Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

Dedicata a te

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Ricordai il tuo viso delicato

intriso nella brezza del mattino

ricordai

il sole, tutti i giorni si spaccava la schiena

in un tremore mistico sorgeva possente nel blu dipinto

anche quel mattino c’era.

Defilato, nel teatro di un’alba

mi resi conto in quel preciso istante

celato tra  mille fobie e stordito dal fomento di un universo acceso

non avrei avuto più la forza di sparire

non dovevo, non potevo altrimenti

non avrei concesso il mio pensiero

le mie sconfitte, le paure, il fragile essere me stesso

per alcun tormento a nessun prezzo

non più, non in quel momento o qualunque fosse stato,

comunque mai più.

D’ incanto ricordai; eri al mio fianco

ancora intatta nell’anima e più bella che mai

il sole brillava in una cupola cristallo

questo amore tra le stelle e le nuvole

rifletterà aureo più del sole stesso

puro come l’ anima, una verità infuocata

sarà unico, sarà nostro

la gioia di averlo custodito e difeso oltre le intemperie

vivido diamante

memoria di una meravigliosa storia

chiamata all’ infinito amore.

 

Perché gli anni fuggono, tutto muta, si trasforma, certezze si dissolvono, altre ne prendono il posto. Tutto da verificare, chiarire, analizzare. Insistere, andare avanti, passo dopo passo, abbattere e ricostruire, poi sempre qualcuno e qualcosa da affrontare, da tenere a bada. Al termine ci si rende conto che ci sono pochi valori per cui non ci  possiamo mai permettere di arrenderci e uno sicuramente sei tu che da tempo degna resisti al mio fianco. Sono passate diverse stagioni da quando non ti dedico più nulla. Questo mio tenue, ma costante rifiorire mi rende consapevole della tua importanza al mio fianco e quanto giovamento nutro da quel sentimento a volte confuso come spesso è l’amore. Oggi mi pare sempre più nitido, meno sfocato, sicuramente maturo e ancor più presente nella mia, nostra vita. Ed è per questo che la mia dedica è per te mia cara Rosa e al nostro vecchio e mai sconfitto AMORE.

 

A ROSA.

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Diario di bordo

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Cronaca di una domenica d’autunno, correva l’ anno 2018. Orizzonte piatto, mare calmo, bonaccia assoluta. La noia regna a bordo della Panorama, l’equipaggio sonnecchia indolente. Qualcuno per non essere ingannato dal tempo gioca a dadi, altri soffrono di un silenzio assordante e disparate malinconie. La nave di bordo scricchiola, messaggi dalla terra ferma, nessuno pare essere interessato, almeno non più di tanto. La voce afona, sperduta rende monotono il tutto, la notizia dell’ ultima ora è di poco conto. L’ Internazionale vince il derby della Madonnina in pieno recupero e pare che il fenomeno di Gigi Donnarumma, portiere del Milan abbia confezionato l’ ennesima papera. Giuseppe il cuoco, arriccia il suo grosso naso color porpora e tracanna ancora una buona sorsata di rum. Qualcuno bestemmia, non certo per la vittoria dell’ Ambrosiana, ma per un malessere del tutto suo. Circo Massimo, Roma. Il partito degli onesti sta mettendo in atto la solita sceneggiata, l’ ennesima farsa. No condoni, in galera gli evasori, mai con la lega. Festeggiano stappando bottiglie di spuma scadute e acqua biologica. Le loro bugie e le tante ipocrisie sperano in un mondo migliore, il loro piccolo mondo, quello che riguarda esclusivamente i propri privilegi. Sono pieni di contraddizioni, non capiscono e hanno troppe ambizioni, non hanno studiato, ma credono di si. I pagliacci mascherati da generali si affannano in proclami stantii e allucinanti, seguono velenose considerazioni anti governative, qualcuno tra la ciurma nell’attimo ascolta distratto, riflettendo pensa,” ma è possibile che non si sono accorti  di essere loro il governo? Ora il potere è di loro proprietà. Quanta ipocrisia, quanta inutile banalità, infetta aria fritta.”

Il tempo avanza imperterrito, le condizioni climatiche inesorabili mutano. Beceri squali ruotano indispettiti intorno alla Panorama, disegnano sciagure nel mare petrolio, non hanno più pazienza, sono affamati e assetati di sangue. Peppe lo Scarno afferra un fucile e spara proiettili, non colpisce assolutamente nulla. Tutti ridono e la nave lentamente continua nella sua mesta movenza. La terra ferma soltanto un ipotesi, nient’altro che una risicata fantasia, nessun avvistamento. I radar sono fuori uso, si naviga a vista, ora dopo ora, giorno, dopo giorno. Niente accade. Il comandante  si è rifugiato nella sua cabina, posta al centro del prezioso ponte denominato di comando. Con lui la sua donna, una giovane donna senza alcuna morale. Sgherri sorvegliano la dorata sicurezza, sono drogati di oppio e forse anche ubriachi. Tatuaggi e coltelli, digrignano i denti e non fiatano, assorbono rabbia e odio. Venti di gelo spirano nel mondo, lontano e vicino, presagi nefasti.  L’ equipaggio è stanco, qualcuno sta male. La notte torna a colare pesante sul mare, sulla nave e su ogni altra visione. Non resta che la speranza, il poco cibo e alcol in abbondanza. Uomini allo sbando, vittime predestinate, si sono lasciate ammaliare, convincere da un rampante e spavaldo capitano. Nel tempo che fu osannato  ora dissacrato e screditato. Cosa si può fare? Nulla oramai è tardi, troppo tardi. Chi vivrà, vedrà. Quel poco che ci sarà rimasto da vedere,  sono certo sarà poca cosa, davvero niente più di niente. Il rumore delle pigre onde, qualche sparuta stella e, un timido spicchio di luna i ridotti amici rimasti ad accompagnare l’ inutile viaggio. Domani sarà di nuovo lunedì . Buona fortuna marinai. Ne avete davvero bisogno.

