Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Salutai gli amici, infilai un panino nello sdrucito borsone, mi diressi allo stadio, un piccolo gioiello intarsiato nella splendida cornice dolomitica. Era una giornata importante per me e per una comunità intera. In questi luoghi dove il canto della natura risuona potente, tutto ha la giusta misura, non ci sono eccessi, enfasi spropositate, poche parole molta sostanza, noi montanari siamo cosi. Nel piazzale camioncini con le bibite, panini con la porchetta, salumi; quel giorno anche i gadget: Sciarpe e maglie da calcio, perfino la banda. Tutto era pronto, preparato nella massima discrezione, movenze ovattate, euforia in punta di piedi. Finale play off; in gioco la prima divisione, traguardo inaspettato fino a qualche mese prima per un paesotto di solo tremila anime. Il blasonato Trento era l’avversario, un pareggio per via dei risultati fin li conseguiti, a noi sarebbe bastato per salire di categoria, l’agognata promozione. La festa.
La compagine trentina meritava rispetto, noi non eravamo altro che un manipolo di ragazzotti, quasi tutti del luogo, un’allegra brigata; dei puri senza grilli per la testa, il calcio inteso solo come divertimento. Quella era una giornata speciale, tutti ci tenevano. Molti all’inizio del campionato ci davano per spacciati, senza alcuna speranza, di sicuro retrocessi, abbiamo stravolto con un impegno pazzesco tutti i pronostici. Bussai alla carraia, la voce del vecchio Felice stona un rauco: – Chi è?-
-Sono io, Falco.-
Qualche tifoso, tutti amici, mi salutavano con rassicuranti pacche sulle spalle, di riflesso sorridevo, bofinchiando qualche timido grazie.
Erano già le tredici, mancavano due ore all’inizio dell’incontro. Il bus con la squadra avversaria sfilò imponente davanti a me, prima che la pesante porta d’acciaio si chiudesse, entrai anch’io. Nel tunnel incontrai Enrico, il nostro direttore sportivo, ansioso e affaccendato, non stava nella pelle, sorrise poi a raffica mi pose tremila quesiti, spiegò alcuni concetti alquanto contorti, prima che gli potessi rispondere era già sparito. Beata gioventù pensai.
Nel corridoio più mi avvicinavo allo spogliatoio più avvertivo qualcosa di sgradevole, nessun rumore, troppo silenzio, percepivo solo una malefica ansia, strano, sapevo tutti fossero dentro. Aprii la porta, li vidi lì mummificati, tesi come funi metalliche:
– Ciao professore-
Salutarono all’unisono, la mia presenza sembrò averli sollevati un tanto da quello stato depressivo di cui erano impregnati. Sono il loro allenatore, mi chiamano cosi perchè ho insegnato matematica fino a due anni fa alle scuole medie, ora sono in pensione,da quel giorno mi sono dedicato anima e corpo a questa mia viscerale passione, il calcio.
Ho condotto dal nulla senza rendermene neanche conto questa squadra di giovani briganti fino alle porte del calcio che conta, il semiprofessionismo. Non proferii parola limitandomi ad osservarli uno a uno, poi impostai il tono di voce più rassicurante del mio repertorio:
– Ragazzi… Questo non è un funerale è solo una partita di football deve essere una festa,anche se oggi andrà male sarà comunque un successo. Siamo forti e oggi vinceremo con una facilità sconcertante. Altro che palle-
MI avvicinai a Bepi, il centravanti, un ragazzone di vent’anni e venti goal. Molti club di categoria superiore ce lo invidiavano, avevamo ricevuto parecchie proposte, una addirittura da un team di serie A. Perforai il suo sguardo, non vedevo chiaro, qualcosa non quadrava in lui, l’incoraggiai:
