Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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PRIMO CAPITOLO ” LA NONNA”

In dei tailleur blu scuro, sospinte da un velo di sole, Emma ed Elda camminavano chiacchierando senza particolari emozioni. L’argomento principale di quella domenica mattina dopo la santa messa era accentrato sull’ambigua figura della Signora Claudia; sembrava non mancarle nulla: una bella casa, dei figli amorevoli e pure il parrucchiere tutte le settimane, certo… era vedova.
-Chi non lo è alla nostra età?- A bassa voce aggiunse con un pizzico di rimpianto Emma.
Non è tutto oro quello che luccica, eternamente insoddisfatta vittima di una forte depressione, perennemente stanca s’è svuotata giorno dopo giorno arrancando fino alla morte. “Che Dio l’abbia in gloria, povera Claudia.” Sospirarono all’unisono.
-Al funerale c’era molta gente, comunque…-
Sì sì, proprio tanta, il Sor Gino era molto conosciuto in città.- Rispose seccamente Elda, sottolineando dei presenti, erano lì più per il rispetto portato al marito che non per la defunta. Non contenta, velenosa aggiunse:- Poi beveva; al supermercato spendeva più per vino e birra non per il mangiare, me l’ha confidato Alessia la cassiera. Dopo la nota tagliente di Elda le anziane signore deviarono in altre conversazioni, finché non giunse il momento di salutarsi. Elda entrò nel portone dove abitava di un condominio. Emma percorse altre centinaia di metri, non rientrò subito a casa, prima doveva sbrigare una formale necessità; leggere i nuovi arrivati; lei definiva così i necrologici affissi al vicino muro. Dopo averli letti, commentò tra se e se su uno in particolare. “Ah poveretta… se n’è andata anche Gigina, va bè però aveva 82 anni, era vecchia…poi neanche tanto constatò ripesandoci, solo un anno più dei miei.” Sospirò e si avvio verso l’uscio di casa, una villetta a due piani. Emma aveva quattro figli, godeva di buona salute e viveva ancora sola. Non fece in tempo a elaborare alcun tipo di ragionamento e il telefono squillò: Era Moreno con la voce ancora assonnata, le disse di non preoccuparsi, non sarebbe andato a pranzo come promesso, preferiva rimanere a poltrire nel suo guscio, così identificava la mansarda dove risiedeva. Emma chiuse la telefonata facendo spallucce. Moreno si era separato da poco era in uno stato di allarmante confusione si era lasciato un po’ andare, anche un bel po’. Da madre era preoccupata e non condivideva l’attuale stile di vita del figlio. Povero ragazzo era capitato così male, un matrimonio fallimentare il suo, sua moglie una vera strega. Di mezzo purtroppo era andata la piccola Lisa, quattro anni appena, la megera giocava sporco, bussando in continuazione a denaro, se non li otteneva si vendicava nel modo più infame, non facendogli vedere la bambina e per legittimare l’indecenza accampava milioni di scuse.
E già… povero Moreno, gran lavoratore, un buono, ma sempre tanto testardo. Vuole fare sempre e solo a modo suo. I figli sono tutti uguali, inutile negarlo, indubbiamente per Moreno aveva un debole e finiva sempre per giustificarlo.
Pensò sarebbe stata sola a pranzo tutto sommato era meglio così; si sarebbe preparata da mangiare e con calma avrebbe svolto le solite faccende domestiche. La vita scorreva lenta, tranquilla, la Santa Messa la domenica, la visita settimanale al cimitero, qualche amica, i soliti discorsi. Non per ultima la tv, i suoi programmi preferiti i giochi a quiz, ultimamente aveva scoperto la passione per quelli di geografia e viaggi, non disdegnava i tg, le piaceva rimanere sempre informata, rispetto alle sue coetanee Emma aveva una marcia in più… era ingorda di sapere, l’affascinava scoprire sempre qualcosa di nuovo. Anche lo sport le interessava, tifosa della squadra di calcio locale. Addirittura un paio di anni fa era stata anche allo stadio c’era andata con Moreno; Pescara Bari: “1 – 0 per noi, hai visto porto fortuna.” Disse al figlio. Non solo calcio anche la formula uno e il motociclismo la incuriosivano non amava il rugby, non capisce il perché tanti uomini si azzuffano correndo dietro a una palla, per di più ovale.
