Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Articoli con tag ‘gay’

“NON SEMPRE SONO D’ ACCORDO SU QUELLO CHE PENSO”.atto unico di e con ……………………..


“Impara l’arte e mettila da parte.” Recita così un antico proverbio. Io quale arte devo mettere da parte? Non sono di nessuna parte, né a destra né a sinistra, forse prima ero da qualche parte. Ora né bianco né nero, né fucsia né violetto, né toro né vergine. Sono astemio. Libero da usuali schemi e magari fosse così, invece sono stroncato in una figura che non è mia, non mi appartiene, tutte mostrine e paillettes. Vorrei essere vagamente somigliante alla mia idea di vita. Almeno provarci. Blasfemo per scelta, cristiano a intermittenza, buddista solo rare volte. Vado condito con poco olio, perché sono grasso di mio. Senza sale, ho la pressione alta. Sono vecchio o almeno a tratti mi ci sento. Perché ho scritto questa miriade di castronerie? Soprattutto non capisco perché imperterrito continuo a farlo?
Non lo so. Forse per puro egocentrismo? Non lo so.
Amo il mare, baciare, lettera, testamento.
Odio chi frigge il pesce con l’olio bruciato. Chi ha ucciso Falcone e Borsellino, la mafia tutta. Mi piacciono quelli che cantano sotto la doccia, chi non ha l’ombrello quando piove e poi si asciuga i cappelli scompigliandoli all’aria come fanno i cani che i capelli non li hanno.
Questo sono io.
Non amo chi fa la pipi fuori dal water, chi ha votato D’alema e doppia V Veltroni. Non parlo di Berlusconi. Chi ha amato bondi, la russa, brunetta, calderoli, e perché fare torto a borghezio. (penso nessuno, forse neanche la loro madre) Amo, o forse sono indifferente, a chi conosce Diliberto, chi si ricorda di Bertinotti, di Gimondi, di Coppi. Chi pensa che Milan kundera sia finita due a uno per il Milan. A chi è convinto che Primo Carnera è solamente un taglio di carne.
Non nomino il numero tre per paura di pagare troppe tasse, perché tale numero potrebbe essere associato a Monti.
Mi sono simpatici quelli cui pensano che la Fornero da giovane faceva la cubista e ogni tanto per allentare la pressione e non solo quella fiscale la faccia ancora. (Non andrò più in discoteca)
Detesto chi rompe i coglioni, tirando fuori Dalla ( Lucio) dicendo che era gay, ma non conclamato. Sì, proprio cosi, su certa stampa ho avuto il dispiacere di leggere questa immane scempiaggine; ripeto conclamato. Notate bene, solitamente questo termine si usa per parlare di malattie ancora definite vergognosamente vergognose, ad esempio come l’aids. Appunto, Dalla (Lucio) ha avuto un funerale cattolico e giù macerie di polemiche, milioni di parole a uso e consumo del più inutile nulla. Che senso hanno avuto? Uno solo quello di vendere chiacchere a buon mercato. Anche Bruno ha avuto un rito cattolico ed era esplicitamente gay. Usciva facendosi vedere tranquillamente in giro con il suo ragazzo. Ci andava a fare spesa al Market sotto casa, venivano al bar di quartiere insieme e ci litigava spesso non risparmiandogli assurde scenate di gelosia davanti agli occhi di tutti. Era pacchianamente noto, tutto alla luce del sole. Bruno era gay, ma dalla sua bocca non è mai uscita la frase “io sono gay,” proprio come Dalla, (Lucio) di conseguenza non era conclamato; però Bruno non era nessuno, era solo un operaio e del suo funerale cattolico non è fregato un cazzo a nessuno.
Alcuni (molti) si sono limitati a commentare in tal modo: “E’ morto Bruno! Bruno chi? Quello di Porta Marroncina? Sì, quello! Ah lù froce, (dialetto) a penzà non era manche vicchie.” (sempre dialetto)
Ciao Bruno, non mi eri granché simpatico, ma non perché eri gay, solo saccente e un tantino logorroico, però una volta mi hai prestato le statuine del presepe a cui tenevi molto, per questo motivo un velo di pensiero da parte mia per te ci sarà sempre.
