Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Dietro ad un irrequieto Aubert, i ragazzi come piccoli indiani, rientrarono in fila dentro lo spogliatoio. Ero sommerso da fogli, schemi, tatticismi vari. Alzai il capo e chiesi al mio secondo come stavano; lui scosse la testa, tradussi: “Insomma, va così così, non troppo bene.” Alzandomi in piedi, autorevolmente espletai: -Ragazzi… Adesso tocca a voi, vi comunico la formazione, mettetevi seduti. Li guardai di nuovo in faccia, poi assegnai le maglie da titolare. Rispetto allo schieramento usuale avevo apportato una sola modifica; Cristiano Pedersoli, calciatore esperto e navigato, prendeva il posto di Gustavo Holbenazer, giovane e bravo, mi aveva gratificato molto; il rendimento era stato al di sopra dell’aspettative, un buon campionato il suo. Cristiano però in quel match, assicurava più garanzie in copertura. Un cenno di dissenso rugò il volto di Gustavo, prima che io parlassi, anticipandomi espresse:
-Professore non ci sono problemi, qualunque cosa tu decidi a me va bene, spero che oggi tutti i miei compangni siano all’altezza:
-Grazie Gustavo, so di confrontarmi con un ragazzo intelligente, non allentare la tensione, mantieni alta l’adrenalina, potresti entrare in campo prima di quando ti aspetti.-
Liquidai il concetto e ripassai velocemente lo schema da attuare, raccomandai loro di giocare come fosse la finale di coppa del mondo, sottolineando sempre solo di un gioco si trattava.
Formammo un cerchio, il solito rito scaramantico e sparammo al cielo tre poderosi urrà. Guardai Guido con un cenno gli posi la domanda; “come stai?”
Sorrise e alzo il pollice verso l’alto; “ok.”
Uscii fuori, un tarlo mi rodeva lo stomaco, qualcosa non andava, è vero l’importanza del momento, la posta in palio elevata, però conoscevo bene i miei ragazzi li avevo praticamente cresciuti; cosa stonava?
Al mio amico cosa era successo?
Era giunto il momento.
Il dottor Pircher, il presidente del club, con famiglia al seguito era ad attenderli all’ uscita del tunnel. Era gasato, entusiasta, strinse la mano a tutti i giocatori, elargendo a iosa complimenti e incoraggiamenti. Quando fu il turno di Bepi, gli urlò:
-Gigante mi raccomando… Spaccali!!!-
Il gigante per nulla convinto assentì con un cenno del capo.
Bertelli chiudeva la fila:
– Forza sei il numero uno… il portiere più forte io abbia visto giocare e oggi non sarà la tua ultima partita… Vero!?-
Guido imbarazzatissimo, con lo sguardo basso, assente. Limitò il suo dire:
– Non so, non so. Comunque grazie presidente… vedremo, adesso penso solo alla giornata di oggi:-
-Perché non fai il capitano?-
-Lo fa Peter, ci tiene, lui è di qui
– Bel gesto, sei un grande… Un esempio per questi giovani; bravo.-
Bertelli arrossì in viso e starnutì un risicato grazie
-Il buon Pircher lo abbraccio ancora; nutriva una stima infinita nei suoi confronti.
Il piccolo stadio era pieno come mai lo era stato, un vulcano, eruttava calore e fragore, un colpo d’occhio fantastico. Tanti i tifosi presenti, compresa una nutrita schiera di quelli ospiti, tutti rumorosi, spontanei e colorati. i nostri campanacci tradizionali scandivano la gioia; coriandoli volteggiarono in aria, tutto era spettacolo.
I miei collaboratori ed io ci sedemmo in panchina, aspettavamo solo il calcio d’inizio.
Mi volsi verso la tribuna centrale, tra le tante facce note né focalizzai quattro del tutto ignote per nulla rassicuranti, figure losche.
Interpellai Enrico e gli chiesi:
-Chi sono quei quattro seduti al centro, sotto la famiglia del presidente? Osservatori di altre squadre?:-
-No, non credo; di osservatori e dirigenti ce ne sono molti, quelli non l’ho mai conosciuti, a me sembrano più degli avanzi di galera.-
Scossi la testa, il caos ci regnava dentro, somigliava più ad una stazione, i pensieri come treni andavano e venivano.
L’arbitro fischiò l’inizio delle ostilità; finalmente la partita.
Il Trento come previsto prese in mano il gioco, affondava cercando di rendersi subito pericoloso; in realtà non cumulò grandi occasioni da goal.
Dopo un quarto d’ora di sofferenza, una nostra iniziativa. Peter rubò palla ad un avversario, la lancio lungo in avanti, millimetricamente cadde sui piedi di Bepi, molto goffamente la controllò e come svuotato tonfò a terra moscio come un mozzarella. Irriconoscibile.
