Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Un freddo 29 gennaio un giardino spoglio, alcuni germogli inappropriatamente facevano capolino, il sole non scaldava, quell’inverno era insolitamente tiepido.Quel giorno invece le temperuture si erano eclissate abbassandosi nettamente tornando sui valori normali del periodo. L’aria pungente sfogava sul viso, Elena ed io eravamo seduti su una panchina avvolti in calde giacche a vento, lei aveva un berretto di lana calcato fino alle orecchie, un buffo pon pon all’estremità, io occhiali da sole scuri, uno sciarpone arrotolato maldestramente al collo. Ermeticamente chiusi in un silenzio inutile, avevamo molte cose da dirci ma dalle nostre bocche fuoriuscivano solo piccole nubi di condensato vapore. Era leggermente ingrassata, inalterata la sua bellezza. Io mi vedevo invecchiato soprattutto nella mente,stanco tornavo dal mio ennesimo viaggio, Londra la mia ultima destinazione. L’umidità e le grigie faccie inglesi mi nauseavano ancora nella memoria. Lei aveva quel suo libro poggiato sulle gambe, l’aveva iniziato un mese prima, il giorno della mia partenza, non era riuscita a leggerne neanche la metà. Provai ad accarezzarle i capelli sottili, lunghi splendenti più del sole, spocchiosa si ritrasse idiosincrasicamente malcelando un inqiueto nervosismo, di scatto mi alzai in piedi accesi una sigaretta, aspirai profonde boccate dicendole:
– Senti dobbiamo prendere una decisione così non possiamo più continuare.- Lei rimase inespressiva non proferendo alcuna sillaba. Nevrastenico aspirai ancora fumo, poi gettai la sigaretta a terra calpestadandola con rabbia, dandomi un barlume di tono incalzai:
– Mi rispondi o no? Non puoi sempre comportarti così!-
-Comportarmi così come?- A me parli di comportamento!?-
-Comeee!… Per esempio riesci a parlare solo al telefono quando sono lontano da casa o nei momenti meno opppurtuni, tipo quando sto lavorando nel mio studio. Rispondi cazzo! Dì qualcosa.-
A questa mia frase Elena inziò a singhiozzare fino a piangere chiudendosi ancor di più in quel irriverente silenzio. Quel suo atteggiamento mi mandò letteralmente in bestia, stavo per esplodere non so quale miracolo fece trattenere il mio lato oscuro. Lei rendendosi conto del mio stato d’animo si sciolse formalmente e sottovoce emise:
-Calmati, arrabbiarti non porta a niente, cerca di essere tranquillo.-
-Spiegami perchè dovrei essere tranquillo, PERCHE’? Spiegami.
Non sò più come prenderti sei sempre scontenta non ti va bene nulla.
-Dai Paolo! smettila mi hai raccontato sempre una marea di cazzate ora basta non le tollero più. Il nostro rapporto oramai si è consumato come legna accesa in un camino, la fiamma è spenta, è rimasta solo la cenere. Il figlio che ho nel grembo non ci stà aiutando anzi stà peggiorando le cose, tu sei preso troppo da te stesso, dai tuoi viaggi, il tuo lavoro e non aggiungo altro… Non abbiamo più nulla da dirci e quel poco che abbiamo non riusciamo a comunicarlo in maniera decente.
E’finita Paolo devi prenderne atto come lo sto facendo io.-
-Ma vaffanculo Elena, sei un’egoista pensi solo a te stessa,non hai capito un cazzo non hai rispetto neanche per questo figlio, comunque hai ragione tu è finita.
-Maldicendo me ne andai, lasciandola sola in quel giardino brullo in quel freddo giorno di gennaio. Non la vidi più.

