Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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Una campionessa

 

DSC_1826Serata speciale ieri sera al Tropical di Grottammare, (ap) un gustoso evento tra buon pesce, vini di pregio e la piacevolissima partecipazione della schermitrice, campionessa olimpica, più volte, mondiale, europea, italiana,  nonché vincitrice della passata edizione di” Ballando sotto le stelle” la splendida ELISA DI FRANCISCA.

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Una ragazza sensibile, affronta la vita in armonia con semplicità. Simpatica non si è posta nessun veto, in comodo agio si è concessa ai presenti come l’ amica di sempre, si è raccontata, ha svelato i suoi progetti, i sogni la voglia di essere mamma, ha ballato si è divertita, per me un piacere averla conosciuta.

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Dobbiamo colorare le uova.

300154_106894956081523_5779081_nRicordo delle lenzuola bianche ruvide offrirsi a una brezza delicata. Nell’aria intense fragranze di lillà, sapone fatto in casa, il viso pacioso e le forme rotonde di mia nonna impegnata a cuocerlo nel vecchio forno. Rivedo mia madre dietro al bancone dell’alimentari nel suo fare giovane aprire una grossa scatola di tonno. Mio padre dal suo “ape” scaricare scatoloni pieni di mercanzia. Ancora estasiato impresso nella memoria l’ immagine sugli scaffali delle uova di cioccolato agghindate nel rumoroso cellophane c pavoneggiarsi vanitose come deliziose ballerine. I personaggi di “Middie lù Bielle, Sperandina de lu surde, Middiona, Anna de Crocchia, Sabatì de Zerì, N’to de Cerquattò” riposarsi seduti sulle casse di birra e i contenitori ormai vuoti del latte, trasportati dalle “lattarette” già dall’alba, vere e proprie artiste a tenerli in equilibrio sopra le loro teste protette solamente da corone di stracci arrotolati (sparrù). Regnava un’ allegria parsimoniosa, ci si dissetava parlando del più e del meno e non veniva mai negato spazio a uno scherzo o una battuta, innocenti  sfottò. La spuma Paoletti e la gassosa; ne andavo matto, non ricordo se c’era la coca cola, non è importante. Le pizze col formaggio o quelle dolci decorate col brio dei canditi. Le stanze mostravano la loro anima migliore, soffici, colme di profumati odori, ricette tramandate da mamma in figlia, frutto di un’ antica tradizione, custode di una saggia e rurale cucina. Orgoglioso, zio Vincenzo nella sua divisa da Maresciallo dell’ esercito scaricare l’agnello dalla sua Bianchina. Un cielo disegnato da mutevoli nubi mai pericolose dove le rondini scomparivano per riapparire immediate nel fruscio dell’attimo. Il suono gaudente delle campane, i peschi fioriti, i primi pastelli nei campi guadagnavano spazio sul brullo di un inverno finalmente scomparso. La primavera e la speranza si respiravano a pieni polmoni. Armonie di un tempo perduto, una terra gentile, persone felici, forse perché il loro conoscere era limitato a quel poco che bastava. Certi del presente, si dava per scontato che dopo un giorno ne seguisse un altro e la notte era solo una parentesi fatta per riposare e anche per fare l’amore. La certezza inconfutabile che al sorgere del sole c’erano gli animali da accudire, i campi d’arare, si doveva sopravvivere per vivere. Una partita a carte tra amici nella baracca de Peccio’ nei giorni di festa bastava a ripagare le tribolazioni quotidiane. Ricordo una mano affabile sfiorarmi i capelli bambini, timida carezza. Mio nonno sereno, curvo nei suoi anni dirmi “Dai andiamo, tua sorella ci aspetta, dobbiamo colorare le uova; è Pasqua.”
Di cuore
Buona Pasqua a voi tutti
Nazzareno.

