Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento per i tuoi pochi anni per i miei che sono cento.

Fogli di vecchi giornali sospinti dal vento caldo danzavano nel vuoto, il sole come un maniscalco picchiava sodo sulla piazza deserta in quel giorno di fine giugno. Ero seduto sul muretto davanti alla chiesa, le gambe a penzoloni, pensavo. Dall’osteria scorgevo due sagome, erano quelle del compare Pascale e zi beddu, infervorati nell’ennesima partita a briscola bevevano vino, da loro udivo risate ed imprecazioni. Sui muri scalcinati, affissi dozzine di manifesti, raffiguranti il volto sorridente di Angelo Macaluso, vistoso spiccava lo scudo crociato della Democrazia Cristiana, le elezioni comunali si erano appena tenute, Don Angelo come veniva chiamato in riverente rispetto si era riconfermato ancora una volta sindaco. A me non era simpatico gli imputavo la colpa di non creare posti di lavori così da far partire tutti i miei amici per seguire i propri padri in migrazione verso altri luoghi, inoltre quando l’incontravo emanava un odore ripugnante, acre, di frutta marcia, per farla breve quel personaggio non mi piaceva affatto. Altro non c’era in quel posto, il vuoto,il sole,la polvere, il vento. Un mistico silenzio avvolgeva di tristezza quel paese marcato da uno stato di disfatta permanente.
Ero sconsolato, la corriera per Reggio Calabria era partita da poco, si era portata via Filippuzzo e Tano due miei amici anche loro sarebbero andati a vivere a Torino dove insieme alle madri si ricongiungevano con i propri padri, emigrati già da tempo avendo trovato lavoro come operai alla Fiat, una grande fabbrica di automobili. Stavo rimanendo solo, il paese si stava svuotando in un lento inesorabile esodo. Non avevo quasi più amici, non sapevo più con chi giocare, per un bambino di undici anni non avere compagni con cui stare è un reato, un enorme costrizione, frustrante inventarsi dei giochi in solitudine. In quel luogo stavano rimanendo soltanto i vecchi.
Mio padre possedeva un camion,trasportava pomodori al nord, sosteneva che non si sarebbe mai spostato, la sua vita e quella della sua famiglia era lì nella sua terra, lì avrebbe lavorato, cresciuto ed educato i figli, lì sarebbe morto.
La mia maestra Elda alla fine dell’anno scolastico comunicò che la scuola sarebbe stata chiusa per mancanza di scolari, il prossimo anno sarei dovuto andare a Paola per proseguire gli studi, difficilmente avrei avuto ancora lei come insegnante, mi dispiaceva. Elda era una signora non più tanto giovane, una brava persona, una buona insegnante, mi voleva bene.
Avevo il morale sotto le scarpe, mia madre era a casa faceva anche la sarta, Ninuzzo mio fratello più grande di me di molti anni in quel periodo era militare a Genova.
Avevo voglia di piangere, pensavo a tutti i miei amici, alle partite di pallone sulla piazza, i giochi con le biglie, le scorribande nei campi, al fiume a quanto ci divertivamo, tutto finito; quasi tutti trasferiti a Torino, odiavo quella città che non conoscevo, l’avrei bruciata così come il mio dannato paese. Depresso perso nella mia triste rabbia all’improvviso dal fondo della strada vidi sollevarsi una nuvola di polvere, d’istinto scattai in piedi sul muretto per vedere meglio, per un attimo m’ illusi fosse la corriera che tornava indietro riportando i miei amici, non era così.
La sagoma di un camioncino color rosa prese corpo, il buffo veicolo aveva coni di gelato disegnati sulle fiancate. Arrivato al centro della piazza si fermò, scese un uomo vestito tutto di bianco, portava un beretto con la visiera, pareva un capitano di quelle grandi navi che vedevo in fotografia sui libri. Aprì la sponda da un lato del camioncino e come per incanto apparirono tanti colori, gusti di gelato. L’uomo prese in mano un megafono, si tolse il cappello, col palmo della mano si asciugò il sudore dalla fronte, rimise il capello, prese fiato e portandosi il megafono alla bocca con voce tagliante inviò il suo messaggio:
– Gelati, gelati, signore e signori, bambini, venite a provare i nuovi gusti, pistacchio, amerena, caffè, crema, tanti gusti tutti buoni, freschi, nutrienti, da oggi ogni giovedì sarò qui per voi, GELATIIIII, GELATAIOOOO.-
Qualche anta di persiana si schiuse, qualche testa fece capolino dai vicoli di quel paese fantasma. Saltai giù dal muretto timidamente mi avvicinai a quella novità. Il signore vestito da marinaio vedendomi disse:
-Bambino, vieni il primo gelato è per te, è gratis, dai coraggio avvicinati –
Intimorito mi accostai a quello strano carrozzone carico di tutto quel ben di Dio.
-Quali gusti vuoi?- Disse con simpatia l’uomo:
-Non lo sò- balbettai confuso:
-Non lo sai? allora scelgo io per te; pistacchio e crema vanno bene?-
Senza aspettare la risposta affondò la paletta in quelle creme colorate. Nel frattempo diverse persone compresi compare Pascale e zi beddu avevano fatto capannello davanti al baldacchino. Il mio gelato era grande, emozionato inziai a leccarlo. Il gelataio elargiva sorrisi chiedendo ai nuovi clienti con grande cortesia quali gusti e di che prezzo volessero il gelato, trenta lire, cinquanta, cento lire, in un attimo ne vendette diversi; in un paese dove non succedeva mai nulla l’arrivo di quel personaggio fu un evento colossale.
Ricordo fu il gelato più buono che avessi mai mangiato fin allora, resterà il più buono della mia vita. Gustavo il prezioso dono con avida golosità, di colpo la malinconia scivolò via dalla mia giornata, ero tornato ad essere sereno, avvertivo che Dio si era ricordato di me. Mentre camminavo uno strombazzo allegro di clacson attirò la mia attenzione, il gelataio a bordo del camioncino rosa se ne stava andando sbracciandosi dal finestrino urlò:
– Ciao picciriddù, a giovedi prossimo.-
Alzai la mano, lo salutai felice.
Da quel giorno aspettavo il giovedì con ansia contanto le ore e i minuti.
Dopo poco tempo Alfio ed io divenimmo amici, così si chiamava l’uomo dei gelati, iniziai ad andare con lui anche in altri paesi, ero una sorta di assistente, gli affari non gli andavano male, certo non s’arricchiva con quel lavoro però gli consentiva di vivere decorosamente. Alfio era una persona eccezionale di una bontà unica, nelle giornate trascorse insieme lui parlava di molte cose, grazie ai suoi ragionamente capii cosa significasse amare la propria terra, non fuggire, cosa fosse la mafia, la drangheta che a quei tempi pochi sapevano cosa fosse. Mi spiegava il significato soprattutto della parola libertà, essere uomini liberi sosteneva il capitano, lo chiamavo affettuosamente così, non era un gioco da ragazzi anzi. Parlava di libri, di scrittori, poeti. Grazie a lui ho conosciuto Herman Hesse, ho apprezzato le poesie di Neruda e molto altro, anche lui ne scriveva, a me piacevano erano molto belle. Alfio era comunista ma un comunista buono, non uno di quelli che mangiava i bambini, come Don Carmelo sosteneva nell’omelie nella santa messa domenicale, ammiccandosi in tacita complicità con Don Angeluzzo Macaluso sindaco del paese. Quei giovedì con Alfio colmarono di senso la mia vita, portandomi ad amare il sud italia la mia terra in maniera viscerale, questo è uno dei motivi per cui non sono mai partito. No, io sono rimasto qui, come voleva mio padre, morto bruciato nel suo camion, glielo incendiarono diversi anni fa mentre ci dormiva dentro durante una pausa da uno dei suoi tanti viaggi. Uomo coraggioso si rifiutava di pagare il pizzo alle organizzazioni mafiose. Anche Alfio, sparì non lo vidi più venire in paese aspettai quei giovedì inutilmente. Solamente tempo dopo seppi che era morto d’infarto durante una manifestazione politica a Reggio Calabria, non ho mai creduto a questa versione data dalla polizia, troppo circostanze strane condirono quella giornata di protesta. Ho cercato di onorare la loro memoria rimanendo qui in queste terre aride, povere, sature di miserie e indifferenza dove giustizia non esiste, abbandonate dallo stato e anche da Dio come Carlo Levi disse intolando il suo libro “Cristo si è fermato ad Eboli.”
Con sacrificio ho fondato un’azienda, produco insaccati tipici, esporto in tutto il mondo dando lavoro a più di cinquanta persone, anche i miei figli ne fanno parte. Le cose non sono facili, la strada è irta di difficoltà.
Oggi sono in questa sala imponente al palazzo della regione; tra poco sarò nominato cavaliere del lavoro, un’alta onoreficenza. Mi stanno chiamando è il mio turno, muovo i passi sono al centro della sala frastornato dagli applausi scroscianti dei presenti, davanti a me alte cariche delle istituzioni, c’è anche il sottosegretario alle politiche produttive, poi il presidente della Regione Calabria, quello della Provincia di Reggio e altri politici più o meno noti. Sono teso ma deciso, non ho paura, prima di essere nominato di tale onoreficenza chiedo mi venga data la parola.
Signori scusate vi rubo soltanto pochi attimi del vostro prezioso tempo:
– Mi Chiamo Michele Angiò sono nato il 13 marzo del millenovecentocinquantasei voglio leggere soltanto una breve poesia scritta da un amico,un grande uomo,per me maestro di vita poi ve la donerò insieme ad una soppressata fiore all’occhiello della produzione della nostra azienda, questi due ragazzi qui vicino sono i miei figli-
All’ improvviso la sala si vela di sconcerto, evidenziato nettamente sui volti degli interlocutori, senza altre titubanze leggo:

A voi signori

Intriso di polvere e sudore
vivo
osservo
vi scruto
non ho dubbi
siete voi i giusti
i nobili i signori del sapere
voi possedete il potere
voi dottori di legge e di giustizia
ma di quale giustizia cianciate?
frottole!
Vili siete soltanto vili
faccie pulite di bronzo ornate
mani macchiate di sangue non vostro
sangue povero indelebile nel mio cuore
vi adorno
vorrei ma non posso
aspetto il gran giorno
il vento soffierà
il marciume spazzerà
nessuno di voi si sarà accorto
nessuna traccia
nessun ricordo
solo scadente letame per l’orto

Alfio Terrino
gelataio poeta e contadino

Un manto di silenzio, un’apocalisse.
Volti sempre più costernati, stupore, imbarazzo, guardo tutte queste persone in faccia fissandole negli occhi una ad una, i loro sorrisi di circostanza ingoiati nelle trance delle parole di Alfio recitate da me.
Al tavolo dell’autorità poggio la soppressata e la poesia
-Questo è il dono, mio, dei miei figli, di Alfio e di tutta quella brava gente che lavora ogni giorno onestamente.
Rifiuto la vostra onoreficenza a me non interessa.
Perchè? Perchè mi è stato ucciso un padre, si rifiutava di pagare il pizzo come stò facendo io, avete promesso protezione poi l’avete negata, sono tartassato da controlli,
Guardia di finanza, ufficio entrate, sono stato multato, minacciato, osteggiato in ogni modo mettendo in seria difficoltà la mia attività. Non mi sono arreso e non ho intenzione di farlo oggi e così faranno i miei figli.
Da questa terra non me andrò mai.
Solo Dio saprà quendo è l’ora, il mio Dio non il vostro, non quello delle mafie dei corrotti, quello per me non esiste. Grazie di cuore, grazie di tutto ma sento veramente di non poter accettare tanto onore.-
Guardo i miei figli li prendo sotto braccio e dico loro -ANDIAMO QUI NON CE’PIU’ NULLA DA DIRE.
finalmente fuori respiro a pieni polmoni la brezza che viene dal mare, aria buona pulita aria di terra mia.

Cè un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento per i vostri pochi anni per i miei che sono Cento.

