Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

La preghiera di Amir

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Di conto cosa mi è rimasto

sguardi tristi, sofferenza, miseria

il fardello del migrare, la terra promessa.

Promessa da chi? Fuggire per cosa?

La morte che aleggia giorno dopo giorno

insistente e vigliacca

il mare, la speranza; miraggi di vita.

Il dolore morde il cuore, la salvezza è lontana

un sogno che allo scocco dei minuti,

tra l’urlo delle onde cade in frantumi

sfruttati derisi da secoli, un popolo minore, alcuna importanza.

Egoismi, denari, malvagità svendute per nulla.

Il porto è lontano, soltanto un flagello perpetuo si ode

racchiude il mondo, il mio mondo.

Fuggo, prego, e disperato scruto l’ orizzonte

non ho scelto dove nascere,

in quel profondo luogo ho visto la prima luce

ora supplico e, ancora prego

Mi chiamo Amir e non sono nessuno

soltanto un essere umano.

 

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Commenti su: "La preghiera di Amir" (6)

  1. Mi hai commosso, è bellissima questa poesia, la porto sul mio blog.
    Un caro saluto Zeb!

  2. L’ha ribloggato su LA PAGINA DI NONNATUTTUAe ha commentato:
    Il mio pensiero è con loro, queste parole mi pesano sul cuore…

  3. Se Amir è un essere umano, e lo è, al di sopra di lui c’è soltanto il Cielo.
    Ciao Nazz 🙂

  4. Ciao 🙂

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