Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Io non c’ero

Ingarbugliato nel silenzio mi nutro

di laconica malinconia,

il vento sfuggito e caldo

scioglie le lacrime e le fonde all’anima.

Tempesta c’è stata,

di ghiaccio polvere e noia

ora seduto sopra uno scoglio di spietata solitudine

rimugino sull’ inesistente

un bocciolo, un viso, un orecchino

riflessi sperduti al chiaro di una pioggia di stelle

intarsi di gelida verità

l’ estate nostalgica si tormenta e si spegne

come le lucciole alla prima brezza dell’ alba.

Qualcuno ha amato, altri hanno sognato, altri ancora tradito.

Io non c’ero,

perso nel rosso vivo di un eclatante tramonto

di un amore immaginato, un sorriso crudele

che non rivedrò più.

E ancora sì

Ti amo, rispondevi sì

amore ti amo

lo stupore riluceva nei nostri occhi

trasognata, sì, e, ancora sì, dicevi

il tuo respiro, le nostre carezze

baci ebri, infiniti, aromi di un peccato inevitabile

Noi, talmente confusi da esserne inghiottiti,

non possiamo allontanarci, scappare.

No, non ora, non adesso.

La remota voglia, alcuna ragione di essere mia

i nostri corpi sudati dal tormento

sciolto nella commozione nell’ incarnarsi mistico del sogno

brucia ancora quel ricordo di fuoco e liquirizia

il tuo sguardo, la tua anima

sorpresa, incredula, sottomettersi all’ amore fino a farsi pugnalare.

Ti amo

col cuore in gola e bella come non mai

Sì, amore sì e, ancora si, dicevi

ho aperto gli occhi c’eri, non eri tu

ti eri trasformata in pentita tristezza

il mio cuore isterico ha riso poi s’è torturato

frantumato in mille minuscoli pezzi

hanno detto alcuni che

un sogno resiste e non può svanire

neanche in un afoso pomeriggio di giugno

ha diritto il dovere di vivere,

reclama la propria esistenza

impaziente come un bambino capriccioso

aspetta di avvertire di nuovo

la meraviglia l’estasi, il suono di un cristallo

Sì, e, ancora sì, amore.

Come il mare

In questo infrangersi notturno

un rituale melenso

mai stanco, il mare le sue onde

un ribellarsi al nulla

in un moto squinternato

la cantilena di un pazzo

senza sangue

butto il caos alla deriva

spingo il cuore oltre gli scogli

ombre soltanto ombre

speranza non persiste

m’ inarco e testardo proseguo

sbattendo l’ anima a casaccio

non sanguina

non ho sangue

vederti è inutile, è devastante

mi dibatto nel bagliore di una notte agitata

come il mare

ho forza e non mi arrendo

vederti è l’ unica cosa che voglio

è straziante, fa male

ma devo

non riesco, testardo insisto

come il mare

sbatto contro me stesso, il riflusso mi trascina lontano

devo vederti, devo amarti

non ho sangue

un cuore senza sangue può amare?

Non lo so

ma, io devo amarti

come il mare, insisto e mi infrango

non mi arrendo

devo vederti devo amarti.

assolutamente a ogni costo, otre ogni necessità

sopra qualsiasi atra esposizione

non potrei sognare, vivere. morire

se ciò non accadesse.

Devo amarti.

Come il mare … non mi arrendo.

Quel sussulto sei tu

Tra foglie distese dal vento

fiori di more e, sottili canne esposte al giudizio universale

fugace annaspo in strade che ben conosco

satolle di avvenenti meretrici decadenti

strabordanti di abbaglianti riflessi, luci tossiche, fosforescenti.

Non vedo e mi perdo

tra il mio confuso amore e usuranti bicchieri di vino

gioco ancora ad essere un ragazzo

mi illudo e di nuovo mi perdo

di amore non ne ho più l’ho svenduto

coraggio e faccia di marmo

non me le faccio mai mancare

e sfigurato nelle mille vite vissute

mi muovo annaspando, mi contorco, sussulto

e quel sussulto è vita.