Ai miei nonni

31 marzo 2013

novità gastronomiche

 Oggi approffitando dalla bella giornata di sole , a dire  la verita  un po’ fredda. io insieme a rosa la mia compagna, ci siamo recati nella vicina  san benedetto del tronto, ridente  cittadina  affacciata sull mare adriatico. Dopo aver gironzolato passeggiando per le vie del centro   occasione ghiotta  per fare anche  un po’  di  shopping. Mentre eravamo in una libreria intenti a curiosare e sfogliare qualche volume  il mio stomaco ha iniziato a borbottare  avvertendomi  che forse era giunta l’ ora di pranzo. Infatti guardando l’ orologio mi  rendevo conto  che  erano  le tredici, il mio stomaco aveva proprio ragione a protestare.Dopo  breve consultazione con rosa  abbiamo deciso  di recarci in una pescheria per comprare del pesce fresco per poi cucinarlo a casa. Dopo qualche minuto né  troviamo una   entriamo. Ad attenderci dietro al  banco frigo il sorriso di una graziosa commessa e una vasta scelta di pesce esposto in bella vista.  Con sorpresa notiamo un bel salone con tanti tavoli apparecchiati con cura e  diverse persone sedute che mangiavano. Chiedo lumi alla signora del banco che ci risponde con  semplicità: se volete del pesce eccolo qui indicandocelo, se lo volete già preparato e cotto aspettate dieci minuti e lo portate via, oppure vi accomodate e lo mangiate qui.Se decidete di fermarvi scegliete il pesce diteci come ve  lo dobbiamo cucinare e vi verrà servito al tavolo. Cavolo penso che bella idea, un breve cenno di intesa con Rosa,  decidiamo di restare.Una volta accomodati al tavolo, immediatamente  giunge un cameriere molto  gentile, che ci  spiega bene il meccanismo,  prendendoci l’ordinazioni. Abbiamo scelto insalta di mare come antipasto, delle mezze maniche allo scoglio e per finire alici scottadito (io ci vado matto) e una frittura di pesce dell’ adriatico. Tutto veramente squisito,  vino, acqua, caffè, trenta euro in totale. L’ ammontare del pranzo mi è sembrato onesto, rapporto qualita prezzo giusto. Siamo usciti dal locale molto soddisfatti .sia Rosa che io, trovando l’inziativa molto valida. Un atteggiamento positivo  di interpretare l’ impreditoria dimostrando che con un po’ d’ inventiva   offrendo qualità, un buon servizio a  prezzi contenuti si può riuscire a fronteggiare la crisi . Se vi  capita di passare da queste parti oltre a  godere delle bellezze offerte dal territorio,   fate un salto  nella pescheria trattoria, sicuramente non ve né pentirete. Poi mi saprete a ridire .   

OSTERIA PESCHERIA MARE VIVO SAN BENEDETTO DEL TRONTO

ZONA AGRARIA STATALE 16  PORTO D’ ASCOLI

UNA SIMPATICA INIZIATIVA!!!

 

