Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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Pane e Sale

1936
sassi e mare ruvide lenzuola
fatica e sudore odore di pesce
salmastre nubi trasformano il creato
nel rumore il colore del porto
visi,
sfregi della sofferenza
rughe e ruggine
cantilene noiose, barche a riposo
un fiotto di greco spazza il presente
la vita tremante perde corpo e consistenza
roteando su stessa senza elevarsi e ne spezzarsi
tra urla e bestemmie
il mare e forse l’amore
una lacrima un sospiro, impalpabili sogni
in un frusciare le speranze vagano
il giorno si serra
allunga la sera e il suo manto
conduce al domani
ancora
sogni e disperazione
ancora
pane e sale
ancora il mare
domani

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All’ ombra dell’ ultimo sole. 1°episodio “Lo scemo”

Sul molo, Antonio se ne stava seduto su una panchina, annichilito dal coro dei cigolii delle barche ormeggiate, mentre il mare strideva burrasca,.
 A voce alta invocava il suo personalissimo Dio:
– Perchè non mi aiuti? Cazzo fai lassù? Può essere non hai pietà di me? Ho trentacinque anni, non ho famiglia, nè un lavoro, non sono nè arte nè parte, non mi riesce nulla. –
 Cosi dicendo stappò con l’accendino l’ennesima birra, la bevve a grandi sorsi.
Nel frattempo non si era accorto, dietro di lui c’era Andrea seduto sul suo scooter che gli rivolse la parola sfottendolo:
– Scemo cosa hai da lamentarti, belin smettila, soprattutto finiscila con quelle birre, cosa risolvi ad ubriacarti tutti i giorni? Poi te la prendi con Dio, cosa c’entra lui? 
Sei tu un deficiente. Sarà anche vero che non sai fare un cazzo, belin ma a qualcosa servirai, vieni con me forza. –
Antonio si alzò in piedi, svogliato chiese:
– Dove andiamo? Cosa dobbiamo fare?
– Sali non ti preoccupare –
Antonio obbedì. Lo scooter schizzò via veloce inoltrandosi nei carruggi per poi arrivare a Boccadasse, il mezzo meccanico sobbalzava furente sugli acciotolati sconnessi degli stretti vicoli. Vecchi pescatori respiravano stanchi in attesa della luna seduti su delle malridotte careghe. Andrea fermò lo scooter, dal bauletto estrasse due caschi ne porse uno ad Antonio in tono imperativo esclamò:
– dai mettilo! –
Antonio controbattè apaticamente:
– Da quando ci si mette i caschi? perchè?-
– Mettilo e basta! non fare storie.-
Antonio eseguì.
Andrea dal giubotto sfilò un pistola e la passò al confuso individuo che la prese, stupito esclamò:
– Cosa ci devo fare con questa? Cosa hai in mente? –
Andrea rise spocchiosamente, rispondendo:
– Non l’hai capito ancora sei proprio uno scemo belin, andiamo a fare qualche scippo alle puttane, basta con i furti da appartamento troppo rischiosi. –
Antonio attonito:
– ma io non ne son capace non ho mai usato una pistola. –
– ‘Cazzo ci vuole premi il grilletto BUM!…….. ah ah ah . Di colpò aggrottando le scure sopracciglia il  volto di Andrea ebbe un mutamento improvviso,smise di ridere e solennemente espose:
– Vedrai non servirà usarla sarà tutto semplice, ascolta agiremo cosi, io guido lo scooter tu strappi la borsa; se non la mollano subito, tiri fuori la pistola gliela punti, loro si spaventano e lasciano la borsa e noi via più veloci della luce ah ah ah……capito scemo. –
Antonio sempre più confuso rispose :
– si ho capito, va bene –
arrendendosi alla volontà di quello che credeva fosse suo amico.
I due indossarono i caschi, Antonio mise la pistola nella tasca del giaccone. Andrea avviò il due ruote. Arrivati nei vicoli frequentati da prostitute, ne scorsero una giovane,dalla figura esile, molto probabilmente proveniva dell’est europeo .Andrea fece un cenno all’amico dicendogli:
– quella va bene, sei pronto? –
– si –
urlò tra il disperato e il preoccupato, Antonio.
Una accellerata improvvisa potente rabbiosa e l’obbietivo fu lì,lo scooter sfrecciò, Antonio allungò un braccio, afferrò la borsa che la ragazza aveva a traccola e la strappò con irruenza:

– PRESA!  gridò, VIA,VIA.-

La prostituta lanciò nell’aria umida urla disperate, non aveva avuto tempo di rendersi conto di nulla che l’incasso della giornata era sfumato, frantumato in un istante così come la sua vita. Nessuno accorse.
In un vicolo, Andrea si fece passare dal compare,la borsa rubata rovistando non prestò attenzione ai vari oggetti, cianfrusaglie: smalti, rossetti, presevativi, una bombletta spray anestetizzante, una spazzola per capelli, finalmente in una tasca interna, ecco il contante,circa duecento euro, buttò la borsa e s’infilò il denaro nella tasca dei jeans. Rivolgendosi ad Antonio rise soddisfatto:
– Bravo hai visto quanto è facile. meglio che farsi gli appartamenti noo? –
Antonio non conferì, si limitò ad annuire poco convinto. Andrea gratificato dall’ evento criminoso andato a buon fine disse:
– ora ne facciamo un altro poi decidiamo se smettere o continuare, dipende da quanto denaro ha quest’altra troia. Va bene? –
Senza aspettare la risposta del complice riavviò lo scooter. Girovagarono nei carruggi cercando di individuare una preda:
– eccola,  quella va bene:-
affermò soddisfatto il ladruncolo.
Una prostituta non giovanissima, formosa con due grossi seni, una bella faccia.
Andrea si voltò,ruvido guardò Antonio:
– facciamo quella.-
Il compagno non rispose, in un attimo piombarono addosso alla sciagurata come falchi in picchiata. La scena si ripetè identica alla precedente. Si fermarono sotto la luce traballante di un lampione; guardarano nella borsa, il bottino  magro, solo settanta euro. Andrea ebbe un gesto di stizza:
– Belin che miseria,dobbiamo farne un altro, per forza, a me servono i soldi,duecentosettanta euro sono pochi, diviso due centotrentacinque ciascuno, non mi bastano. Un’altra puttana ancora, sperando sia carica di soldi,io devo pagare i buffi a quei bastardi entro stasera altrimenti mi conciano per le feste, scherzano mica quelli.-
Antonio si tolse il casco, spazientito esclamò:
– No. Basta non voglio rischiare più, alla fine ci beccano, non voglio finire un altra volta in galera.-
Ma non scassare la minchia,non ci beccano, poi se finisci in galera almeno fai pasti regolari e smetti di bere, ubriacone.-
Antonio provò a replicare senza riscontrare alcun successo.
Andrea scuro in volto ordinò:
– Smettila scemo rimettiti il casco e stà zitto!
Io faccio la tua fortuna non lo capisci. –
Antonio succube obbedì ancora.

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