Non prendete la vita troppo sul serio comunque vada non ne uscirete vivi

il papavero e la rosa

Il sole moriva lento dietro smeraldi stanchi

un rosso papavero impaurito

si arrendeva alla malmessa solitudine

si struggeva in ricordi non troppo lontani

il chiasso della valle smarrito non ce ne era più traccia

un pensiero, si trasformò in lacrima

la disperse sulla oltraggiata terra

le prime stelle timide s’ accendevano

dal nulla germogliò come in un miracolo

una rosa

bianca come neve fresca

lui la guardò, lei le sorrise

lei lo guardò, lui le sorrise

nell’ attimo svanita

non si dispiacque

indelebile la certezza che non sarebbe più stato solo

le stelle infinite brillarono illuminando la notte di un giorno maggio

A Mia Madre

Ho bisogno di te

Ho bisogno del tuo sorriso

dei tuoi sguardi rassicuranti

delle tue poche parole

l’infinito amore

semplice pulito

nessuna impurità

ho bisogno di te padre

Una luce

Luce spaventata, algida,

un uomo prega

silenzi attoniti volti smarriti

la vita era qui

fino a ora, soltanto un attimo indietro

nel voltarsi distratto qualcosa è sfuggito

qualcosa s’è spento

irreverente il destino ha tracimato irruento

nella giallastra nebbia sconvolto s’è taroccato.

Un ombra invano vaga

ingoiata da un’ alba tagliente

nei cristalli in frantumi di algida luce

Forse il tuo sorriso

Dalla collina distendevo lo sguardo a valle

fumo scorgevo, lunghi fili neri e sottili

odore di guerra e sangue

ferite riluttanti infiammate, gonfie di pus e rabbia

giorni sofferenti confusi, tetri

il chiarore del cielo annunciava un nuovo evento

misi lo zaino in spalla, mi avviai incontro a esso

il fiume in un tumulto furioso rotolava incontro al mare

il sole era li ad aspettarmi,

forse speranza

forse il tuo sorriso

A chi cade.

Prurito

Maledetto demone

cosa vuoi da me?

All’ improvviso divenuto padrone del mio corpo

mi perseguiti non offri tregua,

togli il respiro somministri affanni e malesseri.

Notti in bianco, bestemmie e maledizioni.

Dolore, sofferenza, come in un film dell’ orrore.

Nervi logori allo strenuo

cosa cazzo vuoi da me?

Maledetto vattene, rifuggi da dove sei venuto

rendimi la mia libertà, il pensiero della leggerezza,

schiodati abbandonami

mollami bastardo.

Al mio funerale, tu non ci sarai

io devo ancora decidere,

sicuro

TU non ci sarai… infame.

Un caffè mai preso

Un orchestra nella quiete, sinfonia di passi,

una buona speranza, il sole oltre le nuvole,

un cane, il suo dovere, la sua fedeltà

sulle docili colline adagio cammino

stagioni nel susseguirsi

nei colori, negli umori, nelle pacate emozioni

tra pascoli e siepi di gelso

aspre gelate e risvegli fioriti

una finestra, un volto un’ amica

un sorriso

un saluto un invito

ora quel sorriso si è spento

scomparso

sospeso rimane,

l’amaro di un caffè mai preso.

Che la terra ti sia lieve Francesca.

Attraverso il buio

Ombre solide, giganti come schiavi

nani ghignanti e feroci

torbide figure, nero dominante

la via d’ uscita un sogno vago

un misero ricordo

il sole ha perso calore, forza, virtù.

