrivava, Silvia era assallita da totale panico, fracassata cerebralmente.
Squilla il telofono fisso.
-Lucio ma dove sei?-
_Ma che cazzo di Lucio sono Marco_
-Oh ciao scusami, ti passo federico?-
_Si passamelo, tu come stai?_
-Bene, si bene, sono preouccupata Lucio non torna è uscito stamattina non so dove sia.-
_In quali mani ho messo mio figlio? Ti sei separata da me perchè non ero affidabile ed ora…_
-Dai te lo passo, Lucio si è sempre comportato bene e comunque non va a puttane come ci andavi tu.-
_Ma falla finita passami Federico che è meglio Ciao._
-Ciao, eccolo è qui.-
Ciao papà …………
Silva si allontanò, col mobile chiamò ancora, Lucio non rispose.
Paola girava nuda per casa, era scossa un’anima in pena, si chiedeva perchè le cose non andavano mai per il verso giusto; Ho venticinque anni e non capisco ancora niente, continuo a ripetere gli stessi errori, sono una scema dò fiducia a chi non la merità.
Linda si era appena vestita fumava nervosamente, il suono del citofono la fece sobbalzare,
” chi è?”
“Sono Antonella scendi?”
“Non sali neanche un attimo?”
“No. Scendi ti prego fai veloce”
“E’successo qualcosa?”
“Ti spiego appena scendi”
“Arrivo.”
In ascensore il trillo disordinato del telefonino,
“pronto”
_Ciao mamma sono Filippo come stai?_
“Filippo che hai? non ti sento per niente bene”
_Mamma, mi hanno telefonato dall’ospedale, Papà è li dicono che è grave._
“Cosa stai dicendo? che ha?”
_Non sò nulla di preciso ho solo poche notizie confuse. Stò andando all’ aeroporto prendo il primo aereo per Roma e vengo subito, chiamo Andrea o qualche altro amico, mi faccio venire a prendere appena atterato._
“Filippo non farmi stare in pena, se hai altre notizie dammele, io cerco di andare subito, in quale Ospedale è?”
_Al San Camillo. Ora ti saluto fammi andare ci sentiamo poi, comunque grazie,ciao Mamma. _
“Ciao piccolo, stai attento cerca di stare tranquillo, ciao.”
Agitata chiuse la chiamata. Aprì il portone trovò di fronte Antonella, cadaverica, tremante piangeva.
“Ora a te cosa è successo? Madonna che caos!Proprio adesso ha chiamato Filippo, dice che Lucio è ricoverato al San Camillo è molto grave, sta malissimo, pensavo mi potevi accompagnare ma vedo che non stai bene, vuoi tornare a casa? chiamo tua sorella? Ti faccio venire a prendere? Dimmi cosa hai?”
Antonella rinvigorì il suo pianto, copiose lacrime le inondarono il viso affondando in una laguna di singhiozzi.
“Cazzo l’auto… cosa hai fatto? Mamma mia! Hai avuto un incidente? con chi? è rovinatissima… tu stai bene? sei sotto choc? piccola… Madonna che giornata.”
Arrivò un SMS,la professoressa lo lesse.
Mittente Paola:
Amore perdonami, basta non posso più vivere senza te. Ti prego rispondi chiamami, fai qualcosa. Dammi un cenno. CON LUI ho chiuso definitamente è stata solo una cazzata. Dai Prof, sei tu la mia vita, il mio amore bellissimo….. TI AMO.
Antonella snervata asciugandosi le lacrime si rivolse a Linda:
“Dai andiamo all’ospedale, ti accompagno. La mia vita è rovinata non capisco più nulla sono a pezzi.” si accomodò alla guida del malconciato mezzo, Linda oramai arresa agli eventi, salì.
Silvia era travolta da mille paranoie, in totale confusione cercava dei tranquillanti. Ancora il telefono, rapida rispose:
-Pronto chi è?-
Una voce sterile all’altro capo:
_La signora Sgattoni Silvia? _
-Si sono io-
Buongiorno signora,è l’ospedale San Camillo, Lucio Sgattoni è stato ricoverato qui._
Cosaaa? E’grave? Che ha fatto? Cosa gli è successo?-
_Signora venga prima che può, io le posso dire solamente, la situazione non è delle più semplici, è stato investito da un auto pirata, ora è in rianimazione.Deve essere operato d’urgenza_
Un tonfo… La cornetta schiantò a terra.
FINE

PERSONAGGI.

LINDA:EX MOGLIE DI LUCIO, MAMMA DI FILIPPO, AMICA DI ANTONELLA.
ANTONELLA:LA PROFESSORESSA,EX FIDANZATA DI PAOLA E ANCORA INNAMORATA.
PAOLA: EX FIDANZATA DI ANTONELLA, EX AMANTE DI LUCIO.
SILVIA:ATTUALE MOGLIE DI LUCIO, MAMMA DI FEDERICO.
LUCIO:BASTARDO.MARITO DI SILVIA,EX MARITO DI LINDA,EX AMANTE DI PAOLA, PAPA’ DI FILIPPO.
MARCO: EX MARITO DI SILVIA, PAPA’ DI FEDERICO.
FILIPPO FIGLIO DI LINDA E LUCIO.

UN FOGLIO BIANCO.

Su questo foglio bianco
inchiostro non cade,
sospiri di vita intrisi d’amore
di silenzi,
di pace.
Non trovo versi che gli donan vita.
Un foglio bianco che senso ha?
Riluce nel cuore, davanti ai miei occhi smarriti.
Giacciono parole non dette, non scritte
le più belle.
Il foglio rimane espressivamente vuoto
nuvole di velata malinconia.

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