Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Ricordi d’ estate

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Ricordo un mattino d’ estate

grappoli ancora acerbi pendevano dal verde fogliame

mia nonna, le sue ciambelle che odoravano di sorrisi

la fonte, la gioia di quell’ acqua fresca, pulita

il marmo, i giochi, fantasie di bambino

il silenzio dell’ essere soli

la scuola era finita, il mare un miraggio

la mia fonte, la mia spartana felicità

faceva caldo ed era soltanto l’ inizio di una lunga estate

la mie sole amiche l’ acqua, la fonte

ricordi di un infanzia oramai lontana

troppo lontana.

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Non togliermi i sogni.

Non togliermi il sorriso, i sogni

illudimi che un futuro esista davvero

che sia possibile, che sia pane, acqua, sia vita

non uccidere la mia anima, rendi il mio pensiero libero

di viaggiare, vedere e perché no estasiarsi

lottare

per qualcosa di profondo, certo non il banale.

Non togliermi i sogni per favore,

no quelli proprio no.

Non posso permettermelo sarei già morto.

Ora guardami, prendimi la mano e portami via con te

insieme assembliamo il concreto

che possa somigliare a un qualcosa che brilli

magari sarà una stella.

Lacrime di stelle

Trovai l ‘amore in un rogo di spini

mi punsi fece nulla,

gocce di sangue caddero sulla bruna terra,

perverse e commosse

ti amo nella vita inciso rimase, emozioni

gli occhi tuoi furono miei

un grido di speranza, follia

dissacrante fobia

inutile chiederti ciò che non avevo

e non avrei mai avuto

serrai il cuore al petto

e illuso d’ amore

capii che non mi bastavo

continuai a chiedere

non ebbi risposta alcuna

nessuna importanza capii di non avere altra scelta

dovevo, non potevo che rimanere

chiusi il sogno e iniziai a vivere

il caldo della notte sciolse il cuore

nel buio una cascata,

piansi lacrime furono stelle.dsc_1977

La Pasquella

nazzablog

Bona sera o gente amica

e che die ve benedica

mo ve canteme che tanta allegria

bona pasqua e la befania

 Strofa iniziale de la pasquella

La pasquella  canzone che si cantava molti anni fa la notte tra il 5 e il 6 gennaio. Ci si riuniva in gruppi di amici e si andava in giro per le case di campagna.  Occasione di festa, un ottimo modo per  stare in compagnia e, soprattutto nell’immaginario collettivo serviva per augurasi un buon anno e, si sperava in una abbondante prosperità della terra. Avvenimento fondamentale in quegli anni, dove la sopravvivenza delle famiglie era legato molto ai raccolti agricoli. 

Questa tradizione si è persa nel tempo. Oggi si sta recuperando già da qualche anno e i gruppi che praticano questa bella e antica tradizione ogni anno aumentano. Oggi rispetto ai tempi passati più che nelle case si va in giro per locali…

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2019

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Affrontiamo il nuovo anno con coraggio e dignità. Aggiriamo le difficoltà con impegno e  seria determinazione. Non generiamo rancori, orniamoci di buoni propositi. Facciamo in modo di non cadere nel tranello dell’ intolleranza, del non ragionamento, non odiamo. Non svendiamo il diritto di essere liberi.  Leggiamo, istruiamoci, così da poter esporre pensieri propri, spezziamo il flusso negativo, torniamo a sperare, finché la visione del  futuro ci appaia meno triste. Riappropriamoci di noi stessi è l’ unico modo possibile per avere ancora fiducia nel prossimo. Non facciamoci abbindolare da false promesse e cattivi intenti. Coltiviamo buoni sentimenti, ne gioveremo e potremmo raccogliere solo che amore. Nel 2019 impegniamoci a costruire un mondo migliore, ognuno come meglio può. Vedrete non sarà difficile, basteranno piccoli gesti, poche buone cose e giorno dopo giorno la nostra vita risulterà sicuramente più leggera e, magari saremo anche soddisfatti di viverla.DSC_1599

BUON 2019 A TUTTI

HAPPY NEW YEAR

BONNE ANNéE

FELIZ ANO NUEVO

Non abbiate la visione della vita da una solo prospettiva, a volte basta cambiare soltanto il punto di osservazione e tutto ci potrà apparire diverso. Nulla è perduto. MAI.

AUGURI E BUONA FORTUNA

Nazzareno

Dedicata a te

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Ricordai il tuo viso delicato

intriso nella brezza del mattino

ricordai

il sole, tutti i giorni si spaccava la schiena

in un tremore mistico sorgeva possente nel blu dipinto

anche quel mattino c’era.

Defilato, nel teatro di un’alba

mi resi conto in quel preciso istante

celato tra  mille fobie e stordito dal fomento di un universo acceso

non avrei avuto più la forza di sparire

non dovevo, non potevo altrimenti

non avrei concesso il mio pensiero

le mie sconfitte, le paure, il fragile essere me stesso

per alcun tormento a nessun prezzo

non più, non in quel momento o qualunque fosse stato,

comunque mai più.