Dedicata a chi ha ancora una speranza, a chi crede che questa nazione sia una Republica fondata sul lavoro, a chi è onesto
BUON PRIMO MAGGIO

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Commenti su: "Conosco un posto nel mio cuore" (63)

  1. carmenrdzn ha detto:

    Non installare il dubbio che un giorno vivremo in solidarietà repubblica, per il bene del lavoratore, i poveri, i esplotado, per il potere.

    Buona Festa del Lavoro, dal vivo il 1 ° maggio.

    Nazza abbraccio.

  2. The Liù Blog's ha detto:

    Hai scritto un racconto molto bello e che mi ha commosso molto !!
    Un caro abbraccio Nazz
    Liù

  3. Chi non ha il coraggio di arrendersi, chi non ha paura, chi combatte una società corrotta,
    chi è in grado di trasmettere valori ai propri figli… ecco io credo che sia una persona coerente, grande di animo e di ideologie… uomini di cui oggi ve ne sarebbe tanto bisogno…
    Bellissimo racconto Naz… esempio per tutti!
    Una dolce notte
    Patrizia

  4. incantevole narrazione, stupendo leggerti.
    un abbraccio, Zè 🙂

  5. veramente bella bel racconto
    degli uomini cosi ce ne vorrebbero
    tanti . complimenti
    buon 1maggio a te
    unsorriso e un abbraccio per te
    sogni d oro

  6. Profondamente bello questo racconto, il racconto di un Uomo vero, cresciuto imparando l’amore per la sua terrà, l’onestà, la coerenza….
    Ci vorrebbero tanti Alfio per insegnare ai giovani di oggi cosa significa non aver paura, non abbassare lo sguardo e la dignità di fronte alla corruzione.
    Ti ringrazio, buon 1° maggio anche a te!

    • Nel nostro piccolo tutti briciola dopo briciola possiamo contribuire acostruire qualcosa di diverso invertire la rotta da questa direzione sbagliata che abbiamo preso grazie fausta

  7. Mi hai commosso con questo racconto….Buon primo Maggio Naz

  8. Buon Primo Maggio … Lorena.

  9. Naz non ho parole…. è bellissima… stupenda….
    commovente…. grazie caro amico…. buon 1° Maggio a te…
    un abbraccio e un bacione….

  10. dolceuragano ha detto:

    Bellissimo ed emozionanti questi ricordi..
    Buongiorno e buon 1° Maggio, un abbraccio e un sorriso per te!

  11. Buongiorno Nazzareno… BUON PRIMO MAGGIO…
    Un abbraccio ed un sorriso..
    P.S.:
    Tornerò con più calma a leggere il post..

  12. in fondo al cuore ha detto:

    Fino a quando continueranno ad esserci uomini così, ci sarà sempre una speranza…..buona giornata Naz!

  13. Semplicemente stupendo, caro Naz!!! Anch’io lasciai la Calabria a 18 anni!!!

  14. Splendido e commovente, grande Nazzareno
    Ciao, un caro saluto
    Pat

  15. uno splendido esempio di coerenza in questo racconto che si legge d’un fiato. Grazie leggerti è sempre un piacere. Ti abbraccio, Maria

  16. Certo questo è solo un racconto, penso di uomini come Michele, suo padre ed Alfio esistano ancora- credetemi vorrei veramente un mondo più giusto più onesto vorrei che questa nazione garantisse un futuro a tutti non solo ai pochi eletti.Grazie a tutti Buonanotte

    • lucetta ha detto:

      Un racconto veramente bello che si legge fino in fondo con commozione. Il tuo desiderio di un mondo più giusto ed onesto siamo in molti ad averlo e speriamo che si realizzi una buona volta. Dobbiamo iniziare prima da noi nel nostro ambiente, famiglia, luogo di lavoro e man mano allargare la cerchia. Chissà, forse arriverà quel giorno!!!! Ciao Naz

  17. dolceuragano ha detto:

    Serena giornata, un abbraccio. Carla

  18. Grüsse und wünsche einen schönen Tag Gislinde

  19. Un racconto bello ,autentico, come le vite disperate della povera, onesta e valorosa
    gente, che a discapito di tutto non rinuncia mai ad avere un coscienza pulita per sé e soprattutto i propri figli.
    Un abbraccio
    Gina