– Forza… oggi ne fai due, cerca di essere sereno, la loro difesa non è insuperabile, anzi se presa in velocità è un colabrodo. Poi rivolto a tutti gli altri dissi:
– Adesso andate a scaldarvi. Ad Aubert, il mio secondo nonché amico di sempre gli sussurrai:
– Falli scaldare bene, però non esagerare, esercizi leggeri, bada a farli rilassare raccontagli barzellette, falli ridere, sono troppo tesi, non devono essere preoccupati, non ce nè motivo, poi alle quattordici riportameli qui.-
In quel preciso istante ebbi la sensazione che in quel quadro mancava qualcosa o meglio qualcuno.
Guido dov’è? Dov’è Guido? Ripetei con un tono di voce insolitamente alto. “Era qui fino a pochi minuti fa, ora non lo sappiamo.” Questa fu la risposta della maggioranza. Mi rivolsi ad Aubert:
-Tu non l’hai visto? Scrollando le spalle rispose:- Era qui… non capisco dove possa essersi ficcato…forse in bagno?-
Guido Bertelli era il portiere. Una storia particolare la sua; quarantaquattro anni, un esempio di longevità sportiva da paura, fisico integro.
Condividevo molto del mio tempo insieme a lui, andavamo spesso a pesca, a caccia, a funghi; serate interminabili in osteria davanti a un buon bicchiere di vino ingannavamo il tempo giocando a scopone, a parlare di calcio e non solo, svariavamo dalla letteratura alla politica passando per le donne. Non essendo sposati di tempo ne avevamo a bizzeffe, di conseguenza non avevamo né mogli né figli ad aspettarci. Per meglio dire lui lo era stato aveva due figli; Giorgia vent’anni e Federico diciotto, calciatore, centrocampista, giovane promessa del vivaio della Lazio; vivevano a Roma con la madre. Guido era separato da diversi anni e i suoi figli li vedeva poco; La ragazza la sentiva spesso al telefono, Federico quasi mai, era arrabbiato con il padre, pensava non nutrisse interesse per lui, questo non era vero, io lo sapevo di certo; Guido non essendo un espansivo era avaro di parole, figuriamoci di complimenti, la cosa più pesante da digerire per il ragazzo che il padre avesse visto solo una delle sue partite. Con l’ex moglie aveva rapporti disastrosi; non voleva mai affrontare l’argomento, glissava sempre con un laconico: “Di quella schifosa non ne voglio sentire parlare.” D’altronde quando rientri a casa in anticipo rispetto all’orario previsto e trovi tua moglie sul tuo letto mentre si fa scopare da un “negro” per giunta tuo compagno di squadra, c’è poco da dire. Guido cadde in una forte depressione non se l’aspettava, il suo rapporto coniugale non aveva mai mostrato crepe evidenti. Anche lui aveva iniziato la sua carriera nelle giovanili della Lazio, era un giovane portiere molto promettente, nonostante non avesse un fisico propriamente adatto per ricoprire quel ruolo, l’altezza era il suo limite, solo un metro e settantadue centimetri, praticamente un nano rispetto ai suoi colleghi. Aveva esordito giovanissimo in serie A ventun’anni, il “tempio del calcio,” San Siro. -Milan-Lazio- quel giorno la Lazio perse quattro a zero, per Guido fu un esperienza sfortunata, anche se non aveva particolari colpe sulle reti subite quell’incontro gli rallentò la carriera. L’anno successivo fu ceduto ad una squadra di serie C da li partì in breve sfoderando partita dopo partita eccellenti prestazioni, si ricostrui un futuro, fino a tornare in seria A col Parma. Purtroppo anche quel periodo felice s’interruppe, causa un grave infortunio. Due anni lontano dai campi di calcio, un eternità; la sua costanza, la voglia di non arrendersi, la