Incazzato chiesi ad Aubert, cosa avesse quel ragazzo; come al solito rispose a gesti scrollando le spalle.
Ancora il Trento all’attacco; un tiro del loro centravanti si stampò sul palo, era una palla debole, Guido rimase pietrificato al centro della porta, non accennò il minino movimento. Pensai “Mah!cazzo sta succendo.”
Ero spesso in piedi davanti alla panchina. Gesticolavo, li spronavo, nessun effetto, parevano allucinati, per fortuna non tutti, qualcuno si dava da fare. Anche Giulio di Francesco, il terzino, fino a quel giorno un pilastro difensivo, era inchiodato, legnoso, per farla breve vergognoso.
Ringraziando Dio, il primo tempo finì dando respiro all’agonia, lo zero a zero volgeva ancora a nostro favore.
Mi fiondai nello spogliatoio come una furia, inscenai un teatrino da paura. Ero imbestialito, me la presi con tutti; anche con delle incolpevoli seggiole, come un pazzo le presi a calci. Ai giocatori ne dissi di tutti i colori, fino ad offenderli pesantemente. Risultato nessuno aprì bocca, delle stallatiti.
In realtà non ero arrabbiato con l’intera squadra, in qualche modo li dovevo scuotere da quel malefico torpore.
Sapevo cosa fare; prima di rientrare in campo, chiamai in disparte Bepi, Di Francesco e Guido. Volevo… non so cosa volevo… Mi limitai nel dire:
– Ragazzi… Tutti state giocando male, oltremodo voi tre, state facendo schifo, pietà e compassione, siete ridicoli, da voi non me lo sarei mai aspettato, soprattutto da te.- Così dicendo puntai l’indice verso Guido.
I tre come se nessuno avesse parlato, si voltarono ed entrarono in campo.
Rimasi preda di uno sconcerto assoluto.
Anche io stavo facendo il mio ingresso in campo, quando di colpo mi sentii strattonare ad un braccio, sobbalzai. Era Enrico, rosso in volto, agitatissimo ansimava come un locomotore:
-Ascolta Falco, mi sono informato quei quattro in tribuna sono di Napoli, quasi sicuramente camorristi; ho telefonato ad un mio amico, lavora a Roma, al ministero degli interni, mi ha riferito che questa partita “puzza”; c’è stato un gran movimento di soldi, troppe scommesse e tutte a favore della vittoria del Trento.
“Va fanculo sti bastardi.” Questo fu il primo pensiero rivolto ai miei giocatori, mi sentivo tradito, pugnalato alle spalle.
Sugli spalti era ancora festa, dentro di me infuriava la tempesta.
Il secondo tempo iniziò, presi subite le contromisure, scelte obbligate, la prima fu quella di sostituire Di Francesco, lo svogliato terzino, a vederlo giocare in quel modo mi veniva il voltastomaco, non lo reggevo. Nonostante modificai alcuni accorgimenti tattici, al ventesimo del secondo tempo, tutte le paure presero corpo in una palla debole che ribattuta in mischia, sfiorò i piedi di Guido, anche stavolta non si mossero, inchiodati come quadri al muro. Goal… Uno a zero per il Trento. I nostri tifosi rumoreggiarono delusi, superato lo shock, subito ripresero ad incitare la squadra, il loro affetto per quei ragazzi era straordinario.
Uno sguardo d’intesa con Aubert, presi coraggio, chiamai il neanche diciottenne Andrea Tognolon, una ruspa, un fisico tozzo e potente, un orafo con i piedi, quando toccava la palla creava gioielli:
-Andrea… Adesso tocca a te, entri e ti piazzi al centro dell’attacco, cerca di fare del tuo meglio, puoi farcela, abbi fiducia, sei bravo.-
Il ragazzo in quel campionato aveva giocato solo pochi scampoli di partita; ero consapevole di cosa stavo facendo, farlo entrare in una partita così importante era un rischio, azzardai comunque. Andrea mi guardò come un bambino guarda un giocattolo nuovo, stupito, e con un groppo in gola disse:
– Grazie Professore, grazie, non la deluderò.
Richiamai Bepi in panchina, quando mi fu dinanzi a testa bassa con gli occhi chiusi disse:
– Scusami, scusami, oggi non so cosa mi sia successo; sono un asino, un cretino. Lacrime e sudore si confusero sul suo volto stralunato. Ero molto arrabbiato con lui, provai solo tristezza:
-Va bene Bepi, domani sarà un altro giorno, ora riposati, non inveii e non lo mortificai, lo era già abbastanza di suo.
Al peggio non c’è mai fine.
