Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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Una giornata fantastica

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foto 1 il gruppo Con Rosi lars Giorgio Mitti Marco e io
foto 2 un momento della presentazione
foto 3 esibizione di Paola Cavanna e Jonny chitarra (Giordano Malabarba)
foto 4 Marco Mitti ed io
foto 5 Da destra Paolo Popof, Libera (accanto al cammino) Rosi ed io.

Eccoci, siamo ancora qui per fortuna, ritorno sul mio spazio preferito, il blog, ultimamente un po trascurato. ( un bel po’) Le giornate dovrebbero durare 48 ore e forse neanche basterebbero, l’orologio del tempo è impietoso, macina secondi, minuti e ore con voracità inaudita. Voglio raccontarvi le emozioni vissute domenica due giugno. Un’esperienza fantastica, il luogo, i navigli di Milano, ospite nello studio dell’affabile e dolce Mitti; una donna, una pittrice e un’artista a dir poco eccezionale. Lei con Giorgio, amico e prezioso collaboratore, si sono presi cura di noi mettendoci completamente a nostro agio. Nello splendido cortile che si affaccia sul retro del suo atelier di pittura ho conosciuto Lars Ohlson, svedese, giornalista, scrittore e fotografo, un personaggio di una simpatia unica, contagiosa. Ho visitato la sua mostra fotografica dedicata a Milano, costatando l’eccelsa tecnica e la mirabile qualità delle foto, molto interessanti quelle scattate all’interno della Scala di Milano. Nel susseguirsi di volti più o meno noti e strette di mano, la bella sorpresa, si sono materializzati, Libera (accanto al camino) e Paolo Popof (Libera…Mente) due belle persone con cui ho avuto il piacere insieme a Rosi e Marco il mio amico, nonché compagno di avventura di questo tour promozionale dell'”l’Unica chiave,” di pranzare e trascorrere parte della giornata scambiandoci opinioni e punti di vista, veramente piacevole conoscerli. A pomeriggio inoltrato ho avuto l’onore di incontrare Loredana (Ombra di un sorriso) era con suo marito, Sergio, anche loro mi hanno particolarmente impressionato per i modi gentili e allo stesso tempo schietti e trasparenti. Tutte le conoscenze fatte si sono dimostrate interessanti, mi hanno arricchito l’animo. Il sole splendeva generoso illuminando la giornata e il naviglio, rendendolo ancor più affascinante, si respirava una spensierata tranquillità. Paola Cavanna, artista di spiccata bravura ha preso in mano la scena allietandola con le sue ballate in milanese, accompagnata dai bravi chitarristi, Jonny chitarra ( al secolo Giordano Malabarba) e Sergio Rossetti, riscuotendo meritati apprezzamenti da parte del folto pubblico. Brividi nell’aria; il momento atteso era giunto, toccava a me e Marco, non vi nascondo che ero molto emozionato, ma dopo le prime battute mi sono rasserenato ed è stato molto simpatico dialogare con i presenti, spiegando e rispondendo alle domande poste da Marco. A conclusione dell’evento sono stato sommerso dall’affetto degli intervenuti. Tutto è stato bello e spontaneo, felice di essere lì a ridere e scherzare, autografare e dedicare libri.(fino a due mesi fa non ci avrei mai scommesso) Tra i tanti complimenti, il più bello: “Ci voleva un ascolano per farci riscoprire il vero cuore di Milano.” Cosa altro aggiungere: solo un meraviglioso grazie a tutti.

http://www.libreriauniversitaria.it/unica-chiave-bachetti-nazzareno-librati/libro/9788866450115

UNA STORIA – tra passato e futuro- “la lunga sciarpa sui navigli”