E’notta fonda. Il chiarore dell’alba è ancora lontano, sono sveglio ho freddo, sudo, mi attorciglio nella coperta. Oggi è ancora un 29 gennaio, stanotte come ogni notte, da dieci lunghi anni, faccio lo stesso identico sogno. Un atroce stillicidio, tutto è uguale a quello sciagurato giorno, lei, io, lo stesso giardino quel litigio. Tutte le notti quest’incubo torna a fracassare il mio breve sonno, non ho riposo. Quel giorno rientrando a casa in quel preciso istante sentii l’auto di Elena allontanarsi rabbiosamente, avrei voluto inseguirla, desistetti.
Dopo circa un’ora venni informato che era stata coinvolta in un incidente stradale, un camion le aveva tagliato la strada era andata a finire sotto il rimorchio del possente articolato, non ci fu scampo per Elena. Morta sul colpo, nostro figlio sarebbe dovuto nascere a marzo.
Da quel giorno non sono più riuscito a riprendermi, ho rinuciato a vivere, ho cambiato città, casa, ho abbandonato il lavoro, ero un promettente ingegnere, non ho più amici, amanti, nulla, solo dolore. Il mio.
Vivo in questo sperduto paese di montagna, ai confini con l’Austria,non conosco nessuno, vado poco in paese non frequento gente, parlo il necessario, quasi niente. Sono sfigurato nell’anima, imbruttito, ho quarant’anni ne dimostro il doppio, non mi interessa. Faccio lunghe passeggiate sui monti, mi guadagno da vivere intagliando legno facendo sculture, le vendo a finti artigiani, commercianti che poi le smerciano ai mercatini spacciandole per loro creazioni, a me non importa non ho voglia di interloquire con le persone, guadagno il tanto che basta per sopravvivere. Sono riuscito a far perdere le mie traccie, sono un fantasma, un uomo senza alcuna identità, volevo farla finita tentai il suicidio tagliandomi le vene, le cicatrici scolpite nei polsi inesorabili me lo ricordano. Fui un pusillanime mentre dissanguavo in extremis riuscii a chiamare il 118, il pronto intervento dei sanitari mi sottraette al trapasso. Forse in quel momento pensai che era troppo semplice farla finita, mi dovevo punire e finchè la sofferenza non sarà al culmine agonizzerò ogni attimo di questa dannata vita.
L’unico contatto esistente è quello epistolare con mia sorella Laura, forse siamo ancora gli unici a comunicare tramite lettera. Non ho televisione nè radio nè computer, cellulare, niente tecnologia. A Laura ho impedito categoricamente di venire a trovarmi, suo malgrado rispetta questa mia volontà. Scrive anche una lettera a settimana, le leggo tutte, non sempre rispondo, se lo faccio, sono sintetico, scrivendo sempre la stessa frase:
– Tutto a posto. Stai tranquilla.
Un abbraccio ti voglio bene.-
Sento un rumore avvicinarsi, lo riconosco è quello di un auto. Oggi deve essere venerdì, il giorno di consegna della posta, esco fuori mi appoggio sulla staccionata, aspetto l’arrivo della piccola utilitaria, eccola sbucare dalla nube bianca di fresca neve. Rosa la postina scende dall’auto. E’una bella donna sulla quarantina, bionda, due occhi da gatta, un volto dall’aria intelligente molto espressivo. Indifferente apostrofa:
“Buongiorno signor Paolo c’è la solita lettera per lei.”
Prendo la missiva dalle sue mani, lei oppone una leggera insolita resistenza prima di lasciarla conclude:
“Mi scusi forse sono inopportuna mi dovrei fare i fatti miei. A lei piace proprio stare solo non ha bisogno di un contatto umano? Non le viene mai la necessità di frequentare qualcuno? Scusi se mi permetto.. Stasera in paese è festa, festeggiamo i giorni della merla, i più freddi dell’anno. La leggenda narra che le fate scendono nei centri abitati per divertirsi e ballare, noi le aspettiamo sulla piazza grande, accendiamo un grande falò bevendo vin brulè ascoltiamo musica… Perchè non viene? Sara divertente vedrà, io ci sarò.”
Prendo la lettera senza rispondere. Rientro nella baita.

Sto intagliando, preso dalla mia scultura dalla finestra noto a valle un bagliore, esco fuori è freddo, un freddo pulito, sano, respiro profondamente. Scorgo nettamente la fiamma del falò di cui parlava Rosa stamane, si eleva danzando nel buio della notte frangendo le poche stelle. Odo leggere note allegre sospiro, rimpiango.
Rientro, vado in bagno mi guardo allo specchio vedo la mia barba sempre più lunga, grigia increspata. Prendo un paio di forbici. Inzio a sfoltirla .

