Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Archivio per ottobre, 2012

se solo avessi

se solo avessi saputo
sicuro avrei sbagliato
a prescindere
se solo avessi capito
avrei rifatto l’ identico errore
se vivessi mille anni
ostinatamente mi perderei nel testardo clamore
il solito sproposito
tra mille facce immerso nel buio delle notti senza senso senza tempo
al chiarore dei lampi,vergine luce
ti vedrei e sceglierei e risceglierei te
fino a saziarmi di te
solo di te.
se solo tu lo volessi ancora
dimmi di si
prega questa notte
io lo farò
fai che la malinconia si tramuti in magia
niente passato nessun vissuto
una donna, un uomo
paure e refusi rancori
ore rubate ai minuti
dimmi di si
perché tra il certo e l’incerto tra il fuoco e il paradiso
avrei scelto solo il tuo sorriso
avrei scelto te
avrei scelto te
amore
avrei scelto solo te
avrei scelto l’amore
e ancora mille e mille volte ancora sceglierò
la tua voglia il tuo coraggio
la forza di essere la parte migliore di me

alle donne che non hanno paura di amare

insonnia & vaneggi

questa rabbia,dannata rabbia
la porto dietro come volpe ferita, un cane rognoso
livore odio rancore non vedo non sento non tollero
in questo letto grigio senza alcun profumo
giro e mi rigiro
sono sfinito
amo la violenza innalzo vessilli conduco guerre
perennemente in battaglia
mi nutro di pura idiozia
brutta poesia
sfumo mi cheto mi adagio mi placo
scrivo di cuore speranze di gelso e infinito colore
odio il rancore sogno una stella
ti amo e ti bramo ti chiamo
conosco il tuo nome
di certo so che ti amo
di giorno non brilli
non ricordo il tuo nome
la storia è finita
inizia un’altra partita
la rabbia che torna
e son qui che rimescolo amore
mentre nutro rancore
ascolto il mio cuore
perso nell’antro di un alba sfocata
muore
ti cerco
una vita un’ora un minuto
non so se ti chiamo
stanne certa ti amo

quando il tuono rumore farà

odori di stanchezze. flussi e riflussi
il pendolo affoga
le ore scandendo il tempo
quadri grigi tinte svanite
come me, come noi
i miei lenti passi di gelo
osservo un tramonto di alcun colore
ti guardo non parlo
muta su te stessa
rimembro, scorrono immagini
chi sei?
la tv confonde il silenzio il cibo senza sale
siamo vecchi, siamo tristi, esausti
la pensione non arriva a fine mese non copre le spese
volgi il tuo sguardo attraversa il mio
sorridi alla maliconia
che fortuna ci sei!
profondamente annoiato
ti detesto amandoti nel passato nel presente ogni istante
e come foglia tremante
ti accolgo sotto le coperte del mio vecchio cuore
ancora per sempre
fino quando il tuono all’improvviso rumore farà

