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Game over 1 episodio “FERNANDA”

Fernanda è nella camera da letto, vestita e già pronta per uscire, pronta ad affrontare una  nuova giornata. Da poco ha portato la colazione a Mario, suo marito. Purtroppo da qualche anno è costretto a rimanere  nel letto, causa una malattia degenerativa che subdola agisce sul sistema nervoso e vigliacca attacca inesorabilmente gli arti, Mario è semi paralizzato. Fernanda saluta suo marito, dà un’ultima occhiata alle stanze e in fretta va via. In un pungente mattino di maggio è già in strada. Tutti i giorni di buon ora si reca da sua figlia. Cinzia l’ aspetta insieme alla piccola Erica, le donne si scambiano poche indispensabili parole e  la giovane donna va via in ritardo come al solito, frettolosa si dirige alla fermata dove aspetterà l’autobus che la condurrà al lavoro. Fernanda si china sulla nipotina stampandole un fragoroso bacio sulla guancia; La piccina sorride è felice di vederla “ciao nonnina come stai?”
“Bene amore” risponde Fernanda mentendo. La prende in braccio e l’accomoda in auto facendola sedere sul sedile posteriore. Si fermano dal fornaio dove Fernanda acquista un pezzo di pizza rossa  per la ricreazione di Erica e un biscottino all’anice per lei, ne va ghiotta. Giunte davanti all’edificio scolastico, nonna e nipote varcano il cancello; Fernanda dona un altro bacio colmo di affetto alla piccina sussurrandole dolcezze in sillabe, l’accarezza sui capelli dorati e con voce ora più sostenuta esclama “amore, mi raccomando fai la brava, ascolta quello ti dicono le maestre, capito? Ciao topolino a dopo.”  La bimba annuisce facendo ciondolare avanti e indietro  la testolina riccioluta, buffamente sorride e ricambia con tenerezza il bacio.  Attraversa il portone d’ ingresso del plesso scolastico e scompare dalla vista della nonna. Fernanda torna in auto, immersa nelle solite angosce. Estrae il portafoglio dalla borsa, conta il denaro, Settanta euro, mentalmente stila l’elenco delle cose da fare nella giornata e soprattutto quanto può spendere. La spesa al market è la prima cosa, il budget non può sforare le trenta euro, giusto l’indispensabile, a seguire la ricarica per il cellulare scarico oramai da alcuni giorni, e sono altre dieci euro. Bollettino postale, la rata del nuovo televisore, diciassette euro, caffè, sigarette, ci siamo. “Per oggi la sfango,” pensa rilassandosi un attimo dai costanti assilli. Domani è un altro giorno si vedrà.
Fernanda è in mobilità, avviata al prepensionamento, per trentacinque anni ha svolto il lavoro come orlatrice in una piccola azienda manifatturiera, oggi in difficoltà per via della  crisi economica che sta attanagliando la nazione. Mario percepisce una piccola pensione d’invalidità. I soldi non bastano mai, si fa fatica, anche troppa  per arrivare a fine mese. L’ incombenza che grava come un macigno  è la rata del mutuo della casa. Assorta nelle veementi problematiche, senza accorgersi è arrivata davanti al solito bar tabaccheria, entra. Il barista la saluta cortesemente, lei a testa bassa  ricambia il saluto chiedendo un caffè, poi sottovoce aggiunge: “Giorgio non ti preoccupare, le duecento euro che mi hai prestato tra qualche giorno riesco a rendertele”.  Il barista annuendo col capo accenna un lieve sorriso. In cuor suo sa che quei soldi non li riavrà mai, da una parte ne è anche contento, cosi Fernanda non si sentirà autorizzata a chiedergliene ancora e lui si risparmierà la fatica della negazione. La donna beve il suo caffè, ricarica la scheda telefonica,  saluta gli astanti,  sta per pagare il dovuto, quando dalla saletta adiacente una musichetta impersonale  attira la sua attenzione, il suo corpo s’irrigidisce, un sussulto le strazia lo stomaco, è letteralmente in fibrillazione. Come magnetizzata viene calamitata nell’angusto spazio. Dove trova soltanto Fabrizio, un altro cliente e sta giocando ai video poker, le altre slot sono libere, anche la sua preferita. La macchina cambia soldi davanti a lei mostra segnali di invito. Non riflettendo più, come in trance dalla sua borsa sfila venti euro e li affida alla bocca vorace del malefico meccanismo cambia monete, il quale non oppone nessuna resistenza alla banconota bluastra. Dopo pochi secondi tramuta il foglio di carta  in venti piccoli pezzi da un euro che cadono a pioggia nel fondo, il solito maledetto rumore metallico, avida arraffa le monete e immediatamente si piazza davanti al video poker. Inizia a giocare. Un euro, due, tre; poi ancora monete, figure di galline, uova, fienili vorticosamente roteano sullo schermo, le strafottenti musiche accompagnano lo scialbo show, ma  mai  quella che segnala la vincita. Dopo brevissimo tempo le venti euro sono finite, inghiottite nello stomaco d’acciaio dell’affamata slot. Fernanda si guarda intorno  come se stesse rubando e con circospezione tira fuori dalla borsa altre venti euro. Stesso rituale, stesso rumore metallico, ancora le snervanti colonne sonore, le starnazzanti galline che ruotano;  il risultato è simile al precedente nessuna vincita, zero assoluto. Fusa in preda ad un raptus incontrollato prende l’ultima banconota residua e via altro giro altra corsa, rumore di metallo, musica, giri di ruota, qualche piccola vincita crea l’illusione che potrebbe essere la volta buona per  mettere a segno l’agognato colpo di fortuna. Inutile, nulla cambia anche stavolta.  L’ impietosa slot divora soldi sentenzia inesorabile la fine dei giochi e aimè anche dei soldi, nel video stampato appare un impietoso GAME OVER. La ex orlatrice, la donna, la madre, la nonna, la moglie di un uomo malato, è li, disintegrata, finita, annullata in un vortice vizioso e maligno. Il suo sguardo continua a fissare le diaboliche slot, sfacciate continuano a lanciare messaggi d’invito. Di soppiatto vergognandosi di se stessa esce fuori dal bar, scoppia in un pianto convulso, rabbia e frustrazione. Disperatamente si guarda in giro, cerca qualche volto amico a cui aggrapparsi, persone di sua conoscenza, un qualcuno che le possa prestare del denaro, almeno per acquistare il necessario: pane e pasta. Assolutamente non c’è nessuno a cui si può rivolgere. Ancora una volta è drasticamente sola, unica a farle compagnia l’angoscia, permanente le serpeggia dentro dilaniandola da oramai troppo tempo, da quando è divenuta vittima di questo dannato vizio. Un “hobby” dispendioso e scellerato. Completamente svuotata priva di qualsiasi reattività, stralunata, in un’ apatia totale sale sulla sua utilitaria. Il pensiero deflorato e nella più totale confusione cerebrale si asciuga le lacrime  e non avendo la minima idea di dove andare ingrana la marcia e parte. Si maledice, ma sa benissimo che non serve a nulla piangersi addosso, ora ha un’incombenza da risolvere: trovare i soldi, almeno quelli sufficienti per mangiare.

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