serietà umana e professionale lo fecero tornare in campo, aveva ventotto anni. Solita trafila, C poi la Serie cadetta, quest’volta non ce la fece a riapprodare nella massima serie. Guido era comunque soddisfatto, finchè non arrivò quel maledetto pugno allo stomaco, il tradimento, la separazione dalla sua famiglia. Lo conobbi sei anni fa quando la sua squadra era in ritiro nel nostro paese, militava in serie B. Aveva trentotto anni faceva il terzo portiere, l’età non giocava certo dalla sua, in più era molto depresso. La società cui apparteneva non gli aveva rescisso il contratto, l’avevano tenuto al minimo consentito, comunque non lasciato in balia di un destino plumbeo. Io ebbi modo di conoscerlo, di parlarci, apprezzai subito la dignità, la sua integrità morale. All’epoca noi eravamo nei dilettanti nella serie definita promozione, avevamo bisogno di un portiere e soprattutto qualcuno che mi desse una mano, un competente amante del calcio, individuai nel Bertelli la persona giusta. Convinsi il mio presidente a proporgli un contratto, per ventimila euro all’anno Guido accettò. Divenne il nostro portiere e mio stretto collaboratore. In breve tempo si rigenerò, vederlo mentre allenava i ragazzini era divertimento allo stato puro, gli era tornato l’entusiasmo e anche la sua bocca si era riappropriata di ciò mancava da tempo, il sorriso. I nostri rapporti s’intensificavano giorno dopo giorno così da diventare grandi amici. Lui, Aubert ed io siamo gli artefici di quella oramai storica cavalcata trionfale; trasformare dei semplici ragazzi di montagna in campioni, regalargli dei sogni.
Il problrma era che Guido non si trovava, il giorno della finale il nostro portiere sembrava scomparso nel vento. Nel bagno non c’era, lo cercai nelle varie stanze dell’impianto sportivo, niente, alla fine da dietro la porta di un ripostiglio sentii una voce, non ci pensai due volte, con foga l’aprii, era al telefono, convulso, nervoso. Captai solo il finale di un discorso: -State tranquilli, tutto andrà per il verso giusto, ho parlato con chi dovevo parlare…- Vedendomi s’interruppe bruscamente diventando rigido nei lineamenti, frenetico troncò il colloquio telefonico con un secco “ciao, ora devo andare, ti saluto.”
Rivolgendosi a me; disse imbarazzato:
– Falco cosa ci fai qui?-
Mostrando naturalezza dissi:
-Niente ti cercavo; oggi abbiamo una partita da disputare… Lo sai?-
-Si, sì, certo, scusami sai i figli?-
-Chi era Giorgia?- Chiesi
-Si, sì, era lei. Mi stava raccontando di certi problemi con la madre… Quella troia.-
-Va bene!Spero niente di grave.-
Feci finta di credergli, non mi aveva convinto affatto, lo conoscevo troppo bene, non mi stava raccontando la verità. Prima di uscire all’aperto lo incalzai:- Guido sicuro va tutto bene? Era veramente Giorgia?-
Tirato come un pelle di tamburo sudando rispose:
-Si Prof. Va tutto bene, stai tranquillo, ascolta… solo una cosa, oggi il capitano non lo faccio, lo farà Peter, lui è del paese ci tiene ed è giusto così.-
Provai a contraddirlo :
-Quella fascia è tua, il capitano sei tu.-
-No, non oggi.-
Iniziò a correre lo vidi allontanarsi inghiottito dai riflessi del verde brillante del prato e i raggi di un sole forse troppo lucente. Rimasi impalato, corroso da mille dubbi, attimo dopo attimo divenivano sempre più consistenti. Qualcosa non andava in lui, cos’era!? Cosa mi sfuggiva? Un presentimento mi divorò l’anima, il mio amico era nei guai, ignoravo il motivo, comunque ne ero certo. Guido Bertelli era nei guai.
Grossi guai.

