Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Articoli con tag ‘paura’

Noi non ci saremo

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Nuvole grigie, tristezza e fumo nero

macerie

mi aggiro nel vuoto nella bufera

desolazione ricordi e rabbia

nulla si può

inermi alla tragedia

madre terra scossa si è difesa

ribellata alle ingordigie dell’umano essere

vergognoso teatrante artefice di maschere mostruose

invaso e invasato, ora barcolla

ora ha paura

nel cielo velato di nostalgia

preghiere nell’ assurdo

non siamo nulla,

polvere nient’ altro che polvere

piccoli come  insetti

vuoti come scatole di cartone

inezie dannose nel progetto immenso

inesauribile.

Noi non ci saremo nessuno ci sarà

 

 

Un pensiero alle vittime di tutti i terremoti, le guerre, le carestie.

L’ uomo  distrugge l’ uomo.

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Fuori è maggio

039
Fuori è maggio: delizie e canti
bevute, gioie, amici e pianti
una figura adagia
nel letto stanca
una fiaba di sole solitaria filtra, rarefatta soccombe
un volto gentile si allunga nell’ombra
docile sul petto un petalo si cheta
boccioli: rose della terra amica,
un sorriso caro, aggraziati versi
dagli occhi si schiude
un cenno, una lacrima
le ore son poche, ho dato, ho vissuto
rimango ancora, lo faccio per voi
di nulla ho rimpianto
raccolgo la spiga frumento di vita
dei tuoi fiori mi orno e ne gusto l’essenza
è maggio: il tramonto un tenero incanto
la paura una rima, infonde coraggio
un altro viaggio mi attende
non allungate l’istante e ricordate
fuori per voi: è sempre maggio

Ciao Claudio

Parlami d’ amore

-Parlami d’amore del tempo che sarà, delle soffici candide nuvole, dei rossi tramonti, delle albe vive, del sole e del suo scintillare,come un sogno irrompe dalla notte, parlami di quelle stelle luminose e belle. Del mare e dei suoi incanti dei suoi molteplici colori. Descrivimi i boschi, gli animali, parlami del mio cane, lo chiamerò Isacco, è un bel nome, ti piace?
Parlami d’amore quello che mi donerai, dei giocattoli che mi comprerai, dei miei amici, i bisticci, i pasticci, le corse nei prati. Della campagna in autunno dei suoi odori, piena di tinte e infiniti pastelli. Raccontami di quella bambina e dei suoi sogni, le sue avventure, fantasticava di essere vento, fissava il mare guardando l’orizzonte sognando la libertà, mentre aiutava sua nonna a preparare il cuscus e paste di semola. Quel suo sorriso avorio, non soccombeva mai neanche sotto il peso di giare colme di acqua, bene prezioso. Si per favore descrivimi quella terra a te cara, mamma parlami di te, parlami d’amore.-
“Ti parlerò dell’amore, che non avrai, di quello che non ho avuto, di quell’uomo che mi ha abbandonato incinta di te.
Della droga di cui sono umile serva, dell’alcol ingerito; delle notti insonni delle mie schizzofrenie. I ricoveri, gli arresti, le polizie. Del mare in tempesta di una terra povera, di un’altra ostile, di cani abbandonati e bastonati, ti parlerò dello schifo e del letame di cui mi sono cosparsa, tanto da far naufragare la mia vita, i miei sogni, le mie speranze, non colori né sapori solo i tanti dolori, di questo ti parlerò.
No, non so parlar d’amore, perchè non so amare, nessuno me l’ha insegnato. Cammino nel sentiero dell’egoismo della distruzione, per giungere il più in fretta possibile alla meta, il sonno eterno. Voglio solo dormire altri interessi non covo.”
-Ti prego madre mia non lasciarti andare; torna a sperare, a vivere, se puoi fai fiorire ancora quel sorriso tenero di bambina,torna ad amare.
Ora per favore illustrami del mondo, quello bello, quello tondo, io lo vedrò vero mamma? Per favore io ci voglio essere, non ti arrendere, ti prego.-
“Non farmi piangere, non ho più lacrime. Ora devo andare, mi devo bucare, tanta eroina, infinita schifezza, poi finire in quell’ospedale dove di te sarò libera. Perciò basta non mi scocciare,lasciami stare. Io non sono che un relitto, in queste acque non so nuotare non ne sono più capace. Non ti merito… Tu sei un dono, una stella meravigliosa, io non sono degna, non saprei cosa farne di un bambino, non sono in grado di badare a me stessa, figuriamoci ad un figlio, non posso… Non voglio…Ti detesto.”
-Non fare così! Non è vero!
Sei la madre più buona,la più brava. Ti aiuterò a guarire, a crescere, vedrai sarà bello farlo insieme, ci sosterremo, tu roccia tornerai, io sarò forte come non mai, sarò il tuo robusto bastone, non un giunco, vedrai mai mi piegherò.
Mamma ti prego non mi lasciare, soltanto questo ti chiedo e ora per favore parlami d’amore.-