Dal diario di uomo che vuole essere libero, dal profondo del suo concetto, più della parola stessa. Libertà.

Che tu sia.

 

DSC_0908Guarda lontano, oltrepassa i confini,

vivi il mondo è la tua casa

spingiti oltre non pensare a ciò che stato

non simulare, non fingerti ferito, morto

sporcati di umanità, non aver timore del giudizio,

sfida la mediocrità, abbattila

si il risolutore, non esserti nemico,

che tu sia l’ ultimo baluardo,

scocca il tuo dardo

infuoca, rivoluziona, inventa, si ragionevolmente folle

gocce di sudore, di sangue, che sia libertà

che sia fuoco che sia cuore

amati e ama e i sogni avranno vita

non arrenderti. Mai.

Oltre ogni energia, tragedia, tempesta

quando sarai solo tutto è avverso

resisti, non deluderti

un credo alberghi in te un urlo di ribellione

Che io sia.

 

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Non dare spazio alle proprie esigenze

colmare il vuoto con il vuoto

frastornarsi di cretinerie lette a vanvera, come dire a casaccio

non riflettere non impregnarsi di propri ragionamenti

il sentito dire

il fiotto arrogante del potere

osserva ci analizza e strumentalizza

ribelliamoci proposti, ardiamo di conoscenza, passione, amore

rimuoviamo il torpore mentale informiamoci

eleviamo l’ anima alla dea cultura

guardiamo oltre il nostro naso

più prospettive più ideali meno frasi fatte

aberrare i luoghi comuni recidere chi vuole privarci del flusso vitale

non siamo sciocchi non siamo stati procreati per esserlo

non soccombiamo, risorgiamo. Vivi fin dall’alba, giorni senza notte,

scrostiamo il buio, il nero che uccide l’ anima

frastorniamo la nostra esistenza di sapere, tradizioni, buon senso

no agli egoismi, no alla morte cerebrale, viviamo da spiriti liberi

mai spenti,

il fuoco eterno cova sotto la brace rinvigoriamolo

rispettiamoci.

E poi balliamo felici,  anche se tempesta ci fosse

inaliamo quel vento buono

il suo nome è il nostro nome

libertà

sconfitti oggi,  il domani si accende

non arrendiamoci, arrembiamo,

oltre il muro della squallida ignoranza

saremo salvi nient’ altro che salvi

e finalmente

liberi

 

Alla fonte del sapere abbeveriamoci, perché alcuno possa farsi gioco di noi.

Fiesta

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Come quando un giorno

i fiori torneranno al risveglio

il miscuglio di riluttanti sofferenze svanirà

i popoli saluteranno gioiosi tra mille colori la vita

la ballerine di flamenco tambureggeranno il sacrale movimento

i tori saranno ancora potenti

poveri non ce saranno

le guerre spente dal fragore di un lampo

simboli di pace simboli dell’umanità sopraffaranno l’odio

quando tutto ciò accadrà la saetta avrà trafitto il cuore

tu sotto la pioggia danzerai

l’ amore testimone dell’ ora emozionerà

e fiesta semplicemente sarà

 

A chi crede

Un sogno, un utopia, un giorno di sole…

Le scale salite all’ alba

i canti lontani, il pane caldo, il brusio del fuoco

la fiamma ancora accesa. La donna e i figli

la notte è stata breve, il tepore dimenticato.

Nevica, lunghe ore aspettano, il sudore del giorno

la guerra quotidiana rigurgita, straniero tra gli stranieri

il fumo, la fabbrica, volti imbruttiti

nostalgie del tempo al paese, del sole, del mare

forme grigie distanti svicolano intorno a me

mi ignorano

Giorni di gennaio freddi, gelidi, una birra il venerdì

umiliazioni, sempre capo chino e fatica

le scale salite all’ alba

riposo, nella mente nel cuore

sono tornato a scrutare l orizzonte

ora veglio, guardo di nuovo il mare

A chi è lontano…1502880664176

La preghiera di Amir

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Di conto cosa mi è rimasto

sguardi tristi, sofferenza, miseria

il fardello del migrare, la terra promessa.

Promessa da chi? Fuggire per cosa?

La morte che aleggia giorno dopo giorno

insistente e vigliacca

il mare, la speranza; miraggi di vita.

Il dolore morde il cuore, la salvezza è lontana

un sogno che allo scocco dei minuti,

tra l’urlo delle onde cade in frantumi

sfruttati derisi da secoli, un popolo minore, alcuna importanza.

Egoismi, denari, malvagità svendute per nulla.

Il porto è lontano, soltanto un flagello perpetuo si ode

racchiude il mondo, il mio mondo.

Fuggo, prego, e disperato scruto l’ orizzonte

non ho scelto dove nascere,

in quel profondo luogo ho visto la prima luce

ora supplico e, ancora prego

Mi chiamo Amir e non sono nessuno

soltanto un essere umano.

 

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