Dalla destra un cross innocuo, Guido quella palla l’avrebbe presa a due anni dal seggiolone, invece quel giorno gli sguscio dalle mani, come un lombrico fa alla vista dell’amo, si depose assassina in fondo alla rete. Due a zero, era proprio finita, poco il tempo a disposizione per recuperare, si giocava in un clima surreale si udiva solo il chiasso dei tifosi trentini, i nostri erano muti come pesci. Il sogno era svanito per tutti, non per Tognolon a solo cinque minuti dal termine, con un capolavoro di rara qualità balistica sfoderò un tiro da trenta metri, un missile terra aria, la palla accarezzò la traversa andandosi ad infilare sotto l’incrocio. GOAL. Giochi riaperti, la fiammella della speranza riaccesa.
Il Trento reagì attaccando, i minuti passavano inesorabili, Bertelli si ricordò di essere un portiere e compì un vero e proprio miracolo, scacciando fuori una palla che sembrava essere già dentro. Il nostro atteggiamento era cambiato, troppo tardi, oramai c’era poco da fare, il tempo era praticamente scaduto. L’ultima occasione, Corner, Guglielmo lo batte teso e forte, tutti i miei ragazzi catapultati nell’aria avversaria. Una mischia furibonda, un caos, un miraggio, vidi le rete gonfiarsi come una mongolfiera la palla era dentro… GOAl, GOAL. Era il pareggio, la sofferta promozione, ce l’avevamo fatta; da quel intrigo di maglie, nervi tesi e sudore sbucò un uomo. Braccia alzate, un sorriso grande come il mondo, correva felice; Guido Bertelli aveva siglato il goal della promozione. Abbracciandomi esagitato disse:
-Falco, Falco; non ce l’ho fatta, non potevo tradirti, tradirli, non oggi…. cazzo no, proprio no. Per favore sostituiscimi.-
Senza capire, tacito obbedii.
Si diresse a centrocampo, alzò un braccio, un breve salutò a quella che era stata la sua vita e in un scrosciare d’applausi si eclissò nel tunnel.
Il triplice fischio dell’arbitro arrivò immediato sancendo la fine della partita.
Fu la Festa, cori e tripudi alloggiarono nelle vie del paese per tutta la notte.
Cercai Guido, sparito nessuno l’aveva visto, come evaporato.
Solo giorni dopo, seppi da sua figlia che stava bene e presto si sarebbe fatto sentire.
“Finalmente!” Ero stato molto in ansia per lui.
In quel periodo nel paese si respirava uno strano clima, l’euforia frizzava nell’aria, la felicità si era impadronita della valle, la gente era contenta.
Come spesso accade c’è sempre un rovescio della medaglia.
Dopo pochi giorni dallo storico evento, il paese si popolò di forestieri, facce torve, pericolose figure. Facevano mille domande, cercavano, stazionavano nei bar, barbari provocatori. Una sera, nella piazza centrale, alcuni giovani locali ebbero a discutere con questi loschi personaggi, finì quasi in rissa, intervennero i carabinieri. Disdicevoli voci si susseguirono; partite vendute, patti non rispettati, mafia, camorra. Chi più ne ha, più ne metta.
Il popolo della valle è arguto ma mai sofisticato… Mai.
Qualcuno arrischio nel dire di Guido, fosse stato rapito, addirittura c’era chi sosteneva fosse morto ammazzato.
Io sapevo inconfutabilmente nulla era vero, nonostante ciò l’inquietudine mi fomentava l’anima, la gioia della vittoria appannata da questo chiacchiericcio velenoso.
I giorni seguirono il loro corso instancabili uno dopo l’altro macinando memoria, è assodato il tempo è il miglior rimedio per tutti i mali.
La bella stagione bussava alle porte, iniziarono ad arrivare i villeggianti, non c’era più ragione di pensare al calcio e alle losche storie; c’era solo da lavorare.
Pian piano tutto rientrò nella normalità, la valle piombò nuovamente nella sua placida quiete.
Ora nelle sere d’inverno, sotto le luci fioche delle osterie, davanti a bicchieri di vino e di grappa, piace raccontare leggende, così tanto per incantare il tempo.
Una narrà di due italiani; un portiere quasi cinquantenne e un allenatore di calcio appassionato di schemi e matematica, in Perù hanno vinto uno scudetto, campioni nazionali. Si proprio in Perù; un paese molto lontano da qua, pieno di belle montagne, quasi come le nostre.
Mah! Neanche la notte di Natale.
Tu Guido ci credi alle leggende?
Iooo!!!? No, anche se a essere sinceri… sai; qualche volta si, ci credo.
Comunque le montagne…Non c’è paragone, le nostre son più belle:-
-Si è vero, decisamente più belle.-

