Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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nelle viscere dell’ eternità

Mi trovo nel vuoto di una stanza buia. Solo una sottile luce filtra dalla porta chiusa, io sono solo. Non ho pensieri, la lampadina appesa inutilmente al soffitto ciondola fulminata. Sono qui  non so cosa sto facendo, chi aspetto, se aspetto qualcuno, qualcosa, non lo so…So solo che mi trovo qui, abbandonato in questa stanza vuota, desolatamente tetra. L’ unica finestra oscurata non s’ apre, nonostante provi a farlo con forsennato impegno i miei tentativi risultano comunque vani. Non avverto preouccupazione,  né agitazione, solo confusione, sì, questo sì. Non posso andar via, sono prigioniero di non so chi o cosa, mi sento intrappolato nel fitto del buio avvolgente che non rende giustizia  ai miei occhi. L’ unico pensiero che vegeta nel mio cervello è: perché mi trovo qui? che cosa ci faccio? Perché? Provo ad uscire dalla porta – be’  forse è la soluzione logica, sono entrato sicuramente da lì. Provo ad aprirla ma niente,  la chiave gira a vuoto nel cilindro, cazzo! Ma che incantesimo è? Che storia è? Che film è? E’ un sogno? Forse un incubo…dove sono? Domande su domande che mi pongo inutilmente… perché non ho risposte.  Nessuno me le può dare. No, nessuno!  Ad un tratto un boato assurdo, imponente si trasforma in un fragore di vetri che brillano nell’oscurità frantumandosi. Ne scorgo appena i lineamenti. Le oscillazioni nei dettagli . Una figura esile appare: in contrapposizione infrangendo il pesto dell antelucano. Una donna bionda, pallida. Tristemente bianca, candida, come  la lunga veste che indossa. Il cuore sobbalza all’ improvviso, il mio cervello  inizia a battere come un martello pneumatico. Cosa sta succedendo? Chi è questa figura? Cosa vuole da me? Glielo urlo! Lei per tutta risposta rimane impassibile sorridendo. Per un attimo la stanza s’ illumina, prende vita, forma, s’ anima, per poi ritonfare nel buio assoluto. Io paralizzato osservo il  profilo della donna piovuta dal nulla, da chissà quale dove. Lei  mi si evidenzia ancora distintamente esile, troppo esile,  troppo pallida. Il mio animo riverente s’ inchina oscurato dalla sconvolgente bellezza che sgorga dal suo viso. Emozionato, incantato ora tremo percosso dalla paura. Lei di rimando mi scruta rimanendo espressivamente muta, non proferisce parola, la sua bocca non emette alcun suono. All’ improvviso la mia mente sconfina rapida oltre il muro del nulla, la mia anima s’ angoscia ancor di più, i miei occhi vedono quello che  credono di non vedere, il cuore spinge più forte, alto, puntando diretto alla gola. Improvvisamente esausto, statico mormoro un debole – chi sei? Non odo arrivare nessuna risposta, l’ unica è  nuovamente il suo sorriso. Per poco tornano a  fiorire i colori che si dissolvono immediatamente, in sintonia col chiudersi della sue labbra.  Nessun fremito, nessun rumore spezza l’assurdo silenzio. Ora barcollo. Le movenze sono decisamente impacciate, istintivamente stringo i pugni delle mani in una vana difesa contro un nemico ipotetico. Niente si muove. Dal vuoto d’ incanto una leggera nenia spezza  l’assurdo del tempo allentando il mio terrore. Una musica piatta, monotona, senza suono, senza accordi,  alcuna melodia stritola il mio malessere. Era più appagante, sostengo in me, quel maledetto oblio.  Di schianto irrompe una voce tenebrosa, possente, autoritaria che si configura istantaneamente in un essere enorme e nero come la pece. I suoi occhi, solo i suoi occhi brillano di una luce strana, violenta alla quale è impossibile sottrarsi. Ne traggo nitidamente la sagoma di un uomo, alto, corpulento, vestito di inchiostro lucido. Nel suo dire la sua voce recita solenne – IO SONO IL TUO PADRONE !  TU MI OBBEDIRAI ! TU SARAI IL MIO SCHIAVO ! IL MIO SERVO ! IO SONO IL TUO DESTINO ! E tu non puoi nulla contro di me.  Poi più nessun accordo, nessuna gestualità…Lo sconosciuto dopo interminabili attimi riprende il suo monologo apostrofando – Non potrai mai e poi mai fermare il mio incedere, il mio imperversare. Io sono il custode, la guida della tua misera vita. CHE TI SIA CHIARO ! ORA E  PER SEMPRE ! – Di colpo si rivolge alla fragile figura di donna  cosiì dicendole – Leila  svolgi il tuo compito ora, adesso – e termina la frase con una risata sguaiata, orrida. La donna si denuda della sua leggera veste, si avvicina a me sorridendo, questa volta luce non è. Sento le sue mani che mi toccano e che sprigionano calore, i miei occhi inziano a viaggiare rapidi in immagini mai viste, che scorrono ora veloci ora lente. Mi fanno percorrere luoghi, città, oceani, cime innevate, apocalissi, tempeste, guerre, miserie, carestie, naufragi, uomini vivi, defunti, donne che ho amato, che ho finto d’amare, che ho disprezzato, che non ho compreso, donne; io bambino, io vecchio, i miei genitori, le vergogne dell’ umanità, i naufragi di poveri umani in balia delle ingiustizie, i potenti con  i loro giochi ingordi; il Male, il Bene, l’ Amore, il Disprezzo.  Sento avvampare il fuoco che  brucia dentro e fuori dal mio corpo. La  mente è ghiacciata, invasa da fitte metalliche, lancinanti. Intuisco ora il corpo nudo di Leila che si aggroviglia al mio, le sue mani che trafficano nel mio torace manipolando il mio cuore, spostandolo a suo piacimento, estraendolo dall’ involucro, fino quasi a mangiarlo. Scopro di essere nudo, colui che si è definito il Destino, il mio padrone, ora anche lui è a contatto con me, ignudo, vestito di sola carne. Il suo sesso enorme, duro sbatte contro il mio, non capisco…sono folle. Sono devastato. Che cosa  sta accadendo?

….acqua ora, solo acqua….

All’ improvviso mi vedo pregare davanti alla mia tomba, che piango o forse rido. Non so, non riconosco il mio stato d’animo…..SONO MORTO…….

Ancora acqua, acqua infinita. 

Un pianto, un urlo, un vagito. Sangue,  luce

…e sia così…Vita sia.

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