I NOSTRI CUOCHI

Ieri sera presso i locali della sede degli “amici del borgo”,una piccola associazione no profit della quale  né sono orgogliosamente presidente.Nell’ ambito associativo ci si occupa prevaletemente di tematiche inerenti il sociale contribuendo a combattere l’ emarginazione e la solitudine con l’ organizzazione di gite turistiche. eventi, convegni, feste di piazza. Tutte le inaziative promosse consentono a favorire l’ aggregazione di persone di varie età e di ceti sociali differenti. Tale associazione è particolarmente vicina alle fascie sociali più vulnerabili  le più fragili quelle che hanno in qualche modo bisogno di sostegno, dando una mano a chi ha problemi di handicap, gli anziani,  i giovani e i bambini che sono il nostro futuro da sempre, oggi per svariati motivi a mio avviso lo sono ancora di più. Proprio questi ultimi ieri sono stati gli indiscussi protagonisti della serata Volevano cucinare  noi li abbiamo lasciati fare.  I bimbi  di un età media di circa 12 anni,si sono immedesimati nella parte e messi subito all opera.   Questi novelli chef , prima hanno scelto un menù né hanno curato i particolari poi tutti in cucina,  armati di  mestoli e pentole, con l’indispesabile aiuto di due brave mamme, le panzienti Angela e barbara, ‘hanno iniziato a trafficare con sfoglie, besciamelle, pomodori, ragù. Osservarli alle prese con i fornelli e con quei pentoloni più grandi di loro è stato veramente piacevole. Dopo tanto lavoro tutto pronto.  Finalmente è  iniziata la cena con un antipasto sfizioso delicato a base di bruschette miste e involtini di prosciutto ripieni di ricotta. Fumante sulla tavola è stato servito il timballo un vero capolavoro, buonissimo, anche  ben curato esteticamente. Come secondo piatto i nostri ragazzi   hanno  proposto un polpettone di carne  cotto al forno con patate arrosto di contorno,  anche  questa pietanza ha fatto centro risultando  gustossisima. Si chiude in bellezza con un favoloso  tiramisù.  Ieri sera questi bambini con loro entusiasmo i loro sorrisi, la voglia di essere protagonisti ci hanno tirato proprio sù a me e agli altri quaranta commensali presenti, regalandoci una piacevole serata. Quelle a cui non si può proprio mancare.

ECCO I BARMAN LORENZO E ALICE

LO STAFF AL COMPLETO BRAVISSIMI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