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Commenti su: "UN FREDDO GIORNO DI GENNAIO" (31)

  1. ..accidenti a te!!!!
    un bacio.
    vento

  2. Oddio, la testardaggine tipica degli uomini mi irrita 😀
    Conosco bene il genere di cui scrivi…
    Un abbraccio, caro Zè!

  3. in fondo al cuore ha detto:

    Splendido…come sempre, di errori se ne fanno tanti….ma non si può continuare a punirsi all’infinito, anche perchè non serve a nulla….iniziare a rivivere è un debito che abbiamo con noi stessi. Buon fine settimana caro amico!

  4. “Potevo agire diversamente” ….. Forse lo avremmo dovuto fare, ma di solito è nelle situazioni alle quali teniamo di più che rischiamo lo spiazzamentoi!!! Un saluto Naz, Lorena.

  5. mmmm la postina Rosa…. Gnam gnam.

  6. accantoalcamino ha detto:

    Non leggo ora, perchè voglio gustarmelo per benino, passo per un salutino a te e Rosy, bacione :-)=

  7. Che bel racconto Naz…Paolo si rimprovera per ciò che è successo alla sua donna e smette di vivere finchè qualcosa dentro di lui non ricomincia pian piano a scaldarsi alla fiamma di quel falò…mi è piaciuto tantissimo, i tuoi scritti sono sempre intensi spaccati di vissuto che coinvolgono profondamente…dolce domenica, un bacio 🙂

  8. Molto bello il tuo racconto, una pagina di grande letteratura che potrebbe anche essere autobiografica. Ma la cosa più importante è che Paolo abbia deciso di accorciare la sua barba grigia e, così facendo, apprezzare la festa del villaggio dove vive aprendo inconsciamente il suo cuore alla speranza.

  9. come sempre i tuoi racconti donano emozioni…bello questo risveglio alla vita in una notte di un freddo gennaio grazie ad un falò…buona serata e serena domenica

  10. Lucetta ha detto:

    Dopo il buio arriva il giorno…il desiderio di ricominciare di nuovo a vivere. Chissà se quel taglio di barba è l’inizio di un percorso nuovo….se Rosa, la postina, riuscirà a far battere di nuovo il cuore di Paolo. Lo spero. Ciao Zè, le tue storie vere….mi piacciono
    molto.Buona domenica.

  11. Bello Nazzareno, ma anche triste..
    Buona domenica, un abbraccio 🙂

  12. Ciao caro amico, bellissimo racconto…
    spero che Paolo ricominci di nuovo a vivere…
    buona Domenica… un abbraccio!!!!!

  13. Bastano cinque minuti (o forse anche cinque secondi) per cambiare tutto, in peggio od in meglio. Peccato che a volte ci mettiamo anni a fare una scelta.
    Ciao

  14. donnainfiore ha detto:

    Una buona serata con altrettanta serena notte!

  15. Dopo tanto buio, un semplice gesto che potrà riportare luce nella vita di Paolo
    Bellissimo racconto Nazzareno, sei grande
    Dolce notte, Pat

  16. Ciao Nazzareno, sei sempre splendido a novellare.
    Questo lungo ricordo amaro sotto forma di racconto, mi ha con piacevole malinconia
    toccato il cuore.
    Un caro saluto
    Gina

  17. “io nacqui in una fredda notte di gennaio. Lo so, era notte. Lo so per mezzo dellla memoria di mia madre. Ella diceva sempre che nacqui intorno alle due di quella notte, una fredda notte del 24 esimo giorno di quel lontano gennaio, di 59 anni lontano dal gennaio che e’ tornato, a ricordarmi che di lui son figlio. Gennaio e’, per il suo nome originario latino, “il portinaio”…si, l’usciere, il custore, lo Ianuarius, colui che apre..la porta, detta dai latini “ianua”. Non sarebbe sbagliato dire di San Pietro che egli e’ “Ianuarius Coeli” (il “portinaio” del Paradiso, del cielo ). Di sicuro gennaio e’ il mese …*che apre. Cosi’ come mi ha aperto, gennaio, la porta della vita” (Marghian, una dedica a Nazz e a tutti voi). Ciao Nazz.