Passò l’ora del pranzo, la tv come il solito sintonizzata sul campionato di calcio, le telefonate delle figlie Maria e Michela interruppero il suo impalpabile pisolino pomeridiano. I raggi intermittenti del sole schiarivano ancora la giornata. Pensò di uscire a fare una passeggiata, prendere aria, aveva voglia di vedere qualcuno, poteva andare a trovare sua cognata, ma anche no, non le andava di parlare sempre delle solite cose: Sante Messe, defunti vari e altre inutili ciance. Per lei quel tempo era come superato, così era finita per distaccarsi dai suoi pari età, preferiva parlare con i giovani, ma loro non preferivano parlare con lei a eccezion fatta di sua nipote Ilenia.
Una vent’enne vivace intelligente e piena di vita. Si adoravano e in comune condividevano un segreto. Esisteva un problema, che la ragazza presa da mille impegni andava poco a trovare la nonna o quantomeno non le dedicava tempo a sufficienza. Emma si alzò dal divano, dall’elegante mobile fine ottocento apri uno sportello chiuso a chiave, ne estrasse tre libri e un pc.
Il pc era di sua nipote, un po vecchiotto, Ilenia ne aveva comperato un altro, un modello aggiornato e all’avanguardia. Emma sapeva a malapena accenderlo mise la chiavetta si collegò, la prima terribile prova la attendeva scrivere l’ indirizzo di posta elettronica, era trascritto su uno spiegazzato foglio a quadretti, lo copiò. -nonnaemma.@libero.it- “questa è fatta” dichiarò soddisfatta a mezza voce. “Ora la… come si chiama… si quella… la passevort, si insomma la chiave per entrare” la scrisse, il magico mondo a colori le apparse. E adesso cosa faccio? Ilenia dice bene… me l’ha spiegato io non ricordo nulla. Cliccò a casaccio qualche icona, tutto fermo, non successe niente, innervosita lasciò tutto com’era. Inizio a sfogliare un libro, c’erano delle belle foto iniziò a leggere gli articoli, la sua attenzione si soffermò su di uno; “viaggiare in Irlanda,” ingolosita lo lesse trasognata per un attimo si trovò a vagare estasiata in un mondo a lei sconosciuto. Altre volte aveva letto brani sul Sud America, il Brasile, l’Argentina e le Ande, le guerriglie boliviane tutto le era rimasto impresso, ogni volta che scopriva qualcosa di nuovo rimaneva come folgorata, sorpresa dell’esistenza di altri mondi così diversi dal suo. La sera era scesa, il campanello d’ingresso svegliandosi dal torpore domenicale ebbe un sussulto, suonò. Emma fu assalita da una imprevista agitazione, si sentì una ladra colta con le mani nel sacco, non voleva far scoprire i suoi nuovi interessi, come se a lei il conoscere fosse negato. Per sua fortuna era Ilenia, ne fu felice. La giovane catapultò nella stanza, fette d’irruenta vita, i suoi boccoli ondeggiarono ribelli. Abbracciò forte sua nonna e ad alta voce si annunciò:- Nonnina ciaoo… che fai studi, quant’è bella la mia nonna …piccola!… Col computer come te la cavi? Con inter hai fatto progressi? – Rise divertita.
Emma, internet un po’ per pigrizia un po’ per gioco e perchè comunque non lo sapeva pronunciare correttamente lo chiamava in quel modo.
-Ma va, non ci capisco niente, mannaggia a te,… mi metti in testa tutte queste strane idee.-
Ilenia la guardò con orgoglio, era fiera di quell’antenata così intraprendente e la cinse a se ancora una volta in una tenera stretta di braccia ricoprendola di baci. Si mise seduta davanti al pc e invitò la nonna a fare la stessa cosa. Armandosi di pazienza inizio a spiegarle per la centesima volta il funzionamento dell’aggeggio così ostile alla giovane anziana.