Quel sussulto sei tu.

Non partire, non andare

perché te ne vai?

E’ una truffa, una lurida menzogna

ideali quali? Di cosa parli?

Fermati il mio cuore è tuo, non ingannarlo

non abbandonarlo

non ucciderlo.

Amore non andare

la guerra è una losca faccenda

uno stratagemma riservato a pochi, pregno di soldi e potere

sudicie spartizioni egoistiche

mani che si nutrono avide di solo sangue,

di quelli come noi, come te.

Amore fermati

non andare… i tuoi nemici non sono di certo gli acerbi ragazzi

nati sotto una bandiera dai colori diversi dalla tua

non imbracciare quel fucile, non sparare, non uccidere.

Se lo fai uccidi te stesso

per favore fermati non lasciarmi

ti prego rimani non andare

cantiamo ancora sotto la luna, la nostra

amore… non uccidermi

semplicemente

ricorda di essere soltanto un giovane uomo

che vuole vivere e amare

per favore rimani

e come fosse non successo niente

ti prego… Ama me.

Nessun senso

Non ha senso, molte cose non lo hanno

io non ho senso quando penso a te

tu non hai senso con le tue teorie strampalate

costruite da progettualità virtuali che non appoggiano su alcune basi.

Non ha senso il cane che abbaia alla luna

il dito che l’ indica.

Non ha senso il vivere, così tanto perché si deve.

Non ha senso la guerra

l’ amore, l’ odio, le carote,

il pianto di un bambino? Sì.

Non hanno senso.

Un cuore che soffre

le notti insane, le albe drogate

i visi appassiti, dietro losche logiche consumistiche.

lo ha

la zolla vergine letame, terra dove un seme germoglia

è ragione di vita.

Quando i ghiacciai smetteranno di sciogliersi

quando il sole non farà più male.

Sarò io a non avere logica

e come affermi tu senso

allora

il peggio sarà passato,

sorpresa sorriderai alle nuvole

io sarò nascosto tra loro

ma…

Tu non lo saprai mai

Perché

Vorrei vederti soffrire,

crepare di dolore

Perché ti odio.

Poi penso

sarebbe sufficiente

guardarti piangere

mentre affetti cipolle sorridendo

Perché ti amo

Infilo il pigiama

La notte quatta si stende

nelle strade, nei vicoli, oltre il monte,

nel cobalto del mare,

nella mia stanza.

Nel silenzio della remissiva arrendevolezza.

Infilo il pigiama insieme ai rimpianti

quante volte avrò ripetuto il rituale?

Questa notte, no, non è come le altre

respiri, giovani ebrezze decadono

i sogni si allontano fino a dissipare

quasi non respiro e il cuore sigilla le lacrime

consapevole tristezza, echi dormienti

passioni e vertigini d’ amore

il ricordo

mi strugge, mi arrendo

andrò a letto e forse dormirò

forse…

infilo il pigiama che non toglierò

le smanie sopite

il cuore torna a sospirare lento

la buona quantità degli anni assimilati

ingoiati mi tormenta

e giù ancora lacrime

gonfie di nostalgie di occasioni perdute nei volumi dei troppi ieri

dolci riverberi mi assalgono

chiudo gli occhi guardo l’ adulto che sono diventato

vorrei…

serro le palpebre penso a te…

nel cassetto dell’ anima ripongo:

illusioni, speranze, fremiti, sogni.

Rimango inquieto,

la faticosa notte mi attende

e altro non so…

Niente, non siete niente

Oltre i pensieri, oltre la ragione

oltre la dignità.