Sciami di inermi formiche fuggono

private di tutto perfino della disperazione

sigarette accese e nessuna forma di colore

vago e sudo artefatto e contratto

non più sentimento nessuna musica

sogghigno, anzi bestemmio e rido

so che tutto questo non esiste

ma è lo stesso

fingo di vivere e con il corpo lacerato

attraverso il buio

Aver creduto in un amore

In questo tempo sospeso

schegge di follia strisciano nevrasteniche

il futuro del pianeta è a rischio

le folle sbraitano brandiscono armi impure

violenza, dignità perduta

inghiottita nelle voragini di stolte arroganze

amore io e te sorridiamo

andiamo avanti specchiandoci l’ uno nell’ altro

spogliandoci delle nostre ignobiltà

della ferocia triste alberga in noi

sorridiamo

dimmi per favore, si davvero,

dimmelo ne avverto l’ urgenza

per te, noi siamo, e all’ infinito noi

un uomo e una donna

che

hanno il coraggio ancora di guardarsi in viso

di perdonarsi

in fuoco di stelle dirsi nell’ incanto

nella cupola sofferta di un mondo cupo

fieri di aver creduto in un amore, in questo amore

il nostro

inossidabili al tempo

coccolati da brezze e canti

ti amo, poi ancora e oltre.

A Noi.

Chiamarlo Amore

Non so dove la strada mi condurrà

ancora un’ altra, ancora nuvole e speranza

ne ho percorse già molte

ora allungo i passi inseguo ciò che non conosco

paure non fremo

proseguo scalzo e povero

un viandante sperso,

sconforto e silenzi

un uomo oltre i confini e i tremanti livori

un’ ipotesi, forse vita troverò

oltre il muro, già oltre il muro

la fine del viaggio?

No. Non credo

Sosterrò con coraggio l’ irrefrenabile sussulto

il mistico sapere, il sogno

la sconfitta e la riflessione

l’ essere uomo sempre

nato per l’ unico atto degno di essere vissuto

comprenderne l’essenza.

E poi riconoscerlo e chiamarlo amore

BUON ANNO 2021 CHE SIA IL NOSTRO

A TUTTI

Nazzareno

Se vuoi

Stupiscimi ogni volta

sorridimi tutte le volte che puoi

baciami se vuoi

Nessuna prospettiva

Il lume dei ricordi rimase acceso

scintillar di lame, urla feroci,

preghiere nel tempio

nessuno pote mai esimersi dal verbo sacro

il signore, lo impresse a fuoco nella sudata roccia

ciò non poteva essere dimenticato

l’ uomo ci riuscì.

Soltanto un perché

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Libero

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Pura vita.

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Resisto nell’angolo buio delle perdute speranze
ho paura della luce,
vivere il giorno è un tribolare eterno
nel bozzo di stracci resto
ermetico con tutte le mie fobie e misere certezze
un grido dall’esterno s’imprime con forza
energia
forse è dolore rabbia sofferenza chissà?
forse c’è bisogno di me
forse
no, rimango, non mi riguarda
la luce mi acceca
il pianto soffoca gli occhi e il cuore
è vita, soltanto pura vita.

Resistere per vivere

Dobbiamo resistere, non possiamo uscire di casa, è giunto il momento di stringere i denti, di essere consapevoli,sensati, cercare di non farci prendere dal panico, per quanto è possibile restare lucidi. Doveroso capire che la natura si è ribellata, probabilmente si è stancata della nostra specie. Abbiamo soltanto un opportunità, quella di modificare il nostro approccio alla vita e non soltanto a parole. C’è bisogno di consistenti aggiustamenti al solito modo di fare. Lo sfrenato consumismo, i ritmi frenetici, il sempre di più ci hanno fatto giungere all’egoismo e alla malvagia ingordigia. L’uno contro tutti non riflettono altro che odio, stress e miseria, sia economica e soprattutto interiore. Le nostre anime si sono danneggiate, sono malate, vanno necessariamente curate. Si deve anche se per molti non sarà semplice comprendere che abbiamo ecceduto, oltrepassato i confini del naturale sistema vitale e ora abbiamo paura. Speriamo di superare questo brutto periodo e di uscirne più forti, più saggi. Imparare dagli errori commessi, questo deve essere il dogma.
Ognuno di noi può dare il suo contributo e con degli accorgimenti basilari la vita potrà tornarci a sorridere e la natura forse ci perdonerà. Attenzione però potrebbe essere l’ultima volta.

