Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Archivio per luglio, 2012

la giostra

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NERO

Livide le goccie, gravide si sgonfiano infrangendosi disperate a terra. Deambulo in questo centro abitato inospitale, disperato, proprio come questa dannata pioggia che cade tamburando da ore. Sonia non si vede, non scende, sono sotto casa sua, dobbiamo andare al cinema. Ho fatto i salti mortali per recupere queste venti euro, non ho più una lira, sono disoccupato da troppo tempo. Questa cretina mi ha scassato la minchia tutto il giorno, in fissa piena vuole andare al cinema a vedere quell’attore tanto beddu,dice lei, Scamarzo, Scamorza, come cavolo si chiama? Va bene allora andiamo. Ora perchè non arrivi? Dove sei cretina? Sono sei mesi che stiamo insieme, anche lei disoccupata, entrambi viviamo con i nostri genitori, i miei sono pensionati; mio padre percepisce quella d’invalidità, è cieco, ha la patente e guida la sua punto benissimo, in più si spacca la schiena tutto il giorno nel suo piccolo appezzamento di terra; i genitori di Sonia campano con la pensione dei nonni, vivono con loro. La madre fa la sarta in nero, il padre l’imbianchino in nero (non lavora quasi mai), vanno sempre in chiesa. Qualche domenica indietro alla fine della funzione religiosa, suo padre ha preso a sassate un ragazzo di colore;(nero) era troppo insistente voleva rifilar loro calzini e strofinacci vari: “Vai via mussulmano questa è la casa di Dio” così lo apostrofò. Sonia ed io non avendo grossi impegni durante il giorno passiamo il tempo a consumare sesso, abbiamo una buona intesa, a letto siamo molto affiatati, per il resto meglio lasciar perdere. Lei è bella, sostiene di essere anche molto intelligente, (non ne sono così convinto) è laureata in pedagogia, bladamente sta cercando di prendere un altra laurea; la prima non gli è servita a molto, riesce a lavorare solo qualche ora a settimana come baby sitter. In questo minchia di paese non lavora nessuno, il vuoto, anche la “famigghia” sembra essersi dissolta. Non si fanno figli, impresa ardua e dispendiosa farli crescere. Ma dove sarà questa demente? Tra poco inzia il film; bà…. cavoli suoi. Al cellulare non risponde, strano, chissà dove sarà finita? Prendo coraggio infilandomi sotto la pioggia, in breve sono già zuppo, non mi interessa slitto sui marciapiedi viscidi, schivo pozzanghere, riflettono spicchi di luna malsana. La mia vita sta scivolando nel niente. Qui non piove mai; adesso sono due giorni filati. Incrocio via Leopardi; un capanello di gente, un incidente. Un auto una Fiat croma e uno scooter sono stati coinvolti; Madonna nooo……. Sembra quello di Sonia, si è il suo! Ne sono più che certo. I sanitari stanno caricando a bordo dell’ambulanza una ragazza. Fortunamente non è lei rimango ad osservare, chiedo alle persone di Sonia, nessuno l’ha vista. Lo scooter è proprio il suo, la ragazza ferita nell’incidente non la conosco, non è un’amica di Sonia, chi è allora? Cosa faceva con il motorino della mia donna? L’ha rubato? Nessuno dei presenti la conosce, sembra sia una straniera, poverina non è conciata per niente bene.
La chiamo, insisto, niente, il cellulare squilla, Sonia non risponde. Proseguo sono al solito bar:
-Finocchio non dovevi andare al cinema.-
Lascia perdere Rocco,non scassare la minchia, non è proprio serata.