SECONDO CAPITOLO “Nulla più”
I mesi rotolavano rapidi, le foglie sugli alberi variavano nei colori, e spegnersi definitamente fino a morire. Emma era serena la vita brillava, il merito sicuramente era anche del suo rivoluzionario approccio nel vivere. L’ottantaduesimo anno di vita si sarebbe celebrato a breve, il fardello degli anni era divenuto inverosimilmente più sostenibile. Dopo inenarrabili sforzi e ore di applicazione si districava con abilità tra password, accessi e navigazioni nei vari siti, una sorpresa continua, oramai lei e il computer erano un binomio vincente. Nonostante che per lunghi periodi aveva dovuto rinunciare alle preziose consulenze di sua nipote, impegnata negli studi e vari stage all’estero; Spagna e Regno unito le ultime destinazioni. Emma era in continua evoluzione, da qualche mese si era iscritta all’università per la terza età, la sua ambizione sosteneva ironica, di essere promossa a quella della quarta; era l’alunna più anziana del corso. In quel nuovo ambiente si era costruita amicizie cui trascorreva molto del suo tempo. Condividere argomenti confrontarsi, conoscere nuove persone, stili di vita diversi dal suo era appagante. Ascoltare Pasquale recitare dolci poesie, Flavio suonare la chitarra, Dora dalla voce fiabesca, perfettamente intonata struggersi in melodiose liriche, un universo mirabolante. Un rammarico puntellava il suo cervello, avrebbe voluto avere vent’anni e godersi tutto senza rinunce, si rendeva conto di aver perso del tempo prezioso.
Pazienza, era nata nel posto sbagliato e certo non per colpa sua. Le vele del sapere adesso erano ben spiegate e questo era importante, elettrizzante.
Il rapporto con le amiche di sempre, anziché peggiorare come temeva, era molto migliorato, oramai padrona della situazione riusciva a infondere qualcosa di vitale nelle stantie conversazioni, maturando un giovamento generalizzato.
Le più restie a riconoscere la nuova Emma erano proprio sua sorella e sua cognata, troppo abituate alla donna antica maniera. Non riuscivano a comprendere il motivo di quel repentino cambiamento. Loro adagiate su convenzionali discorsi, morti e squalificati pettegolezzi.
A lei non interessava chi moriva e chi viveva a meno ché non si trattava di qualcuno veramente vicino cui fosse affezionata. Spesso prima di addormentarsi s’inabissava in pensose riflessioni e basita da quella attuale filosofia si chiedeva: “Cosa mi è successo? Sono divenuta insensibile? Dove sono cambiata? Cosa ha sconquassato il mio animo? Stordita dai pensieri si addormentava dandosi la più scontata delle risposte. “Non è cambiato nulla ho solamente altri interessi da seguire.” I figli approvavano la figura inedita della madre riversandole il solito affetto, contornato da stupore e felice curiosità.
Si sentiva viva e forse giovane fino a dimenticare i suoi tanti anni. Un giorno addirittura Emilio, il papà di Ilenia la beccò in fragrante, mentre era intenta al pc con un video gioco: -Mammaaa!- Esordì il figlio sbigottito, va bene studiare, leggere, ma adesso anche con i giochi, non è che stai impazzendo? Emma impegnata com’era, incurante della reazione dell’uomo, scaraventò all’aria frettolose parole:
– Zitto; sono al quinto livello ancora un attimo e lo finisco, poi sono da te. Emilio di carattere era l’esatto contrario del fratello che probabilmente si sarebbe coinvolto giocando insieme alla madre, lui rimase esterrefatto e per poco non svenne, rimanendo palificato a osservare quella mamma ragazzina manovrare mouse e joystick, facendo scoccare frecce da agguerriti indiani contro dei malcapitati cowboy.
La sera della vigilia di Natale come da tradizione tutta la famiglia Bertoletti si riuniva nella casa paterna; al momento dei regali anziché ricevere le solite ciabatte e le creme antirughe, una magnifica sorpresa; un portatile ultimo modello, dei libri e addirittura una calcolatrice, la matematica era il suo tallone d’Achille. Commossa ed emozionata abbracciò tutti. Un bellissimo Natale, quasi perfetto, un unico neo il dolente ricordo di Elvio, il suo defunto marito. Erano trascorsi dodici anni dalla scomparsa, l’amore inalterato, la mancanza sempre viva e prepotente e in giorni delicati come quelli fratturava l’anima. Dal nuovo giro di amicizie era spuntato arzillo un corteggiatore, compiaciuta, ostentava:- Ha anche sette anni meno dei miei, solo un vanto, un simpatico gioco, altro non poteva esserci. Nessuno avrebbe occupato il posto del suo amato, un solo uomo nella sua vita, un solo amore.
Il tempo susseguiva cavalcando poderoso i sentieri della vita. E’noto i giorni non sono sempre pari: sua sorella Gina cui era molto legata, una mattina di un giorno di aprile, colta da un improvviso malore nel sonno, non si svegliò. L’accaduto la destabilizzò devastandola, si senti improvvisamente vecchia e stanca. Era pur vero Gina aveva solo diciotto mesi meno di lei, minima differenza, comunque più giovane, la piccola, non era il suo turno, stava bene, le ultime analisi erano come quelle di una bambina. Povera Gina…
I ricordi la stavano soffocando aveva l’impressione di essere come imprigionata in una busta di plastica, l’aria rarefatta e sempre più scarsa, uno stato di perenne ansia. Per fortuna era tornata Ilenia e con Marco l’altro nipote il figlio di Maria le stavano vicini prendendosi cura di lei, cercando di farla reagire e sentire il meno sola possibile. Nonostante i tentativi dei ragazzi Emma non riusciva a recuperare la vivacità degli ultimi tempi aveva perso vigore, i suoi interessi sfumati, il giocattolo si era rotto. Trascorreva giorni interi chiusa in casa, preoccupati i figli provavano a distrarla invitandola anche a pranzo da loro, in qualche modo farla uscire dall’ermetica corazza dove si era rifugiata, i risultati spudortamente insoddisfacenti. Usciva solo per andare a messa e al cimitero. Nulla più.