D’ incanto ricordai; eri al mio fianco

ancora intatta nell’anima e più bella che mai

il sole brillava in una cupola cristallo

questo amore tra le stelle e le nuvole

rifletterà aureo più del sole stesso

puro come l’ anima, una verità infuocata

sarà unico, sarà nostro

la gioia di averlo custodito e difeso oltre le intemperie

vivido diamante

memoria di una meravigliosa storia

chiamata all’ infinito amore.

 

Perché gli anni fuggono, tutto muta, si trasforma, certezze si dissolvono, altre ne prendono il posto. Tutto da verificare, chiarire, analizzare. Insistere, andare avanti, passo dopo passo, abbattere e ricostruire, poi sempre qualcuno e qualcosa da affrontare, da tenere a bada. Al termine ci si rende conto che ci sono pochi valori per cui non ci  possiamo mai permettere di arrenderci e uno sicuramente sei tu che da tempo degna resisti al mio fianco. Sono passate diverse stagioni da quando non ti dedico più nulla. Questo mio tenue, ma costante rifiorire mi rende consapevole della tua importanza al mio fianco e quanto giovamento nutro da quel sentimento a volte confuso come spesso è l’amore. Oggi mi pare sempre più nitido, meno sfocato, sicuramente maturo e ancor più presente nella mia, nostra vita. Ed è per questo che la mia dedica è per te mia cara Rosa e al nostro vecchio e mai sconfitto AMORE.

 

A ROSA.

Diario di bordo

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Cronaca di una domenica d’autunno, correva l’ anno 2018. Orizzonte piatto, mare calmo, bonaccia assoluta. La noia regna a bordo della Panorama, l’equipaggio sonnecchia indolente. Qualcuno per non essere ingannato dal tempo gioca a dadi, altri soffrono di un silenzio assordante e disparate malinconie. La radio di bordo scricchiola, messaggi dalla terra ferma, nessuno pare essere interessato, almeno non più di tanto. La voce afona, sperduta rende monotono il tutto, la notizia dell’ ultima ora è di poco conto. L’ Internazionale vince il derby della Madonnina in pieno recupero e pare che il fenomeno di Gigi Donnarumma, portiere del Milan abbia confezionato l’ ennesima papera. Giuseppe il cuoco, arriccia il suo grosso naso color porpora e tracanna ancora una buona sorsata di rum. Qualcuno bestemmia, non certo per la vittoria dell’ Ambrosiana, ma per un malessere del tutto suo. Circo Massimo, Roma. Il partito degli onesti sta mettendo in atto la solita sceneggiata, l’ ennesima farsa. No condoni, in galera gli evasori, mai con la lega. Festeggiano stappando bottiglie di spuma scadute e acqua biologica. Le loro bugie e le tante ipocrisie sperano in un mondo migliore, il loro piccolo mondo, quello che riguarda esclusivamente i propri privilegi. Sono pieni di contraddizioni, non capiscono e hanno troppe ambizioni, non hanno studiato, ma credono di si. I pagliacci mascherati da generali si affannano in proclami stantii e allucinanti, seguono velenose considerazioni anti governative, qualcuno tra la ciurma nell’attimo ascolta distratto, riflettendo pensa,” ma è possibile che non si sono accorti  di essere loro il governo? Ora il potere è di loro proprietà. Quanta ipocrisia, quanta inutile banalità, infetta aria fritta.”

Il tempo avanza imperterrito, le condizioni climatiche inesorabili mutano. Beceri squali ruotano indispettiti intorno alla Panorama, disegnano sciagure nel mare petrolio, non hanno più pazienza, sono affamati e assetati di sangue. Peppe lo Scarno afferra un fucile e spara proiettili, non colpisce assolutamente nulla. Tutti ridono e la nave lentamente continua nella sua mesta movenza. La terra ferma soltanto un ipotesi, nient’altro che una risicata fantasia, nessun avvistamento. I radar sono fuori uso, si naviga a vista, ora dopo ora, giorno, dopo giorno. Niente accade. Il comandante  si è rifugiato nella sua cabina, posta al centro del prezioso ponte denominato di comando. Con lui la sua donna, una giovane donna senza alcuna morale. Sgherri sorvegliano la dorata sicurezza, sono drogati di oppio e forse anche ubriachi. Tatuaggi e coltelli, digrignano i denti e non fiatano, assorbono rabbia e odio. Venti di gelo spirano nel mondo, lontano e vicino, presagi nefasti.  L’ equipaggio è stanco, qualcuno sta male. La notte torna a colare pesante sul mare, sulla nave e su ogni altra visione. Non resta che la speranza, il poco cibo e alcol in abbondanza. Uomini allo sbando, vittime predestinate, si sono lasciate ammaliare, convincere da un rampante e spavaldo capitano. Nel tempo che fu osannato  ora dissacrato e screditato. Cosa si può fare? Nulla oramai è tardi, troppo tardi. Chi vivrà, vedrà. Quel poco che ci sarà rimasto da vedere,  sono certo sarà poca cosa, davvero niente più di niente. Il rumore delle pigre onde, qualche sparuta stella e, un timido spicchio di luna i ridotti amici rimasti ad accompagnare l’ inutile viaggio. Domani sarà di nuovo lunedì . Buona fortuna marinai. Ne avete davvero bisogno.

Dal diario di uomo che vuole essere libero, dal profondo del suo concetto, più della parola stessa. Libertà.

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