Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Ricordo quel bimbo

In quest’ angolo rimango seduto,

confinato tra lo spartano travertino, e l’ uva appesa al sole

i ricordi, i remoti progetti, i colpevoli errori, le esplicite solitudini,

i giochi fatti di poco, di nulla

l’ estati troppo lunghe affogate in una noia cupamente afosa

 

Sognavo il mare, un giocattolo, un amico

una tristezza inconsapevole divorava il respiro

consumavo aspettando un dì di festa

una qualsiasi emozione, un banale movimento

che possa esser stato vento o pioggia

tutto accomodava, anche burrasca

l’importante un urlo si levasse nel vuoto che un alito accadesse

non capivo, non conoscevo

 

Ora rivedo quel bimbo attraversare la strada

voragine di vita,

tuffarsi nell’incognito

sfumare fino a scomparire, ridere, piangere

ansimando vivere

 

Ritrovo quel bimbo

i calzoncini corti e le gambe rosse

limoni amari

la speranza nell’animo, un segreto nel cuore

ricordo quel bimbo e il suo coraggio

il suo amore disperato

non compresi mai la sua voglia,

la speranza di calpestare una terra diversa

 

Lo osservai oscillare lento come prigioniero cullarsi in una bolla

gli si rivelò nella veste più crudele, un assurda chimera

lo vidi fuggire

nascondersi nel barlume di un sogno

infine spaventato lo sorpresi  sveglio

nel volto impresso un remoto stupore

e nel primitivo nome si sentì chiamare:

libertà

autismo-1

 

A chi pensa che nella vita qualcosa ci venga regalato. Nulla è gratis.

 

un estate morbosa

296

Docile il placido azzurro accarezza i lembi frementi

spigolosi

orme nel fondo

storie di avventure viaggi

credenze e antiche leggende

gesta

zingari  giovin donzelle lesti pirati

il castello s’ immola in un spavento di luce

l’afa fiacca l’ energie,  strozza, brucia

sassi e sabbia nessuna brezza

un canto statico,  gabbiani in riva al mare

adagiamo i nostri corpi

scialacquando sprofondiamo

abissi surreali,

noi: sublimati in un iride fluorescente

decantiamo i sapori di un vissuto di buona sostanza

malinconicamente ci adagiamo, ci addormentiamo

stretti in un calore rugginoso di un estate morbosa.

 

 

 

La carezza del mattino

Il dolce svegliarsi

la carezza del mattino

il canto degli uccelli,

in festa nella genesi

il sorriso di un bimbo

il latte appena munto

la campagna nella stanza

aromi di caffè

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brezze di luglio

tenere tiepide timide

gerani sul terrazzo

il sole sbircia, si eleva

il cuore del giorno

un attimo felice

essenze vitali

gioco di specchi

ritorni beneauguranti

qualcosa rimane

di quel tempo dei sorrisi

dei tuoi passi

in me, nell’animo

 

 

 

 

 

Luna

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Piena nello specchio saturo

blu e aurei chiarori

non ti confondi, vorresti

timida come sei

sorridi pallida, non in questi vespri

coraggiosa illumini il vento e il respiro delle nuvole

rossa sul mare

tepori d’ estate

il buio e la notte il regno

amiche ti son le stelle

il mio cammino è al sicuro

con i tuoi occhi

ora vedo oltre il fondo oltre il buio

ora guardo il mondo

le tirannie i soprusi

la povera gente

gli occhi scomparsi dei tristi dei vinti

vorrei

illuminare a fianco a te

una speranza per il futuro

la gioia dei bimbi il candore dei puri

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Ridere

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Lingua d’asfalto strisce bianche e malumore

il motore, il rumore,  traffico e vento

brezze di velocità pericoli

cadenze asfissianti alimentano la routine

il cielo, il mare spiccioli di normalità

una lacrima preme nel cuore soffoca lo stomaco

i riflessi bruciano il cervello

la memoria arranca nel fare

l’ eterno flusso

il massacro quotidiano

sfide su sfide, soprusi e arroganze

urgenze

barcollo, esausto affondo,  non mi arrendo

ci provo fino ad ora, fino a notte

nessun amore alcuna gioia

nel buio atterro e vivo

disperato tentativo

sono e ancora sono non muoio

una rima, un trionfo, un cane che abbaia

un pensiero libero

coraggio e ancora coraggio alcuna ragione

un rifugio la tua anima il sorriso quando esiste

il cuore vive nei sogni.

che siano gli stessi

si può ancora sperare

si può gioire, vivere

e perché no, anche ridere

sì, soprattutto ridere

 

Ai tanti malfattori che popolano le nostre esistenze

Ladri di vita, uomini miserevoli,  vogliono impadronirsi del nostro tempo dei nostri spazi soffocare passioni ucciderci i sogni massacrarci toglierci la gioia nel vivere.

Noi non glielo consentiremo, non siamo malvagi, non ancora robot, non ancora macchine. Abbiamo un dono: la fantasia, la creanza e nonostante la voglia di rendere bella la vita ognuno come meglio crede.

Sappiamo ancora emozionarci davanti a un tramonto.

Sorridiamogli, loro si spegneranno come inutili candele

E’ festa

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Una corte di nuvole velluto e argento
al colle si offre da garbato mantello
verde lucente addormentato
papaveri dal colore deciso,
rossi, come il cuore come il sangue
tacciono al mattino
margherite addolcite, rilassate sorridono

un apostrofo d’acqua si schiude tra esso
frammenti di sole si bagnano nel placido lago
bimbi giocano si rincorrono sghignazzano
è festa

il canto del tempo del luogo
poesia al pensier fluisce
il tuo sguardo riflesso nell’aria
mi accarezza mi accompagna

rintocchi di campane a mezzogiorno
delizie per l’anima
insieme, noi, la terra, il borgo
le genti, le passioni, le usanze antiche
organetti e tarantelle vin cotto e ciambelle
nel gorgogliare vivo; gioisco
è festa.

Nuda

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Nuda: la tua pelle
seta all’improvviso
melodie gitane i tuoi occhi
perla preziosa il tuo sorriso

Nuda: irradi nella stanza
profumo di mare essenze floreali
il tuo canto la tua voce
un pesco in fiore

Nuda: mi abbracci, sussurri dolcezze
caramelle di zucchero e aromi
mi baci, velluto le tue labbra
l’amore ci avvolge ci strugge

Nuda: i tuoi seni frutta fresca al mattino
raggi di sole tepore d’autunno
il tuo corpo fragoroso, armonia di stelle
respiri, respiriamo ancora
e poi nel vento nell’immenso nel sempre

Nuda: nell’incanto, al tramonto dei secoli
Tu sei e sarai lo stupendo amore

All’Amore.

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