Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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La preghiera di Amir

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Di conto cosa mi è rimasto

sguardi tristi, sofferenza, miseria

il fardello del migrare, la terra promessa.

Promessa da chi? Fuggire per cosa?

La morte che aleggia giorno dopo giorno

insistente e vigliacca

il mare, la speranza; miraggi di vita.

Il dolore morde il cuore, la salvezza è lontana

un sogno che allo scocco dei minuti,

tra l’urlo delle onde cade in frantumi

sfruttati derisi da secoli, un popolo minore, alcuna importanza.

Egoismi, denari, malvagità svendute per nulla.

Il porto è lontano, soltanto un flagello perpetuo si ode

racchiude il mondo, il mio mondo.

Fuggo, prego, e disperato scruto l’ orizzonte

non ho scelto dove nascere,

in quel profondo luogo ho visto la prima luce

ora supplico e, ancora prego

Mi chiamo Amir e non sono nessuno

soltanto un essere umano.

 

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Il balbuziente

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Edo, all’ anagrafe Edoardo Bianchetti era un bravo ragazzo e soprattutto timido, molto timido, a volte (spesso) quando le emozioni superavano un qualsiasi limite, diveniva goffo, iniziava a balbettare contorcendosi in milioni di spasmi. Dalla vergogna inceneriva in uno stato di catalessi e addirittura finiva col non parlare più. Era deriso da tutti, anche da qualche professore. Non aveva amici e di ragazze neanche a dirlo. Il classico sfigato. In una giornata di aprile dove il sole picchiava forte e un caldo eccessivo si era appropriato di un mese non suo, Edo se ne tornava a casa dopo essere stato a scuola. Ciondolava svogliato, fino a perdersi nel nulla. Sapeva i suoi genitori lo stavano aspettando, ma a lui pareva non interessargli, non in quel giorno. Certo, si sarebbero arrabbiati, ma faceva niente. Una idea all’ improvviso gli illuminò lo spirito e senza alcuna titubanza decise di scendere al fiume. Sotto il ponte di San Liberato prese il viottolo che conduceva giù e dopo poco si ritrovo sull’argine destro. Una sensazione strana gli fece vibrare il corpo, era contento, si sentì bene, come da mesi o forse anni o addirittura mai era accaduto.  Sedette sulla riva e iniziò a lanciare sassi nell’acqua che scorreva senza sussulti e nessun clamore, utilmente scorreva. Sassi bianchi, piatti,  gesti banali.  Edo sorrideva e un’ emozione gli squassò il cuore, si sentì libero.Padrone di se stesso. L’ ennesimo scherzo subito a scuola nella mattinata dai suoi compagni oramai un lontano ricordo. Come al solito al momento ne era uscito distrutto, ma d’altronde cosa erano un paio di pantaloni sporchi di colla? I prepotenti  l’avevano spalmata meticolosamente sulla sua sedia e la rabbia provata per loro in quell’ attimo si trasformò in serena commiserazione. Sì, gli imprimevano tenerezza, poverini, prendersela tutti insieme, tutti i giorni con un ragazzo indifeso e cagionevole era da assoluti vigliacchi, da esseri di poco conto. Loro erano i perdenti, non lui. D’altronde contro la sua asma poteva farci poco o addirittura niente e sicuro fronteggiarla non era un gioco da ragazzi. Negli anni lo aveva sfiancato,  gli impediva di praticare sport e di vivere serenamente il normale andirivieni quotidiano, poi c’era anche quella maledetta balbuzia. Però in quel giorno e in quel momento non se ne curò e dette modo ai suoi pensieri di sollevarsi, li lasciò brillare. Si nutrì delle carezze che il sole elargiva amorevolmente, si sentì protetto, coccolato. Così decise di togliersi gli indumenti e si sdraiò sul manto di fresca erba, rimanendo soltanto con gli slip addosso; volò. Torno a casa quando il pomeriggio aveva fatto già il suo tempo, sua madre come lo vide, urlò: “Cosa ti è successo? Dove sei stato fino a quest’ ora? Mi hai fatto allarmare. ” Edo la guardò teneramente e facendo spallucce innocente replicò, “sono stato al fiume, ho riposato, poi mi sono librato nell’infinito, nel cielo blu e oltre, ora sono tornato, perciò non ti preoccupare è tutto a posto.” Alle parole scolpite dal figlio la madre restò immobile e allibita, con la bocca aperta a meta non sospirò più alcun verbo. Lo fece andare  incontro al suo destino. Edo inforcò le scale e salì al secondo piano, entro nella sua camera, chiuse la porta. Edo non scese per la cena, ne per la colazione. Edo non scese più. Scomparso, come volatilizzato, di lui si perse traccia. A volte a qualcuno parve di incrociare il suo sorriso bambino, il suo volto magro, di certo non più sofferto. Di Edoardo Bianchetti non si seppe più nulla. In alcuni giorni le pagine di un libro,  appoggiato su quello che era stato il suo letto iniziavano a sfogliarsi solitarie, come se volteggiassero, ali di farfalla. Una musica dolce si stendeva nell’aria infondendo amore a tutti quelli  l’ avevano conosciuto. Indifferentemente a tutti, senza alcun riserbo e distinzione. Edo amava ed era finalmente sereno. Soprattutto non balbettava più.