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Commenti su: "Il PORTIERE – capitolo ultimo- “LA PARTITA”" (38)

  1. Rebecca Antolini Pif ha detto:

    Buongiorno oggi ho un giorno impegnativo ti saluto e ti auguro un buon weekend come sempre con sincera amicizia Pif ♥

  2. in fondo al cuore ha detto:

    Molto bello, come sempre del resto, buon fine settimana Naz, un abbraccio!

  3. Karmel ha detto:

    Nazza storia molto buono, con una grande storia con lieto fine.

    Ahhhhh, le montagne della mia terra sono anche belle.

    Baci.

  4. Buon venerdì e buon week-end,
    Luciana

  5. buon fine settimana ciao ♣

  6. Ha prevalso la voglia di non farsi sottomettere, di giocare pulito anche a costo di correre dei rischi molto forti. Una bella storia con un bel finale. Bravissimo Nazzareno
    Ciao, buon fine settimana
    Pat

  7. strangethelost ha detto:

    Bella storia e bel finale!
    un abbraccio,buon week-end!
    liù

  8. Una bella storia dal lieto finale…buon week end Naz

  9. Me gusto la historía……con ese final…..tan lindo…….
    buen fin de semana….Nazza.
    cariños…………

    http://nsa32.casimages.com/img/2012/11/03/121103062547213952.gif…..

  10. bella storia bel finale
    buon fine settimana a te
    che sia rilassante e sempre sorridente

  11. dolceuragano ha detto:

    Molto bello e dettagliato come hai descritto ciò che avviene purtroppo spesso nelle partite..
    Buon fine settimana, un caro abbraccio Carla

  12. Molto di attualità… 🙂
    un abbraccio Nazz, e buon fine settimana
    Loredana

  13. Serena notte e buona domenica Nazzareno
    Ciao, Pat

  14. Caro nazz, non so se è un mio problema ma non leggo assolutamente nulla.
    Comunque un caro saluto da SBT
    Bruce & Bleff

  15. Ciao Nazzareno bel racconto! Buona domenica 🙂

  16. Un racconto in contrapposizione, quello che ho voluto mettere in evidenza è il calcio bello, puro, di altri tempi e quello vorace, businesse allo stato puro di oggi. Il portiere è un racconto che parla di uomini e loro debolezze Guido aveva ceduto alle tentazioni, d’altronde era un uomo a fine carriera ed è facile farsi ingolosire da soldi apparentemente facili, non aveva fatto i conti con la sua coscienza e con la onestà che l’aveva fin allora contaddistinto, così decide di mettere a rischio la sua incolumità ritrattando tutto. Il finale… Voi dite un bel finale, forse troppo romantico, se vi è piaciuto va bene così. Vi auguro di cuore una serena domenica, un abbraccio a tutti (qui Piove) Zè

  17. Molto bello! Buona domenica!

  18. Wünsche dir eine glückliches gute neue Woche. Gruss Gislinde.

  19. 49mimosa ha detto:

    Un racconto bello e positivo con un finale romantico che piace perché ci allontana un po’ dalla squallida realtà.