Feroce disgrazia ha deteriorato le vostre menti insane

già prive di qualsiasi forma di utile intelletto

poveri, miseri, distruttori del genere umano

voi senza potere derisi e calpestati nei vostri pantani quotidiani

lecca culi

vermi pronti a strisciare,

a insalivarvi in qualsiasi culo dove annusate un minimo di sporca convenienza

un briciolo di deplorevole considerazione

niente, non siete niente.

Sprofondo in una rabbia che non dovrei avere.

Siete il virus che offusca l’ animo

non meritate nulla, soltanto noncuranza.

soltanto indifferenza.

diverso

Tra fango e miseria sono cresciuta

calze sdrucite e ginocchia doloranti

fari nel buio,

violenza selvaggia

pugni e rabbia.

Pochi gli amici, tanto disprezzo

rimmel colato nelle lacrime

dozzinale trucco,

poco più di pagliaccio.

Qualche soldo… Decrepita disperazione.

Sguardi distanti, fugaci, maligni.

Una vita del cazzo.

Sì proprio del cazzo

ora loro lustrini paillette

volti giovani, nuove femmine

maschi da marciapiede

tutto nell’ attimo, intrecci nel lusso

vanità, successo, denaro

il dogma,

l’ istinto ingordo che stritola tutto.

In questo vecchio casolare

da una televisione ridotta allo stremo,

proprio come me,

li guardo e piango

sorridendo malinconicamente

triste e misera, mia povera vita

illusi loro dalle speranze incoscienti.

Io Mario, Maria per tanti, forse per troppi

essere sbagliato sono qui

a non capire l’ essere sbagliato

l’ essere diversa lontana

un altro tempo,

ora io sono qua.

Fortuna vostra che io sia esistita

del futuro non sono degna lo dono a voi

che non capirete mai il mio dolore,

la sofferenza

di essere stato diverso

di essere stato me stesso.

Maria un uomo per caso, donna per scelta, prostituta per necessità

Un giorno a dicembre

Noi nella penombra

calici di un rosso verace,

ospiti indecisi

fra i nostri sguardi sorpresi.

io e te

storie da raccontare

forse da vivere

il calore delle anime suggellavano emozioni inaspettate

tu un sole randagio nel buio della vita

la speranza di un amore, la voglia di un amore

ora mentre guardo quella foto

risaltano i nostri sorrisi

ormai

così distanti, irrimediabilmente infranti

un 27 dicembre,

un giorno simile a tanti altri

ieri, un secolo, non so’

non ti ho vista più

rimane un groviglio di spine

un cuore sofferto

l’ idea di te che mi accarezza nelle fameliche notti

i tuoi respiri lontani dai miei

un amore che non vuole arrendersi

finirà col farlo

al mattino resteranno desolati rimpianti

un vecchio cuore che ha scelto

un angolo nel fondo dei ricordi

una luce spenta

l’ immagine di te

Nella nebbia

Al tremore dell’alba

ti ho visto sparire nella nebbia

come in un sogno mi sei passata accanto

sfiorandomi

lasciando al mio respiro

il profumo fresco dei limoni spremuti

un amore immaginato

una tiepida voce, un sorriso accennato,

forse piangevo.

Un raggio di sole ha bucato il polveroso vivere

tu non c’eri più

in un sogno sei nata,

e io ti accolta

un breve, meraviglioso, sogno.

avrai…

Occhi muti, gradini…

una croce in fondo il mare

oltre il riverbero di un sottile sogno

dove le luci brillano a distanza

dove tutto sembra impossibile

ti accorgi che

tu ci sei e per meraviglia ci sei

bella timorosa, e non so che altro

sicuramente

hai rivoltato la tortuosa esistenza di un uomo stanco

ora sono felice,

brutta poesia

bella la vita, bella tu

anima dolce, anima.

Nell’ intricato bosco della vita

germoglio di un canto all’ alba

tu

un amore mai nato che non avrà mai fine.

FINALMENTE TI VEDO

In questa notte dove tutto è scontato

dove il pieno non vale il vuoto,

dove niente può succedere

dove le parole appaiono ferruginose maleodoranti

comunque indigeste.