Il coraggio di sentirsi vivi

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Cari amici sono lieto di annunciarvi che domenica 21 gennaio alle 17,30 presso la libreria Rinascita di Ascoli Piceno si terrà la presentazione del mio secondo libro: “Il coraggio di sentirsi vivi.” Per uno come me che scrive per puro diletto, momenti come questo sono il sale della vita. Piccole, ma preziose soddisfazioni. Grazie a voi tutti, che frequentando il blog avete interagito con me. Avete contribuito a farmi maturare sia come uomo, sia come scrittore, infondendomi entusiasmo e sostenendomi nei momenti bui. Il vostro affetto in alcuni frangenti è stato davvero determinante. Nel 2013 ho scritto il mio primo libro ed è stata vergine emozione. Ora approdo al secondo volume e sicuramente sarà un’ altra bella avventura. Nei dieci anni di navigazione ho condiviso con voi svariate sensazioni, progetti, momenti felici e purtroppo altri meno. Abbiamo riso, discusso, comunque confrontati sempre nel pieno della comprensione altrui e con grevi strati di fattibile lealtà. Non ho mai avuto problemi con nessuno. Spero tutto ciò, anche se in maniera diversa, continuerà ad essere uno splendido cammino da condividere insieme. Non nascondo, ora, mentre sto scrivendo queste malferme righe un briciolo di commozione bagna il mio cuore. Grazie e grazie ancora a tutti. Buonanotte.

 

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Con la mia mamma.

Eccomi qua

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Eccomi qua, è vero da un po’ trascuro il blog, aumenta l’età e aumentano gli impegni e il tempo libero è sempre meno. Non dovrebbe essere così, ma alla fine i risultati sono questi, che ci posso fare? Nulla, confidando nel 2018 aspetto tempi migliori, speriamo bene.

Colgo l’ occasione per porgervi anche se con enorme ritardo i miei MIGLIORI AUGURI, CHE TUTTI POSSIATE STARE BENE E VIVERE CON GRANDE SERENITA’. Inoltre vi annuncio una buona novità, è stato pubblicato da qualche giorno il mio secondo libro;” IL CORAGGIO DI SENTIRSI VIVI.” Sta ottenendo un buon successo, pare si venda e questo mi rende felice, ma la cosa che mi da soddisfazione è che chi l’ ha letto lo giudica come una gradevole lettura.

In questo anno, spero e vorrei essere un po’ più attivo sul blog, così da riprendere le vecchie amicizie e magari coltivarne anche delle nuove. Staremo a vedere.  Vi saluto con grande piacere e di nuovo tanti auguri.

BUON ANNO BUON TUTTO

Nazzareno ( Nazza)

 

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Quel tuo sorriso amaro

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In quel corpo ti amai
scorrevano i colori i progetti,
la vita intera
nel buio delle notti
nel velo delle stelle
mi nascondevo dietro la luna
e ti guardavo
il bambino che eri, i tuoi ricci sfarfugliati
e su ogni cosa quel tuo sorriso amaro
meraviglioso
ti amavo o sì, ti ho amato e quanto ti ho amato
un mondo, un universo, tutta la tua pelle e la mia
la tua anima
in un sputo di acqua ti sei spento
veleno
non capivo,codarda ti avevo abbandonato
e ora il sogno è infranto, l’universo non ha vie di uscita
e tu non ci sei più
ciao sofferto amore, ciao
a presto se mi vorrai ancora
a me basterebbe rivedere quel tuo sorriso amaro
ora ho lacrime che non dovrei versare
sofferenza che vorrei vendere
altro non ho, altro non rimane
che il ricordo di quel tuo sorriso amaro
fa male un pugno nel viso
non so se ancora sarò
e tu? E noi? Non so.

Una campionessa

 

DSC_1826Serata speciale ieri sera al Tropical di Grottammare, (ap) un gustoso evento tra buon pesce, vini di pregio e la piacevolissima partecipazione della schermitrice, campionessa olimpica, più volte, mondiale, europea, italiana,  nonché vincitrice della passata edizione di” Ballando sotto le stelle” la splendida ELISA DI FRANCISCA.

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Una ragazza sensibile, affronta la vita in armonia con semplicità. Simpatica non si è posta nessun veto, in comodo agio si è concessa ai presenti come l’ amica di sempre, si è raccontata, ha svelato i suoi progetti, i sogni la voglia di essere mamma, ha ballato si è divertita, per me un piacere averla conosciuta.

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Un fratello

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Straziato dal dolore piango miseramente un fratello.

Un giorno di un nuvoloso novembre

volse lo sguardo altrove

cantò il paradiso

il suo

mi tradì, esplose

voglia Dio

vivo per te fratello mio

non ti conoscevo non ti conoscerò

sei morto esploso

Perché?

La rabbia, l’odio, il tuo credo, il tuo Dio?

Cosa pensavi? Ti rendi conto di ciò hai causato?

Voglia Dio insulso fratello mio

 

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