Rocco è un bravo ragazzo, ultimamente non lo sopporto più, sono divenuto intollerante a lui e tutta la compagnia. Si sono arresi allo sfacello, al vuoto, rassegnati ai giorni che passano inesorabili tutti uguali; ore interminabili trascorse al bar, alcol, chiacchere, troppe volte a vuoto, partite a carte, a biliardo, niente lavoro, solo un arrangiarsi spesso illegale, malavitoso, nessun costrutto nessuna prospettiva.
Un brandy, una birra, un brandy, un’altra birra. Incazzato mi stordisco, le venti euro evaporate in poco. Provo ancora; il suo telefono sempre irranggiungibile, i nervi sono sempre più tesi, dove sarà finita sta fetusa? Attraverso il parco, ancora piove sembra voglia recuperare tutto il tempo in cui non l’ha mai fatto. Sono fradicio, incontro solo dei cani anche loro zuppi, abbandonati al loro destino, così proprio come me. Non riesco a capire cosa sta succendo in questa strana sera, ascolto tutta l’amarezza dei miei trent’anni, un buco nero profondo mi soffoca come daltronde questo minchia di paese. Sud nel sud, Sicilia, terra mia, che non mi appartiene, terra di nessuno, terra, solo terra, di chi se la prende, del più forte. Cosa sto a fare qui?
Non rendendomi conto sono nuovamente sotto l’abitazione di Sonia; nessuna luce filtra dalle persiane, cosa sarà successo? Mentre penso ciò, vedo fermarsi un auto di grossa cilindrata, nera come il mio umore, nera come questa sera, come la pioggia, come tutto quello che mi circonda. Un uomo anziano distinto ne scende, apre la portiera ad una donna, Sonia elegante in un abito lungo di seta tanto per cambiare nera, spicca sul depresso colore. Bestemmio, impreco, la maledico. Chi sarà costui? Dove sono stati? Cosa significa tutto questo? Rimango impassibile, nessun fiato dalla mia bocca, muto li osservo baciarsi come degli innamorati veri. Lui le porge una tenera carezza, lei lo bacia, lui schizza via con la sua Mercedes, lei infila il portone di casa. Le telefono, squilla nessuna risposta… maledetta troia.
Braccia al collo morbide, fresche:
Una vocina caramellosa -Daddy daddy- è la mia piccola Elen,la mia bambina, mi sveglia luminosa. La coccolo, gioco col lei nel lettone, insieme andiamo in cucina. Una splendida mattina è domenica sono in Florida, il sole irradia il volto di Sonia, bella più che mai, indaffarata tra bacon, uova, corn flakes, sta preparando la colazione.
-Good mornig amore, come stai?-
Lei sorride aggrovigliandomi in un abbraccio favoloso, bacia Elen. John il maggiore dei figli è in giardino, in piscina, preso nei suoi allenamenti.
-Hai dormito ti sei riposato?- Sussura Sonia:
-Si ho riposato, ma quel maledetto sogno mi perseguita, ogni fine settimana,torna puntuale sempre uguale, è molto strano… cosa significherà?-
Mia moglie sospira dispiaciuta mentre versa del latte nelle tazze rispondendomi:
-Non ne ho la più pallida idea, comunque sta diventando un ossesione, chissà se veramente può significare qualcosa?
Torno al piano di sopra, mentre salgo le scale mi volgo di scatto e irrompo deciso:- Sonia quest’anno si va in vacanza in Sicilia.
-Sei sicuro? La Sicilia è bella, arte, storia, cultura, Taormina, Siracusa, Palermo il mare, l’Etna, sicuramente sarà una bella vacanza. Non so se a te farà bene andarci.-
-Non lo so… La visiteremo tutta, sicuramente il primo posto in cui vorrò andare sarà Corleone, lì sono nati i miei nonni, in quel buco nero del mondo, dove memoria non esiste, devo capire chi è Antony Badalementi, perchè quelle sono le mie radici. Trovare un nesso con il mio passato e capire se veramente è solo un semplice passato