Tutto questo per dire?… Assolutamente nulla.
Ah dimenticavo, sono in carcere, sono in una cella tre per due, insieme a un paio di disperati. Sicuramente stanno peggio di me.
Il primo: un tunisino che ci prova in continuazione. Disegna margherite, le colora come un bambino dell’asilo le ritaglia con i denti, poi me le regala scrivendoci Mon Cheri, ma va a cagare mica sono Amanda Lear? ( Chi se la ricorda?) L’altro è un foggiano, ignorante come il buio in una notte di tempesta durante un black out totale. Sfinito, annoiato e innervosito, per passare il tempo scrivo. Perché sono in carcere? Non lo so neanche io.
Sono innocente.
Ho ammirato il sole sorgere. (centinaia di volte) L’ho visto soccombere. (migliaia di volte)
Ho visto mio Figlio nascere, mio Padre morire, mia Madre sorridere.
Non ho mai leccato il culo a nessuno. Vagamente so chi sia Alexander Solgenitsin, non amo Pirandello, forse perché non l’ho mai letto.
Getto nel fuoco De Mita mi stava sui coglioni. (pure adesso)
Apro vie annaspando su brulle rocce spesso innevate di cui non conosco il nome, poi gli danno il mio.
Amo osservare i bambini e parlare con loro, sorridergli, e non sono un pedofilo.
Ho avuto mille donne, ne ho amato una sola. Ho amato mille donne, ne ho avuto una sola.
Mi commuovo sino alle lacrime davanti ad una fantastica raccolta di mele in Val di Non, e non me ne frega un cazzo di un terremoto devastante in Cina che miete un milione di vittime. (tanto sono Tanti)
Amo la formula uno solo quando ci sono gli incidenti.
Non mi piace il calcio. L’unico calcio che mi è piaciuto è quello che ho dato a Sabrina, una stronza demente che non me la voleva dare, dopo che aveva visto le dimensioni. Grandiiii? No piccole. (era appena stata con Rocco)
Sono paranoico, ipertrofico, ipersensibile, iperbarico. Sono Mazinga.(Non gettate i componenti non ho bisogno. Faccio da solo.)
Ricordo Tarzan, una domenica pomeriggio del 72 o del 74, la memoria inizia a tradirmi, scusatemi. Dicevo; lo guardavo in TV insieme a mio padre, in quel mentre si scatenò l’apocalisse, la casa, i mobili vibrarono, le luci si spensero; Tarzan cadde dalla liana. Cazzo il terremoto. Volevo scappare, mia sorella usci dalla stanza urlando, era così cinerea, sembrava uscita in quel momento dal Louvre dopo aver avuto un incontro ravvicinato con Belfagor. Mio padre tranquillo le chiese: “perché urli?”
“Babbo, Babbo, il terremoto!” Non smuovendo ciglio come suo solito rispose: “ma quale terremoto; è solo Cita che ha fatto una scoreggia. E mia sorella rassegnata se torno nella sua stanza confinata tra ventiquattromilabaci e una rotonda sul mare.
Tutto questo per dire che la vita va presa per quello che è e soprattutto per quello che non è. Non è tutto oro quello che luccica. Dai i diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori, così suggeriva l’illuminato Faber. (più o meno)
A ognuno il suo.
Baci, abbracci, caramelle, arance, tric trac, bucce di limone, pop corn, zucchero filato e inceneritori.
Naturalmente non dimenticate activia quello della Gepi ( avete visto come è dimagrita?) anche se penso che dopo questo post non ce ne sarà bisogno, fa cagare di suo.
Addio. O meglio arrivederci. (spero)
Questo anche per dire che la scrittura va presa seriamente, sì, ma sempre con le dovute controindicazioni e soprattutto con tanta, tanta leggerezza. (e chi vuole intendere, intenda) (e chi vo Die che su le prega.) [Dialetto]
Chiudo con un importante e considerevole citazione del noto filosofo italo croato Peligno Marigno, detto Peli: ” E quando l’ Amore c’è… l’ amma tira lu pè… lu pé tira l’amma, l’amma, l’ amma, l’amma… e quando l’Amore C’E… na na na ra na na na ra na na na ra na na na ra na……. L’ importante è che C’E’ e che sempre ci sarà.