Trovai questa lettera in uno scantinato molti anni fà, l’ho conservata, mille volte avrei desiderato bruciarla, si mille volte, non l’ho mai fatto. Non ho la minima idea chi possa averla scritta, sembra più una filastrocca, una favola, qualcosa induce a pensare ci sia un lieto fine. Di questa storia non ne so nulla, ogni volta capita di rileggerla penso a tutte quelle donne che non hanno potuto avere figli, a quelle ragazze disgraziate, vittime di un’qualcosa più grande di loro, non sono state in grado di capire, forse non hanno potuto o semplicente non hanno avuto il necessario coraggio, così di fatto hanno interrotto il flusso naturale di una cosa meravigliosa chiamata vita.
Chi sono io per giudicare? Forse quel bambino? Forse l’uomo fuggito via dal patriarcale dovere? Il marito di una donna che non ha avuto figli? No… Non sono nulla di tutto questo, sono solo un assassino, stò espiando la mia pena. Avevo fame, non avevo soldi, ero giovane, ubriaco e spavaldo, neanche vent’anni. Ebbi paura e scoperto in quel maledetto scantinato con un piede di porco, con una violenza inaudita colpii quel povero uomo sfracellandogli il cranio. Morto lì sul colpo immerso in un lago di sangue, colpevole solo di difendere il suo avere; dei banali salumi. Ecco chi sono io.
Domani uscirò da quì, trent’anni sono passati da quel dannato giorno. Varcherò quel cancello, lascierò il carcere. Solcherò strade sconosciute, vedrò volti anonimi, indifferenti. Ho paura? Si,una maledetta paura.
Sarò solo, dovrò riniziare tutto dal nulla, ci proverò. Una speranza, un punto fermo ce l’ho.
Povera donna, mia madre si è vergognata di me, è quasi morta di crepacuore, non è uscita di casa per infinti giorni. Nonostante ciò non mi ha mai rinnegato, mai abbandonato. Questo è il vero motivo perchè ho conservato questa lettera. Andrò da lei la guarderò negli occhi e tremante le dirò:
-Mamma sono qui, ho sbagliato…Ora per favore parlami d’amore.-