TERZO CAPITOLO “Due sorrisi”
Maria se ne era andata da poco ed Emma di nuovo sprofondata nell’abituale torpore. Televisione accesa, Carlo Conti con il suo show, uno dei pochi programmi che riusciva a vedere, quel presentatore le era simpatico e poi i giochi a quiz le erano sempre piaciuti. Una domanda la incuriosì, si alzò prese un volume riposto in un cassetto, trovò quello cui cercava. Rispose ad alta voce come se nella stanza ci fosse qualcun altro, ne era certa la capitale della Scozia era Edimburgo, il concorrente l’aveva sbagliata, lei la conosceva.
L’indomani si sveglio con un umore notevolmente diverso da quello dei mesi passati, tornato anche l’appetito. Dopo aver consumato un’abbondante colazione, decise di ritornare a letto, prese un libro inziò a leggerlo.
Qualcosa si era smosso, una fresca brezza respirava in lei.

Scozia 30 aprile 1973
Gocce piene come uova, smacchiano il grigio della giornata, un’aria frizzante illumina il lago, nel brusire delle anatre, tra il folto della verde natura, un incanto, un castello favoloso, eretto e nobile come un vecchio lord. Sono estasiata non potevo immaginare che alla mia età, settantadue primavere, potessi godere di cotanta bellezza. Filippo non risparmia scatti, abbandono l’ombrello e m’inebrio di gioia e pioggia, la vita torna a sorridermi, l’incubo è finalmente terminato.
Una viaggiatrice.

Emma lesse quel brano decine di volte. Chiuse il libro e di nuovo si addormentò.
Un sogno… soffici nuvole… cime innevate… un mare verde oceano.
Due sorrisi, due volti diversi, in egual misura felici, capelli argentei un foulard ambra al collo, boccoli scompigliati, jeans, scarpe da tennis.
Due mani si cercavano trovandosi, sguardi curiosi vagavano, il mare tuonando riversava la sua freschezza sulla scogliera. Cavalli bradi, il blu elettrico di un cielo meraviglioso si tuffava nello smeraldo dei prati fioriti.
Emozione pura:
– L’Irlanda è proprio bella…-
Si Nonnina, te l’avevo detto, quando la visiti non la dimentichi, adesso andiamo, è pronto da mangiare, il salmone ci aspetta
-Tu quando andrai in Argentina?-
-Tra due mesi. Verrai a trovarmi anche lì vero?-
Non lo so, credo proprio di no, è troppo distante è dall’altra parte del mondo. Sospirando riprese il dialogo:
-Non si sa mai, ci sono tante compagnie aeree, e le vie del signore sono infinite.-
Risero di gusto e intrise in scintille di sole abbracciate si avviarono.