Parlami d’ amore

-Parlami d’amore del tempo che sarà, delle soffici candide nuvole, dei rossi tramonti, delle albe vive, del sole e del suo scintillare,come un sogno irrompe dalla notte, parlami di quelle stelle luminose e belle. Del mare e dei suoi incanti dei suoi molteplici colori. Descrivimi i boschi, gli animali, parlami del mio cane, lo chiamerò Isacco, è un bel nome, ti piace?
Parlami d’amore quello che mi donerai, dei giocattoli che mi comprerai, dei miei amici, i bisticci, i pasticci, le corse nei prati. Della campagna in autunno dei suoi odori, piena di tinte e infiniti pastelli. Raccontami di quella bambina e dei suoi sogni, le sue avventure, fantasticava di essere vento, fissava il mare guardando l’orizzonte sognando la libertà, mentre aiutava sua nonna a preparare il cuscus e paste di semola. Quel suo sorriso avorio, non soccombeva mai neanche sotto il peso di giare colme di acqua, bene prezioso. Si per favore descrivimi quella terra a te cara, mamma parlami di te, parlami d’amore.-
“Ti parlerò dell’amore, che non avrai, di quello che non ho avuto, di quell’uomo che mi ha abbandonato incinta di te.
Della droga di cui sono umile serva, dell’alcol ingerito; delle notti insonni delle mie schizzofrenie. I ricoveri, gli arresti, le polizie. Del mare in tempesta di una terra povera, di un’altra ostile, di cani abbandonati e bastonati, ti parlerò dello schifo e del letame di cui mi sono cosparsa, tanto da far naufragare la mia vita, i miei sogni, le mie speranze, non colori né sapori solo i tanti dolori, di questo ti parlerò.
No, non so parlar d’amore, perchè non so amare, nessuno me l’ha insegnato. Cammino nel sentiero dell’egoismo della distruzione, per giungere il più in fretta possibile alla meta, il sonno eterno. Voglio solo dormire altri interessi non covo.”
-Ti prego madre mia non lasciarti andare; torna a sperare, a vivere, se puoi fai fiorire ancora quel sorriso tenero di bambina,torna ad amare.
Ora per favore illustrami del mondo, quello bello, quello tondo, io lo vedrò vero mamma? Per favore io ci voglio essere, non ti arrendere, ti prego.-
“Non farmi piangere, non ho più lacrime. Ora devo andare, mi devo bucare, tanta eroina, infinita schifezza, poi finire in quell’ospedale dove di te sarò libera. Perciò basta non mi scocciare,lasciami stare. Io non sono che un relitto, in queste acque non so nuotare non ne sono più capace. Non ti merito… Tu sei un dono, una stella meravigliosa, io non sono degna, non saprei cosa farne di un bambino, non sono in grado di badare a me stessa, figuriamoci ad un figlio, non posso… Non voglio…Ti detesto.”
-Non fare così! Non è vero!
Sei la madre più buona,la più brava. Ti aiuterò a guarire, a crescere, vedrai sarà bello farlo insieme, ci sosterremo, tu roccia tornerai, io sarò forte come non mai, sarò il tuo robusto bastone, non un giunco, vedrai mai mi piegherò.
Mamma ti prego non mi lasciare, soltanto questo ti chiedo e ora per favore parlami d’amore.-

Trovai questa lettera in uno scantinato molti anni fà, l’ho conservata, mille volte avrei desiderato bruciarla, si mille volte, non l’ho mai fatto. Non ho la minima idea chi possa averla scritta, sembra più una filastrocca, una favola, qualcosa induce a pensare ci sia un lieto fine. Di questa storia non ne so nulla, ogni volta capita di rileggerla penso a tutte quelle donne che non hanno potuto avere figli, a quelle ragazze disgraziate, vittime di un’qualcosa più grande di loro, non sono state in grado di capire, forse non hanno potuto o semplicente non hanno avuto il necessario coraggio, così di fatto hanno interrotto il flusso naturale di una cosa meravigliosa chiamata vita.
Chi sono io per giudicare? Forse quel bambino? Forse l’uomo fuggito via dal patriarcale dovere? Il marito di una donna che non ha avuto figli? No… Non sono nulla di tutto questo, sono solo un assassino, stò espiando la mia pena. Avevo fame, non avevo soldi, ero giovane, ubriaco e spavaldo, neanche vent’anni. Ebbi paura e scoperto in quel maledetto scantinato con un piede di porco, con una violenza inaudita colpii quel povero uomo sfracellandogli il cranio. Morto lì sul colpo immerso in un lago di sangue, colpevole solo di difendere il suo avere; dei banali salumi. Ecco chi sono io.
Domani uscirò da quì, trent’anni sono passati da quel dannato giorno. Varcherò quel cancello, lascierò il carcere. Solcherò strade sconosciute, vedrò volti anonimi, indifferenti. Ho paura? Si,una maledetta paura.
Sarò solo, dovrò riniziare tutto dal nulla, ci proverò. Una speranza, un punto fermo ce l’ho.
Povera donna, mia madre si è vergognata di me, è quasi morta di crepacuore, non è uscita di casa per infinti giorni. Nonostante ciò non mi ha mai rinnegato, mai abbandonato. Questo è il vero motivo perchè ho conservato questa lettera. Andrò da lei la guarderò negli occhi e tremante le dirò:
-Mamma sono qui, ho sbagliato…Ora per favore parlami d’amore.-

A tutte le Madri

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