finalmente piove

finalmente piove
sul petto spoglio sul cuore sveglio,
piove finalmente
la gerbera il geranio l’ortica
la salvia il basilico
memoria di te
piove lucida la brezza
la polvere, residui sconfitti
angoscie paure
finalmente piove
sui tetti sull’anima sull’asfalto
piove
nei miei nei tuoi nei nostri occhi
scarlatti
finalmente piove
è stato bello il sole il mare l’estate
ora piove
ti amo non so
ci vediamo… ci vedremo… forse
non lo so
ora so solo che piove
va così
pensami. io lo farò
ora ascolto lo scroscio
riverberi di vita d’amore
finalmente piove

VANESSA ultimo episodio ” IL FRESA ROJA”

Sciatti, rozzi, probabilmente dell’est europeo, i due camionisti non gli diedero spazio sulle strette scale, costringendola a passare tra loro nel mezzo, tra risate sguaiate e battute sicuramente di cattivo gusto. Alessia non capiva la loro lingua. Il cuore le batteva a percussione, non s’intimorì e proseguì la sua strada senza titubanze. Entrò nell’autogrill, la cassiera una bella donna,capelli ricci corvini addolciti da occhi di miele, sfoderò il sorriso delle grandi occassioni. Alessia compiaciuta corrispose, già meno agitata. Al banco del bar mentre si apprestava a consumare la sua cena, un cappuccino e un pezzo di torta alle mele, un uomo dall’aspetto distinto le porse una bustina di zucchero, sfoderando tutta il suo charme disse: -Prenda, lo zucchero è il sale della vita.- Compiaciuto sorrise, soddisfatto della sua simpatia; con modi gentili Alessia replicò determinata:
-No grazie; ho la pressione alta e per disgrazia sono anche diabetica.- Disinvolta sorseggiò il cappuccino, rimanendo sorpresa della sicurezza mostrata in versione femminile, come del timbro delicato della voce. L’uomo stizzito melensamente rispose:
– Mi dispiace per lei se ha tutti questi problemi di salute. –
-Fa nulla.- Addentò la sua torta non considerando più lo sconosciuto.
Aveva spiovuto la strada era ancora bagnata, l’auto filò via veloce. In poco si trovò immersa nel caotico traffico del centro di Pescara, Alessia dopo una ricerca disperata finalmente riuscì a trovare uno straccio di parcheggio. Con un’andatura sinuosa, comunque sostenuta attreversò alcune vie, fino ad arrivare a un intreccio di vicoli, dopo qualche centinaio di metri trovò l’indirizzo cercato. Suonò il campanello di un piccolo portone giallo; attese pochi attimi ed un uomo grosso e grasso, calvo con una faccia da suino aprì, scrutò Alessia da capo a piedi, sospettoso aprì bocca: -Desidera-
-Buona sera sono Alessia, quella nuova.-
-Alessia?…. non aspettavamo nessuna Alessia.-
Tremante ed emozionata riuscì a spiccicare:- Mi scusi sono VANESSA…Alessia è il mio vero nome, Vanessa è solo d’arte, scusi ancora.-
Il grassone calvo assunse l’aria di uno che non aveva capito molto e si limitò a mugugnare:-Va bò, va bò, seguimi.-
Attraversarono un angusto corridoio fino ad arrivare in un ufficio, bussarono ed entrarono appena ricevuto il consenso. Due uomini parlottavano tra loro il grassone si espresse:- Signor Pasquale c’è quella nuova.-
-Ah …tu sei Vanessa?… Vieni, vieni, fatti vedere, mmm… sei proprio una bella figa. Sicuro di essere un uomo?- Rise.
Timidamente lei rispose:
-Certo nella vita sono un uomo, ora sono Alessia. –
Pasquale aveva tutta l’aria di essere il boss di quel posto, contrariato replicò:
– Alessia?… Che minchia significa? Non hai detto di chiamarti Vanessa?-
Rossa in viso rispose:
– Vanessa è il nome d’arte.
Va bè, va bè, non mi frega un cazzo, basta tu sia brava, ora vatti a cambiare.