storie d’ autunno

In uno sperduto borgo dei  monti della laga, in una piccola piazza,  seduto su dei  gradini di marmo bianco  usurati inesorabilmente dal tempo. Rimugino su i miei pensieri  godendomi  briciole di sole novembrine. I miei capelli vengono sfiorati da cheti aliti  di vento morbido che flebile soffia. Ne ascolto attento il suo respiro. Un cagnolino meticcio color beige si aggira pigro, tranquillo, apparentemente sembra  che non sappia né cosa fare  né dove  andare. Ad un tratto si avvicina, mi annusa poi si allontana scodinzolando spensierato. Silenzio, esclusivamente  silenzio: quello che avvolge  le prime ore del mattino  nello sparuto  paesino.  Tutto tace, tutto appare immobile, statico; i panni stesi alle finestre  gli donano un tono vivace rendendolo più colorato.   Un uomo di mezza età, dal passo sicuro e veloce mi scruta severo  per qualche attimo, poi tira dritto per la sua strada. Decido di  alzarmi e inizio a camminare lento  nelle vie del piccolo borgo montanaro; imponenti le montagne con le cime imbiancate di fresco, che lo decorano degnamente  facendogli da preziosa cornice,  tracciandone i limiti con il cielo e isolandolo dal resto del mondo,come a proteggerlo dal caos, dal marasma e dagli stress della vita urbana. Una donna giovane, curata, ben messa nel fisico, ancora in pigiama spazza sull’ uscio di casa. Mi sento come se avessi violato un’ intimità entrando senza permesso in un sito dove non potevo. La donna leva il capo alzando lo sguardo verso di me  senza distogliere l’ attenzione dalla sua principale occupazione,  mi saluta cordiale abbozzando un lieve sorriso, ricambio gentile con un bel tono di voce, dandogli il mio buongiorno. Proseguo  la  visita attraverso le anguste stradine  mirando con attenzione, affascinato,  le case tutte costruite in pietre, tufo e travertino. Le architteture, è vero  spartane, ma ben congeniate e funzionali. Oggi molte di queste abitazioni sono state ristrutturate con attenzione,curate scrupolosamente nei particolari in modo da  non stravolgere la naturale  dimensione  rupestre dell’ ambiente, rendendo il luogo armoniosamente caretteristico. Mi fermo alla fontana appena fuori dal paese, bevo a piccoli sorsi  l’acqua gelata, pura, un vero e proprio energetico. Mi incammino per   una strada brecciata  che  conduce   al bosco. Il  paesaggio è stupendo, i miei occhi sono estasiati da tutto il belvedere. Percorro la strada bianca, lentamente arrivo nel bosco, abbandono la brecciata e proseguo su una carrareccia sterrata dove sorgono freschi  solchi segnati da gomme di trattore. Mi immergo in una infinità di castagni, faggi, querce, noci. I colori dell’ autunno mi avvolgono in un manto variopinto di  rosso porpora, giallo ocra e le più svariate sfumature di verde. Rumori di rami che scricchiolano   fanno intuire che il bosco è vivo, popolato dai i suoi numerosi e variegati abitanti, timidi, riservati, nascosti, rapidi, agili, come lo scoiattolo che vedo schizzare via velocissimo, volteggiando aggraziato, come il più consumato degli acrobati.  Il silenzio viene improvvisamente spezzato da voci fragorose, allegre:  sono  uomini e donne, circa una decina, che raccolgono castagne nel  podere di proprietà, pulito e tenuto ordinato allo scopo di facilitare la raccolta del frutto . Mi salutano vivaci, il più anziano mi invita a bere un buon bicchiere di vino rosso. Accetto senza troppi complimenti, ne gusto l’aroma e lo mando giù lentamente, chiacchero con loro sull’ andamento della raccolta, chiedo anche informazioni sui funghi, se ancora se ne trovino.   Mi rispondono si, qualcosina ancora viene fuori ma roba di poco. Finisco il mio vino,  mi infilano a forza nello zaino un po’ di castagne che non volevo accettare  per  educazione, semplice forma. Contento del loro  gesto, li saluto rigraziando di cuore per l’amichevole accoglienza. Proseguo la mia passeggiata  inoltrandomi sempre di più nel cuore  del bosco. La carrareccia diventa sentiero, i sali scendi sempre più ripidi, le gambe  poco allenate  iniziano ad essere indolenzite e  a farmi un poco male, ma non importa ,sono felice, sodisfatto.  Gli odori erbacei da i mille aromi mi stordiscono entrandomi nello stomaco, nella testa, fino a sfiorarmi l’ anima. Dopo un’ ora di scarpinare,  stanco mi siedo,  accendo il mio sigaro, aspiro boccate profonde, saporite. Bevo  acqua dalla mia borraccia, spengo il  sigaro, lo ripongo nello zaino e riparto. Il sole stenta sempre di più a filtrare tra i fitti arbusti, l’ aria diventa sempre più umida, mi sto avviando  stanco verso la valle. Esco dal bosco: torna il sole a brillare luminoso sul pascolo, un prato verde  smeraldo. Cinque sei mucche ingorde ruminano beate, rimanendo indifferenti al mio passaggio. Sono giunto di nuovo nel borgo,  ora più vivo, più movimentato, intriso di odori, sapori di autunno, profumi di cucinati che escono golosamente  dalle case, spandendosi nell’ aria. Noto  un’ osteria, assetato come sono  varco la soglia   l’ interno è polveroso, sgarrupato come lo sono i  due vecchi che giocano a briscola, bevendo vino e litigando bonariamente tra loro sfottendosi a vicenda. Chiedo  birra e gassosa, me la gusto come se fosse champagne; mi rivolgo all’ oste domandandogli se si può fumare. Appurato che lui stesso lo stava facendo,   ridendo mi risponde di no. Io gli sorrido, non lo  prendo affatto sul serio e accendo il  sigaro in totale libertà.  Vedo sopra un tavolo un quoditiano giacere solitario, lo prendo,  lo inizio a leggere; poco dopo mi rendo conto che c’ è qualcosa che non va.   Certo che non va! è vecchio di tre giorni. Proprio vero, il tempo da queste parti è sovranamente  lento, sempre un passo indietro, costantemente in ritardo. Faccio un altro sorso di birra,  va bene cosi.

