Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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La preghiera di Amir

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Di conto cosa mi è rimasto

sguardi tristi, sofferenza, miseria

il fardello del migrare, la terra promessa.

Promessa da chi? Fuggire per cosa?

La morte che aleggia giorno dopo giorno

insistente e vigliacca

il mare, la speranza; miraggi di vita.

Il dolore morde il cuore, la salvezza è lontana

un sogno che allo scocco dei minuti,

tra l’urlo delle onde cade in frantumi

sfruttati derisi da secoli, un popolo minore, alcuna importanza.

Egoismi, denari, malvagità svendute per nulla.

Il porto è lontano, soltanto un flagello perpetuo si ode

racchiude il mondo, il mio mondo.

Fuggo, prego, e disperato scruto l’ orizzonte

non ho scelto dove nascere,

in quel profondo luogo ho visto la prima luce

ora supplico e, ancora prego

Mi chiamo Amir e non sono nessuno

soltanto un essere umano.

 

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Parla con lui

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Torna indietro

rovista nelle miserie delle anime

le tue

guarda tuo figlio

in fondo dentro al cuore

cosa vedi? Dimmelo

sei un uomo stanco, fin troppo

hai perso mille volte e non riesci a vedere

ora ti sollevi ti scrolli la polvere

esci dalla gabbia

un leone ferito un uomo sgualcito

povero, ammaestrato

hai ferito leso ucciso

ora guarda tuo figlio

parla con lui

non aver timore

parla con lui

infliggi al suo cuore, non urlare

sussurra dolcemente

vedrai lui ti ascolterà

lui saprà

lui capirà

Tutto il resto una maledetta noia

Sussurravo in quel monte silenzioso, dove il mare e il cielo fondevano in un unico orizzonte. Il vento bruiva tenue, il tuo sorriso illuminava il mio volto,
la bellezza fioriva dal paesaggio e tutto il resto non contava niente. Ero felice. Poi un orribile nube oscurò il cristallo, il sole si spense, i delfini presero altre rotte. Il giocattolo era inerme, abbandonato e infinite fratture lo schernivano. Non funzionava più. Ripresi a camminare come chiuso in uno scantinato, una galera di spine. I miei passi di colpo pesanti, il respiro affannoso, le gambe dolenti arrancavano. Il tuo sorriso scomparso, come se non fosse mai esistito. Il mio volto si contorse tra mille rughe, di getto invecchiò. Adamo era vestito e doveva di nuovo soffrire, di Eva se ne era dimenticata l’ esistenza. I figli di Abramo erano spaesati, il Sinai un lontano ricordo. Le acque si chiusero una volta per tutte, per sempre. Il tuo cuore triste batteva lontano,infinitamente, molto più di quello che credevo, tanto da non ascoltare il suo battito. Il mio transumava senza alcuna metà e alcuna virtù, semplicemente si prostituiva come una delle tante puttane che distraggono la notte. Qualsiasi luogo era valido; porti, stazioni, perfino a casa tua. Angosce e depravazioni. Venni battuto da cento mille, spettri e la leggenda dell’immortalità sgretolò. Non ci fu nessun funerale, bruciai alle fiamme della giustizia, la mia. Non seppi mai cosa fossero gli inferi e per questo motivo rabbrividii. In un angolo di un vicolo di Napoli mi trovarono ubriaco e ancora vivo. Le ustioni sul corpo non visibili, ma l’ anima era stata compressa, accartocciata e rubata dagli zingari che la vendettero per pochi miserabili denari. Una brutta storia, pessima. Tutto il resto una maledetta noia.DSC_1660

Ancora

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Ti vedo nell’oscurità nel groviglio di mille nenie

in un angolo della vita chiusa in un scrigno di paure

mesta, trafitta da spine d’ orgoglio, vanità e sproloqui

triste, sì, gli occhi ti vedono così,

lontana, cristallo opaco e fragile

e, le mie labbra muoversi sussurrandoti: svestiti, balla

e, se credi, cadi pure,

imploro: non finire, non smarrirti, risollevati

e, fidati, certo non di me

dell’ anima coraggiosa e del tuo deluso cuore

e, se puoi ancora, una, cento, mille volte ancora

e, poi ancora

amami se puoi.

Sarà sorto il giorno e il latte sarà di nuovo fresco

tu, per sempre, che sia anche niente,

ma per favore amami ancora

almeno una volta. Ancora

 

A CHI HA CORAGGIO.

Nonna Nina

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In un luogo che chiamo casa
dove la spiga è grano,
dove il grano è pane
dove il pane è vita
dove l’armonia è antica e genuina
intinge il cuore e bagna le gote
in questo lido respiro e vivo
da solo o in compagnia
di fatto in allegria
brindo alla gioia
brindo a voi.

Buon anno

dsc_4367Il cielo sprigionò una luce irreale, fosforescente. Il buio sgretolò, l’alba si fece coraggio e rinsavì, finalmente il futuro apparve, roseo come la pelle di un bimbo appena nato. Qualcuno esclamò “alleluia” il vento è buono, ora vado, spiego le vele al mondo, dono il cuore al mare, l’ anima al cielo, volo. Sono vivo, davvero sono vivo. Ci credo, il sole, la pioggia, nessun timore, volo, nell’infinito vivo. 2017 e oltre AUGURI A TUTTI

la fine è all’inizio

 

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Avrei risolto le mere facezie nel non nulla
Oscar dissentiva
la donna osservata vestita di sola pelle
drogata aspirava miscele primitive
uomini sbavavano, un papa reggeva il dissesto
inferno di vino in vino
bicchieri a oltranza
la fine è all’inizio
fiamme e champagne aragoste e noci
un banchetto diabolico
nessuno avrà l’ assoluzione
nessuno morirà sul serio
orgie di corpi e parole
verbi distanti, dissonanti
nessun re nessuna reggina
fuoco in paradiso
sciami di veleni
soltanto illuse gioie
nessun dolore nessuna resa
coaguli di voluttuose perversioni
un oceano di vere ipocrisie

niente altro che convinzioni squilibrate

basate nell’urgenza di una dissennata oscura avidità

non ho mai incontrato te

e credo mai succederà

ora proseguo nel mio astratto vagare

solo, fino alle fiamme, nel fondo, fino al cuore.

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