FINE
A MIA MADRE

SE IL CIELO FOSSE CARTA E IL MARE FOSSE INCHIOSTRO NON BASTEREBBE A DIRE L’AMORE CHE IO TI PORTO.
Questa frase era una di quelle usate da mia madre per chiudere le lettere che scriveva per una sua amica, destinate al suo lontano fidanzato, circa sessantacinque anni fa. Un altra frase che è si è ricordata è questa
COME L’EDERA SI ATTACCA AL MURO, IL MIO CUORE SI ATTACCA AL TUO.
Frasi semplici forse banali, ma per una che ha solo la terza elementare conseguita quando l’analfabetismo era molto diffuso è nota di merito e vanto. Io non coscevo questo suo lato, e oggi a sentirla raccontare mi sono emozionato.

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Commenti su: "Diario di una viaggiatrice" (19)

  1. in fondo al cuore ha detto:

    Che bello Nazz…..mi hai commosso.

  2. che bello…ho immaginato la mia mamma nella sua routine quotidiana, sola a svolgere le sue faccende domestiche, con la tv accesa che le porta il mondo in casa…
    bello…il messaggio che restare interessati, curiosi, attenti, coraggiosi ci permette di non chiuderci al mondo e il mondo potrà regalarci gioia…
    buona serata e buon inizio settimana
    lella

  3. accantoalcamino ha detto:

    Ciao Naz, come conosci la vita tu… Buona notte.

  4. Rebecca ha detto:

    Riesci sempre tasmettere tante emozioni… ti abbraccio Pif

  5. semplicemente fantastico…una nonna così, chi non la vorrebbe?
    Un abbraccio
    Loredana

  6. emozionante davvero…bravo Naz…buona serata

  7. Buongiorno!!!! 🙂
    Vieni da me che c’è una cosina per te????? 🙂

  8. Ti si legge sempre con emozione.
    Ciao
    M R

  9. sembra mia zia Rosetta: 92 anni di lucidità.

  10. c’e’ un premio per te e per il tuo blog. dovevo premiare dei blog ed ho scelto il tuo. vai sul mio e nel post intitolato “very insiring blog” award capirai tutto! congratulazioni!!

  11. Karmel ha detto:

    Ho spostato, nonostante la difficoltà della traduzione errata.
    Sei molto bravo con le lettere e la mia ammirazione per sempre.

    Baci Nazza.

  12. Ho due premi per te!
    Baci

  13. Allora che dire, settimana dura, tempo del cavolo, ma siamo qui, siamo vivi. La viaggiatrice non molla. Questo è un racconto che invita ad avere speranza ad inseguire i propri desideri, i sogni; sono il sale della vita. Un caro abbraccio a voi tutti. Buonanotte e buon fine settimana, il vostro amico Zè

  14. Un saluto a te e un abbraccio …. alla mamma.
    Bruce

  15. Bella questa pagina Nazzareno, c’è uno spaccato di vita semplice ritmata dall’evolversi dei mezzi di comunicazione. Leggendola ho anche pensato che tra 100 anni potrebbe essere utile a un archeologo sociale. Ciao ;D

  16. Buona Domenica a tutti, Auguri alle Mamme

  17. Fai bene ad emozionarti Naz , ogni qualvolta il tuo sguardo si posa sulla tua dolce mamma,con tutte le difficoltà del periodo che Lei ha vissuto, non ti ha fatto mai mancare il suo amore, e questo solo una madre lo può fare, un grande,grande abbraccio.
    Angela

  18. Ciao Naz, veramente stupendo questo racconto….
    un sorriso per una buona settimana ^__^

  19. E’davvero stupendo, l’ho letto d’un fiato dall’inizio alla fine… resto sempre ammirata dalla tua capacità di coinvolgere ed emozionare. Ti abbraccio!

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