 castagne

le castagne sono un frutto atipico poiche sono ricche di carboidrati complessi (amido)sono buona fonte di fibre potassio e vitamine l’ amido con la cottura si trasforma in zuccheri semplici conferedone la dolcezza tipica. Insomma sono buone ma attenti alla linea.Per centinaia di anni le castagne per le popolazioni degli appenini sono state un bene prezioso perchè hanno rappresentato la fonte alimentare principale per l’ autunno e l’ inverno.Le castagne sono il tipico prodotto autannale cadono spontaneamente dall’ albero e si raccolgono due volte al giorno da ottobre a dicembre. I prodotti derivati dal frutto come la farina e le marmellate si possono conservare a lungo. La distinzione tra marroni e castagne sostazialmente è questa: i marroni provengono dall’ albero coltivato e migliorato con innesti .La castagna invece è frutto dell’ albero selvatico le castagne sono più piccole dei marroni e si sbucciano con più difficoltà rispetto agli stessi.  Il marrone sul mercato ha un costo più elevato ma non è detto che sia sempre più buono della castagna.I marroni o le castagne possono essere principalmente fatte in due modi o bollite in dialetto denominate caciole o arrostite con la tradizionale pentola forata detta nel linguaggio locale arrestetora. arrostite risultano più pesanti meno digeribili ma secondo me sono di gran lunga  più buone soprattutto se accompagnate con un buon bicchiere di vino cotto.

 

in cucina

castagne arrosto \ lesse

antipasti con castagne

castagne al lardo

insalata con marroni

primi piatti

riso con le castagne

zuppa di farro e castagne

crema di castagne

taglierini al bosco con porcini e castagne

secondi piatti

fagiano con purea di castagne

tacchino ripieno ai marroni

agnello alle castagne

petto di pollo marroni e vino rosso

lepre ai marroni

contorni

verza farcita ai marroni

marroni gratinati

dolci

monte bianco, marron glasè,castagnaccio, marmellata, crispella ai marroni,

rotolo di castagne,tronchetto di marroni.

buon appetito ma poi non lamentatevi quando vi andate a pesare ah ah ah……………

che strana coppia

 

chi dei due è l’originale ?

 

 

 

20092008(002)chi finirà in padella?         

 

maaaaaaa !!!!!

 

vedremo

la liva fritta

 

oliva ripiena all’ascolana

 

 

 

ora vi svelo un segreto; come si preparano le famose olive ripiene all’ ascolana .si prende l’oliva meglio se tenera ed ascolana, si denocciola a spirale con un coltello.  nel frattempo si mette a bollire con olio e un poco di burro, a fuoco lento, carne di manzo e di maiale e se qualcuno vuole ( facoltativo) un pò di carne di pollo insieme a sedano ,cipolla, carota una volta cotto il tutto per circa un ora e mezza, si  macina , si fa freddare si metteno delle uova, ci si grattugia un pò di limone  una noce moscata e parmigiano reggiano. fatto tutto ciò si passa a riempiere l’ oliva , che viene passata prima nella farina poi nell’ uovo ed in ultimo nel pane grattato cosi l’ oliva è pronta per essere fritta in abbondante olio di semi .   appena raggiunge la doratura si toglie, viene  servita calda ma non bollente . e sicuramente mangiate

.23112007

 

un’ olivo

 

 

ingriendenti

 

il ripieno:

per circa 150 olive

600 gr di carne di manzo

200 gr  di carne di maiale

100 gr   di carne di pollo (petto) facoltativo

un pò di sedano una carota mezza cipolla

30 gr di burro 3 cucchiai di olio extra vergine di oliva 150 gr di parmigiano reggiano mezzo limone 3 uova che vanno  amalgamate  nella carne

 

per impanarle :

 

250 gr farina

4 uova

250 gr di pan grattato

 

 

eccole

 

buon appetito

 

 

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