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Commenti su: "Il PORTIERE primo capitolo -Guido-" (33)

  1. un buon inizio ..resto in attesa del seguito…notte Naz

  2. dolceuragano ha detto:

    Buon fine settimana, ricordando i nostri cari con una piccola luce…

    con amicizia.. Carla

  3. in fondo al cuore ha detto:

    interessante….aspetto il seguito, un abbraccio!

  4. In attesa del seguito, ti lascio un affettuoso saluto e l’augurio per un sereno fine settimana….

  5. Eh no… ora voglio sapere cosa ha combinato questo Guido…. sono curiosa….
    nel frattempo, ti auguro un buon week-end… Barby!

  6. strangethelost ha detto:

    Interessante ,molto interessante!! Ho già intuito cosa vorrebbe fare il nostro portiere ,ma aspetto che sia tu a scriverlo!
    Un abbraccio,buon week-end 😀
    liù

  7. Karmel ha detto:

    Nonostante le carenze dei traduttori, la tua storia è magnifica e intrigante, degna di un grande scrittore, io sono solo un fan alle prime armi, mi piace scrivere, è vero, ma non potrebbe mai arrivare al tuo livello, propongo Auque davvero io sono un dilettante alle prime armi e …

    Vi aspettiamo per il prossimo, per scoprire il grande problema di Guido.

    Un abbraccio Nazza

  8. L’inizio è veramente promettente. Il sentore dell’allenatore chissà a cosa è rivolto, viene subito da pensare a qualche cosa di compromettente, di non troppo lecito… ma meglio non azzardare troppo… attendo il seguito
    Un caro saluto e buona domenica
    Pat

  9. Anche a me piaceva tanto scrivere. Qualche anno fa, partorivo racconti su racconti. Mi travestivo in essi, parlavo di me e della mia vita, pur camuffandomi. Chissà se, un giorno, riprenderò da dove ho lasciato. 🙂 Complimenti davvero.

  10. Questo è un racconto che avevo in testa da tempo, devo dire l’ho reso come volevo fosse. Ora la parte finale, spero di non deludere le aspettative. buona serata a voi tutti Grazie

  11. E no che non ci deludi e buona serata anche a Te! K

  12. Sempre grandissimo nel tratteggiare ritratti di grande effetto, Nazz…è il primo episodio ma già mi sto appassionando. Aspetto con ansia il seguito, anche perchè il personaggio di Guido mi ha subito suscitato simpatia. Un abbraccio!

  13. ok aspettiamo la prossima puntata!!!!!!!!!!

  14. Mi piace….aspetto il seguito! Buona serata!

  15. Buon inizio settimana
    un sorriso e serena notte
    (aspetto il seguito cmq sempre belli i tuoi racconti)

  16. dolceuragano ha detto:

    Buona nuova settimana, un abbraccio

  17. arrivo per ultima, ma la suspence c’è in questa storia che promette bene, aspetto anche io la prossima puntata. Ciao , Maria

  18. Ci fai vedere molto chiaramente ciò su cui normalmente si glissa: l’animo degli sportivi appassionati. Piacere di fare la tua conoscenza.

  19. Ciao Naz, ero già passata.. ma non mi ha messo il commento…
    spesso mi va via la connessione … mannaggia….anche questo mi piace… bravo… aspetto il seguito… un abbraccio grande per un sereno pomeriggio ^__^

  20. Ogni volta che trovo un commento è il piacere di colloquiare con voi. grazie. aspettiamo il seguito, ah ah. ciao, buonanotte.

  21. infranotturna ha detto:

    L’avrai già scritto, il seguito, spero…
    😉
    baci

  22. dolceuragano ha detto:

    Buon fine settimana, un abbraccio 🙂

  23. Hemosa historía..muy bien narrada……
    que pasara..con .Guido.????
    saludos…..abrazos…..

  24. Un saluto per una serena domenica sto provando a terminare il racconto ma tra un impegno ed un altro non ci riesco visto che ci siamo buon San Martino a tutti

  25. Buon inizio Settimana
    Allegro e Sorridente
    KISS

  26. Piacevole da leggere: ci vuole un proprio un seguito! Ciao Naz 🙂

  27. Buona settimana caro Naz…
    un abbraccio con affetto per una dolce notte ^__^

  28. Allora , il tempo è brutto , si sta in casa e gli amici devono scrivere i tacconti………………
    aspettando ……………………

  29. dolceuragano ha detto:

    Un passaggio un salutino 🙂 buona nuova settimana, un abbraccio

  30. Ciao Nazzareno! Questo racconto ti appassiona e poi credo di aver capito che il calcio è nel tuo cuore. Sai ….. ho già in mente cosa potrebbe confabulare Guido ma avrò la conferma solo leggendone il seguito. Un abbraccione amicuzzo mio.

  31. Ciao Naz, un saluto per una dolce notte…
    Un abbraccio con affetto.. ^__^

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