  20. accantoalcamino ha detto:

    Buongiorno splendido uomo 🙂 coincidenza, anch’io ho la canzone Cara di Dalla in uno dei miei ultimi post, sei poeta ed io ti adoro 🙂

  21. Ti giuro che leggendo mi sono commossa…
    Condivido il tuo pensiero e lo faccio anche mio…
    Un abbraccio

  22. Bellissimo e avvincente come sempre caro Nazz…scrivi con una sensibilità non comune.
    Buon mese di maggio e un abbraccio

  23. dolceuragano ha detto:

    Buongiorno un caffè? Serena giornata 🙂

  24. Claudio's ha detto:

    GRANDE NAZZARENO!!!!
    Un cordiale saluto
    Buona giornata

  25. mia figlia vive all’estero , non ha fiducia in questo paese, l’ho abituata ad essere cittadina del mondo e vive serena in un altro paese

    • Io non sono cittadino di nulla. vivo e basta. Ho girato e giro e ancora, mi sballotto tra Ascoli e milano e un bel pezzo d’ Italia centrale. Non ho fiducia neanche in me stesso figuriamoci in questo paese .Vivere all’ estero può significare nulla o molto, dipende dove vivi e che aspettative hai. -Questo racconto è solo un ‘ illussione di un mondo più onesto. Qualche individuo coraggioso e leale ancora esiste. Grazie e buona serata

  26. e i viene in mente la canzone ” I giardini di marzo”…Il carretto passava e quell’uomo gridava “gelati”….
    Un abbraccio, Nazz.
    Loredana

  27. ciao scrittore, ultimamente sei diventato più intimista 🙂 Mi piace questa nuova piega che ha preso il tuo foglio 😛

  28. Buon week-end Nazzareno..

  29. dolceuragano ha detto:

    Maggio è il mese delle rose, coi loro bei colori, profumi e simbologia!
    Buon fine settimana con tante rose profumate..
    Un abbraccio d’amicizia e un sorriso… kisss
    Carla

  30. Wünsche dir ein schönes weekend Grüsse lieb Gislinde

  31. Ciao Naz, buon fine settimana… un sorriso e un abbraccio di amicizia…

  32. Ciao Nazzareno, tantissimi complimenti perchè non potevi trovare ispirazione migliore per celebrare il primo Maggio un giorno dedicato a tutti i lavoratori. Michele è davvero un cavaliere del lavoro ha creato un futuro per sè e per i propri figli nella sua terra ma non vuole riconoscimenti da chi si fà sordo e muto e non fà nulla per snellire le difficoltà che la sua piccola azienda deve affrontare giornalmente. Dalle mie parti ci sono dei “Signor Michele” che producono vino ai piedi dell’Etna un vino dal gusto inconfondibile e pertanto conosciuto. Alfio e il padre di Michele rappresentano tutte quelle persone che amano la propria terra che pensano sia inutile abbandonarla che sia più opportuno svilupparla e creare così delle nuove opportunità per tutti. Michele ottiene una grande soddisfazione personale leggendo la poesia di Alfio in pubblico come fosse un “piccolo testamento” da esibire al momento giusto, Michele partecipa tutti quegli illustri signori della sua eredità che non è fatta di denaro ma di grandi insegnamenti di vita, di dignità e della comprensione di quanto fosse importante non emigrare ma RIMANERE,RESISTERE E COSTRUIRE. Un racconto coinvolgente, Ti lascio un grande abbraccio, e buon fine settimana amicuzzo mio.

  33. dolceuragano ha detto:

    Buongiorno un sorriso per una serena giornata e una rosa http://www.allgraphics123.com/ag/01/13608/13608.gif

  34. Dolce Lolita ha detto:

    Bello.

  35. O figli, se solo affidaste ogni vostra sofferenza, ogni vostra gioia al mio cuore immacolato, quanto più meravigliosa sarebbe la vostra vita, se solo amaste, figli miei.

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