In questa notte di freddo sincero

il velluto di una fiamma scalda il cuore

il ricordo di te s’accende

dove, anche i miracoli

non svergognano

meravigliosamente comprendi

che

tutto può accadere

la vita, le stelle, una gracile morte

il freddo, il cuore

un falò, un scatolone abbandonato

il tuo ricordo per sempre

nella roccia, fino nel fondo di un divano

all’ infinito

nel cuore di un bacio mai dimenticato.

Chiudo gli occhi e ti vedo.

Finalmente ti vedo.

In eterno

Sai è tanto che non ti vedo

non ho nulla di meglio che fare

gioco a carte con il mio essere

perdo, inesorabilmente perdo

carte non ne ho più, ho sperso i trucchi

giovani donne fuggono lontano

le inseguo senza mai prenderle.

D’ improvviso un bacio,

amore hai avuto un incubo.

Si, tu non eri qui con me

Amore sono qui,

in eterno,

fino all’ ultima goccia di sangue,

nell’ ultimo respiro,

ci sarò.

Al tuo fianco, nel tuo cuore, in questo amore

io ci sarò.

Nella pietra, trai fiori, a ridosso del monte

tu piangi

il papavero e la rosa

Il sole moriva lento dietro smeraldi stanchi

un rosso papavero impaurito

si arrendeva alla malmessa solitudine

si struggeva in ricordi non troppo lontani

il chiasso della valle smarrito non ce ne era più traccia

un pensiero, si trasformò in lacrima

la disperse sulla oltraggiata terra

le prime stelle timide s’ accendevano

dal nulla germogliò come in un miracolo

una rosa

bianca come neve fresca

lui la guardò, lei le sorrise

lei lo guardò, lui le sorrise

nell’ attimo svanita

non si dispiacque

indelebile la certezza che non sarebbe più stato solo

le stelle infinite brillarono illuminando la notte di un giorno maggio

A Mia Madre

Ho bisogno di te

Ho bisogno del tuo sorriso

dei tuoi sguardi rassicuranti

delle tue poche parole

l’infinito amore

semplice pulito

nessuna impurità

ho bisogno di te padre

Una luce

Luce spaventata, algida,

un uomo prega

silenzi attoniti volti smarriti

la vita era qui

fino a ora, soltanto un attimo indietro

nel voltarsi distratto qualcosa è sfuggito

qualcosa s’è spento

irreverente il destino ha tracimato irruento

nella giallastra nebbia sconvolto s’è taroccato.

Un ombra invano vaga

ingoiata da un’ alba tagliente

nei cristalli in frantumi di algida luce

Forse il tuo sorriso

Dalla collina distendevo lo sguardo a valle

fumo scorgevo, lunghi fili neri e sottili

odore di guerra e sangue

ferite riluttanti infiammate, gonfie di pus e rabbia

giorni sofferenti confusi, tetri

il chiarore del cielo annunciava un nuovo evento

misi lo zaino in spalla, mi avviai incontro a esso

il fiume in un tumulto furioso rotolava incontro al mare

il sole era li ad aspettarmi,

forse speranza

forse il tuo sorriso

A chi cade.

Prurito

Maledetto demone

cosa vuoi da me?

All’ improvviso divenuto padrone del mio corpo

mi perseguiti non offri tregua,

togli il respiro somministri affanni e malesseri.

Notti in bianco, bestemmie e maledizioni.

Dolore, sofferenza, come in un film dell’ orrore.

Nervi logori allo strenuo

cosa cazzo vuoi da me?

Maledetto vattene, rifuggi da dove sei venuto

rendimi la mia libertà, il pensiero della leggerezza,

schiodati abbandonami

mollami bastardo.

Al mio funerale, tu non ci sarai

io devo ancora decidere,

sicuro

TU non ci sarai… infame.

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