Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Al diavolo

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Ieri, oggi, domani, ipotesi di vissuto

l’ effimere aspettative in un futuro da decifrare

giovani ombre si colorano nelle visioni opache di chi non vuole

barlumi

microscopiche vittorie tragiche sconfitte

i giorni ripiegano si spengono

lavoro non ce n’è, non ora non qui

la fuga unica alternativa, rimandare  la gravosa problematica,

essere grandi

preferisco essere marchiato

da immaturo privo di responsabilità

chi non vuole morire sconfitto

preferisco udire il mare

osservare le nuvole

e forse il sole

al diavolo preferisco vivere

Auguri…

 

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Passeggiare tra la gente a Bolzano, mangiando uva stupiti nei decori natalizi e l’ incantevole mercatino, in un sole pallido nell’Immacolata. Barcellona i suoi colori, un andirivieni frizzante, gustarsi il calore dell’anno andato, berne i ricordi, mangiare ciliege, buone più del pane, care più dell’oro, aspettare il nuovo, augurarsi il bene, un vivere sereno in pace. Goderselo sotto luminose stelle e una cattedrale imponente nell’intimità del luogo,tra sconosciuti, come fosse casa. Le finestre di Amsterdam, il visibile vivere, lampade accese, letture di giovani ragazze, un’anziana versa del tè al compagno di sempre, bambini  giocano. Visioni; addobbi natalizi. Fuori è buio da nulla giorno. Biciclette, Amsterdam, i suoi canali.

Moschee, cupole d’ oro, frontiera tra oriente e occidente. Barche, gabbiani, salire, scendere, oltremare, comunque andare. Burqa, sorrisi nascosti, occhi di passione. Tempeste di neve, il sole all’improvviso. Altopiano, direzione futuro, Istanbul.

I tuoi occhi, la fremente fiamma, ciocchi di legna, liquori e sussurri, cioccolato e coccole. Noi. Il vento tra gli arbusti, il cuore del monte. Affetti, luce a mezzanotte, iride. Auguri. Le mani si cingono in una stretta leale, il cuore oscilla. Il rumore della vita ondeggia, il suono delle nostre anime stona in un’armonia lontana di colpo vicina, ritorni… l’amore… il vivere insieme. Auguri.

fingendo di essere vivo

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Non conosco il perdono

vago nel limbo della mia natura

uccido ogni giorni i miei sogni

abbatto le certezze

vivo odiando la mia vita il mio essere vivo

detesto le forme codarde e ipocrite

sono pervaso da uno stupore negativo

non mi commuovo di fronte al sorriso di un bimbo

vivo nel peccato e qualunque ora voglio esserci

stordirmi nell’alcol, la droga, essenze nauseabonde

indosso la maschera  m’ investo di un ruolo non mio

godo a essere falso e saccente

sorrido e proseguo nel cammino di questo mio tormento

fingendo di essere vivo

 

Buon Natale

Se qualcuno ancora viene a trovarmi in questo blog non si preoccupi Sto Bene, è soltanto una farneticazione mentale di quello come è il mio stato d’animo, ma tranquilli sto BENE.

CIAO

Un fratello

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Straziato dal dolore piango miseramente un fratello.

Un giorno di un nuvoloso novembre

volse lo sguardo altrove

cantò il paradiso

il suo

mi tradì, esplose

voglia Dio

vivo per te fratello mio

non ti conoscevo non ti conoscerò

sei morto esploso

Perché?

La rabbia, l’odio, il tuo credo, il tuo Dio?

Cosa pensavi? Ti rendi conto di ciò hai causato?

Voglia Dio insulso fratello mio

 

Un coro di uomini, angeli blasfemi

bianche le donne

storie

nude e selvagge odissee

calore e Aglianico, perla del volture

urla e pianti

Caronte traghettava casse di whisky e cedrata

Beatrice seduta sui gradini di una chiesa aspirava tabacco

masticava foglie di coca, sputava la vita

nella piazza deserta un uomo

decantava stormi di versi

il cielo rovesciò gocce

sudore e pane, sangue e veleni

un tuono urlò la sua rabbia

Dante ignorò l’amore, truffò Beatrice

se ne andò zoppicando, ferito,

bestemmiò

la triste miseria di un amor fuggito e mai rivenuto

quella piazza non era casa sua, non più

e piovve e ancora piovve

Beatrice fumava masticando coca

sparì così come era

e nessuno più la vide nel tempo che seguì

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Fragranze d’ autunno

Profumo di aranci di noci di spezie

nei riflessi bolle di sole, umori sfumati

donne e soldati, pialle e aratri, antichi mestieri

ribollire di mosti, melodie appropriate

nell’angolo di un velato arcano mi confondo nelle erbe

piante; colori forti e stonati

distrattamente seguo, sorreggendo fili di parole

assorto mi accoccolo osservando il lento vivere

il sorriso di una donna il fumo del sigaro

fragranze d’autunno

semplici usanze, come mele raccolte in un cesto di vimini

sonnecchiano sognando l’amore

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Ricordo quel bimbo

In quest’ angolo rimango seduto,

confinato tra lo spartano travertino, e l’ uva appesa al sole

i ricordi, i remoti progetti, i colpevoli errori, le esplicite solitudini,

i giochi fatti di poco, di nulla

l’ estati troppo lunghe affogate in una noia cupamente afosa

 

Sognavo il mare, un giocattolo, un amico

una tristezza inconsapevole divorava il respiro

consumavo aspettando un dì di festa

una qualsiasi emozione, un banale movimento

che possa esser stato vento o pioggia

tutto accomodava, anche burrasca

l’importante un urlo si levasse nel vuoto che un alito accadesse

non capivo, non conoscevo

 

Ora rivedo quel bimbo attraversare la strada

voragine di vita,

tuffarsi nell’incognito

sfumare fino a scomparire, ridere, piangere

ansimando vivere

 

Ritrovo quel bimbo

i calzoncini corti e le gambe rosse

limoni amari

la speranza nell’animo, un segreto nel cuore

ricordo quel bimbo e il suo coraggio

il suo amore disperato

non compresi mai la sua voglia,

la speranza di calpestare una terra diversa

 

Lo osservai oscillare lento come prigioniero cullarsi in una bolla

gli si rivelò nella veste più crudele, un assurda chimera

lo vidi fuggire

nascondersi nel barlume di un sogno

infine spaventato lo sorpresi  sveglio

nel volto impresso un remoto stupore

e nel primitivo nome si sentì chiamare:

libertà

autismo-1

 

A chi pensa che nella vita qualcosa ci venga regalato. Nulla è gratis.

 

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