Mi stringo a tutti i parenti delle vittime, ai positivi del covid 19, a chi sta male. A tutti quelli che stanno lavorando, in primis medici e infermieri forze dell’ ordine, vigili del fuoco. A loro va il mio più sentito GRAZIE.
Auguro a tutti noi di farcela e di superare questa bruttissima situazione e uscirne in qualche modo migliori e rafforzati più di come siamo messi oggi.
Saluto tutti con grande affetto
Nazzareno

So di amarti

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All’alba il respiro, il vento

foglie in autunno

i miei passi,la salita

corro,torno a sperare

a vivere non mi arrendo

perché so di amare

stolto lo dimentico

le tue risate, le aspre parole

il malessere

gli unici amici,

esiliato corro

all’ unisono:

la terra, il cielo, il cuore,

pulsano,

ti penso e maledico il tempo errato

il codardo vivere

so ti amarti, non ho un motivo,

ma sono certo e mi perdo

so di amarti

un giorno saprai che ne sono stato capace

io so di amarti perché ti amo.

tra foglie morte e colori vissuti corro

ti penso ti amo in questo inquieto vivere

ti amo è vero.

Perché?

perché so di amarti

dritto al tramonto

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Il cuore tornava lento alla sua dimora

scalfito dal frastuono delle veementi emozioni,

brandelli di passione regnavano impoveriti nel vuoto di quella stanza.

L’ uomo barattò il silenzio per un gatto nero,

gli occhi hanno smesso di brillare,

di vivere.

Rimane accesa una illusa speranza,

il colore, il sorriso, il ricordo di te

nella via del destino, esposto all’infinito

ti penserò ad ogni canto di stelle,

a ogni suono di vento,

affacciato al balcone della vita

inalerò brezza

e tutti i giorni

un sogno veleggerà immerso in una favola

incontro al proprio orizzonte

dal ginepraio della vita mi isolerò

dritto al tramonto

nella speranza,

nel silenzio di un cuore,

il tuo

 

BUON 2020 a tutti

il tempo

 

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Il tempo ascolta il tempo

il pulsare del cuore

gioco di specchi, antiche magie

riflessi, inganni, refusi

inesorabili  abitudini

il tempo

transuma nei pensieri

affonda nella radici interiori del profondo

scruta osserva e passa

io resto e aspetto

il mio vivere qui

sognando un giorno felice

che sia ieri, oggi, non lo so

forse domani…

Io aspetto.

 

il vento

Non ci sono parole da dire, soltanto un gran dispiacere e tanta tristezza.

Eri e sarai sempre il mio buon vento.

Ciao Ivana.

Semprevento's Blog

DSC_1394Già, il tempo è scaduto ed io devo andare.

Il mio andare è restare qui, senza poterti dire quello che penso.

Ma tutto mi appare più chiaro, indelebile.

Hai scelto il silenzio . E sia, silenzio avrai.

Buon cammino .

Il mio sarà sempre in compagnia di chi non mi ha tradito mai.

Il tuo… non lo so.

vento

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Cenere

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Un suono, un giocattolo rotto
clamore e stupore, vetri infranti
giochi e cattivi esempi, uomini
assurdo pensare alla salvezza di qualunque natura essa sia
il bicchiere è vuoto, l’ho bevuto.

Adesso cosa succederà?

In quale luogo sarò collocato?
Piove, acqua oscena, sporca.
Drammi non ne farò, oltre le nuvole volerò
il passato non ha pulito l’ anima
ha solo sdrucito la già risicata dignità.

Ferite come solchi, fratture nella mente
cosa me ne faccio di una vita se non so come viverla?
Qual’è il mio ruolo in questa terra?
Quesiti al futuro, paure al presente,
brividi nelle notti, infinite, lucide, insonni
senza stelle e nessuna luna
come foschi presagi ombre, gatti neri,

neri, come la pece.

Cosa sarà di questo vivere?
La sorte vigliacca e assassina alberga ibrida

camuffata nella cenere di un fuoco oramai spento.

 

Poesia scritta nel febbraio del 2014 in un evidente stato di euforia. L’ho trovata per caso, mi è piaciuta l’ho pubblicata

Un saluto ancora a chi di tanto in tanto visita questo mio trascurato, ma amato blog.

Grazie

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