Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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Il balbuziente

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Edo, all’ anagrafe Edoardo Bianchetti era un bravo ragazzo e soprattutto timido, molto timido, a volte (spesso) quando le emozioni superavano un qualsiasi limite, diveniva goffo, iniziava a balbettare contorcendosi in milioni di spasmi. Dalla vergogna inceneriva in uno stato di catalessi e addirittura finiva col non parlare più. Era deriso da tutti, anche da qualche professore. Non aveva amici e di ragazze neanche a dirlo. Il classico sfigato. In una giornata di aprile dove il sole picchiava forte e un caldo eccessivo si era appropriato di un mese non suo, Edo se ne tornava a casa dopo essere stato a scuola. Ciondolava svogliato, fino a perdersi nel nulla. Sapeva i suoi genitori lo stavano aspettando, ma a lui pareva non interessargli, non in quel giorno. Certo, si sarebbero arrabbiati, ma faceva niente. Una idea all’ improvviso gli illuminò lo spirito e senza alcuna titubanza decise di scendere al fiume. Sotto il ponte di San Liberato prese il viottolo che conduceva giù e dopo poco si ritrovo sull’argine destro. Una sensazione strana gli fece vibrare il corpo, era contento, si sentì bene, come da mesi o forse anni o addirittura mai era accaduto.  Sedette sulla riva e iniziò a lanciare sassi nell’acqua che scorreva senza sussulti e nessun clamore, utilmente scorreva. Sassi bianchi, piatti,  gesti banali.  Edo sorrideva e un’ emozione gli squassò il cuore, si sentì libero.Padrone di se stesso. L’ ennesimo scherzo subito a scuola nella mattinata dai suoi compagni oramai un lontano ricordo. Come al solito al momento ne era uscito distrutto, ma d’altronde cosa erano un paio di pantaloni sporchi di colla? I prepotenti  l’avevano spalmata meticolosamente sulla sua sedia e la rabbia provata per loro in quell’ attimo si trasformò in serena commiserazione. Sì, gli imprimevano tenerezza, poverini, prendersela tutti insieme, tutti i giorni con un ragazzo indifeso e cagionevole era da assoluti vigliacchi, da esseri di poco conto. Loro erano i perdenti, non lui. D’altronde contro la sua asma poteva farci poco o addirittura niente e sicuro fronteggiarla non era un gioco da ragazzi. Negli anni lo aveva sfiancato,  gli impediva di praticare sport e di vivere serenamente il normale andirivieni quotidiano, poi c’era anche quella maledetta balbuzia. Però in quel giorno e in quel momento non se ne curò e dette modo ai suoi pensieri di sollevarsi, li lasciò brillare. Si nutrì delle carezze che il sole elargiva amorevolmente, si sentì protetto, coccolato. Così decise di togliersi gli indumenti e si sdraiò sul manto di fresca erba, rimanendo soltanto con gli slip addosso; volò. Torno a casa quando il pomeriggio aveva fatto già il suo tempo, sua madre come lo vide, urlò: “Cosa ti è successo? Dove sei stato fino a quest’ ora? Mi hai fatto allarmare. ” Edo la guardò teneramente e facendo spallucce innocente replicò, “sono stato al fiume, ho riposato, poi mi sono librato nell’infinito, nel cielo blu e oltre, ora sono tornato, perciò non ti preoccupare è tutto a posto.” Alle parole scolpite dal figlio la madre restò immobile e allibita, con la bocca aperta a meta non sospirò più alcun verbo. Lo fece andare  incontro al suo destino. Edo inforcò le scale e salì al secondo piano, entro nella sua camera, chiuse la porta. Edo non scese per la cena, ne per la colazione. Edo non scese più. Scomparso, come volatilizzato, di lui si perse traccia. A volte a qualcuno parve di incrociare il suo sorriso bambino, il suo volto magro, di certo non più sofferto. Di Edoardo Bianchetti non si seppe più nulla. In alcuni giorni le pagine di un libro,  appoggiato su quello che era stato il suo letto iniziavano a sfogliarsi solitarie, come se volteggiassero, ali di farfalla. Una musica dolce si stendeva nell’aria infondendo amore a tutti quelli  l’ avevano conosciuto. Indifferentemente a tutti, senza alcun riserbo e distinzione. Edo amava ed era finalmente sereno. Soprattutto non balbettava più.

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un tram

dsc_4055Il giallo tram urlò e arrestò la sua corsa

il fumo del letto cosparso di poca acqua avvolse il paesaggio

fiocchi grossolani come vischio bianco nel cielo sparsero

fino a cadere, a morire

lei scese

bella, bellissima, elegante come una farfalla

ricamata in seta bionda, persa nel blu incanto dei suoi occhi

un visibilio nel marasma di una sera come tante

confusa tra le vite altrui prese a camminare

non la vidi più

sagoma devastante dei miei infiniti incubi

dei i miei rari sogni

l’amore che volge al desio

un teso ricordo rimane nelle inutili e vuote tasche

un dolore crocefisso al mio cuore

un tram che non si è più fermato

Dal mio diario……. 27092012…..(VOGLIO RIENTRARE)

Oggi sono stato bene, grazie, si bene
no, non ho visto Elena, si Elena
no, non l’ ho vista, neanche il suo cane
ho giocato a burraco?
No e poi mai non ci so giocare cos’è?
Ho visto un film? Si in biancoenero.
Calcio? Qualche volta, poco, Rivera è sempre in panchina
Anastasi non segna più, tu non mi ami più.
Dammi una sigaretta s’il vous plait
si ancora, anche l’acqua, ancora, ora basta
non so più amare devo andare
fatemi rientrare…. matti del cazzo
io qui fuori non sto bene, non ci sguazzo
avevo voglia solo di respirare di vedere il mare
solo quello solo questo
ora aprite, apriteee….. dottoreeee….. voglio rientrare
Rivera non gioca, Gimondi non vince più
Tu Elena te ne sei andata
ed io ho smesso di amare perchè? Elena perchè?
aprite…….io quì non ci voglio stare
voglio rientrare voglio fumare
nel blù dipinto di blù
Anastasi non segna più-

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