Adriano ti mostrerà il camerino, lì trovarai tutto l’occorrente; ci vediamo dopo ok?
-Si va bene- rispose Alessia- Vanessa con un filo di voce, il cuore e le tempie le battevano come martelli, seguì il grassone in modo autoritario disse:
-Questo è il tuo camerino, qui ti puoi cambiare, hai bisogno di qualcosa?-
-Ci sono i cosmetici?-
-Qui c’è tutto, vestiti, scarpe, tutta roba nuova. Intendevo se hai bisogno di qualcosaltro, alcol, cocaina, estasi, quello che vuoi, siamo molto forniti.
No, grazie va bene così, se dovessi avere bisogno di qualcosa te lo dico grazie ancora.
Si guardò intorno, il camerino era piccolo illuminato da lampadine gialle, due specchi, uno molto grande, dietro una tenda un armadio a muro, abiti da scena, un’infinità; rossi, fucsia, neri, in pelle,in seta, con le paillettes, con le frange, scollati, lunghi, corti, tutti molti appariscenti, alcuni assurdi. Uno a uno inziò a osservarli scrupolosamente, a misurarli, rimase indecisa su due abiti. Aprì i cassetti del mobile, trovò i trucchi. Guardandosi allo specchio sospirò compiaciuta e si Alessia è proprio bella, molto bella. Inizio a svestirsi, una volta nuda mise l’intimo, un reggiseno e un perizoma in pizzo nero molto sexi, indossò delle autoreggenti scure. Fu la volta della scarpe, scelse un paio di stivali a mezza coscia nero brillante, gonna corta di pelle, un top in chiffon molto chic. Si pulì il viso, poi di nuovo si truccò, stavolta in maniera molto più appariscente, sottolineando gli occhi, caricandoli di un ombretto viola, sulle labbra un rosso fuoco. Si specchiò ossessivamente per la millessima volta, eccola; Vanessa era quasi pronta.
Nel corridoio uno strabordio di eccentrici personaggi; drag queen, due di loro si baciavano oscenamente, uomini in frac rosso sgargiante con le chiappe scoperte, donne seminude, gomorra. Frastornata cercò Adriano, l’uomo con la faccia da porco, in poco fu da lei:-Sei pronta?- disse. -Quasi- replico Vanessa. -Ok tra trenta minuti tocca a te-
Esterefatta si rintanò nello squallido camerino, Un personaggio fiabesco si presentò da lei, una drag queen, in un sorriso molto tenero disse:
-Ciao sono Elizabeth, la Regina, io presenterò lo show. Ora ti spiego come dovrai comportarti durante l’esibizione. La Regina parlò ininterrottamente per alcuni minuti, era tutto chiaro. Forse. La Drag baciò sulla fronte Vanessa: -In bocca al lupo gioia, stai tranquilla, non essere tesa, andrà tutto bene vedrai.-
Con lo stesso sorriso di come era arrivata uscì dallo stanzino, lasciando una scia di pacchiana profumata vita.
Il Fresa roja era uno dei locali alternativi più conosciuti del centro italia tutto un mondo approdava in quel posto; transgender, gay, lesbiche, etero convinti, quelli un pò meno, bisessuali, medici, costumiste, infermiere, avvocati, falegnami, operai, casalinghe, di tutto di più, giovani e meno, forse anche delle suore, sicuramente qualche prete. Vanessa sbirciò da dietro le quinte, il locale era stracolmo, un atmosfera carnevalesca, una baldoria galattica, anime colorate. L’alcol scorreva a fiumi chissà quale altra diavoleria, tutto elettrizzante anche molto svilente e triste. Quella fu la sensazione che catturò Alessia. La fibrillazione aveva oramai straripato era come aggredita da una tigre affamata travestita da emozione, uno spasmo continuo. Una cannonata ruppe il suo tremore era la voce disgustosa di Adriano, esplose in un:
-Allora bella, sei pronta? Tra poco è il tuo turno, vedi di comportarti bene, altrimenti saranno cazzi tuoi.- Completò la frase con una risata schifosa.
Vanessa -Alessia, guardò il suino diritta negli occhi:
-Tu non preoccuparti, pensa solo a farmi avere dell’acqua, al resto penso io.
Il grasso figuro obbedì.
Il tumulto del locale fu rotto dalla grottesca voce di Elizabeth la Regina:
-Signori e signore un poco di attenzione, dopo i successi avuti a Sidney, Las Vegas Tokio, Parigi, è qui per noi ad illuminare questa splendida notte; la famosa, bravissima, bellissima, incredibilmente donna… VANESSAAAAA……………….
Un fascio di luce giallo oro svelò dal nulla la figura, lunghe chiome rosse, tacco dodici, completo in pelle in un brillare metallico, una frusta in mano, sensuale pantera.
Le note di “I have nothing” di whitney Hoston assalirono lo spazio, Vanessa le avvolse interpretandole meravigliosamente, ancora musica, calore patos, perfetta la melodia, una voce splendida, calda, infine il suo orgoglio, il colossal, “New York New York” versione Liza Minelli, interpretazione strepitosa, stratosferica, concluse lo spettacolo con l’inevitabile quanto obbligato streep rimanendo vestita solo nell’erotico intimo, travolta da applausi, fischi e stramazzi di giubilo, volarono rose di poco conto, quelle congelate, sfioriscono al primo alito di vento. Nulla le importava, era frastornata, svuotata di ogni cosa, solo felice.
Dietro le quinte fu accolta dal variopinto pubblico di artisti in un roboante applauso, un tripudio. Si commosse fino a scaturire una pioggia di lacrime che sciolse l’abbondante trucco deturpando il femmineo splendore.
Pasquale seguito a vista dal suo guardiaspalle, si catapultò come un tornado nel suo camerino, cogliendo Alessia tra gigli di lacrime che colavano ancora copiosi sulle gote.
Il propietario del locale l’avvolse in un abbraccio sudicio, maligno:
-Bravissima, fantastica, sei stata grande, la gente è impazzita per te.-
Alessia sorrise malinconica, “e dai” aggiunse Pasquale:- Firma stò contratto duecentocinquanta euro a serata, sei contenta vero?-
Alessia asciugandosi gli occhi dette una rapida sbirciata al contratto e come alienata lo firmò. Fu invitata dal viscido personaggio ad un’orgia travestita da party, dove secondo il boss si sarebbe divertita moltissimo tra droghe, alcol, e cazzi che a suo parere non le sarebbero per nulla dispiaciuti. Lei declinò carinamente l’invito adducendo montagne di scuse, prese la via dell’albergo. Giunta alla reception presentò i documenti al portiere di notte; un individuo sulla cinquantina dall’aspetto lugubre, con una faccia sorpresa malignamente esclamò;
– Lei… Tu sei un uomo?…-
-Si sono un uomo.
– Sembri una donna vera, chissà quanto sei brava… lo possiamo verificare immediatamente, qui dietro ho un bel letto, ti presenterò il mio fratellino, con lui ti divertirai molto, sono sicuro ti piacerà.-
Alessio oramai assuefatto da tali comportamenti rispose con un secco:
– No grazie, non voglio conoscere nè lei nè suo fratello, mi dia la chiave della mia stanza, per favore.-
Volse le spalle. Il verme camuffato da portiere, perse il controllo di se, rabbioso esplose:
-Perchè cazzo ti vesti da donna? Frocio!-
Senza voltarsi rispose:
-Devo cantare, solo cantare, perchè i sogni aiutano a vivere. Prese l’ascensore svanendo nei suoi pensieri; Vanessa, la musica, gli applausi; il suo rientro a casa a quando avrebbe riabbracciato la sua Paola, i suoi bambini. Non ne vedeva l’ora.

FINE.
almeno per il momento.

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