    Marghian

  18. Che racconto…
    chissà cosa sarebbe successo, se non avessero litigato… boh..

    un abbracio

  19. Anche questo racconto è stupendo….anche questo come altri, tocca il cuore lasciando qualcosa su cui riflettere…
    Un abbraccio e buona serata

  20. Una storia difficile, due persone che si amano, gli interessi personali, un figlio in arrivo responsabilità una nuova vita. Tutto si poteva superare poi la fatalità, la tragedia, la punizione di uomo che perde in un colpo solo due affetti. La rinascità è cosa dura ma ci può essere.Sono molto contento che i miei racconti meritano il vostro gradimento Grazie e buona serata a tutti. Nazzareno (zè)

  21. Tutti vorremmo avere una macchina del tempo per tornare indietro e modificare tutti quegli errori che hanno cambiato il corso della nostra vita. Nel caso di Paolo si rimprovera di non essere stato determinato nel spiegare che tutti i suoi sacrifici e viaggi di lavoro erano per garantire un futuro migliore a Elena e a suo figlio, avrebbe dovuto spiegarsi, abbracciarla e guardandola negli occhi dirle che lui l’amava e che mai aveva cessato di custodire il suo amore per lei soprattutto le notti in cui era lontano ma caso ha voluto che lei andasse via nella convinzione che fosse tutto finito. La macchina del tempo non esiste e Paolo si è punito rifiutandosi di costruire un avvenire che pensava non meritasse più. Non possiamo nulla contro il destino ma possiamo cercare di vivere il nostro presente con coraggio affrontando anche il dolore e tutte le sue incognite con speranza. Augurarci che finalmente un pò di calore possa arrivare anche per noi. Questo il senso secondo me di questo racconto bellissimo e come tutti quelli che scrivi incastonato nella vita di tutti i nostri giorni. Buon Lunedì Nazzareno e un abbraccioneeeeee!

  22. Ciao amico, ti auguro una serena settimana,
    abbraccio~~Jussara

  23. Bellissimo…. lo continuerai questo racconto vero?? potrei fare tante ipotesi, immaginare un finale piacevole .. lui scende a valle e ricomincia pian piano a vivere…. però vorrei che continuassi tu! lo sai è sempre un piacere leggerti, buona serata Adriana 🙂

    • Un falo’ che si accende, un fuoco che ricomincia a scaldare la vita, le fiamme che, in un certo senso,purificano il passato…
      bravo come sempre…
      Loredana

  24. Wundervoll geschrieben Grüsse mal lieb und wünsche dir einen schönen Tag Gislinde. http://zitroneblog.wordpress.com

  25. Per varie ragioni da qualche giorno manco dal blog. Ora ho letto il tuo post e sono commossa. Quanta vita, qunto di noi c’è nel racconto…lo rileggo a voce alta….è proprio bello, nnostante la malinconia,

  26. dopo tanto freddo, un falò è proprio ciò che ci voleva. E da tempo.
    Storia triste e malinconica, ma con un finale di speranza in attesa del tepore primaverile.
    Sempre gradevoli i tuoi racconti di vita. Ciao,
    Marirò

  27. Toc toc…è permesso…???
    Si sono proprio io,dopo una lunga latitanza….durante la quale ho comunque sempre pensato ai miei cari amici!!!!
    Ora passo x lasciare il mio più affettuoso saluto in attesa di tornare a leggerti con calma…
    Buon tutto!Ciao.

  28. quando è che scrivi? di giorno , la sera ,la notte :come nascono le tue storie Questo racconto un pò estremo ,mi è piaciuto. Pensa alla noia se avessero vissuto insieme…………

  29. La speranza e alla fine la voglia di ricominciare sempre non arrendersi ma non è cosi per tutti purtroppo un caro Saluto grazie a tutti
    – Ps. per il filo della faantasia, quando scrivo? nei pochi ritagli di tempo spesso il venerdi notte ciao-

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