Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

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Auguri…

 

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Passeggiare tra la gente a Bolzano, mangiando uva stupiti nei decori natalizi e l’ incantevole mercatino, in un sole pallido nell’Immacolata. Barcellona i suoi colori, un andirivieni frizzante, gustarsi il calore dell’anno andato, berne i ricordi, mangiare ciliege, buone più del pane, care più dell’oro, aspettare il nuovo, augurarsi il bene, un vivere sereno in pace. Goderselo sotto luminose stelle e una cattedrale imponente nell’intimità del luogo,tra sconosciuti, come fosse casa. Le finestre di Amsterdam, il visibile vivere, lampade accese, letture di giovani ragazze, un’anziana versa del tè al compagno di sempre, bambini  giocano. Visioni; addobbi natalizi. Fuori è buio da nulla giorno. Biciclette, Amsterdam, i suoi canali.

Moschee, cupole d’ oro, frontiera tra oriente e occidente. Barche, gabbiani, salire, scendere, oltremare, comunque andare. Burqa, sorrisi nascosti, occhi di passione. Tempeste di neve, il sole all’improvviso. Altopiano, direzione futuro, Istanbul.

I tuoi occhi, la fremente fiamma, ciocchi di legna, liquori e sussurri, cioccolato e coccole. Noi. Il vento tra gli arbusti, il cuore del monte. Affetti, luce a mezzanotte, iride. Auguri. Le mani si cingono in una stretta leale, il cuore oscilla. Il rumore della vita ondeggia, il suono delle nostre anime stona in un’armonia lontana di colpo vicina, ritorni… l’amore… il vivere insieme. Auguri.

Ricordo quel bimbo

In quest’ angolo rimango seduto,

confinato tra lo spartano travertino, e l’ uva appesa al sole

i ricordi, i remoti progetti, i colpevoli errori, le esplicite solitudini,

i giochi fatti di poco, di nulla

l’ estati troppo lunghe affogate in una noia cupamente afosa

 

Sognavo il mare, un giocattolo, un amico

una tristezza inconsapevole divorava il respiro

consumavo aspettando un dì di festa

una qualsiasi emozione, un banale movimento

che possa esser stato vento o pioggia

tutto accomodava, anche burrasca

l’importante un urlo si levasse nel vuoto che un alito accadesse

non capivo, non conoscevo

 

Ora rivedo quel bimbo attraversare la strada

voragine di vita,

tuffarsi nell’incognito

sfumare fino a scomparire, ridere, piangere

ansimando vivere

 

Ritrovo quel bimbo

i calzoncini corti e le gambe rosse

limoni amari

la speranza nell’animo, un segreto nel cuore

ricordo quel bimbo e il suo coraggio

il suo amore disperato

non compresi mai la sua voglia,

la speranza di calpestare una terra diversa

 

Lo osservai oscillare lento come prigioniero cullarsi in una bolla

gli si rivelò nella veste più crudele, un assurda chimera

lo vidi fuggire

nascondersi nel barlume di un sogno

infine spaventato lo sorpresi  sveglio

nel volto impresso un remoto stupore

e nel primitivo nome si sentì chiamare:

libertà

autismo-1

 

A chi pensa che nella vita qualcosa ci venga regalato. Nulla è gratis.

 

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