A Francesco.

Ho trovato questo post sommerso tra le macerie delle bozze, neanche lo ricordavo. Penso di averlo scritto circa un anno fa. Comunque subito dopo la morte del grande e indimenticato Lucio Dalla. Sono appunti ironici, forse possono apparire anche un po’idioti, sicuramente demenziali, ma non li voglio svilire più di tanto e sinceramente lo consiglio anche a voi, e non è una minaccia. Perché comunque è vero che non sono sempre d’accordo su quello che penso e soprattutto scrivo, ma qualche volta sì.
Buona vita a voi tutti
con affetto
Nazzareno.

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UN IMPROVVISA DEVIAZIONE 3 episodio “NON CAPIVO”

Hai il costume per il mare?-
– no –
-allora ne acquistiamo uno.-
-Non fa nada non mi serve, l’importante é andare in un posto tranquillo, tanto te lo conosci seguro. –
-Sei certa che non ti occorre? Dai a comperarlo non ci vuole nulla.-
Blanca sorrise e respinse anche quest’ultima mia premura.
Scelsi un angolo fuori dal mondo, la “Centina” una spiaggia vicina alla foce del fiume, un luogo frequentato da personaggi bordeline; nudisti, coppie clandestine, trans, gay e non per ultimi i bavosi guardoni. Nonostante tutto ciò rimaneva uno luogo tranquillo per via della sua conformazione, una striscia di sabbia lunga centinaia di metri con alle spalle una selvaggia vegetazione fatta di arbusti, cespugli e canneti.
All’ombra di quel fogliame ci si poteva riparare dal sole, soprattutto da sguardi furtivi e indiscreti. Trovammo un cespuglio alto, folto, l’ideale. Sotto la sua ombra stesi i teli da mare, Blanca si spogliò rimanendo con i soli slip e si distese supina, l’imitai ponendomi al suo fianco.
Per alcuni istanti vidi i suoi occhi perforare i miei, dolcemente sussurrò:
-Estoy stanca, penso dormirò un poco, stammi vicino, bueno chico?
Non hablar, non far pregunte, stammi solo vicino, voglio respirare la tua pelle, sà di buono, di miele come quella di un nino, ah ah… come dici tu in dialetto? frichì? si dici frichì o mio Amor.-
Lieve mi carezzò i capelli e rapita dai sogni in un attimo si addormentò.
Rimasi sveglio, solo, arrovellato in mille interrogativi.
Sfiorvavo il suo corpo, la osservavo mentre dormiva, semplicemente stupenda.
Dopo un’ora Blanca si svegliò, il pomeriggio trascorse rapido tra risate e allegre parole, ci tuffammo in acqua più volte nuotando e giocando con le onde schizzandoci schiuma. Con la complicità del prezioso cespuglio i nostri corpi si unirono in vortici d’amore.
Gli uggiosi pensieri si alleggerirono fino a scomparire del tutto, esistavamo solo noi, due ragazzi senza passato problemi e miserie, innamorati e felici, prepotente la sensazione che il futuro per noi s’affacciasse radioso.
Il sole andandosi a nascondere si tuffò nel verde avorio del mare sentenziando la fine del giorno, i gabbiani persi nel loro volteggiare a stormi fluivano facendo rotta sulla spiaggia che nel frattempo si era svuotata, solo tre o quattro sagome umane sopravvivevano ancora inermi adagiate sulla sabbia. Decidemmo di andar via, sembravamo zingari, disordinati scompigliati, odoravamo di gioventù. Prima di salire in auto Blanca disse:
– Ho fame.-
-Anch’io, andiamo a mangiare qualcosa, ti va una pizza?-
Il suo viso s’illuminò come una bambina a cui era stata promessa una bambola
contenta rispose:
-Bueno! Me gusta mucho la pizza a donde vamos?
– Ci sono miriadi di pizzerie scegliamone una che ci va a genio.
-Vale, ma vamos combinati in esto modo?
– Cosa abbiamo che non va? Siamo elegantissimi non trovi?-
Risi, lo fece anche lei
Trovammo una pizzeria tranquilla era quasi deserta, pochi gli avventori
ci accomodammo in un tavolo all’aperto riparati da una vezzosa pianta dai fiori luminosi e dal nome a me sconosciuto.
Come lupetti affamati mangiammo le nostre pizze, Blanca rideva spesso felice era bello vederla così, incantato a sentirla parlare in quel suo buffo italo spagnolo, non sembrava neanche il ricordo della ragazza triste dal volto ombroso conosciuta sul bordo di una strada. Meraviglioso osservare il suo sorriso, le labbra succolente facevano da splendida cornice a denti bianchissimi che rilucevano come perle.
L’accompagnai a casa, un casolare in campagna situato vicino al suo maledetto posto di lavoro, il caseggiato dava l’impressione di essere abbandonato, così non era. Lei ne usava solo una parte, l’altra era disabitata, l’intero stabile proprietà di una perfida anziana vedova.