    Grazie del tuo passaggio nel mio blog. Hai avuto davvero tanta pazienza a leggere tutti i miei post sul racconto.
    Buon pomeriggio e…
    a presto

  20. racconto quasi natalizio, ti stai addolcendo ,o sbaglio?
    alla prossima

  21. Caro Nazzareno avevo capito che con il tuo racconto volevi toccare un tasto un pò delicato e cosa stava succedendo a Guido. Il calcio in effetti è uno sport praticato da molti perchè è bello (mio figlio frequenta una scuola calcio l’Ardor Sales…..come fosse una grande famiglia) e anche economico ci vuole poca attrezzatura, scarpette un pallone, buona volontà e gambe desiderose di correre. Quando arriviamo ad alti livelli le cose cambiano ci sono moltissimi soldi che girano e i club fanno di tutto per mantenersi sulla cresta dell’onda… poi ci sono gli scommettitori e di scandali ne abbiamo letti in passato. Io comunque preferisco soffermarmi sul lieto fine e sul lato bello di questo sport che aiuta a crescere a formare i ragazzini e soprattutto a creare in loro autostima ma cosa più importante insegna lo spirito di collaborazione che deve esserci in una squadra perchè da soli non si vince ed è anche difficile partecipare…. Un bacio e complimenti molto bello.

  22. Mi piace. Ha vinto il bene. Buona domenica Naz.

  23. infranotturna ha detto:

    schemi
    nel gioco della vita
    con chi prendere accordi?

    Baci

  24. Molto bella e attuale Nazz, mi ha fatto piacere il lieto fine soprattutto in una faccenda così pericolosamente complicata, ti lascio un forte abbraccio e l’augurio di una settimana serena ♥

  25. dolceuragano ha detto:

    Un salutino 🙂 buona settimana

  26. Il gioco del calcio, accomuna molti ragazzi. Anche qui, son sempre lezioni di vita.
    Importante è che in loro ci sia sempre la voglia del gioco pulito. Ultimamente ci son stati troppi cattivi esempi ma.. questo, ad alti livelli. Speriamo sempre che, i genitori e gli allenatori dei ragazzi che iniziano nelle “squadrette” , trasmettano loro la voglia di uno sport sano, privo di compromessi e slealtà. Anche un gioco fa la sua parte nell’ educazione alla vita. 🙂 Un abbraccio.

  27. Mi manca Samb vs Ascoli 😆

  28. sempre fantastico 😀
    bacione 😀

  29. dolceuragano ha detto:

    Buon week-end a te e famiglia, trascorrilo serenamente, un abbraccio con amicizia. Carla

  30. accantoalcamino ha detto:

    Ciao mitico zeb, uno splendido fine settimana a te 😀

  31. Buongiorno cari amici, buon fine settimana a tutti voi ciao

  32. accantoalcamino ha detto:

    L’avevo capito, con quel nick solo tu… poi Rosy , non potevo sbagliarmi 😉 Baci.

  33. Mi piacciono le storie a lito fine, ciao Zac, buon inizio settimana, Angela

  34. Rebecca ha detto:

    Buongiorno caro Nazzareno, ritorno come blogghista in gennaio ecco ti lascio qui il mio link del mio nuovo Blog http://unmondoperduto.wordpress.com sperò che ti sottoscrivi ancora da me, come sempre con amore Pif♥

  35. Ciao caro Naz.. che vuoi farci sono romantica
    mi piacciono le storie a lieto fine…
    complimenti è un bel racconto…
    ti lascio un grande abbraccio per una serena settimana ^_^

  36. Wünsche dir eine gute neue Woche lieber Gruss Gislinde.

  37. Ero capitata non ricordo più come a leggere la prima parte di questo racconto, mi aveva presa. Ho pensato “aspetto la seconda” poi il quotidiano mi fa dimenticare il blog, i blog, i miei, quelli degli altri… Ma l’ho ritrovato, questo tuo, ancora per caso, saltando a colpi di mouse, spinta quasi automaticamente dalla curiosità quando riesco a ritagliare 5 minuti per la web casa.
    Confesso, non avevo pensato alla corruzione, nella prima parte.. sei riuscito a farmi partecipare anche se di calcio non sono appassionata.
    Le montagne di casa, per chi le le montagne le ha, sono sempre le più belle, io credo: le mie sono i monti Sibillini. Mio marito è trentino, ma nemmeno le sue montagne per me sono belle come le mie. Io sono a Genova da qualche mese e mi sembra di essere in esilio, troppo rumore e troppo metropoli per i miei gusti.
    Un caro saluto.

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