Il lento scorrere, il naviglio avvolto in un elegante rosa corallo, le prime stelle discrete iniziano a sbocciare ingannando di fatto il letto del fiume illuminato già dalle piccole scintille artificiali poste ad arco sopra di esso per le festivita Natalizie. Poche le persone in questo primo giorno dell’anno, la temperatura è dolce non sembra sia gennaio, neanche essere a Milano. Amo i navigli, passeggiarci, un oasi di pace. Pare di essere in un ridente paese di provincia, l’atmosfera è magica a volte surreale una cattedrale. I tanti ristoranti, troppi, dallo stile finto tipico propongono piatti di dubbia qualità tanto sono asettici e poco curati sfiorando soltanto il gusto verace della genuinità lombarda, è raro mangiare un ossubuco davvero buono così come le polente,i risotti, tutto condito da prezzi spesso esorbitanti.Le botteghe antiche, i pittori, rigattieri, i liutai, gli artigiani in genere quasi tutti scomparsi, pochi resistono all’ agressione dello sfacciato business, sfrattati da affitti eccessivi. Nonostante tutto nulla riesce ad intaccare il fascino di questo delizioso luogo. Da poco sono venuto a vivere qui, risiedo sul Naviglio Grande, sono in una conchiglia da 1200 euro al mese, il mio lavoro fortunatamente lo permette. Estasiato, tutte le mattine quando muovo i primi passi sul viale e quanto alla sera torno. Amo viaggiare in tram, osservare le figure, le forme che prendono vita fino a consumarla. Amo i volti grigi dei milanesi, compassati neanche più di tanto. Milano che cambia, Milano che non si beve più, Milano capitale della moda, Milano del panettone, anche una Milano meno appariscente più consapevole, oserei dire anche un tantino più sobria, Milano comunque vitale al passo con i tempi. Il buio ruba spazio al pomeriggio, il rosa riflesso è oramai inghiottito dalle morbide acque, mi trovo a passare davanti alla casa di Alda Merini; non ho capito bene, penso la demoliscano per fare altrove una casa museo in suo onore, che senso ha distruggere un luogo dove ha vissuto, amato, sofferto, gioito, pianto, scritto poesie sulle mura? Il luogo dove è morta nell’intimita dei misteri del mondo come recita la targa posta all’esterno. Mi soffermo per la centesima volta a rimirare il presepe galleggiante, proseguo inoltrandomi in luoghi ancor più silensiosi, sento solo il canto dei miei passi che cadono soffici come neve persa nel tempo. Arrivo in una romantica piazzetta, dove pare in eterna contemplazione la piccola chiesa di San Cristoforo, dentro qualche anima in preghiera. Rimango sempre rapito degli splendidi affreschi, alcuni avrebbero urgente bisogno di restauro, nonostante mantengano inalterato il fascino della chiesuola.La leggenda narra di questo omone grande e grosso, burbero e solitario. Egli traghettava di tutto caricandoselo sulle spalle da una sponda all’altra del fiume; un giorno mentre doveva trasportare un bimbo dal fisico minuto faticò tremendamente a guadare il corso d’acqua arrivando all’altra riva stremato, incredulo per lo sforzo sostenuto. Il pargolo si annunciò a lui come Gesù Cristo spiegando al brav’uomo il senso dell’episodio: “Gli uomini non sono nulla senza la fede e l’umiltà, le difficoltà nella vita possono arrivare inaspettate mai peccare di superbia.” Così fu che il burbero ma buono omone prese il nome di Cristoforo, cioè portatore del Cristo.
Dopo aver apprezzato l’artistico presepe esco continuando il mio cammino, dal Grande mi sposto nel Naviglio Pavese a me piace meno con quei suoi barconi adibiti a ristorante comunque sempre degno di essere corteggiato, lo percorro fino alla fine, sono in porta Ticinese, qui rivedo Milano, le auto, i tram, luci smaniose di protagonismo;

 Penso sia ora di tornare a casa nel mio guscio. Cambio idea, decido di andare a trovare Mitti la pittrice, ha lo studio sull’alzaia vicino al vicolo Lavandai, una cara persona affabile, l’ho conosciuta esattamente un anno fà.

vicolo lavandai 

Era la notte di capodanno gironzolavo con una bottiglia di champagne in mano sorseggiando di tanto in tanto il gustoso nettare insieme alla mia compagna, era appena passata la mezzanotte avevamo cenato nella nostra nuova casa, poi decidemmo di continuare ad assaporare il nuovo anno uscendo. Passeggiando fummo attirati dalle note allegre di un sax, attraverso le vetrine di un atelier di pittura scorgemmo persone dai volti simpatici, festeggiavano, mangiando e bevendo, si divertivano ballando in quello spazio così intimo e colorato. Una signora sorridente con la mano ci fece cenno d’entrare, fu piacevolissimo trascorrere la notte in quel posto, assorbiti dalla cultura, poesie in dialetto meneghino recitate da Paola, i racconti di Giorgio, rigattiere esperto restauratore proprietario fino al 2007 di un’antica bottega sul naviglio “l’arzigozzoviglieria” che aggrappato ancora ai ricordi, preouccupato da un futuro globalizzato a cui sobriamente si oppone. Laura giovane donna ungherese ci deliziava, in madre linqua con canti lirici. Un atmosfera romantica di altri tempi.
Ecco Mitti, assorta al pc mi vede, salutandomi cordialmente, ci scambiamo gli auguri c’è anche Giorgio, gentile come suo solito prende dal frigo una bottiglia di vino bianco e delle olive ascolane dicendomi:
-Assaggia queste, sono buone le ha portate una tua conterranea, non sono quelle industriali.-
Ne assaggio un paio, sono davvero buone, brindiamo.
Maria Teresa, questo è il vero nome di Mitti, mi aggiorna sull’andamento del suo bizzarro quanto nobile progetto, lei insieme al suo inseparabile amico Giorgio hanno costituito un associazione dal nome e di fatto “Coinvolgente,” il progetto tratta la realizzazione di una sciarpa lunga quanto le sponde del naviglio, tutti possono aderire collaborando, portando pezzi che siano di lana, cotone o altro non ha importanza, basta siano larghi trenta centimetri, lunghi quanto ognuno vuole. Lo scopo è quello di proteggere e preservare il naviglio dalle avversità delle troppe modernità estraendo così la vera essenza, la storia la cultura di Milano e dei milanesi.
Mitti è entusiasta di tale inziativa, mi accompagna nel cortiletto retrostante a vedere i primi 600 metri dell’enorme gomitolo consegnatole, mi congratulo con lei condividendo emozione. Beviamo un altro bicchiere di vino, altro brindisi, non fà mai male. Li saluto torno a casa.

la famosa sciarpa .

    locandina ufficiale della manifestazione tratta dall’ acquerelllo dipinto da “Mitti”

Sono alla finestra godo ancora dell’incanto che emana il flusso del borgo,una leggera nebbia lo avvolge quasi a proteggerlo le luci affondano soffuse, la magia rimane. Il naviglio continua a scorrere melanconico aspettando una nuova alba.

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