Blanca pagava ventimila lire al giorno per l’affitto, un vero e proprio
furto. Salimmo le scale di un cemento evaporato, la logora porta si aprì cigolando.
Blanca accese la luce, una lampadina traballante al centro del soffitto schiarì un’ambiente ordinato, misero, pieno di semplice povertà. All’ingresso la camera da letto con un piccolo bagno a vista, riparato solo da una tendina in un nylon rosa scolorito, nell’altra stanza un cucinino, un fornello da campeggio, un piccolo tavolo, due seggiole, poche vettovaglie, un essenziale frigorifero. Blanca con un leggero imbarazzo accennò una smorfia di sorriso farfugliando: Questa è my casa; tutta quì. Non risposi e mi tuffai sul letto, allargai le braccia con ampi gesti le feci intendere di venire sopra di me, ci abbracciammo, ero pervaso da uno strano sentimento,forse avevo paura fosse amore. Accoccolata su di me malinconica con un filo di voce bisbigliò:
-Te non vai via questa notte vero? Rimani con me-
– Certo rimango con te, stanotte e altre milioni di notti, per sempre amore mio.-
Poggiò il suo indice sulla mia bocca nel segno di silenzio e flebile sospirò:
-No; non hablar così, esta noche, è esta noche, Dio deciderà, lui sà cosa è giusto.-
Mi alzai dirigendomi nell’angusto bagno, soffermandomi su quello che aveva rapito già la mia curiosità appena entrato in casa. In un angolo della stanza, sopra uno sgangherato baldacchino una sorta di altare, un’immagine della madonna al centro, una più piccola di Gesù al fianco, due lumini ora spenti. Una foto orlata in uno sciupato argento catturò la mia attenzione, Blanca vestita da suora con cinque bambini intorno a lei, i capelli nascosti da un copricapo, il viso inconfodibile, era lei, ne ero certo. La chiamai e con la foto in mano andai verso di lei in cucina, incredulo dissi:
– Questa sei tu? Ma cos’era carnevale?
Infastidita come se l’avessi ferita nel profondo dell’animo me la strappò con irruenza dicendomi:
-Lascia perdere questa! Nessuna pregunta por favor-
Rimasi allibito da tale reazione, ci rimasi male non capivo; arrabbiato stavo per pronunciare parole di cui mi sarei pentito, lei di getto mi abbracciò, addolcendosi disse:
– Escusame questa è mia sorella gemella Nura, è scomparsa, non esiste più, non c’è più, è morta. –
Una lacrima le scivolò sulla gota, mi spinse nuovamente nel soffice e polveroso letto. Ascoltando il silenzio, abbracciati ci addormentammo.
Da quella notte, quella casa ai limiti della decenza divenne anche un pò mia. Trascorsi lì le vacanze.
Blanca si svegliava di buon mattino, pregava, lo faceva anche di sera, era molto religiosa, quando rientrava portava dei fiori di campo e li deponeva in basso sotto l’altarino della madonna.
Usciva presto per andare a prostituirsi, rimaneva fuori massimo fino alle cinque del pomeriggio, quando tornava a casa immancabilmente triste, si sentiva defraudata sporca dentro, con la forte sensazione di aver lasciato in quella strada una parte di se. Io soffrivo a vederla così cercavo in qualche modo di consolarla, lentamente si rasserenava, felice di vivermi.
Una sera mentre cenavamo disse:
– Andrea stò sbagliando todo, così non va bene, a settembre devo tornare in Spagna ed ancora non ho il dinero necessario; sono nei guai tu non puoi capire, agosto finirà, giustamente tornerai al lavoro e alla tua vita di sempre, io sarò semplicemente un bel ricordo, rimarrò nuovamente sola con i miei problemi. –
– No Blanca non sarà così, parliamone, io oramai sono dentro questa storia, pensi sia facile per me vivere così? Tu vai a battere, io ad aspettarti in questa abberrante topaia, voglio un futuro per noi non mi importa dove. Ti ostini a non parlare a non dirmi niente, non sò più cosa pensare, quali sono i tuoi drammi? quali segreti racchiudi? Non conosco veramente nulla, mi sento impotente, vorrei aiutarti tu me le devi permettere.-
Blanca illuminata da goccie di luna, mi guardò esclamando:
My nino, my Amor…. Non puoi far nulla para mi.
Sotto quella luna malandrina, sul freddo pavimento con le luci fioche delle candele, fummo nostri stravolgendoci nutrendoci d’amore e passione come se quello fosse l’ultimo giorno di vita.
Il sole già alto ci svegliò annucciandoci il mattino.
Lei vestita di sola pelle con il volto ancora intrappolato dal sonno disse solenne:
– Non vado al lavoro, oggi habliamo…. oggi te spiego.-
Tremai.

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