A tutte le Madri

nelle viscere dell’ eternità

Mi trovo nel vuoto di una stanza buia. Solo una sottile luce filtra dalla porta chiusa, io sono solo. Non ho pensieri, la lampadina appesa inutilmente al soffitto ciondola fulminata. Sono qui  non so cosa sto facendo, chi aspetto, se aspetto qualcuno, qualcosa, non lo so…So solo che mi trovo qui, abbandonato in questa stanza vuota, desolatamente tetra. L’ unica finestra oscurata non s’ apre, nonostante provi a farlo con forsennato impegno i miei tentativi risultano comunque vani. Non avverto preouccupazione,  né agitazione, solo confusione, sì, questo sì. Non posso andar via, sono prigioniero di non so chi o cosa, mi sento intrappolato nel fitto del buio avvolgente che non rende giustizia  ai miei occhi. L’ unico pensiero che vegeta nel mio cervello è: perché mi trovo qui? che cosa ci faccio? Perché? Provo ad uscire dalla porta – be’  forse è la soluzione logica, sono entrato sicuramente da lì. Provo ad aprirla ma niente,  la chiave gira a vuoto nel cilindro, cazzo! Ma che incantesimo è? Che storia è? Che film è? E’ un sogno? Forse un incubo…dove sono? Domande su domande che mi pongo inutilmente… perché non ho risposte.  Nessuno me le può dare. No, nessuno!  Ad un tratto un boato assurdo, imponente si trasforma in un fragore di vetri che brillano nell’oscurità frantumandosi. Ne scorgo appena i lineamenti. Le oscillazioni nei dettagli . Una figura esile appare: in contrapposizione infrangendo il pesto dell antelucano. Una donna bionda, pallida. Tristemente bianca, candida, come  la lunga veste che indossa. Il cuore sobbalza all’ improvviso, il mio cervello  inizia a battere come un martello pneumatico. Cosa sta succedendo? Chi è questa figura? Cosa vuole da me? Glielo urlo! Lei per tutta risposta rimane impassibile sorridendo. Per un attimo la stanza s’ illumina, prende vita, forma, s’ anima, per poi ritonfare nel buio assoluto. Io paralizzato osservo il  profilo della donna piovuta dal nulla, da chissà quale dove. Lei  mi si evidenzia ancora distintamente esile, troppo esile,  troppo pallida. Il mio animo riverente s’ inchina oscurato dalla sconvolgente bellezza che sgorga dal suo viso. Emozionato, incantato ora tremo percosso dalla paura. Lei di rimando mi scruta rimanendo espressivamente muta, non proferisce parola, la sua bocca non emette alcun suono. All’ improvviso la mia mente sconfina rapida oltre il muro del nulla, la mia anima s’ angoscia ancor di più, i miei occhi vedono quello che  credono di non vedere, il cuore spinge più forte, alto, puntando diretto alla gola. Improvvisamente esausto, statico mormoro un debole – chi sei? Non odo arrivare nessuna risposta, l’ unica è  nuovamente il suo sorriso. Per poco tornano a  fiorire i colori che si dissolvono immediatamente, in sintonia col chiudersi della sue labbra.  Nessun fremito, nessun rumore spezza l’assurdo silenzio. Ora barcollo. Le movenze sono decisamente impacciate, istintivamente stringo i pugni delle mani in una vana difesa contro un nemico ipotetico. Niente si muove. Dal vuoto d’ incanto una leggera nenia spezza  l’assurdo del tempo allentando il mio terrore. Una musica piatta, monotona, senza suono, senza accordi,  alcuna melodia stritola il mio malessere. Era più appagante, sostengo in me, quel maledetto oblio.  Di schianto irrompe una voce tenebrosa, possente, autoritaria che si configura istantaneamente in un essere enorme e nero come la pece. I suoi occhi, solo i suoi occhi brillano di una luce strana, violenta alla quale è impossibile sottrarsi. Ne traggo nitidamente la sagoma di un uomo, alto, corpulento, vestito di inchiostro lucido. Nel suo dire la sua voce recita solenne – IO SONO IL TUO PADRONE !  TU MI OBBEDIRAI ! TU SARAI IL MIO SCHIAVO ! IL MIO SERVO ! IO SONO IL TUO DESTINO ! E tu non puoi nulla contro di me.  Poi più nessun accordo, nessuna gestualità…Lo sconosciuto dopo interminabili attimi riprende il suo monologo apostrofando – Non potrai mai e poi mai fermare il mio incedere, il mio imperversare. Io sono il custode, la guida della tua misera vita. CHE TI SIA CHIARO ! ORA E  PER SEMPRE ! – Di colpo si rivolge alla fragile figura di donna  cosiì dicendole – Leila  svolgi il tuo compito ora, adesso – e termina la frase con una risata sguaiata, orrida. La donna si denuda della sua leggera veste, si avvicina a me sorridendo, questa volta luce non è. Sento le sue mani che mi toccano e che sprigionano calore, i miei occhi inziano a viaggiare rapidi in immagini mai viste, che scorrono ora veloci ora lente. Mi fanno percorrere luoghi, città, oceani, cime innevate, apocalissi, tempeste, guerre, miserie, carestie, naufragi, uomini vivi, defunti, donne che ho amato, che ho finto d’amare, che ho disprezzato, che non ho compreso, donne; io bambino, io vecchio, i miei genitori, le vergogne dell’ umanità, i naufragi di poveri umani in balia delle ingiustizie, i potenti con  i loro giochi ingordi; il Male, il Bene, l’ Amore, il Disprezzo.  Sento avvampare il fuoco che  brucia dentro e fuori dal mio corpo. La  mente è ghiacciata, invasa da fitte metalliche, lancinanti. Intuisco ora il corpo nudo di Leila che si aggroviglia al mio, le sue mani che trafficano nel mio torace manipolando il mio cuore, spostandolo a suo piacimento, estraendolo dall’ involucro, fino quasi a mangiarlo. Scopro di essere nudo, colui che si è definito il Destino, il mio padrone, ora anche lui è a contatto con me, ignudo, vestito di sola carne. Il suo sesso enorme, duro sbatte contro il mio, non capisco…sono folle. Sono devastato. Che cosa  sta accadendo?

….acqua ora, solo acqua….

All’ improvviso mi vedo pregare davanti alla mia tomba, che piango o forse rido. Non so, non riconosco il mio stato d’animo…..SONO MORTO…….

Ancora acqua, acqua infinita. 

Un pianto, un urlo, un vagito. Sangue,  luce

…e sia così…Vita sia.

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